Vado ovunque e in nessun luogo, nei miei caruggi.
Da anni ormai, sono sempre gli stessi vicoli, ma non ne sono mai stanca.
Avevo circa quindici anni quando scoprii questo luogo, che ebbe su di me un impatto forte e potente, appena potevo tornavo a guardare.
Mi infilavo nei caruggi e tornavo a guardare le pietre.
Ancora adesso ritorno sempre.
Si sale su per Salita Santa Maria di Castello.
Si superano la chiesa omonima e la torre degli Embriaci.
E si sale, e laggiù la si intravede.
Ed è da qui che sbucherete.
E poi si arriva a Santa Maria in Passione.
Racconta l’Alizeri che in questo luogo nel lontano 1323 c’erano una chiesetta e un reclusorio di monache, dette le povere di San Silvestro le quali, nel 1464, divennero suore di clausura secondo la Regola di Sant’Agostino, per passare poi, definitivamente, nel convento di San Tommaso.
Questo è ciò che è rimasto della chiesa di Santa Maria in Passione, che venne consacrata nel 1553.
Io venivo sempre qui, a guardare le pietre.
Le pietre al di là della grata.
E torno sempre.
E adesso so che qui, un tempo, c’era un tesoro di ricchezze perdute.
E erano opere di artisti geniali: nel 1630 la chiesa venne affrescata da Valerio Castello, che ebbe come aiuti Domenico Piola e Paolo Brozzi.
Qui c’erano opere di Gio Andrea Carlone, Lazzaro Tavarone, Andrea Ansaldo e Orazio De Ferrari.
L’uomo crea, l’uomo distrugge ciò che altri hanno lasciato.
Un immenso patrimonio perduto.
Restano le pietre ed io vengo ancora a guardarle.
Restano i muri, ma si può solo tentare di indovinare come fossero un tempo.
Restano dettagli, testimonianza di un grande passato.
Resta un campanile orgoglioso, che svetta contro il cielo.
E così lo vedrete se salirete sul campanile di Santa Maria di Castello, che è a poca distanza.
Santa Maria in Passione e un cielo carico di nubi che la sovrastano.
E poi ci si volta, si guarda oltre.
Ma il cuore, il cuore resta a queste pietre.
E voglio sperare che nessuno mai pensi di spostarne una, per far spazio a qualcosa di più moderno.
Teniamoci cari i nostri ruderi, le pietre del nostro passato.
Venivo sempre qui, appena potevo.
E quando me ne andavo passavo sotto l’Archivolto.
E sono sempre ritornata.
















E’ incredibile come tali abbandono e degrado si siano verificati a dispetto della vicinanza di una delle facoltà di Architettura più rinomate in Italia, non credi Miss? Grazie per il romanticismo che hai saputo trasmettere a queste pietre, pietre che hai raccontato, pietre che ci appartengono.
Grazie a te, Nicole. Sì, è davvero strano. Questo per me è un angolo particolare di Genova, al quale sono tanto affezionata.
Per il silenzio, per quell’atmosfera che ti precipita in un altro tempo e per queste pietre per me così cariche di significato.
sempre salite, salite, salite…vi immagino tutti a girare con la lingua a penzoloni e la schiena curva:-)
Salite, salite, salite! Mi devo rifare di tre settimane di assenza dai caruggi!
E ancora salite! Pani ha ragione! Scommetto che sei un grissino Miss! Un grissino con due poderosi polpacci!
ma che bel posto! Sembra quasi l’interno di una chiesa di Bussana Vecchia, un paese vicino a me. E no, non si può non ritornare in questi magnifici luoghi. Grazie per avermi portata con te in tutta questa vita passata.
Conosco benissimo Bussana Vecchia e gli artisti che la abitano, è un posto speciale.
Sì, Santa Maria in Passione la ricorda, hai ragione.
Come potrei non ritornare?
I “ruderi” hanno il fascino di un bisbiglio, e persino i rovi e le sterpaglie hanno una romantica aura. Bello, come sempre. Baci
Che nostalgia però, Viviana, vedere una chiesa così bella in questo stato, che dispiacere!
Bellissime foto,complimenti!
Grazie cara, un bacione!
Una testimonianza di profondo affetto verso luoghi che sono il risultato dell’incuria umana. Ottime davvero, e suggestive, le tue foto.
Un sorriso per la giornata.
^___^
Keypaxx, che gentile sei, grazie. Il mio per Zena è vero amore, ricambiato devo dire, sono felice di vivere qui!
Ed io condivido anche questo post…
Benvenuto Adriano, grazie! Mi fa piacere che ti piacciano i miei post! A presto e buona serata!
I nostri vicoli sono tesori!
Belle immagini e bella passeggiata, grazie Miss.
Purtroppo ti devo dare un notizia bruttina. Oggi sono passata in Villa Serra ma ahimè niente anatroccoli. Ho chiesto notizie e mi hanno riferito che le uova non sono state fecondate ed i piccoli cigni non sono nati.
Sigh, avrei voluto vederle quelle tenere creature!
baciotti e buon fine settimana
Grazie Sabry, un giorno io e te potremmo farla davvero una passeggiata insieme.
Nooo, che brutto, i cignetti non sono nati! Eppure mamma e papà cigno erano così amorevoli, ma poveri
Un bacino Sabry.
Che peccato però, hai proprio ragione Miss….però conserva un fascino particolare questo posto!
Uno dei posti che amo di più della mia Zena, caro Massimo.
Cara Miss, molte volte mi sono trovato difronte a quelle grate e devo dirti che ho provato un forte senso di sgomento, sono stati spesi milioni di lire per fare una cupola che non mi piace che stona con l’architettura, ma sopratutto l’amarezza del totale abbandono, le nostre istituzioni facendo questo intervento hanno voluto dirci che sono attenti al nostro patrimonio, è una clamorosa bugia, aspettano solo che crolli, per chiudere il caso, come stà succedendo alla Chiesa di San Giacomo e Filippo, abbandonata da anni, era anch’essa ricca di opere d’arte.
Mia cara quando mi voglio rincuorare vado a leggermi i libri dove si descrivono questi antichi monumenti e solo attraverso la mia immaginazione me li gusto come se li avvessi visti nel suo totale splendore.
Purtroppo oggi viviamo in un’epoca dove la cultura è di pochi, la maggioranza è completamente assente, molte volte ho sentito dire che la cultura non paga.
E triste ma questa è la realta.
Un caro abbraccio
Eugenio
Caro Eugenio, capisco e condivido i tuoi sentimenti di fronte all’abbandono e a ciò che resta di questa che un tempo fu una bellissima chiesa.
Sai, io ho letto tutta la descrizione che ne fa l’Alizeri, davvero mi è sembrata un posto meraviglioso, i dipinti, gli affreschi.
Rimane questo e la grande amarezza per ciò che abbiamo perduto.
Un abbraccio a te caro Eugenio.
Mi era sfuggita la foto del bellissimo arco, questa importante testimonianza del famoso castello con le tre torri effigiato per tanti secoli sulle monete genovesi.
Speriamo che resista alla speculazione futura.
Eugenio
E’ bello davvero questo scorcio e io mi auguro che nessuno tocchi una pietra in questo posto.
Un abbraccio.