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Archivio per la categoria ‘Cose d’altri tempi’

Una passeggiata nell’estremo levante genovese, a Nervi.
E presto vi mostrerò per quale ragione ho scelto di trascorrere questa domenica nell’incantevole borgo di pescatori appoggiato sulle rocce e sul mare.
Oggi siamo qui, al porticciolo.
E ci sarebbe da perdersi a guardare le barche e a contarle, quante sono?
Le barche e i gozzi di Nervi e un panorama che diviene un quadro.

Nervi

E noi scendiamo lungo la passeggiata, camminiamo piano reggendoci alla ringhiera celeste.
E giunti in fondo, troviamo una bella strada.
Eccola, con le case alte e colorate.
Che dite vi sembra larga e spaziosa?

Nervi (2)

Eh, forse in paragone a certi caruggi lo è, avete ragione!
Certo non si può dire che sia una piazza d’armi e ve la mostro per una ragione precisa, per avvisarvi di prestare attenzione quando verrete da queste parti.
Non fatevi distrarre dal profumo del mare, dalla bellezza e dall’incanto che vi circonda.

Nervi (3)

E allora torniamo sui nostri passi, dirigiamoci nuovamente verso il porticciolo battuto dalle onde.
Il clima è mutevole in questi giorni, il cielo prima grigio e argenteo è divenuto in breve di uno splendido azzurro, le nuvole sono state sospinte via e poi sono ritornate, è vera poesia la loro danza armoniosa nel cielo di Nervi.
Si rimane a guardarle, a seguire le loro evoluzioni in cielo.

Nervi (4)

E si resta ad ascoltare l’acqua che si frange, lo spettacolo del mare.
Ma quando verrete qui tenete bene a mente ciò che vi sto dicendo così non avrete alcun problema e le competenti autorità non avranno nulla da rimproverarvi.
Ricordate: non più di due cavalli!
E soprattutto ogni cavallo dovrà essere guidato a mano da un carrettiere.
Guardarsi attorno è sempre utile, non sembra anche a voi?

Nervi - Delibera

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E siamo appena all’inizio di maggio, il clima è sempre incerto ma con l’arrivo della bella stagione saranno numerose le occasioni di incontro all’aria aperta.
Siccome i grandi eventi vanno resi noti con un certo anticipo mi permetto di segnalare una bella iniziativa che si svolgerà nel pieno dell’estate.
Tra più di due mesi? Eh, sì!
Cari lettori, non prendete impegni per il 31 Luglio, sappiate che ci sarà da svagarsi e divertirsi, inoltre sono certa che molti di voi, appena letto il programma, avranno il desiderio di partecipare.
E verranno offerte molteplici occasioni di divertimento, nessuno rimarrà deluso!
Ma andiamo con ordine: come si legge chiaramente sull’invito, l’evento dell’estate avrà nobili finalità, quindi è probabile che possiate incontrare alcuni rappresentanti del jet set cittadino.
E ci sarete anche voi!

Gran Ballo

Ah, le Terme di Quarto! Promette bene!
Il lungomare, le onde che si frangono sulle rocce, la brezza salina che rinvigorisce e rigenera.
E bisognerà arrivare presto, nella bella stagione posti come questi sono presi d’assalto.

Quarto

E come vi dicevo, il programma è fittissimo.
Ci sarà una bella gara di nuoto alla quale potranno partecipare le signorine che non abbiano più di vent’anni.
E poi tutti in mare per il tiro alla fune, signori lettori, cominciate a esercitarvi!
E le mamme orgogliose sappiano che il loro virgulto potrà partecipare all’elezione del Principino della Spiaggia, chi sarà il bambino più bello?
Non è finita, il prestigioso stabilimento gode di una splendida illuminazione pertanto i trattenimenti si svolgeranno fino a notte inoltrata.
E così, con grande partecipazione di pubblico, la serata proseguirà con un Gran Ballo, le ambiziose fanciulle sono avvisate, c’è tutto il tempo di scegliere il vestito adatto, sarà una splendida occasione per far sfoggio di una certa eleganza!
E come immaginerete ci sarà il bel mondo, è un’occasione da non perdere!
La serata terminerà con un l’elezione della Reginetta Lugliana e le giovani bellezze cittadine faranno a gara per aggiudicarsi il titolo, non so bene in cosa consista il premio ma sono certa che per la vincitrice sarà una piacevole soddisfazione.
E insomma, penso di avervi detto tutto, ringrazio di cuore il mio amico Eugenio Terzo, l’invito che avete letto e quello che segue appartengono alla sua meravigliosa collezione.
E mi sono anche dilungata a descrivervi i dettagli dell’evento ma sul cartoncino c’è scritto tutto!
Adesso vi saluto, esco e vado a comprarmi un abito per il Gran Ballo.
Ci vediamo alle Terme di Quarto dei Mille, non mancate! Ossequi a tutti voi!

Gran Ballo (2)

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La moda segna le epoche e racconta ciò che siamo stati.
La moda e gli stili, a rammentarci quali siano state le tendenze degli ultimi anni sono le riviste e i costumi di scena degli attori del cinema, per il passato bisogna affidarsi al genio dei grandi artisti.
E sono i quadri dei più grandi pittori a mostrarci le fogge degli abiti, dei veli e dei manti.
Pensate a Tiziano e a Botticelli, alle figure femminili immortalate sulle loro tele, pensate a Klimt e alle sue donne sensuali, senza di loro sarebbe più difficile immaginare e figurarsi stili di altri secoli.
E pensate di trovarvi in un luogo che vi offra un viaggio nel tempo, quello dei nostri bisnonni e dei nostri antenati.
Vi porto ancora a Staglieno, a scoprire le mode del tempo andato.
Questo post è anche un’occasione per segnalarvi nuovamente l’Associazione Per Staglieno Onlus cliccando qui arriverete al loro sito.
L’Associazione si occupa della tutela e della valorizzazione dell’immenso patrimonio di Staglieno, un tesoro che merita di essere difeso e promosso come sito di grande valore artistico.
Già vi ho parlato delle antiche pettinature, in questo post, oggi vi mostrerò scarpe e calzature di altri tempi.
Oh, ma non scordiamo che le nostre antenate usavano abiti che toccavano per terra, è arduo riuscire a scorgere cosa portassero ai piedi  ma talvolta uno sguardo attento può notare alcuni dettagli.
Una gonna lievemente alzata, si intravede la punta di una scarpa che pare damascata, forse lavorata con stoffa preziosa.

Staglieno - scarpe  (2)

Un tacco a rocchetto, dei bottoni tondi ad assicurare lo stivaletto che ha una foggia a mio parere ancora attuale.

Staglieno - scarpe  (3)

Gambe nude e piedi scoperti, lei è una giovane donna che indossa un sandalo perfetto per la stagione del solleone.

Staglieno - scarpe

E i gentiluomini? Oh, loro esibiscono bei mocassini, nessuno si permetta di dire che hanno le scarpe impolverate, per carità!
Si tratta solo di un piccolo inconveniente momentaneo, in realtà sono certa che questo signore ci tenesse particolarmente ad aver le scarpe lucide.

Staglieno -scarpe (2)

Per non parlare di questi due illustri genovesi!
Si vede chiaramente che si tratta di persone distinte, non vi pare?

Staglieno -scarpe (3)

E ancora, scarpe dalla punta leggermente arrotondata, non paiono affatto di un’altra epoca.

Staglieno -scarpe (4)

E lo stesso vale in quest’altro caso, senza alcun dubbio.

Staglieno -scarpe (5)

Ora osservate l’immagine sottostante: a me sembravano stivali alti ma il mio caro amico Eugenio Terzo mi ha fatto notare che si tratta invece delle fasce che portavano i fanti durante la Prima Guerra Mondiale.

Staglieno -scarpe

E poi ti guardi intorno e vedi veli e mantelli, pizzi e trine.
E’ un altro secolo, un’epoca nella quale i bambini indossavano completini da marinaretto e le bimbe portavano i nastri nei capelli.
E sono proprio i più piccini a mostrare scarpette che ci ricordano giorni che non sono più.
Un baschetto e stivaletti fermati sul polpaccio.

Staglieno - scarpe (2)

Vezzose scarpine con un fiocchetto ed un pon pon.

Staglieno - scarpe (3)

Ancora stivali, quasi rasoterra, si vedono anche le calze finemente lavorate a rombi.

Staglieno - scarpe

Sandaletti con una fibbia civettuola.

Staglieno - scarpe  (5)

E di nuovo stivaletti lisci e molto semplici.

Staglieno - scarpe  (6)

Una calzamaglia pesante e coprente, scarpe con il passante e un piccolo fiocco.

Staglieno - scarpe  (7)

Un altro tempo.
E l’immagine che meglio descrive un passato lontano.
Un vestito richiuso da tanti bottoni, una sottogonna e un’altra ancora, un bordo di sangallo.
I numerosi passanti, le stringhe che si intrecciano per poi richiudersi strette.

Staglieno - scarpe  (4)

Il suo nome era Ofelia ed era una bambina di altri tempi.

Ofelia

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Oggi vi presento un esimio personaggio, Giovanni Parodi.
Oh, un genovese davvero illustre e rispettato, dovevate vedere quando passava in Strada Nuova, tutti quanti si davano di gomito e si sentiva un certo brusio.
- U sciu Parodi!
Chi lo conosceva lo salutava con deferenza, lui rispondeva sussiegoso e con maniere eleganti, non mancava mai di regalare ai suoi interlocutori un sorriso bonario e rassicurante.
Che figura distinta, un vero signore.
Il soprabito di buon taglio, il panciotto, la postura elegante.

Giovanni Parodi

E certo se fosse un nostro contemporaneo subirebbe il fuoco di fila delle domande dei giornalisti e sarebbe ambito ospite di certe trasmissioni che vertono sulla nostra economia, gli verrebbero chiesti consigli ed opinioni sulle strategie da adottare nell’interesse della nazione.
Oh, ma che sbadata!
Mi accorgo solo adesso che ancora non ve l’ho presentato come si deve!
Signori, Giovanni Parodi, un tempo stimato Direttore della Zecca di Genova.

Giovanni Parodi (2)

Questo è il suo monumento funebre a Staglieno, ciò che avete letto nella prima parte del post è un gioco della mia fantasia.
E lui pare quasi pensoso e immerso in certe sue congetture, un uomo d’affari che certo avrà avuto le sue preoccupazioni.
Come potete vedere posa una mano su un insolito macchinario, ma che mai sarà?
Si tratta di un torchio monetario.
E’ ovvio, era il direttore della Zecca!

Giovanni Parodi (4)

E penso di dovergli delle scuse, perdonate la digressione ma glielo devo.
Caro Signor Parodi, temo di essere passata davanti alla sua statua decine di volte senza mai notarla.
Che mancanza!
A mia parziale discolpa posso dirle che fino a pochi giorni fa nessuno mi aveva mai detto che avrei potuto trovarla lì.
E poi un bel giorno sono venuta in visita al Cimitero con il mio caro amico Eugenio Terzo che davvero conosce infinite storie e meravigliosi misteri su questo luogo.
Vite e professioni antiche, borghesi e bottegai della Genova del passato.
E tra loro c’è anche lui, Giovanni Parodi.
Accanto ha quel macchinario che un tempo lavorò senza sosta e nella magia bella di Staglieno pare quasi di sentire il tintinnio delle monete che cadono nella vaschetta.

Giovanni Parodi (5)

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Vi porto ancora per caruggi dalle parti di Canneto, la strada tanto amata dai genovesi della quale vi ho recentemente parlato in questo post.
Si va a far la spesa in Canneto ma non si compra solo il pesce fresco, la frutta e la verdura.
Fermiamoci sotto questa bella edicola e svoltiamo in Via Chiabrera, dove potremo trovare una bottega che ormai è parte della storia di questa città.

Edicola Via Chiabrera

Ed eccola qui la nostra meta di oggi, e quante vetrine!

Via Chiabrera

Che dite, diamo un’occhiata all’esposizione?
Ecco un campionario di chiavi, questo è un negozio di ferramenta che ha una lunga storia.

Caffarena

E allora signori, benvenuti da Caffarena, una di quelle botteghe che andrebbero protette come patrimonio storico della città.
E’ il passato che resiste ai tempi, Caffarena è sempre stato qui e qui ancora si trova.

Caffarena (3)

E poi si entra nel negozio.
Forbici,cacciaviti, attrezzi di ogni genere.
Ma osservate bene l’ambiente, il soffitto a volta, il pavimento antico.
E quel mobile laggiù che copre un’intera parete.

Caffarena (2)

Una tradizione di famiglia tramandata di padre in figlio.
Correva l’anno 1907 e il Signor Leone Caffarena ogni mattina percorreva Canneto, veniva qui e si metteva dietro quel bancone a servire i suoi clienti.
Oh, immagino che gli antichi genovesi parlassero tutti in dialetto!
E certo chiedevano consigli al loro negoziante di fiducia.

Caffarena (4)

Eccolo il Signor Leone: è nel suo bel negozio, fiero dietro al suo bancone e sfoggia un sorriso rassicurante, accanto a lui c’è il figlio.
La fotografia mi è stata mostrata dai suoi nipoti che ora gestiscono il negozio e io sono certa che il Signor Leone sia contento di sapere che qui è tutto ancora come allora.

Caffarena (5)

Oh, ma la storia di questa bottega è anche più antica!
Il proprietario ha estratto una scatola di legno sulla quale fa bella mostra un’etichetta.

Caffarena (6)

Fratelli Canepa, negozianti in ferramenta, i precedenti proprietari del negozio.

Caffarena (10)

Non mancano le vecchie insegne, come ad esempio questa.

Caffarena (8)

E poi questa.
Da Caffarena si poteva trovare il ferro smaltato Marca Corona.
Insuperabile!

Caffarena (9)

E secondo voi, una come me in un posto simile cosa può fare?
Mi sono persa ad ammirare il mobile.
E ci sono dei numeri stampati sui cassettini!

Caffarena (11)

Maniglie, chiavi di tutte le dimensioni!

Caffarena (12)

Ma non trovate che sia tutto semplicemente meraviglioso?

Caffarena (13)

E insomma, io ero lì e intanto i due proprietari servivano i loro clienti, è ovvio.
Ho chiesto se potevo andare dietro al bancone, che curiosità!
E caspita, ho fatto davvero bene!
Ecco altro mobilio certo di altri tempi.

Caffarena (7)

E un pavimento anche più antico di quello che si trova all’ingresso.

Caffarena (14)

Un’altra epoca che convive con la nostra, il passato che incontra il presente.

Caffarena (15)

E in posti come questo, ormai sempre più rari da trovare, finisco per fantasticare su quello che vi è accaduto.
Penso a chi ha calpestato queste pietre, immagino il signor Leone nel suo retrobottega, cerca una scatola dove ha messo certe viti, c’è un cliente che le richiede.

Caffarena (16)

E poi c’è un altro signore che aspetta di essere servito.
Ha la faccia tonda e rubizza, due baffi importanti e gli occhialini sul naso.
Porta una bombetta e un panciotto, dal taschino continua a estrarre l’orologio per controllare l’ora.
E’ in ritardo, deve affrettarsi!
Ma prima deve fare la sua commissione, da Caffarena.

Caffarena (17)

Per me c’è ancora quel mondo perduto in posti come questo.
Un negozio di ferramenta nei caruggi.
Una poesia e una sinfonia di ricordi di altre generazioni e di altre epoche, di tutti coloro che hanno varcato la soglia di Caffarena dal lontano 1917.

Caffarena (18)

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E ancora è tempo di auguri, domani è Pasqua.
Cade una pioggia persistente e fastidiosa, così è a Genova e in tante parti d’Italia.
E si mugugna per il maltempo, ma mi viene da sorridere a leggere le parole che Costanzo Carbone dedicò al lunedì dell’Angelo nel suo Giro di Ronda, un testo del 1937.
Ah, le gite sui prati e il vino di Polcevera per brindare sotto il primo sole!
E tutti a raccoglier ginestre, il fiore giallo che illumina la Liguria quando arriva la bella stagione.
Che peccato, scrive Carbone, da qualche tempo a Pasqua il cielo è grigio e carico di pioggia, la gita fuori porta diventa così un pranzo in trattoria a Casella o a Torrazza, a Sant’Olcese o a Sant’Eusebio.
E ancora piove, in questi giorni come allora.

Giornata di pioggia

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi, così recita un noto proverbio, ma non c’è luogo più accogliente della propria casa, sarete d’accordo con me.
E si portano in tavola i piatti della tradizione, a Genova si usa mangiare le lattughe ripiene e la cima di vitello.

Cima (2)

E certo non può mancare la deliziosa torta pasqualina, cucinarla a dovere è una vera arte, un tempo si usava stendere ben trentatré sfoglie, un numero che corrisponde agli anni di Gesù.
E io avevo una zia che era un’ottima cuoca, non so quante fossero le sfoglie della sua torta Pasqualina ma ricordo che da piccola rimanevo incantata per quei tanti veli quasi impalpabili che uno sull’altro coprivano la torta salata più celebre di Genova.

Torta Pasqualina

La Torta Pasqualina, tanto amata da guadagnarsi gli elogi di Giovanni Ansaldo, risale al 1930 il suo articolo tanto memorabile quanto significativo: Le ventiquattro bellezze della torta Pasqualina.
Oh, quante sono! Le foglioline di maggiorana e i mazzi di bietole, la prescinsêua e le uova, le iniziali del padrone di casa incise sulla sfoglia e l’olio che unge la torta come ultima finitura.
Un testo che fa venire l’acquolina in bocca, se non lo conoscete merita di essere scoperto, lo trovate qui, edito da Sagep in un volume che riporta anche alcune ricette.
L’articolo si apre con una dedica a una persona, a Sciä Carlotta, ostessa in Sottoripa, sempre trafelata a servire questa delizia della cucina ligure agli avventori del suo locale.
Lei le conosceva una per una le ventiquattro bellezze della Torta Pasqualina, a lei va l’augurio di Ansaldo, che la Pasqua le porti palanche e clienti, così scrive l’autore.
E nel ricco archivio di antiche cartoline di Stefano Finauri c’è un’immagine di questa celebre trattoria che ispirò la stesura di Le ventiquattro bellezze della torta Pasqualina.

Trattoria Carlotta

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

A Genova, come altrove, a Pasqua si mangia la Colomba che fa bella mostra di sé in tutte le pasticcerie.
Così è da Cavo, ormai lo sapete, questa è la mia pasticceria preferita: ecco il loro dolce di Pasqua fasciato in carta dai colori confetto, sulla vetrina si riflettono gli antichi palazzi di Fossatello.

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo Colombe

E Pasqua è la gioia dei bambini che ricevono l’uovo di cioccolato, che meraviglia cercare la sorpresa!
E allora questa è la mia maniera di farvi gli auguri, userò  un’ immagine della vetrina di Cavo dove si può ammirare uno splendido uovo riccamente decorato.
E faccio mie le parole di Giovanni Ansaldo, che la Pasqua porti anche a voi tante palanche.
E vi porti serenità, gioia e un uovo di cioccolato bello e buono come questo.
Buona Pasqua a tutti voi!

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo - Uovo di Pasqua

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Ed ecco la bella stagione, arriveranno le giornate terse dal clima mite e le vacanze di Pasqua.
Forse alcuni di voi intendono visitare la Superba o chi ci abita pensa di andarsene un po’ a zonzo sotto il cielo di primavera.
Magari verrete per vedere le opere di Mirò o le fotografie di Steve McCurry, entrambe le mostre sono a Palazzo Ducale, uscirete dalla dimora dei Dogi e poi avrete il desiderio di andare a spasso per Zena.
Giù, verso i caruggi.
Forse sarete attratti dal fragrante odore di focaccia che proviene dai forni del centro storico oppure dal profumo inconfondibile del mare.
Ed è probabile che andiate a finire nel vicolo che si incrocia con Via San Lorenzo, il nostro Canneto il Curto.

Canneto il Curto

Un vicolo da osservare da ogni prospettiva, come sempre ci sono tante maniere di guardare e di vedere.
Alzate gli occhi e vi comparirà la buia profondità di Canneto squarciata dalla luce e dal turchino del cielo.

Canneto il Curto (2)

E prima di addentrarvi verso i miei amati caruggi date uno sguardo sul muro del palazzo alla vostra sinistra, proprio quello posto ad angolo tra Via San Lorenzo e Canneto.
Mi raccomando, lo dico per il vostro bene!
Bisogna conoscere le regole e rispettare i divieti.
Sapete, da queste parti siamo severissimi e non vorrei che incorreste in qualche spiacevole inconveniente, così preferisco avvisarvi.
Caso mai vi foste fatti strane idee, vedete di mettervi in riga: di qua non si passa con i veicoli.

Canneto il Curto (3)

E certo! C’è chiaramente scritto sulla targa!
E lo stesso divieto vale in caso siate dediti a qualche genere di commercio.
Dovete transitare con il vostro carretto? Circolare, circolare!
Di qui non si passa, trovatevi un percorso alternativo.
E come già ebbi modo di dirvi in passato, se in seguito doveste andare verso il levante della città fate attenzione a dove vi infilate con i vostri carri, guardate qui.
E così è in Canneto, tra le botteghe e la gente che passa, distratta e indaffarata.
Una traccia del passato su un antico muro, la memoria di un altro tempo, quando il nostro stretto Canneto era un’arteria di ben altra importanza.
Il tempo scorre e mutano le nostre usanze.
I carretti non consumano più le pietre dei vicoli ma in certi luoghi resta il segno del loro passaggio, accade in Vico Pinelli dove ancora si possono vedere i solchi lasciati da quelle antiche ruote.

Vico Pinelli (3)

Restano le pietre e i muri, testimonianze vive del passato.
Restano le immagini in bianco e nero, rimane il rimpianto per i luoghi perduti.
Altri sono ancora simili a ieri e ci ricordano cosa siamo stati.

Via San Lorenzo

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

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Stasera vi porto a cena con un illustre personaggio che tutti voi conoscete: signori, ci accomoderemo a tavola con Giuseppe Verdi.
Certo, sul celebre compositore di Roncole di Busseto si potrebbe scrivere molto, desidero così invitarvi alla lettura di Das Zauberbuch, il blog della mia amica Giulia che si interessa e scrive con grande passione e competenza di musica e libri, di arte e poesia, le sue pagine sono tutte da scoprire ed è un vero piacere leggerle.
E questo post, cara Giulia, è dedicato a te.
E allora andiamo a cena con Giuseppe Verdi!
Il famoso compositore soggiornò spesso a Genova, tra il 1858 e il 1861 frequentò l’Hotel Croce di Malta, del quale vi ho ampiamente parlato qui.
In quelle stanze dormirono Stendhal e Mark Twain, vi giunse anche Giuseppe Verdi.

Hotel Croce di Malta

In seguito prenderà casa in Carignano a Villa Sauli e poi addirittura al Palazzo del Principe.
Svernava in Liguria attirato dal clima mite della nostra regione.
Con lui c’era la moglie, la cantante lirica  Giuseppina Strepponi.
Il nostro, a quanto sembra, era una buona forchetta, amava i salumi della sua terra e non disdegnava un buon bicchiere di Lambrusco.
A Milano pare che frequentasse la rinomata pasticceria Cova, dove era solito ordinare il panettone.
Amiche milanesi, per caso qualcuna di voi ha voglia di fare un giro da quelle parti per portarci sulle tracce di Giuseppe Verdi?
Io vi porto per caruggi, il nostro Giuseppe si serviva in una pescheria di Sottoripa.

Portici di Sottoripa

E ricorderete che Verdi amava la trippa, era solito frequentare la Trattoria Tulidanna in Via San Sebastiano e anche la celebre tripperia di Vico Casana della quale ho scritto qui.

Tripperia di Vico Casana (4)

E insomma, amava la buona cucina!
E oggi vi racconto un breve aneddoto, state a sentire.
Nella mia città Giuseppe Verdi conobbe Amedeo Serafini De Ferrari, compositore genovese che fu anche Direttore del Carlo Felice.
Sapete come accade, tra musicisti ci si frequenta, l’amore per la musica e per l’arte unisce.
A quanto sembra, il De Ferrari non era certo un tipo che si dannava per comporre, anzi, era piuttosto dispersivo, perché non si distraesse capitava anche che si facesse chiudere a chiave in una stanza del Carlo Felice.
Solo con il pentagramma e le sette note, senza distrazioni!
Era anche un cuoco di grande valore, certo!
Un bel giorno Verdi invitò a cena il suo amico Amedeo e questi accettò con entusiasmo ponendo un’insolita condizione: voleva cucinare lui e desiderava preparare le lumache.
Verdi rimase un po’ perplesso, immagino che sia tornato dalla moglie e sconsolato abbia riferito alla Strepponi l’accaduto.
Lei accettò di buon grado e così l’ospite Amedeo Serafini De Ferrari, compositore, si presentò a casa Verdi e si mise ad armeggiare con le casseruole.
E insomma, sapete come finì? Giuseppe Verdi rimase talmente soddisfatto di quelle prelibate lumache da ricordarle come il piatto migliore che avesse mai mangiato!
E adesso vi starete chiedendo: ma come caspita fai a conoscere questo aneddoto?
Oh, fino a poco tempo fa non ne sapevo nulla neppure io!
Ma sapete, sono stata a Staglieno con il mio carissimo amico Eugenio Terzo.
E visitare il Cimitero insieme a lui è un vero viaggio nel passato e nelle vite di coloro che lì riposano.
Così, mentre camminavamo sotto i porticati, Eugenio mi ha raccontato storie di celebri genovesi, storie di artisti e scultori, aneddoti di vita quotidiana a me ignoti e io non posso che ringraziarlo per i suoi racconti, sono sempre unici e particolari.
Stavamo salendo verso la tomba di Mazzini.
A un tratto Eugenio si fermato, mi ha mostrato un monumento funebre e mi ha narrato la vicenda che avete letto.
Sotto gli alberi dorme il suo sonno eterno Amedeo Serafini De Ferrari, di musica sacra e profana celebrato compositore, così si legge sulla sua lapide.

Amedeo Serafini De Ferrari

La sua statua è adornata con un libretto, la sua opera più celebre, il Pipelé.
Accadde tanto tempo fa, era l’epoca delle candele e dei lumi, l’epoca delle carrozze e delle marsine.
Giuseppe Verdi si alzò da tavola appagato e soddisfatto: aveva appena mangiato le lumache cucinate da Amedeo Serafini De Ferrari.

Amedeo Serafini De Ferrari (2)

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Dalla Piazza di Sarzano, che è di considerevolissima lunghezza, entrasi per una gran bella strada larga e spaziosa al ponte di Carignano, magnifico monumento dell’arte che i due colli di Sarzano e di Carignano ammirabilmente congiunge. … E’ composto da sette archi … è tanto largo che quattro carrozze possono passarvi di fronte. …
Il viaggiatore che sia quivi condotto ha di che rimaner sorpreso al vederne la prodigiosissima altezza sulla strada dei Lanieri, che passa al di sotto: puossi calcolarla al di là dei trecento palmi.
Fa orrore affacciarsi ai parapetti del ponte per contemplare un così sorprendente spettacolo.

Così scriveva un viaggiatore che visitò la Superba nel 1818.
Di lui non si conosce il nome, ma ha lasciato una diario con le sue impressioni sui luoghi da lui visitati noto come Descrizione della città di Genova da un anonimo del 1818, un testo prezioso che vi porta per le strade e le piazze che ancora adesso frequentiamo.
E questo è il ponte che lui descrive.

Ponte di Carignano (2)

Il borgo dei Lanieri del quale narra l’autore purtroppo non esiste più, è caduto sotto i colpi del piccone insieme al quartiere di Via Madre di Dio.
A quei tempi una passeggiata sotto il ponte di Carignano offriva questa prospettiva.

Ponte di Carignano

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Il ponte di Carignano venne edificato su progetto di De Langlade tra il 1718 e il 1724 e commissionato della famiglia Sauli.
Quella parte della città da allora è molto mutata ma il ponte ha conservato la grandezza e l’imponenza che colpirono l’attenzione dell’anonimo.

Ponte di Carignano (2)

Un’opera di pubblica utilità che assunse una grande importanza per la città, grazie al ponte ci si muoveva più agevolmente tra i due colli, evitando così un faticoso saliscendi.

Ponte di Carignano (3)

Un altro viaggiatore dell’Ottocento ne parla con entusiasmo, magnificando le splendide vedute che si potevano godere da lassù: sotto al ponte era tutto un brulicare di fitte case e dal lato del mare la vista si perdeva a cercare l’orizzonte.

Genova

Come rimarca il medesimo autore, il ponte ebbe anche un’altra sinistra funzione: a causa della sua stupefacente altezza divenne il luogo prescelto da coloro che intendevano togliersi la vita.
E lo fu in particolare nell’anno 1800, quando la città era alla fame a causa del blocco di Genova, una delle pagine più cupe della storia di questa città.

Ponte di Carignano
Il ponte dei suicidi, un luogo talmente utilizzato per buttarsi di sotto da originare un noto detto popolare “Piggiâ o ponte de Caignan pe-o schaen da porta” ovvero prendere il ponte di Carignano per lo scalino della porta.
E giunse l’anno 1877.
Un ricco genovese, Giulio Cesare Drago, pensò che era necessario porre rimedio a quella tragica situazione e a proprie spese dotò il ponte di un’altissima ringhiera che ancora oggi è presente.

Ponte di Carignano (4)

Il generoso benefattore volle rimanere anonimo.
Le inferiate che si elevano sui parapetti del ponte furono un valido deterrente.

Ponte di Carignano 6

Alla sua morte la città di Genova volle ricordare la magnanimità di questo cittadino.
Su un palazzo di Via Ravasco venne affissa una lapide in sua memoria.

Via Ravasco

Vi si legge del suo gesto, mosso da pietà e da generosità, vi si legge di lui, Giulio Cesare Drago, ragguardevole mercadante genovese.

Giulio Cesare Drago

Perché non passi in consuetudine
l’esempio antico e recente
di gittare disperatamente la vita
dai ponti di Carignano e dell’Arco
 GIULIO CESARE DRAGO
ragguardevole mercante genovese
negli anni 1877 e 1879
con largo dispendio provvide
che di ferrea cancellata ne fossero barrate le sponde
volle rimanere finché visse benefattore ignorato
Morto in Firenze il 9 agosto 1880
il suo testamento lo fe’ manifesto
il Municipio di Genova
per la meritata e ricusata onoranza
gli decretò questa lapida
il 16 Agosto 1880

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Ed ecco a voi, cari lettori, l’illustre personaggio che oggi appare su queste pagine.
Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura.
A volte l’incipit era diverso: qui comincia la sventura del Signor Bonaventura.
Alzi la mano chi è stato bambino negli anni ’70.
E adesso ditemi: c’è qualcuno che non attendeva spasmodicamente l’uscita del Corriere dei Piccoli per potersi godere in santa pace le vicende del Signor Bonaventura?
Io ero una di quelle bambine, lo aspettavo con ansia, non vedevo l’ora che papà mi portasse il mio giornalino!
Che belle le storie di quel tipo allampanato, vestito di bianco e rosso, sempre seguito da un fedele bassotto.
Al Signor Bonaventura ne capitavano di tutti i colori, ma altri traevano sempre qualche vantaggio dalle sue sventure e alla fin fine il nostro eroe veniva regolarmente premiato con un ricca ricompensa, un milione!

Il Signor Bonaventura  (2)

Nato dalla fervida fantasia di Sto, nome d’arte di Sergio Tofano, il Signor Bonaventura ha fatto il suo debutto nel 1917, dapprima comparendo sulle pagine del Corriere dei Piccoli e in seguito sui palcoscenici dei teatri italiani, impersonato proprio da Sergio Tofano.
Vi fu anche una trasposizione cinematografica, il film si chiamava Cenerentola e il Signor Bonaventura e a interpretare l’indimenticabile amico dei bambini fu l’attore Paolo Stoppa.
E vi accennavo ieri a una splendida sorpresa che si trova al Museo dell’attore.
Signori lettori, grandi e piccini, ecco a voi il costume teatrale originale del Signor Bonaventura!

Il Signor Bonaventura  (3)

Le scarpe rosse, lunghissime.
La bombetta, i pantaloni larghi in fondo e la giacca rossa.
Ed è subito infanzia, mi vengono alla mente vividi ricordi di ore allietate dalla striscia che vedeva protagonista questo originale  personaggio.
Non vorreste anche voi tornare bambini e avere una buona merenda che vi aspetta?
Una fetta di pane burro e zucchero preparata dalla mamma!
E via, la cartella è finita in un angolo della cameretta, ci si appresta a una lettura molto interessante, il Corriere dei Piccoli.
Con la storia di quel tipo curioso e molto simpatico.
Qui comincia l’avventura del Signor Bonaventura che avrà, come sempre, una sostanziosa ricompensa: un milione!

Il Signor Bonaventura

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