In casa mia ho questa radio.
Apparteneva a mio nonno paterno, che non ho mai conosciuto.

E’ ovvio che un simile oggetto d’arredamento susciti le più svariate divagazioni, viaggi della mente, alla ricerca di suoni e di voci che avranno inondato certe stanze.
Da questa radio, la radio del nonno.
Lui, alto ufficiale dell’esercito, fece entrambe le guerre mondiali.
Ho anche la sua cassapanca militare da viaggio, con il suo nome sopra.
Ci tengo le riviste, ogni volta che la osservo mi domando quali luoghi abbia veduto, quali avventure abbia vissuto.
Pare che mio nonno fosse molto severo con i figli, ma di carattere mite, era uno che viveva nel suo mondo, un sognatore.
Sembri tuo nonno, così mi dice mia madre.
Ora poi, francamente lui era un militare, io sono decisamente meno rigorosa.
Eh, mio nonno era veramente un bell’uomo!
Nelle foto che lo ritraggono ha quest’aspetto fiero, i lineamenti sottili, ben delineati.
E con mia nonna non è che andasse proprio d’accordo.
Eh sì, lei aveva un carattere molto forte e volitivo, nel bene e nel male.
Lavorava mia nonna, era una maestra elementare e si faceva in quattro per la famiglia, ma era anche molto possessiva e gelosissima di lui.
In casa mia si narra un episodio tragicomico, che rende perfettamente l’idea di come fosse la loro vita comune.
La guerra, l’esercito e, come vi ho detto, lui era un ufficiale.
E venne un giorno, nel quale lui dovette partire per la guerra.
Mia nonna lo accompagnò alla stazione, immaginate la scena, lui e lei fermi sul binario, che si salutano, perché il destino li sta separando.
Uno straziante addio.
E mentre il treno si allontanava all’orizzonte, mia nonna udì due persone che conversavano tra loro e sentì ciò che non avrebbe mai dovuto sapere e cioè che quello era il treno dei volontari.
Insomma, da rimanerci con un palmo di naso!
Lui pur di non stare a casa, preferiva andare in guerra, il che è tutto dire!
E veramente non sono nemmeno del tutto certa di come siano andate le cose, mentre se ne stava laggiù, in Africa.
Sapete, in casa ho anche svariate sue fotografie, sono di piccole dimensioni, in bianco e nero ovviamente.
Panorami, animali, scorci di deserto.
Chissà se le ha scattate con questa, era la sua macchina fotografica.

E sapete, sebbene lui fosse noto per la sua moralità cristallina, io mi sono sempre chiesta se laggiù, in Africa, abbia infranto qualche cuore.
Oh, non è che io abbia qualche motivo reale per sostenerlo, no, no, per carità!
Ma sapete, no? Il fascino della divisa!
E quelle immagini, di lui, in piedi davanti alle palme, con il deserto sullo sfondo.
Mah, faccio dei voli di fantasia, non c’è dubbio!
Comunque purtroppo non l’ho mai conosciuto e mi dispiace davvero tanto.
Invece con mia nonna ho trascorso molti lunghi anni e devo dire che era davvero un personaggio, lei parlava sempre in genovese stretto ed era una gran cuoca.
Aveva una macchina da cucire della Singer, sapete quelle manuali? Tutta nera con il ripiano di legno.
Io e lei abbiamo un tratto del carattere che ci accomuna, ahimé pare che non sia una virtù, si tratta della mania di conservare tutto.
Sembri tua nonna, mi dice mia madre.
Eh, ha abbastanza ragione!
E comunque mia nonna esagerava.
Fate conto che nella nostra casa del mare, in un armadio, una volta abbiamo trovato due casse.
Su una era scritto: chiavi.
E dentro ce n’erano a mazzi, di tutte le dimensioni, grandi, piccole, pesantissime e più leggere, un ammasso di ruggine.
L’altra cassa, invece, aveva un contenuto decisamente più insolito: pelle di serpente. A rotoli.
No, non chiedetemi dove l’avesse presa e a cosa servisse, lo ignoro.
Però ricordo alla perfezione le facce degli astanti quando venne fatta questa mirabile scoperta.
Comunque, è grazie a lei se in casa mia ci sono tanti oggetti strani e introvabili, è stata lei a conservarli.
Lumi a petrolio e gingilli vari, banconote e monete antiche, perline e paiettes del secolo scorso, conservate da un negozio di paramenti sacri di famiglia.
La radio, la radio del nonno.

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