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Bocca di Rosa scese dal treno a Sant’Ilario. E fu la rivoluzione, così si intitola il libro di Andrea Podestà dedicato ad una delle più note creature scaturite dal genio di Fabrizio De André.
Ho sentito l’autore parlare del suo libro in occasione del compleanno di De André in ViadelCampo29rosso.

Appena scesa dalla stazione del paesino di Sant’Ilario

Ma dov’è Sant’Ilario? E soprattutto, dove si trova questa stazione?
Sant’Ilario, come tutti i genovesi ben sanno, è un elegante quartiere a levante della città e là non si ferma alcun treno.
E allora immaginatemi in un negozio gremito di gente, mentre ascolto Andrea Podestà: racconta di essere andato alla Stazione Principe, di avere chiesto notizie della stazione di Sant’Ilario a un attonito impiegato, di aver sfogliato gli orari dei treni di molti anni fa per trovare traccia di questo luogo ormai parte dell’immaginario collettivo.
Una ricerca appassionata per un testo che non poteva non entrare nella mia libreria, ha trovato posto accanto a Non per un Dio ma nemmeno per gioco di Luigi Viva, splendida biografia di Fabrizio che di tanto in tanto riprendo in mano.
Cosa diceva Fabrizio di Bocca di Rosa? E’ la canzone che più mi somiglia, così rispose in occasione di un’intervista a Vincenzo Mollica.
Andrea Podestà e Bocca di Rosa, lui vi racconterà delle molte volte che l’ha incontrata, c’è sentimento nelle sue parole, nelle prime pagine narra di se stesso bambino e poi adolescente, racconta di come fosse immancabilmente attratto dagli LP dei suoi fratelli maggiori, di come scoprì i dischi di Fabrizio De André.
C’era anche lei, Bocca di Rosa, una presenza costante, vera e reale nella vita dello scrittore tanto da dedicarle questo libro.
Lei che va in direzione ostinata e contraria, così sono le creature di Fabrizio, non si omologano alle regole, le infrangono in nome delle propria libertà, sono le anime salve, come le graziose di Via del Campo.
Lei appartiene al mondo dei  diversi cantati da De André come il Pescatore e il suo Gesù, Andrea Podestà vi spiegherà che queste due figure hanno molto in comune con Bocca di Rosa.
Ma i libri si leggono e non si raccontano, pertanto non intendo scendere nei dettagli riguardo agli studi dello scrittore.
Gli amori si vivono e non si raccontano, è questa è una storia d’amore, amore per la musica e per le parole.
Ed è questo un libro che offre piani di lettura affascinanti e imprevisti.
Pensate alle canzoni della vostra vita, alle canzoni di Fabrizio che paiono essere sempre esistite e da sempre sono parte delle nostre giornate, capita spesso di viverle come episodi isolati, fissati nel tempo presente, sono storie, quadri, ritratti.
Andrea Podestà nel suo libro riporta Bocca di Rosa al suo tempo, all’epoca nella quale questa canzone è stata scritta, vi porta nell’Italia degli anni Sessanta.
Com’era allora la nostra società? E quale morale comune vigeva?
Contro quali leggi doveva scontrarsi Bocca di Rosa?
Anatomia di una società, attraverso la lettura dei fatti di cronaca, dei giornali e di alcuni eventi del tempo, persino di certe leggi, tutto è fedelmente riportato nel libro, la rivoluzione del costume e della morale, in un’epoca nella quale sono avvenuti grandi mutamenti.
Il potere ha le sue regole, a queste si contrappone Bocca di Rosa  con la sua rivoluzione, compiuta da lei che metteva l’amore sopra ogni cosa.
Una canzone, una protagonista divenuta ormai immortale.
E quante volte ancora adesso capita di leggere un giornale e di trovare altre donne definite con questo nome?
Anche questo vi racconterà Andrea Podestà, l’autore non tralascia nessun aspetto.
Ma chi è Bocca di Rosa? Ogni volta che sentiamo la voce di Fabrizio intonare quella canzone tutti noi la vediamo scendere dal paesino, insieme a lei i carabinieri, poi le comari, il parroco e la processione.
Un mondo, un universo nel quale ognuno ha un volto, è facile giocare con l’immaginazione quando i versi li ha scritti un poeta.
Ma lei chi era?
E dove si trovava la stazione di Sant’Ilario?
Non sarò io a dar risposta a queste domande, lascio il compito ad Andrea Podestà, il suo libro è una perla preziosa per chi ama Fabrizio De André.
Uno dei capitoli si intitola Dentro il testo di Bocca di Rosa, qui lo scrittore racconta di alcune particolarità della canzone De André, analizza poi la scelta delle parole e dei tempi dei verbi, presta particolare attenzione alle figure retoriche, quelle che avevamo studiato a scuola, le ricordate?
Ai tempi le cercavamo annoiati sulle poesie che ci costringevano a studiare, adesso le ritroviamo sorpresi nelle canzoni di De André.
Un testo da scoprire, una scrittura attenta, avvincente e sincera, ho un aggettivo per questo libro: vero.
Vero come le parole che scaturiscono da vera passione.
Qui trovate il sito di Andrea Podestà, qui la pagina della casa editrice dedicata al libro.
E poi c’è la musica, c’è  la vita e c’è l’amore.
E  la voce di Fabrizio che canta di Bocca di Rosa che metteva l’amore sopra ogni cosa.

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Il compleanno di Fabrizio De André cade il 18 febbraio.
Un amico di tutti noi, un mio caro amico.
Così sono qui a scegliere le parole belle per il giorno della sua nascita, le parole migliori, lui le merita tutte.
Le ho cercate, ma sono state le parole a trovare me.
Le parole e le note, così nostre, ormai parte del nostro patrimonio culturale.
Le parole della voce di Genova.
Lui ne ha fatto storie e poesie, le parole sono venute a noi e ci hanno condotto sul London Bridge, dove una donna piangeva per il suo Geordie.
E sulla riva di un fiume, a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek.
Da Rimini a Durango, e tutto attorno a noi un mondo: un matto e un malato di cuore, Suzanne e Sally, Andrea e Franziska.
Un mondo, un universo poetico che ha spesso la musicalità del dialetto.
Fabrizio canta il mondo, Fabrizio canta la Sardegna in gallurese, Fabrizio canta Genova nella lingua di Genova.
Le parole.
Le parole scivolano come acqua sui sassi laddove le parole sono nate.
E senti le onde che si infrangono contro gli scogli.
Creuza de mä, una mulattiera che porta al mare, ma sarà e resterà sempre creuza de mä.

Boccadasse (26)

Umbre de muri muri de mainé
dunde ne vegnì duve l’è ch’ané

E qui, a Boccadasse, li vedrete davvero quei marinai.
Le parole a volte le porta il vento.
E’ vento di tramontana che sospinge l’odore di risacca da Caricamento verso i caruggi del Ghetto, alle spalle di Via del Campo.
Le parole a volte sono sui visi, su certe facce da cattiva strada che popolano alcuni vicoli.
Le parole restano scritte su un foglio di carta, memoria fragile eppure eterna quanto le pietre e le ardesie.

Caruggi

Le parole di Fabrizio le troverete sempre in quei caruggi che lui ha cantato e nel luogo che celebra la sua arte,  ViadelCampo29rosso.

ViadelCampo29rosso

 E qui domani pomeriggio alle 17 Genova farà gli auguri a Fabrizio.
A suonare  saranno dei giovanissimi musicisti  diretti dal Maestro Alberto Luppi Musso, mentre lo scrittore Andrea Podestà, autore del libro Bocca di Rosa scese dal treno a Sant’Ilario, racconterà ricordi e aneddoti, qui trovate tutti i dettagli del programma.
Sarà un bel momento di incontro e di aggregazione, è così ogni volta che a Genova si organizzano eventi nel nome di Fabrizio.
ViadelCampo29rosso è una bella realtà culturale, presente a Genova solo da un anno, ma è come se fosse sempre esistita perché lì vi conducono certe parole.

In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa

E sarà questo a condurvi a lui, una rima, una nota.
Una storia sbagliata o una rosa gialla, rosa di rame.
Sono le parole che troveranno voi, ovunque voi siate, se la voce di Fabrizio accompagna le vostre ore.
Sono le parole ad aver trovato me.
E non se ne sono andate mai.
Buon compleanno, Fabrizio.

Fabrizio De André

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La musica di Genova, la musica che vive e risuona in queste strade.
In particolare in una, Via del Campo.
Tutti i turisti che visitano la Superba la cercano, li vedi con la cartina in mano girare per i caruggi.
Da che parte è Via del Campo?
La strada, la cui fama che ha superato i confini di Genova grazie alla musica e alla voce di Fabrizio De André, si trova nel cuore del centro storico.
Una strada, un cantautore, la voce più alta ed amata di un’intera città.
E da qualche tempo, in questa via, è nato un negozio che celebra la grandezza di Fabrizio e dei cantautori della scuola genovese.
Qui, in Via del Campo.

E allora capita di incontrare turisti che ti chiedono: dov’è il negozio di De André?
E magari vi trovate dall’altra parte del centro storico!
Che si fa in questi casi? Beh, io li accompagno, è logico.
Oggi voglio portare anche voi laggiù, in ViadelCampo29rosso.
Vi avevo mostrato l’inaugurazione del negozio, in questo post.
Ma c’è un mondo al di là di quella soglia e la musica è la chiave.

La musica è la chiave.
La musica di una chitarra, gli accordi di Fabrizio.
La musica è la chiave, in questo negozio.
La musica di Fabrizio De André ma anche la musica d’autore dei nostri tempi e e quella  di Luigi Tenco, Gino Paoli, Umberto Bindi,  Ivano Fossati e Bruno Lauzi.
E sono i loro volti che vi accompagneranno verso il negozio.

Tutto parla di musica, qui si vendono libri, cd, oggettistica e DVD.
E tutto parla di Fabrizio, non potrebbe essere altrimenti.
ViadelCampo29rosso, un angolo di note e accordi in un antico palazzo del centro storico.
E lassù  la Esteve di Fabrizio, la sua chitarra.

La sua chitarra, la chitarra di Fabrizio.

La voce di Genova, lui è la nostra voce, la voce profonda e unica, che canta Amore che vieni, Amore che vai.
Lui è Il Suonatore Jones e Volta la carta, lui è il nostro Amico Fragile, la nostra Cattiva Strada, la nostra Preghiera in Gennaio.
Lui è Via del Campo.

Chi viene qui cerca traccia di lui.
E trova le vetrine con i suoi quarantacinque giri.

Trova le rarità, i vinili che tutti noi abbiamo avuto, quelli che conserviamo gelosamente anche se non li ascoltiamo più.

Trova una vetrina dedicata a un autore malinconico che nessuno di noi ha dimenticato.

E’ un negozio museo, tutto da guardare e da scoprire.

Immagini, parole e note del genovese che è entrato nei cuori di tutta l’Italia, colui che manca ogni giorno, eppure ogni giorno c’è.

Colui al quale si dedicano pensieri, parole.
Il ricordo di una canzone che abbiamo sentito nostra, di un’emozione segreta o condivisa, di attimi che lui ci ha regalato.
E allora si viene qui per dirgli grazie.
Grazie per quei giorni perduti a rincorrere il vento a chiederci un bacio e volerne altri cento.
Grazie per ricordi sbocciavan le rose, con le nostre parole d’amore non ci lasceremo mai, mai e poi mai.
Grazie per continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai.
Grazie Fabrizio, per umbre de muri, muri de mainé.
Grazie per aver portato la nostra lingua al di fuori di questa città, laddove nessuno l’aveva mai udita.
Si viene qui a parlargli a scrivere parole per lui, a salutarlo.

E così questo non è solo in negozio, lo capite anche voi, vero?
E’ una porta che si apre su certe note e parole che ci appartengono, su certe piazze che sono nostre.

E’ un luogo dei nostri ricordi, si viene qui perché la musica di Genova è Genova, si viene qui per trovare un amico che sta seduto a gambe incrociate, a piedi scalzi.
Porta una camicia chiara, con i polsini slacciati e tra le mani tiene una sigaretta.
Osserva un punto indefinito, accenna appena un sorriso.
E’ il sorriso del nostro amico Fabrizio.

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Ci sono giorni nei quali sai perfettamente di cosa scriverai.
Guardi l’ora e ti domandi: l’anno scorso a quest’ora cosa stavo facendo?
Fuori piove.
Ci sono giorni nei quali ti ricordi ogni minuto alla perfezione, una sequenza di eventi, una catena di parole, i rumori, i movimenti.
Il 4 novembre è uno di quei giorni.
Alluvione, il cielo che cade su Genova, i fiumi che esondano.
E intanto fuori piove e il cielo è grigio.
Io ero qui.
A me non è capitato nulla di drammatico, solo una grande paura.
Ma è terribile vedere l’acqua che invade Piazza della Vittoria, quanto è veloce l’acqua?
Come sempre avevo la macchina fotografica nella borsa ma non mi è passato neanche per la mente di scattare qualche foto, quando sono arrivata all’altezza del mercato Orientale e mi sono voltata indietro sono semplicemente rimasta a guardare per qualche istante che mi è sembrato eterno.
Il vigile in mezzo alla strada, la marea giallastra che avanza, acqua, acqua, acqua.
Dappertutto.
E le sirene, i rumori concitati della gente, la pioggia e il caos.
Sono giornate che non si dimenticano.
E non si possono scordare le vite perdute, mai.
E l’odore del fango, quanto è pungente e persistente? Quanto ci metti a dimenticarlo?
Abbiamo avuto il fango e i suoi angeli, la vita offre anche questo, la visione della speranza.
In questi giorni pensavo alla pioggia.
La pioggia, la pioggia è musica, magia, ritmo.
La pioggia, come ogni elemento della natura, a volte si rivela violenta e furiosa, a volte distrugge e sconvolge, ma ciò che provoca maggiori disastri è la nostra incapacità di saper vivere a contatto con la terra che ci ospita, in armonia con essa.
E ci sono giorni, come questo, nel quale guardi il cielo e ricordi.
E speri che non accada più, qui quando piove si guarda verso le nuvole con una certa apprensione e con la speranza che non accada di nuovo.
Speranza.
Non bisognerebbe avere speranza, ma certezza che non accadrà mai più.
Sono stata a Staglieno, giorni fa.
Prima di entrare al cimitero uno sguardo al Bisagno è stato inevitabile.
Si presentava così il torrente che l’anno scorso si è trasformato in un mostro che tutto ha travolto.

E mi sorge spontanea una domanda.
E’ normale che nel letto di un torrente ci sia tutta questa vegetazione?
Oggi è il 4 Novembre, è trascorso un anno da quel giorno.
E quel giorno per Genova è stato tragico, acqua, acqua, acqua.
Dappertutto.
Abbiamo avuto una voce che ci ha consolato, questa voce.
La sua voce calda, sempre presente in queste strade, nei nostri caruggi.
La città si è rialzata e lui c’era.
Lui c’è sempre, non solo per me.
E io oggi non ho nulla di saggio da dirvi, in realtà.
Ma ci sono giorni che non si dimenticano, oggi è uno di quei giorni.
Fuori il tempo è grigio, è un normale mattino  d’autunno.
C’è un cielo grigio perla, a tratti più scuro.
E in qualche modo devo concluderlo questo post e allora userò parole opposte a quelle che scelsi lo scorso anno.
Questa è Genova, come vorrei che la vedeste sempre.

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Chi visita Genova viene qui.
Sotto le palme, al Porto Antico, all’Acquario.

In questa zona della città, un tempo inaccessibile e adesso restituita ai genovesi e ai foresti, aveva scelto di prender casa il nostro cantautore più amato, Fabrizio De André.
Non ebbe il tempo di farlo, mai.
E di lui ancora ci parlano le sue canzoni.

Quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà,
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

E qui, come altrove, il ricordo di Fabrizio è vivo e presente.
E qui, su questo mare, la sua città gli ha regalato un via, a lui che in realtà non se n’è andato mai.

Una via luminosa e bella.
Quando sarete qui, lasciate alle vostre spalle la città e il suo dedalo di caruggi.
Inizia qui, dalla biosfera realizzata da Renzo Piano, la passeggiata verso il mare.

Ed è un perfetto connubio di antico e moderno, la città vecchia sullo sfondo e davanti a voi queste scintillanti architetture.

Una via protesa sul mare inondata di luce e di salino.

 Così insolitamente deserta, perché così voglio mostrarvela, perchè siate voi soli a percorrerla, mentre guardate il mare.

Ma questa è davvero la città sull’acqua.
La città delle barche e dei moli.

La città delle case posate sul mare.

Di alberi che attendono le loro vele, per poter prendere il largo.

Di alture baciate dal sole d’estate.

Di viaggiatori che lasceranno queste sponde per navigare.

Una via luminosa e bella, calda e assolata in una mattina di luglio.
Ma quando a Genova tira vento, qui fa sul serio, potete credermi.

Tra mare e cielo, così è la città sull’acqua.

E le onde la accarezzano, giocano e si riposano, a seconda del tempo e della stagione.
Vi lascio dove termina la via lucente e luminosa che conduce al mare e che porta il nome di Fabrizio De André.
Vi lascio qui e qui ritorneremo,  vi porterò oltre il pontile, dove la città sull’acqua si lascia cullare dal suo mare.

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Ricordate il Campionato Mondiale di Pesto al Mortaio e la competizione che si svolse a Palazzo Ducale nel mese di marzo?
Ebbi la fortuna di essere presente e vi raccontai questa singolare gara in questo post.
Il Campionato si svolge ogni due anni e la prossima edizione avrà luogo nel 2014 ma il cammino verso la finale è appena cominciato.
E così ieri pomeriggio hanno avuto inizio le prime selezioni.
Pesto e musica d’autore, nei caruggi di Genova.
Pestello, mortaio e cantautori per la sfida più profumata dell’estate.
Erano presenti Max Manfredi, Cristiano Angelini, Laura Olivari, Sergio Alemanno e Vittorio De Scalzi.
Questa la locandina dell’iniziativa.

Un incontro tra musica e pesto, promosso dall’Associazione Culturale Palatifini e da ViadelCampo29rosso, l’emporio dedicato alla canzone d’autore, che si trova proprio in Piazza del Campo, in quelle strade dove ancora risuona la voce di Fabrizio De André.
Riuscite a immaginare una cornice migliore?

E allora eccoli i mortai allineati sul tavolo in Piazza del Campo.

Ed ecco a voi il gotha del pesto al mortaio, i membri dell’Associazione Palatifini.
Quel signore sorridente che indossa il  grembiule rosso  e che brandisce fiero  il pestello è Roberto Panizza, l’ideatore di questa splendida iniziativa che dà lustro ai sapori di Genova.

E sul tavolo tutto era pronto per la singolar tenzone.
Eh, Panizza mi ha detto:
- Prima o poi voglio vedere anche te con il pestello e il mortaio!
Ecco, io veramente non ci ho mai provato, forse sarei più adatta come assaggiatrice ufficiale.
Ah sì! Per trenette, gnocchi, lasagne e trofiette ricordatevi di me, non vi deluderò!

E poi sapete, in Piazza del Campo c’era davvero tanta gente.
Un sabato di luglio, in questi caruggi dove spira gradita una fresca aria di mare.
Così sono i nostri vicoli, protetti in inverno e ventilati in estate, gli antichi facevano le cose per bene.
Ed ecco i musicisti all’opera.
Queste sono mani che siamo soliti vedere intente a suonare un pianoforte o una chitarra, musica e pesto in Piazza del Campo.

E mentre i concorrenti si davano un gran da fare per portare a termine il loro compito, per i caruggi si è levato un delizioso effluvio di pesto e c’era gente affacciata alle finestre che guardava divertita.
Che profumo meraviglioso, in questa parte dei caruggi che amo così tanto!

A furor di popolo e di pestello ha vinto Vittorio De Scalzi, che ha poi suonato la Esteve, la famosa chitarra di Fabrizio De André.
Un pomeriggio da ricordare per Zena e per i suoi abitanti, un’iniziativa che valorizza la nostra città e le sue tradizioni.
Posso solo ringraziare coloro che ne sono i promotori per la dedizione e la passione che impiegano in questa splendida manifestazione che mette in risalto una delle eccellenze liguri più note nel mondo.
Tra i giurati era nuovamente presente Alessandro Cavo, che qui vedete ritratto a Palazzo Ducale in occasione del Campionato di Pesto al Mortaio.
Questa è la Genova migliore, la Genova che investe nel suo patrimonio culturale e nelle sue tradizioni, la Genova che noi genovesi vorremmo che tutti voi conosceste.

Ho concluso il mio pomeriggio nel migliore dei modi, pigramente seduta a un tavolino da Cavo, con un sublime aperitivo che è stato il perfetto coronamento di questa giornata.

A voi, che ancora non conoscete questo mondo che ha i profumi e gli odori della mia Liguria, voglio lasciare un regalo che potrà esservi utile, la ricetta del vero pesto genovese raccontata proprio da lui, da Roberto Panizza.
Arrivederci Pestochampionship, alla prossima tappa!

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Questa non è una città dove facilmente incontri persone note, accade assai raramente e comunque non è mai stata una delle mie priorità, neppure da ragazzina.
Tuttavia, come sempre nella vita, c’è qualche eccezione.
Mi piaceva tanto Alberto Fortis, ad esempio, e lui aveva una casa al mare nello stesso luogo dove io andavo in vacanza.
E così ricordo un’estate degli anni Ottanta, io e una mia amica ci piazzavamo sulle scale della casa di Fortis, con la speranza di vedere Alberto passare.
Interi pomeriggi sotto il sole cocente di luglio, seduta su un gradino di marmo.
Avrò avuto sì e no 15 anni, data la giovane età, tendo ad autoassolvermi.
E poi,  in realtà, lui da quella casa non è mai uscito.
Ebbi la fortuna, in una di quelle serate estive, di incontrarlo sulla passeggiata a mare: io avevo appena lasciato la mia postazione sullo scalino, lui si stava dirigendo verso casa sua.
E insomma, ero del tutto impreparata a quell’incontro.
Dopo ore ed ore di estenuante attesa, lui si faceva vedere così, all’improvviso?
D’istinto mi venne da corrergli incontro, ma ero talmente sorpresa che riuscii a malapena a spiccicare poche parole:
- Alberto, volevo solo dirti ciao…
Lui mi rispose, ma sinceramente non ricordo cosa mi disse, ed è strano, se ci pensate.
Sarebbe più logico se avessi dimenticato le mie parole, invece delle sue, o forse è normale che sia così.
Così fu breve il mio incontro con Fortis, eppure lo rammento ancora.
E ricordo ancora l’emozione che provai nel pronunciare quelle parole.
Volevo solo dirti ciao….
Le parole: in certi momenti della nostra vita, alcune hanno tutto il senso del mondo.
Ancor meglio ho memoria di un incontro che feci anni dopo, qui, a Zena.
Andavo all’Università, ai tempi, e quindi avevo superato da un pezzo l’età nella quale si hanno certi trasporti verso le persone famose.
E poi, come vi dicevo, da queste parti non s’incontra quasi mai nessuno.
Quel giorno ero in Via Garibaldi, da sola.
Giunta all’altezza di palazzo Tursi, vidi di fronte a me una coppia.
Camminavano uno accanto all’altra, tenendosi a braccetto ed erano tutti intenti in una conversazione.
Lui era vestito semplicemente, portava dei jeans un po’ larghi, aveva i capelli che gli cadevano sul collo, lei, biondissima, gli stava accanto e intanto gli parlava, ricordo che aveva dei grandi occhiali da sole con le lenti scure.
Erano Fabrizio De André e Dori Ghezzi.
Si percepiva una tale vicinanza tra loro, che non mi sarebbe mai venuto in mente di interromperla, neppure per un istante.
E mi sembravano davvero superflue le parole, tutte le migliori era già state cantate da lui, mandate a memoria da me, entrate per sempre a far parte della mia vita.
Cosa avrei potuto dire al poeta della vita e della morte, delle storie e dell’amore, delle vicende piccole ed immensamente grandi?
Rimasi in silenzio a guardare e li osservai svoltare in Vico del Duca, verso Via della Maddalena.
Ho ripensato spesso a quel giorno, ogni volta che sono in Via Garibaldi mi si riaffaccia prepotente alla mente l’immagine di loro, uno accanto all’altra.
E sapete, un po’ mi dispiace.
Mi dispiace che a quel tempo non avessi già più quell’età, l’età nella quale si sanno dire certe parole, che hanno tutto il senso del mondo.
Volevo solo dirti ciao…

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Oggi desidero segnalarvi una bella iniziativa che è divenuta realtà sul web.
Riguarda il Cimitero di Staglieno, un luogo ricco di storia e di statue di grande valore artistico, camminare per i suoi viali è come viaggiare nel tempo.
E accanto a voi, centinaia di vite passate, sguardi, gesti, sorrisi.
Un mondo, un patrimonio da conservare.
La tutela di questi Monumenti è fondamentale, alcuni meritevoli volontari si impegnano in prima persona affinché questo luogo magico e tanto speciale non cada vittima dell’incuria e dell’abbandono, a beneficio della nostra città e di quanti vengono in visita al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Vennero a visitare Staglieno i più famosi scrittori, Nietzsche, Maupassant, Twain.
Lo scrittore americano camminò lungo i porticati, ammirando le statue, da lui definite cariche di grazia e bellezza, come scriverà nel suo The Innocents abroad:
Sono nuove e candide come la neve.
Ogni sagoma è perfetta, ogni tratto del tutto privo di mutilazioni, difetti e pecche.
Lo scrittore Evelyn Waugh, ugualmente ammaliato, scriverà di Staglieno nel suo A tourist in Africa.
E narrerà degli angeli, delle statue dei ricchi genovesi, dei drappi degli abiti, delle crinoline e delle piume, degli scialli e delle marsine dei gentiluomini.

Molti sono i personaggi illustri sepolti a Staglieno.
E’ sepolto qui Giuseppe Mazzini, e accanto a lui molti rappresentanti del nostro Risorgimento.
Trovate qui la tomba del fotografo Alfred Noack, che tante volte ritrasse la nostra bella Liguria.

E nel cimitero degli inglesi riposa Mary Lloyd, la sfortunata moglie di Oscar Wilde.
Quando Oscar venne a Genova, per omaggiare la tomba di lei, trovò una lapide che recitava testualmente: Constance Mary, figlia di Horace Lloyd, Q.C.
Il nome del suo celebre marito non era nemmeno citato,  una grande amarezza per Oscar, come se lui non fosse neppure mai esistito.
In seguito venne aggiunta la dicitura che oggi tutti possono leggere, Wife of Oscar Wilde.

Quante storie, quanti misteri a Staglieno!
Alcuni le conoscono nel dettaglio, perché in quel cimitero hanno prestato per lungo tempo la loro opera di volontari.
E’ a uno di loro, il Signor Eugenio Terzo, che si deve la nascita del sito Per Staglieno, collegato ad una O.N.L.U.S. che ha come scopo primario la tutela e la conservazione delle opere d’arte del Cimitero Monumentale di Genova, cliccando qui potrete accedere alla homepage e trovare approfondimenti di pregio riguardo a Staglieno.
Mi onoro di avere Eugenio tra i lettori di questo blog e i suoi contributi sono sempre particolari, lui conosce la storia di Genova in profondità ed ogni volta che lascia un commento su queste pagine scrive una curiosità o un aneddoto, le sue sono sempre parole preziose!
Riguardo a Staglieno, poi, credo che lui sia uno dei massimi conoscitori del luogo e delle sue opere, conosce ogni pietra, ogni monumento, ogni vicenda degna di essere narrata.
Sul sito troverete un forum, al quale contribuisce un altro amico, un maestro dell’obiettivo, il fotografo Enrico Pelos autore di un libro, Passeggiate a Levante, all’interno del quale troverete un capitolo dedicato a Staglieno, con un itinerario che vi guiderà attraverso le tombe più suggestive.
Enrico è un grande fotografo, se andrete sul suo sito potrete ammirare i suoi paesaggi di montagna, i panorami di Liguria, le immagini dei fiori e degli animali.
Troverete anche una sezione su Staglieno, e in quegli scatti scoprirete una magia, è uno sguardo di artista a posarsi su quelle tombe.
Chiunque fosse interessato a conoscere l’arte e la grandezza racchiusa nel cimitero di Staglieno, visiti le pagine di Eugenio e  di Enrico, sono due amici,  persone che sanno raccontare e guardare, un giorno mi piacerebbe camminare per quei viali insieme a loro.
Io leggo e imparo da loro, è una grande ricchezza questa.
Vi lascio con uno splendido scatto di Enrico, un’immagine che è un visione.
Una chitarra, le rose bianche, un mazzo di calle.
La chitarra di Fabrizio De André, là dove lui riposa, a Staglieno.

(Fotografia di Enrico Pelos)

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Ieri è stata una bella giornata per Genova.
Genova e la sua musica, Genova e i suoi cantautori.
Appartiene a questa città una tradizione della canzone d’autore che annovera nomi a tutti noti, amati da molti di noi, a Genova e in tutta l’Italia.
Le loro voci e le loro note sono anche le nostre, hanno cantato la nostra vita, i nostri disincanti, i nostri amori, le nostre lotte quotidiane.
Fabrizio De André, Umberto Bindi, Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Vittorio de Scalzi con i suoi New Trolls.
Là, in Via del Campo, nei caruggi tanto cari a De André, come vi avevo preannunciato in questo post, ha riaperto quello che un tempo fu lo storico negozio di Gianni Tassio.
ViadelCampo29rosso, la casa dei cantautori genovesi.

In questo emporio troverete CD, spartiti, libri e vinili.
In Via del Campo, nel cuore della città vecchia.
Verranno anche proposti dei percorsi, alla scoperta del centro storico.
Via del Campo 29rosso, uno spazio restituito alla città e ai tanti estimatori della musica d’autore, si ripropone di valorizzare e salvaguardare quell’eredità grande che ha lasciato Fabrizio ai genovesi e a chi ancora viene a cercare la voce di lui in questi caruggi.
C’è una finestra che si affaccia sui vicoli, sui vetri scorrono i volti di coloro ai quali è dedicato questo luogo, coloro che vi hanno fatto tante volte sognare, immaginare, vivere vite diverse dalla vostra.

E davvero li sentiamo vicini i nostri cantautori, sono parte di noi, delle nostre giornate.
Quando Ivano Fossati ha dato l’addio alle scene, una folla commossa è andata a salutarlo al Teatro Carlo Felice.

Mi sono innamorato di te, perché non avevo niente da fare, il giorno volevo qualcuno da incontrare, la notte volevo qualcuno da sognare.
La struggente malinconia di Luigi Tenco è anche nostra, profondamente nostra.

E siamo sempre noi, ad emozionarci ogni volta che nella nostra mente risuona la voce di Gino Paoli, che canta di una stanza senza più pareti, di un’armonica che suona, di un soffitto viola.


E’ la nostra musica, la musica di ognuno di noi.
E a testimoniarlo, ieri, i tanti che hanno invaso i nostri caruggi.
Sapete, non si riusciva a camminare, Piazza del Campo era gremita di folla, giovani e meno giovani, tutti in coda, in attesa di entrare nel tempio della musica.
E nelle piazzette, nei caruggi del ghetto che sono alle spalle di Via del Campo la medesima ressa.
Eh, starsene pigiati nei vicoli, che storia!
Non si riusciva ad andare né avanti né indietro, e questo è stato bellissimo.
E io immaginavo che avrei trovato tante persone, ma quante erano, davvero tante!
E questo fa ben sperare, spero di vederle ancora, spero di vedere mamme con i loro bambini, signore anziane con la borsetta sotto braccio, foresti e genovesi, tutti insieme, nei caruggi di De André.
La vita che pulsa, che regala altra vita, altra luce.
Verrete qui e sarete parte anche voi di tutto questo, a Genova.
Nel mio girovagare tra i caruggi, ieri, non mi sono fatta mancare una sosta da Marescotti, mi sono affezionata a questo posto, ai  sorrisi che sempre mi sono regalati quando entro in questo bel locale.

E sapete, stamattina ho trovato un saluto da parte di Linda, la proprietaria di Marescotti.
Il testo è questo: grazie twitteri di Fossatello, giornata speciale.
Sì, Linda, una giornata da ricordare.
E non sapete quanto io sia felice e fiera che ci sia anche il mio nome tra i twitteri di Fossatello!
Se verrete qui, scoprirete Genova, una città che ha tanto da svelarvi di sé, nel dedalo dei nostri caruggi.
Se verrete qui, sappiate che in Via del Campo vi accoglierà la voce di Fabrizio.

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Genova è Fabrizio De André. Ieri cadeva la ricorrenza del suo addio al mondo, ma Genova è Fabrizio De André ed in alcuni luoghi, in certi caruggi, lui c’è, si sente la sua presenza più che altrove.
E tutto vi parla di Fabrizio in Via del Campo, la strada alla quale il cantautore genovese ha dedicato una celebre canzone.
Ricordo che  anni fa, durante il giorno, un megafono diffondeva per la Via la sua voce  che cantava Via del Campo c’è una graziosa, gli occhi grandi color di foglia, tutta notte sta sulla soglia, vende a tutti la stessa rosa.
Non c’è posto migliore per ascoltarla.


A metà di Via del Campo, c’è una piazza che porta lo stesso nome.
E’ una caratteristica di Genova, Vico, Via e Piazza, vicine tra loro, si chiamano alla stessa maniera.

Se verrete qui, incontrerete un mondo, ma incontrerete anche De André, vive nel ricordo, nella memoria dei liguri che lo portano nel cuore.

E’ colorata e multietnica Via del Campo, e così è la Piazza, con tinte accese e solari.

E qui era il negozio di dischi di Gianni Tassio, grande amico di Fabrizio.
Era una sorta di tempio, in vetrina c’erano i 45 giri, i vinili di  De André, le sue chitarre; tra le tante,  la famosa Esteve, sulle cui corde il cantautore genovese aveva tante volte arpeggiato, che venne donata ad Emergency dalla famiglia De Andrè.
In seguito quella stessa chitarra venne messa all’asta allo scopo di raccogliere fondi per l’associazione di Gino Strada.
in quell’occasione gli abitanti di Via Del Campo, tutto quel mondo che tanto aveva affascinato Fabrizio, si mobilitarono per la raccolta dei soldi, il conto corrente venne stato intestato a Bocca di Rosa.
E qui arrivò la Esteve, tra braccia di Gianni Tassio.
Poi anche Tassio ha raggiunto Fabrizio, così è la vita, un passaggio.
La saracinesca si è abbassata, ma riaprirà presto e qui avrà sede un nuovo punto di incontro dedicato a Fabrizio, si chiamerà Via del Campo 29 Rosso e sarà sia un negozio che una sorta di museo, com’è giusto che sia.
Per ora il profilo della Esteve di De André spicca sull’insegna di un bar, che porta un nome carico di simbolismo.

 Quando sarete qui, guarderete questa strada, questa piazza e queste case con gli occhi di Fabrizio, vedrete i suoi versi nelle facce delle persone che ci camminano, in quel microcosmo di mondi diversi che si trova nei nostri vicoli.

E il sacro e il profano, qui, come spesso accade, si sovrappongono.

E la vita ha quei colori, quei colori che sono la nostra vita.

E il cielo, il cielo su Via e Piazza del Campo, è di quell’azzurro terso di Liguria, è un cielo di mare, spazzato dalla tramontana e splendente di luce.

E la musica, la sola musica che possiate ascoltare in queste strade, ha una voce sola.
Profonda, inconfondibile, indimenticabile.
La voce di  Fabrizio De André , la voce di Genova.

 

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