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I suoi occhi si posano su una piazza tanto amata, la sua figura è ospitata in una splendida edicola che si trova in Piazza del Carmine.

E qui, in questo quartiere di creuze e piazzette, trova la sua naturale collocazione la statua della Madonna del Carmine.
L’edicola risale al XVIII Secolo, l’opera d’arte che si trova nella nicchia è invece più recente e ci è stata lasciata dal valente scultore Giacinto Pasciuti.
Ho già avuto modo di scrivere la storia in parte tragica di questo artista, in questo post potrete anche ammirare alcune delle sue statue visibili al Cimitero Monumentale di Staglieno.

Sotto a questi ritagli di cielo, lo sguardo di Lei dolce e benevolo.

Se osservate con attenzione l’edicola noterete che è rifinita con grazia particolare, con fiori delicati e raffinate decorazioni, ha anche i suoi piccoli custodi.

Testimonianza di fede e ricchezza autentica del passato di questa città.

Armonia di gesti e di movimenti, una bellezza antica.

A Genova il culto della Madonna del Carmine era un tempo molto sentito e sono numerose le edicole a Lei dedicate, questo titolo di Nostra Signora del Carmine deriva dal Monte Carmelo in Terra Santa dove certi frati avevano il loro ordine.
In tempi lontani, all’epoca delle Crociate, molti di questi fratelli del Carmelo lasciarono la Terra Santa e raggiunsero diverse parti d’Europa, alcuni si stabilirono in questa parte di Genova ed è a questo che si deve il nome del nostro quartiere.
Visse invece in Inghilterra il monaco Simone Stock, la storia che ci è stata tramandata racconta che la Madonna apparve a questo carmelitano il giorno 16 Luglio 1251 e a lui consegnò uno scapolare, in seguito Maria concesse altre grazie.
Ed è proprio lui, Simone Stock, in ginocchio davanti a Lei.

Tra caruggi e panni stesi, al Carmine.

L’opera di Pasciuti risale al 1907, è raffinata e di grande effetto, rappresenta una vicenda religiosa molto cara ai genovesi.

Sullo sfondo una tinta d’azzurro chiara come il cielo.
E dolce e armoniosa è la postura di Lei, amorevole il Suo sguardo, semplice Madre che tra le braccia stringe suo Figlio.

Dove ti ho già vista?
Mi trovo davanti il tuo viso giovane e sperduto e penso che io già ti conosco, ne sono certa anche se non saprei dire dove ti ho veduta, sarà una suggestione?
Forse la tua è una fisionomia comune per quel tuo tempo, sei una ragazza qualunque ed io semplicemente mi confondo.
Assomigli alle tue coetanee, ad altre ragazze come te.
Forse.
Osservo la tua acconciatura e mi sembra così complicata, come si fa a pettinarsi così, con le ciocche divise in quella maniera?
Seria, senza l’ombra di un sorriso.
Occhi chiari ed intensi, liquidi, occhi spalancati sul mondo.
Ed io dove ti ho già vista?

Porti un colletto di pizzo, sul tuo petto cade una sorta di fiocco, a me sembra di velluto scuro e ovviamente non sono certa che sia così.
Forse sei persino più giovane di quanto sembri, magari hai sedici o diciassette anni però ne dimostri di più, direi ventitré o ventiquattro, ecco.
Quindi, hai sedici anni e porti un fiocco di velluto scuro, poniamo che sia così.
E mi sovviene uno strano pensiero, rifletto sul fatto che ti sono estranee molte cose che per noi sono scontate, non saprei nemmeno da dove iniziare ad elencarle.
Hai sedici anni, porti un fiocco di velluto scuro, non hai mai bevuto una Coca Cola e non hai mai avuto un paio di jeans, tanto per dire.

Io però ti ho già vista e quindi ti porto con me, cosa ci fa la tua fotografia su una bancarella?
Non puoi stare lì, con quell’abito cosi grazioso, sai, non vorrei che si sgualcisse, sono delicate certe cose terrene.
E poi, come ti dicevo, mi sembrava di conoscerti e non mi sbagliavo, evidentemente.
Ti ho vista altrove e lì non sei più sola.
Un gesto affettuoso, tra amiche o sorelle, non so.
La fanciulla sulla destra porta quel vestito rifinito con una stoffa a righe, i polsini sono vezzosamente plissettati.
E poi tu, tu con quel fiocco di velluto scuro.

Ti ho riconosciuta, dopo.
Ho comprato queste fotografie di Giulio Rossi in due momenti differenti e forse le ho persino prese nelle stesso posto, a distanza di diverso tempo.
E c’eri tu, in entrambe le immagini.
Tu che hai sedici anni, forse.
E non ho saputo neanche immaginare il tuo nome ma ne ero certa, sai.
Tu sei tu ed io lo sapevo che in qualche modo ti conoscevo già.

In questa città dalle mille sorprese a volte capita di fare nuove scoperte e questa volta è accaduto in pieno centro, in Via Fieschi.
Se per caso doveste trovarvi da quelle parti prestate attenzione agli edifici situati nell’ultimo tratto, noterete che le fondamenta posano su una strada sottostante e l’accesso a Via Fieschi è garantito da una passerella posta ad un piano intermedio.

Ecco ancora un altro portone.

Dall’immagine che segue si può apprezzare ancor meglio l’altezza del muro di contenimento di Via Fieschi.
E poi c’è quella stradina laggiù, dove porterà?

Per scoprirlo occorre recarsi in Piazza Carignano ed imboccare la discesa a sinistra del palazzo dell’Agenzia dell’Entrate.
Troverete un toponimo che ricorda luoghi antichi e perduti, state per percorrere ciò che rimane di Salita alla Montagnola dei Servi.

Si scende e ci si imbatte in un vetusto portone, è situato al piano terra di uno di quei palazzi che hanno l’ingresso su Via Fieschi.
Ed è proprio un portone di caruggi simile ad altri che ancora si trovano nella città vecchia.

Del resto in questa zona un tempo c’era Via Madre di Dio con il suo intrico di vicoli e con le sue strade ormai perdute, ne scrissi diverso tempo fa in questo articolo.
Il passato resta, in qualche modo, anche se la mano dell’uomo lo ha cancellato.

Un cancello, un passaggio e un piccolo mistero, non so dirvi con esattezza cosa ci fosse in questo punto, ovviamente sarei felice di scoprirlo.

E ancora si cammina: finestrelle, piante, un altro portoncino.
Un tratto di strada miracolosamente sopravvissuto alle rivoluzioni urbanistiche che hanno spazzato via un intero quartiere, la zona di Via Madre di Dio suscita sempre malinconico rimpianto nei genovesi.
Io non l’ho mai veduta ma tante volte ho provato a immaginarla.

Ancora qualche passo, alla fine di Salita alla Montagnola dei Servi c’è un altro vicoletto e ancora viene alla mente quel quartiere che non ho potuto conoscere: ci troviamo in Salita Boccafò.
Il solito fidato Amedeo Pescio scrive che i Boccafò erano originari di Chiavari, di professione erano lanieri e qui, a Portoria, c’erano un tempo Borgo dei Lanaiuoli e Vico della Lana, certi abili artigiani esercitavano con sapienza la loro arte antica in questi luoghi ormai scomparsi.

Rosso di Genova e vasetti di coccio.

La mia naturale curiosità mi ha quindi portato a consultare la mia Guida Pagano del 1926, in Salita Boccafò c’erano un rigattiere e un falegname, le loro botteghe profumavano di legno e di vita.
E c’era anche la Colomba, lei era levatrice, chissà quanti bambini ha fatto venire al mondo!

Il passato, a volte, svanisce.
Non resta l’eco di quelle voci, non sappiamo neanche credere che qui un tempo fosse tutto diverso.
Ancora si scende ma il cammino è breve, la nostra Salita Boccafò si perde nel cemento e nella modernità.

E se alzate lo sguardo sopra di voi vedrete quel palazzo che ha soppiantato una zona amatissima di Genova.
Non sprecherò tanti aggettivi per descriverlo, l’ho già scritto in altre occasioni e lo ribadisco, trovo questo edificio veramente orribile.

Si può soltanto provare ad usare l’immaginazione, si può cercare la traccia di quei luoghi perduti sulle cartine di un’altra epoca.
Nell’immagine che segue vedrete la pianta della zona pubblicata sulla mia Guida Pagano del 1926.
Salita alla Montagnola dei Servi si estendeva per un lungo tratto e terminava nella Via dei Servi, davanti alla chiesa di Santa Maria dei Servi, Salita Boccafò terminava invece in Via Madre di Dio.
Non esiste più nulla, non trovo neanche parole per esprimere il mio rammarico.

Ciò che rimane è evidenziato in un dettaglio della cartina.
I numeri 10 e 12 di Piazza Carignano corrispondono all’edificio dell’Agenzia dell’Entrate, lì ha inizio Salita alla Montagnola dei Servi.
Una discesa, una curva, il breve tratto che io ho percorso.
Questo è ciò che resta di quella via, si vede anche Salita Boccafò.

Il passato, a volte, rimane dietro ad una porta chiusa.
Imperscrutabile e misterioso, è composto da giorni semplici e da vite che conobbero gioie e fatiche, il passato risuona nella memoria e nei nostri giochi di fantasia.
E allora puoi vedere i visi, sentire i rumori delle botteghe, provare ad immaginare i bambini che corrono a perdifiato giù per la discesa.

Da Salita alla Montagnola dei Servi a Salita Boccafò, nei luoghi di Genova perduta.

C’è la serratura ma noi non abbiamo la chiave e forse solo guardando con occhi diversi possiamo sperare di aprire quell’antico portone.

Oggi porto qui i profumi e la freschezza della Liguria e vi propongo un prodotto che proviene da un luogo amatissimo in tutto il mondo, Niasca Portofino ha la sua sede nella perla del Tigullio ed è un’azienda che privilegia l’utilizzo di materie prime a chilometro zero.
Sulla collina che si affaccia sul celebre porticciolo del levante ligure ci sono gli alberi e gli orti che forniscono quanto necessario per la produzione.
E la splendida cornice è questa, uno dei più celebri panorami di Liguria.

Ho avuto occasione di provare alcune loro bevande e ne sono rimasta gradevolmente colpita, così ho deciso di presentarvele.
Deliziosa e particolare è la Limonata del Tigullio, al profumo del limone abbina gli accenti odorosi del sambuco, tra le bevande proposte c’è anche la Mandarinata ed io devo ancora assaggiarla.
La bibita che mi ha letteralmente conquistata ha una piacevolezza particolare, Festivo Portofino è così divenuta in fretta una delle mie bevande preferite.

Amaro, rinfrescante e analcolico, così si legge sulla bottiglietta.
Perfetto per gli aperitivi, è una sinfonia di sapori freschi e deliziosi che si sposano alla perfezione: combina la dolcezza leggera dello zucchero di canna, il succo di mela e il succo di limone, il succo di carota nera, gli estratti di cartamo, cedro e zenzero, l’aroma di bergamotto.
Ho riportato per voi l’elenco degli ingredienti, tutti insieme creano una vera esplosione di freschezza con la giusta dose di bollicine.

Inoltre alla Niasca Portofino curano particolarmente il packaging, come si legge sul sito dell’azienda l’etichetta di Festivo Portofino è la riproduzione di un graziosissimo pizzo realizzato da Luisa De Gasperi Ravera, presidente dell’Associazione Culturale Amici del Tombolo.

Un prodotto della mia terra curato in ogni dettaglio con attenzione per le nostre tradizioni e le nostre tipicità.
E secondo voi potevo buttare via queste bellissime bottiglie?
Certo che no, alcune di esse hanno avuto una seconda vita, le ho riempite con le perline antiche che provengono dal negozio di paramenti sacri della mia bisnonna.
Le bottiglie di Niasca Portofino hanno il tappo a corona con il disegno di un pesciolino, perfetto per rappresentare un prodotto di Liguria, io invece ho usato un piccolo sugheretto.

Adesso le tre bottigliette se ne stanno su un ripiano della cucina e direi che fanno una bella figura.

Niasca Portofino propone anche altri differenti prodotti come il pesto, le olive, l’olio extravergine, le marmellate e i vini, un giorno mi piacerebbe andare a Portofino a scoprire questa bella realtà che valorizza le tipicità del nostro territorio.
Io ho trovato le loro bevande da Eataly, se volete saperne di più intanto vi rimando al loro sito.
Sono i profumi e i sapori della bella stagione, sono le freschezze di questa terra irta protesa sul suo mare generoso, sono i doni del sole e della natura del Tigullio.

La vita del porto ha i suoi ritmi, i suoi colori e le sue sfumature.
Azzurro e celeste, bianco di scafi e di navi, linee e geometrie di gru: è il panorama della gente di mare, l’orizzonte che noi guardiamo.

Mentre i gabbiani volteggiano e compiono infiniti giri nell’aria.

La vita del porto ha anche le sue sorprese per chi l’osserva e a volte puoi vedere ciò che non ti aspetti.
E sono storie di navi e cartoni animati, spunta anche la coda guizzante di una balenottera, è il simbolo dei traghetti della Moby.

E poi, in questo periodo, nel mare di Genova c’è anche una nave che attira la curiosità di molti di noi, ha una struttura particolare in quanto è dotata di una grande ruota.

Così ecco le prospettive insolite, l’imponente nave con quello strano marchingegno è la Lewek Constellation, si tratta di una potentissima “posa tubi”.
A me colpisce lo scenario nel suo insieme, sono andata più volte ad ammirarla dalla rotonda di Carignano.

Anche con il cielo cupo e carico di pioggia quella struttura ha innegabile fascino.

E poi ci sono gli spettacoli consueti, i soliti gabbiani e le loro evoluzioni nell’azzurro.

Cose che succedono a Genova, ecco.

E tuttavia devo dire che è un po’ strano guardare verso il mare e vedere Gatto Silvestro in quella posa indispettita, se ne sta lì a braccia conserte sotto la grande ruota, sembra che abbia qualcosa da ridire!

Percorro la bella salita di Via Rivoli e mi guardo indietro e anche se in un certo senso quasi non ci posso credere lo spettacolo è proprio quello: navi, ruote e cartoni animati.
Cose che si vedono nel mare di Genova.

Una primavera tutta rosa ed è iniziata così, con piccoli odorosi indizi pronti a sbocciare al sole.

Il cielo azzurro, il mare calmo e la dolcezza della vita che si rinnova.

E poi i petali si sono aperti mostrando la loro delicata bellezza.

E ancora alberi, alberi che sovrastano le strade che percorriamo, sono preziosi gli alberi di città.

Un cielo capriccioso e chiaro di nuvole e ancora rosa, leggero e romantico.

Sfumature confetto, lievità di una stagione nuova.

Fragili, piccoli fiori, sottili ramoscelli tenaci.

Sospesi nel calore del sole anche nei miei caruggi.

Una primavera tutta rosa, un tempo dai colori sempre più intensi.
Nei giardini, nei viali, ovunque sbocci e fiorisca la vita, secondo i ritmi della natura.

Una primavera tutta rosa: inizia piano, quasi timida, poi si lascia andare, libera e vivace.
Attorno a noi, regalando armonia ai nostri sguardi, donando ulteriore bellezza alle nostre giornate.

Benvenuta primavera, con le tue dolci sfumature di rosa.

Fu un tempo un elemento importante della storia della Superba, la Porta degli Archi era anche detta Porta di Santo Stefano ed era collocata nel centro di Genova.
Era situata in quella zona della città che sul finire dell’Ottocento mutò radicalmente aspetto, l’antica porta si trovava infatti in un punto strategico, alla confluenza tra strade che non esistono più: Via Giulia e Via della Consolazione.
Via della Consolazione corrispondeva al tracciato dell’attuale parte bassa di Via XX Settembre e terminava come Via San Vincenzo in  Piazza Frugoni.
Oltre questa piazza ora non più esistente sorgeva la Porta degli Archi e qui la vedete in una bella cartolina di Pier Giorgio Gagna che ringrazio per il cortese prestito, in questa immagine sotto ritratti i lavori che muteranno il profilo della città.

La porta venne rimossa per lasciar posto al Ponte Monumentale e trovò una nuova vita e una nuova collocazione, venne infatti sistemata nell’attuale Via Banderali.

E quindi potremmo dire che in certo senso è ancora vissuta e veduta dai genovesi, scendendo da Carignano ci si passa sotto.

Simbolo di tempi lontani nei quali fu difesa e baluardo della Superba, fu parte della cinta muraria del 1536.

Certo, la memoria del passato a volte si appanna e sembra quasi svanire, dovremmo invece saper ricordare la nostra storia ed essere capaci di valorizzare al meglio ciò che è stato preservato.

La porta si erge maestosa in una posizione a mio parere abbastanza congrua per la sua grandezza.

Nella sua parte superiore sono visibili dei fregi purtroppo consunti, credo che una pulizia e un restauro la renderebbero ancora più magnificente.

Accanto alla porta c’è una targa sulla quale sono incise parole in memoria della sua storia, purtroppo il testo è oscurato dalla sporcizia e quindi lo riporto qui, con la speranza che torni ad essere presto leggibile.
La targa è stato affissa perché tutti i passanti conoscano le vicende di questa porta e così dovrebbe essere ancora oggi.

QUESTA PORTA
DISEGNATA DA GIO BATTA OLGIATO
DECORAVA IL VARCO ORIENTALE DELLE MURA CITTADINE
DEL 1536
FU DEMOLITA PER SOSTITUIRVI IL PONTE MONUMENTALE
E QUI RICOMPOSTA
PER DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA MUNICIPALE
10 GIUGNO 1896

A vegliare la porta e il cammino dei genovesi è la figura di Santo Stefano che è ospitata nella nicchia.

La bella statua è opera del valente artista Taddeo Carlone.

Quando passate in Via Banderali alzate lo sguardo verso queste antiche pietre che hanno veduto il passato di Genova e provate ad immaginare di essere in un altro tempo.

State percorrendo Via della Consolazione, davanti a voi c’è la Porta degli Archi, ancora pochi metri e finalmente sarete in Via Giulia.
Siete uomini dell’Ottocento, presto vedrete sorgere una nuova città e forse quando camminerete per la prima volta in Via XX Settembre vi sentirete disorientati.
La città cambia sotto i vostri occhi, si rinnova e muta, mentre il tempo scorre e fugge via velocemente.
Pochi passi, un viaggio dell’immaginazione, sotto la Porta degli Archi.

Cartolina di proprietà di Pier Giorgio Gagna

Si avvicina il tempo del clima dolce, la stagione delle gite e delle giornate all’aria aperta, oggi così vorrei proporvi alcune iniziative che si terranno nella mia bellissima Fontanigorda in questa primavera.
Lassù, tra il verde rigoglioso della Val Trebbia, tornano gli eventi sportivi che saranno la gioia di tutti coloro che amano i boschi e il contatto con la natura.

Nello scenario incantevole del Bosco delle Fate si terrà infatti una gara di orienteering e cioè una competizione di orientamento nei boschi, disciplina sportiva che annovera molti appassionati.
Già nel 2013 in Val Trebbia si svolse una parte della 5 Giorni degli Appennini, in quell’occasione vennero sportivi da ogni parte d’Europa.

A Fontanigorda il 17 Aprile prossimo si svolgerà il Campionato Regionale Ligure Le Fate al quale parteciperà una delegazione di atleti svizzeri.
Potrete prendere parte alla gara oppure aderire agli altri appuntamenti previsti nei periodi precedenti, sono belle occasioni di divertimento anche per i principianti, si tratta infatti di due giornate di sport all’aria aperta accessibili praticamente a tutti, si possono iscrivere adulti e ragazzi a partire dalla Prima Media.
Le due giornate di backstage si terranno il 25 Marzo e il 15 Aprile e si svolgeranno con la finalità di avvicinare anche gli inesperti all’orienteering.

Mentre sui prati fiorisce la primavera e sbocciano le primule.

Alla scoperta dei boschi, un’avventura entusiasmante e rigenerante, due giornate trascorse all’insegna del benessere e dello sport.

Questa è la locandina con gli orari, per le due giornate di “backstage” la quota di partecipazione e di € 10.00, che potranno essere versati direttamente in loco, previa conferma della vostra presenza via email, questa cifra comprende l’attività, le cartine, il tesseramento FISO e la relativa assicurazione.
Per la partecipazione alla gara del 17 Aprile come agonisti occorre dare la propria adesione entro il 13 Aprile, gli esordienti invece potranno iscriversi direttamente in sede di gara, tuttavia vi consiglio di contattare i recapiti indicati dove vi sarà spiegato cosa occorre per aderire, naturalmente è necessario produrre un certificato medico e per i minori serve il consenso scritto dei genitori.

E poi, a tutto questo si combinano le attività collaterali che faranno da cornice alle iniziative.
Troverete aperto il nostro amato chioschetto al Bosco delle Fate.

E il 15, 16 e 17 Aprile sulla Piazza della Chiesa ci sarà il tradizionale Mercatino di Pasqua, mentre nel giorno della gara sarà possibile pranzare con le delizie di Maurizio della Bitega di Ravan, un pasto completo incluso il dolce, il tutto per 10 Euro, sicuramente anche gli altri negozi del paese saranno aperti.
Così inizia la stagione del sole nella mia Fontanigorda.

E poi magari tra di voi ci sono anche gitanti pigri che desiderano soltanto concedersi il meritato relax.
Ebbene, in Val Trebbia c’è posto per tutti, ognuno può scegliere ciò che preferisce.

Può essere un’occasione per scoprire la natura e la sua bellezza, per respirare l’aria pulita della valle, per trascorrere una giornata diversa.
Lassù, nella mia amatissima Fontanigorda.

L’ho cercata.
Sono andata là, sotto i portici di Sottoripa.
Camminando piano, un passo alla volta, sperando di trovare il civico corrispondente, in fondo non è nemmeno passato poi tanto tempo, mi dicevo.
E così i miei occhi hanno cercato le tracce della gloriosa Trattoria Monticelli, l’ho anche immaginata, naturalmente.
Un soffitto con le volte, i tavoli di solido legno scuro, le tovaglie spesse, le stoviglie bianche e le brocche di vetro trasparente.
E le voci festanti e rumorose, le frasi pronunciate in dialetto e le risate fragorose, espressione di gioia e di convivialità.
In alto i bicchieri, si brinda alla bellezza della vita e alle fortune che il destino concede!
Qui si servono porzioni abbondanti e generose, dalla cucina escono piatti ricolmi di vere delizie.
E lui, il proprietario, se ne sta dietro il bancone, con un certo compiacimento osserva i suoi clienti soddisfatti, già la vita riserva tante amarezze ma i momenti di gioia bisogna pur saperli apprezzare.
Ho trovato notizie su questa trattoria tra le pagine di uno dei miei libricini, Genova e Dintorni, Guida Popolare Illustrata edita agli inizi del ‘900 dai Fratelli Dell’Avo.
E così eccomi in Sottoripa, vado su e giù e nel mio sognante girovagare ho trascurato di considerare la realtà: la celebre trattoria, infatti, si trovava in quel tratto dove oggi svetta un edificio moderno, il palazzo che un tempo la ospitava ormai non esiste più.

E cammino in Sottoripa, a dire il vero sono piuttosto contrariata.
Non posso trovare neanche un’insegna sbiadita o un locale rinnovato che con la potenza della fantasia potrei provare ad immaginare diverso.
Eppure.
C’era tutta quella folla, gli affezionati avventori tornavano sempre da Monticelli.
Gente di mare e di vicoli, gente dalle facce pulite e dai sorrisi aperti.
Ad una certa ora fuori dalla porta si formava la coda per assicurarsi un tavolo.
Da Monticelli nella stagione calda il locale era rinfrescato da ventilatori elettrici, avevano molto a cuore il benessere della clientela!

E che dire del negozio di vino?
Le due pubblicità sono sulla stessa pagina della Guida, ne ho dedotto che appartenessero alla stessa famiglia.
Il premiato negozio era a breve distanza, si trattava di una bottega di lunga tradizione specializzata in vini particolari, sono certa che i proprietari ne andassero particolarmente fieri.

Attiva dal lontano 1840, caspita!
Ben prima dell’Unità d’Italia, stai a vedere che le Camicie Rosse di Garibaldi sono passate pure da Monticelli?
Non mi stupirebbe affatto, del resto lì vicino c’era l’Albergo del Raschianino dove soggiornarono i prodi che seguirono il nizzardo nella sua impresa.
Certo, se potessi far due chiacchiere con il Signor Monticelli mi sarebbe tutto più chiaro!

Ho tentato di seguire il filo del tempo, sempre avvalendomi della mia Guida Pagano.
E posso dirvi che nel 1926 sia la trattoria che il negozio erano ancora fieramente al loro posto.
E la concorrenza era forte, Sottoripa era pullulante di negozi e botteghe, solo in quel breve tratto c’erano ben due osterie e guardate quante botteghe diverse facevano i loro affari davanti al mare di Genova.
Io avrei particolare interesse per il negozio di un certo Signor Guani, costui vendeva crine, certo quella è tutta un’altra storia!

Poi il tempo passò, venne la guerra, caddero le bombe e cambiarono in parte il profilo della città.
Sulla Guida Pagano del 1957 non c’è più traccia di gloriose attività della Famiglia Monticelli, forse cessarono molto tempo prima, non saprei dirvelo.
Eppure.
Là c’era un continuo andirivieni, io ne sono sicura.
Provate ad immaginare di esserci stati anche voi.
In un altro tempo, in Sottoripa.

Cartolina appartenente alla Collezione di Eugenio Terzo

Vi porto ancora per le strade del mio quartiere, a guardare i tetti, in questa stagione dolce le prospettive sanno essere incantevoli.
Così era, appena una settimana fa in Corso Firenze: chiarore di cielo azzurro e neve sui monti in lontananza.

E come vi ho già raccontato, in questa città di strade in salita che si inerpicano sinuose, i tetti dei palazzi delle vie sottostanti terminano in corrispondenza delle strade della Circonvallazione e così da Corso Firenze si vedono gli ultimi piani degli edifici di Via Pertinace.
E scalette, piante, terrazzini.

E tende per riposarsi all’ombra.

Rampicanti e quei colori cari a noi genovesi, bianco e rosso della Croce di San Giorgio.

Sventola nel cielo fresco di marzo la bandiera di Genova accanto al simbolo della Superba.

Disegni nell’aria e in lontananza la modernità.

E geometrie, castelli ed edifici ottocenteschi.

Ancora, su Ponte Caffaro.
Ringhiere, vasetti, gradini, bellezza vera sospesa lassù.

E più oltre, sulla sommità dei palazzi che si affacciano sul percorso della funicolare Sant’Anna, altre armonie di un altro tempo.

Tutti gli indizi della primavera, andando verso la spianata.
Un tettuccio, piante rigogliose, muri dai colori caldi.

E ancora foglie rosse, alberi, contrasti di Genova.

Una sdraio per riposarsi al sole, una palma e tantissimi vasi, vasi di coccio che ospitano la vita.

Camminando per le strade del mio quartiere.
Guardando i tetti e le prospettive della Superba.