Lacrime

Genova, 14 Agosto 2018: crollo del Ponte Morandi.
E le lacrime.
Le lacrime di tutti noi.

Monumento Badaracco – Scultore Giacomo Moreno
Cimitero Monumentale di Staglieno

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Agosto 1908: una vicenda incresciosa in Piazza Acquaverde

Questa è una vicenda incresciosa che avvenne molti anni fa, accadde proprio in questi giorni di agosto nel glorioso 1908.
E andiamo a quella calda estate, in Piazza Acquaverde nel lussuoso Hotel Royal Aquila si presenta una giovane coppia.
È gente del bel mondo, i due giovani provengono da un’altra città piuttosto lontana e sfoggiano raffinate eleganze, l’avvocato e la sua signora viaggiano con due bauli carichi di abiti, lei è straniera e lo si capisce dal suo accento.
Chiedono una camera, la più confortevole e costosa, quindi si ritirano per concedersi il meritato riposo.


Certo la loro quiete durerà poco, state un po’ a sentire cosa accadde quella stessa sera.
Le guardie arrivarono nel cuore della notte ed esposero una spinosa questione al direttore dell’albergo, costui si vide così messo con le spalle al muro e si vide costretto ad accompagnare le forze dell’ordine davanti alla camera dove soggiornava la giovane coppia.
Le guardie bussarono, la porta si aprì e i due vennero condotti in centrale per l’interrogatorio del caso e quindi in carcere.
Che trambusto, che confusione, all’albergo non ci potevano credere!
E uscì fuori che quei due non erano l’Avvocato Tal dei Tali e la sua distinta consorte, macché!
Il giovinotto era un nobiluomo di blasonata famiglia, la legittima moglie di lui in quel periodo si trovava sulla riviera ligure in convalescenza.
E la signorina sorpresa in albergo con lui?
Eh, lei era una cameriera svizzera a servizio presso la coppia, lui si era incapricciato di lei e la tresca durava ormai da lungo tempo!
La signora, poverina, sapeva tutto e la piacente ragazza era stata persino licenziata ma il fedifrago continuava a frequentarla e anzi, trascorreva spesso giornate a Genova in compagnia di lei.
E all’epoca, come tutti saprete, c’era il reato di adulterio e così, su intervento della moglie di lui, era successo quello che era successo, ecco lì!
Le guardie, l’interrogatorio e l’intervento della legge.
Ora, chiaramente ho letto la notizia sulle pagine del quotidiano Il Lavoro, venne pubblicata in questi giorni del 1908.
Il giornalista conclude l’ultimo articolo dicendo che il fedifrago supplicava il perdono della moglie e la conseguente libertà, chissà se lei glieli concesse.
E sapete cosa vi dico?
Spero che le protagoniste femminili di questa vicenda abbiano poi trovato nuovi compagni di vita e altre autentiche felicità.
Erano altri tempi, davvero diversi dai nostri.
E accadevano vicende come questa, nella calda estate di Genova del 1908.

Gelati e incontri a Boccadasse

Oggi vi racconto di un giorno di giugno trascorso davanti al mare, a Boccadasse.
Sono arrivata là, sul muretto, con la mia coppetta di gelato da gustare.

Veramente me la sono conquistata dopo una lunga camminata da Sturla a Vernazzola e poi su, da Via Urania, in quella vertigine che è propria delle creuze di Genova.

Via Urania

E arrivata in cima mi sono fermata sotto a una certa finestra.
E c’erano vasi generosi, piantine e tende a righe.

Capo Santa Chiara (1)

E poi ancora, un altro muretto a Capo Santa Chiara, mentre gli ombrelloni regalavano ombra confortatrice a certi pigri bagnanti.

Capo Santa Chiara (1a)

E lo sguardo, il mare blu, le prospettive di casa.

Capo Santa Chiara (2)

I petali dalle tinte accese, le foglie, gli scogli e i tetti delle case.

Capo Santa Chiara (3)

E ancora discese di mattoni, ringhiere, rumore di onde, gabbiani in lontananza, voci e vasetti di coccio.

Boccadasse (2)

Rosso, vivace e brillante di fiori di cactus.

Boccadasse (3)

Rosso, sulle piante e sui muri delle case.

Boccadasse (4)

E scale, gradini, panni stesi, passo piano senza disturbare, ci sono un ragazzo e una ragazza che si parlano d’amore, sembrerà un’invenzione per rendere più romantico il racconto e invece no, erano proprio lì, seduti da una parte.

Boccadasse (5)

Ed ha questi colori il tempo gioioso dell’estate di Genova.

Boccadasse (6)

Ed eccomi dunque, sul mio muretto con la mia magnifica coppetta di gelato al pistacchio e ai frutti di bosco, felicità!

Boccadasse (7)

E quindi ho imboccato la creuza, come sempre tutti facciamo, quando andiamo a Boccadasse ed ecco l’incontro particolare, mica te lo aspetti in un’assolata giornata di giugno.
C’era una signora che era appena uscita di casa ed era un po’ interdetta, sulla porta della sua abitazione in effetti stazionava un ospite decisamente inatteso.
Non per dire ma io se me lo trovassi in terrazzo penso che chiuderei la finestra con molta calma, l’idea di averlo in salotto non mi piacerebbe tanto.

Boccadasse (8)

La signora era della stessa idea, ecco.
Io mi sono fermata a lungo a chiacchierare con lei e poi a noi si è aggiunto anche un altro passante che ha fornito svariate rassicurazioni sul tipo in questione.
Quindi eravamo in tre, sulla creuza, nel viavai della gente che scende a Boccadasse.

Boccadasse (9)

Il tipetto però non sembrava avere alcuna intenzione di schiodarsi dallo stipite e lì l’ho lasciato, ma vi assicuro che siamo rimasti un bel po’ di tempo ad osservarlo, mi auguro che la signora sia poi riuscita a entrare in casa senza portarsi dietro cotanto personaggio!

Boccadasse (10)

Cose che capitano dove non te lo aspetti, nel tempo del sole caldo.
E così ho terminato la mia passeggiata, guardando le barche e il mare luccicante della nostra bella Boccadasse.

Boccadasse (11)

Amiche dei prati e dei fiori

Sono le amiche dei prati e dei fiori, le regali farfalle si posano lievi su piccoli petali bianchi, con questa infinita e inimitabile eleganza.

Sgargianti, vivaci, leggiadre.

Farfalla (2)

Dondolanti appena sugli steli profumati della lavanda.

Farfalla (3)

Piccole bellezze luccicanti tra l’erba.

Farfalla (4)

Su fiori candidi, soffici e delicati.

Farfalla (5)

In questa dolcezza d’estate che esalta la loro bellezza.

Farfalla (6)

Sui fiori che sbocciano nei giardini.

Farfalla (7)

Oppure su certe corolle che crescono libere e selvatiche.

Farfalla (8)

Sui fili d’erba che le sorreggono con questa incomparabile grazia.

Farfalla (9)

Vicine e così lievi, semplicemente perfette, amiche dei prati e dei fiori.

Farfalla (10)

Le pietre e la luce

Non ha respiro la pietra, se lo avesse narrerebbe di dame e cavalieri, di monache devote e di sussiegosi cardinali che varcarono il portone della cattedrale.
Non ha voce l’ardesia, se l’avesse ricorderebbe le storie lontane e vicissitudini ormai dimenticate, mostrerebbe ai vostri occhi il volto di un traditore e poi quello di un altro ancora.
I loro nomi sono così vicini, adesso, eppure il passante distratto non più li ricorda e neanche li nota.
Ha ancora la stessa potenza la luce, irradia il suo calore sulle pietre di Genova, fende l’oscurità e l’attraversa.
Ancora, come sempre nel tempo trascorso, le pietre e la luce.

A pranzo alla Trattoria al Valico

A breve distanza da Fontanigorda c’è un posto dove potrete gustare ottimi manicaretti preparati con sapienza e cura.
Ed è verde intenso di boschi fitti in quella zona nella quale la Val Trebbia incontra la Val d’Aveto, lì al Passo del Fregarolo termina il territorio del Comune di Fontanigorda che comprende anche la Trattoria al Valico.

Là dove sbocciano i fiori magnifici della Signora Norma che con la sua bella famiglia vi accoglierà nel suo ristorante.

Trattoria al Valico (2)

Tra prati, boschi rigogliosi e natura superba.

Trattoria al Valico (3)

Mentre le nuvole e il cielo si specchiano sui vetri, in questo tratto di Liguria che è per me un angolo di paradiso.

Trattoria al Valico (4)

Una zona perfetta per le gite e le escursioni, la sosta poi si fa qui, alla Trattoria al Valico: ci si accomoda in questa bellezza, in questa sala ci sono anche i paioli appesi al soffitto.
Qui si mangiano piatti tipici preparati ad arte che vengono servite in abbondanza, il menu prevede una vasta scelta e se siete delle buone forchette vi concederete anche gli antipasti di salumi piacentini, l’insalata russa e altre bontà!

Trattoria al Valico (5)

Noi siamo passati direttamente al primo e anche in questo caso ci sono state proposte diverse opzioni, c’erano i classici pansoti al sugo di noci, i taglierini al sugo di lepre e i ravioli di asina al burro e questo è proprio il piatto scelto dal mio amico.

Trattoria al Valico (6)

Io invece ho optato per il risotto ai funghi e alle erbette, una delizia cremosa dai molti profumi.

Trattoria al Valico (7)

Seduti in trattoria, in luogo che offre ottimo cibo e una calda atmosfera famigliare.
E magari vi capiterà di fare due chiacchiere con la signora Norma, lei ama molto leggere, è innamorata dei suoi boschi e dei suoi luoghi ed è una persona piacevolmente speciale, se la conoscerete non potrete che essere d’accordo con me.
Al di là del vetro c’è questo panorama incantevole e questa magnifica quiete.

Trattoria al Valico (8)

In una trattoria come questa chiaramente non mancano i piatti a base di carni diverse, dalla capra alle lumache e in base alla stagione non manca la selvaggina come il cinghiale e il capriolo che qui vedete servito in una pentola di coccio.

Trattoria al Valico (9)

Io da vera golosa ho scelto un fantastico fritto misto all’italiana che comprendeva diverse verdure: le melanzane e i fiori di zucchini in pastella, i pomodori e il formaggio filante, delizioso il tipico latte fritto che mi piace moltissimo!

Trattoria al Valico (10)

Va detto che con queste porzioni così abbondanti ci siamo poi limitati a una tazzina di caffè ma volendo chiaramente c’era anche il dolce.
E sempre, attorno a voi, la bellezza gloriosa dell’estate.

Trattoria al Valico (11)

E la luce brillante che sfiora i girasoli.

Trattoria al Valico (12)

Alla Trattoria al Valico della famiglia Ferretti, nella meraviglia delle nostre valli di Liguria.

Trattoria al Valico (13)

Anni ’20: agosto ai Bagni Liggia

Ricordi i nostri giorni d’estate?
Andavamo sempre ai Bagni Liggia, quello era davvero il nostro posto.
E poi cresci, diventi grande, ma quei luoghi che appartengono ai giorni dell’infanzia non li potrai dimenticare mai.
Andavamo ai Bagni Liggia, sul finire degli anni ’20, la vita era una sorpresa, accade così quando sei un piccoletto che va alla spiaggia con mamma e papà.

Proprio là, nel levante della città, dove il clima sa essere dolce e piacevole.

Bagni Liggia (2)

Là, dove lo sguardo si perde a inseguire la costa frastagliata e le impervie bellezze della Liguria.

Bagni Liggia (3)

Nel tempo dell’infanzia c’era sempre tutta quella gioia nei nostri occhi, noi che nulla sapevamo del nostro futuro.
Con la mamma e con le zie, ognuna porta un cappellino diverso, è caldo nel mese di agosto ed è meglio ripararsi la testa.
Ed eccomi lì, a dondolare le gambe sul pontile, avanti e indietro, avanti e indietro.
Poi raccogli un sasso e stringilo in una mano, insegui i granchi, corri sul bagnasciuga e ridi fortissimo.

Era il tempo dei giochi sulla spiaggia, ai Bagni Liggia.

Bagni Liggia (5)

E ti ricordi?
Ci mettevamo a sedere sui sassi e la mamma ci faceva mille raccomandazioni.
Era un tempo dolce, quello.
E l’aria calda accarezzava la pelle, papà mi baciava la fronte e ogni giorno era una nuova avventura.

Quello, per noi, era davvero il nostro posto.
E questa è una cosa che non si sa spiegare: ritorni in un certo luogo e il cuore comincia a batterti forte perché lì ci sono i ricordi della tua vita.
Le risate dei grandi, le chiacchiere in riva al mare e la luce del sole che fa luccicare l’acqua.

Bagni Liggia (6)

E ti ricordi?
Ti ricordi le nostre merende tra le braccia di mamma?
All’ombra, perché faceva caldo ai Bagni Liggia, dopo il bagno ci mettevamo lì bravi bravi e ci godevamo qualche dolce bontà che mamma aveva preparato per noi.

E i giri in barca?
Ti ricordi quel rumore? Pluf! È il suono del remo che cade nell’acqua e poi ritorna su!
E andavamo al largo, facevamo i tuffi ed era tutto così semplice e perfetto, il ricordo di quei momenti speciali è ancora vivo e vivace.

Bagni Liggia (8)

E questo, cari lettori, è ancora uno dei miei giochi di fantasia.
Ho dato voce al bimbetto che avete veduto nelle immagini d’epoca, si tratta di tre fotografie, su due di esse a tergo una mano gentile ha scritto Bagni Liggia, specificando poi anche che le immagini risalgono ai mesi di Agosto del 1928 e del 1929.
Non c’è scritto nulla sulla terza fotografia della quale avete già veduto un frammento, qui di seguito la pubblico per intero.
Ed io penso di aver riconosciuto il bambino sorridente e anche la sua mamma, quindi presumo che anche questi siano i Bagni Liggia anche se non ne ho certezza.
Era il tempo dolce di agosto.
Sorrisi, aria di mare, onde frizzanti.

E poi, il tempo.
Scorre, scivola e svanisce.
E accade così, all’improvviso.
E ti resta il ricordo del tuo tempo d’estate ai bagni Liggia.

Bagni Liggia (10)

 

Riflessi d’estate sul Lago delle Lame

E ritornare a cercare il fresco nei luoghi incantevoli della Val d’Aveto, sulle sponde del Lago delle Lame, un angolo fiabesco di Liguria, a 1000 metri di altitudine tra i boschi generosi del Comune di Rezzoaglio.

Nel tempo del caldo prepotente qui spira una brezza leggera e nuvole vaghe percorrono il cielo e si specchiano nelle acque fresche.

Lago delle Lame (2)

Ombra, legno, vita di bosco.

Lago delle Lame (3)

E alberi imponenti e regali.

Lago delle Lame (4)

Mentre il laghetto glaciale si illumina di riflessi.

Lago delle Lame (7)

Silenzio, stupefacente quiete rotta soltanto dal canto allegro degli uccelli.

Lago delle Lame (6)

E tutto brilla della luce dell’estate, nel lago guizzano i pesci e sulla riva sono seduti pazienti pescatori, è l’attività che si svolge al Lago delle Lame dove non è consentito nuotare.

Lago delle Lame (8 )

Ed è gentile l’Aveto con i suoi visitatori, li accoglie nell’abbraccio dei suoi monti.
Foglie, calore, luce, ombra e panche di legno.

Lago delle Lame (9)

Mentre le farfalle passeggiano sui fiori.

Lago delle Lame (10)

E rossi maturano i lamponi.

Lago delle Lame (11)

E ogni filo d’erba è un equilibrio di diverse meraviglie.

Lago delle Lame (13)

Diverse sfumature di verde e di azzurro dell’Aveto.

Lago delle Lame (12)

Lo steccato, il cielo azzurro, la magnificenza della natura.

Lago delle Lame (14)

Gli alberi che sfidano l’infinito, sempre.

Lago delle Lame (15)

Le foglie frementi di vita e di aria.

Lago delle Lame (16)

E la luce, la meraviglia e il contrasto di colori.

Lago delle Lame (17)

Resti seduto su una roccia e all’ombra degli alberi, in queste quiete ad ammirare il panorama e la splendida armonia del Lago delle Lame.

Lago delle Lame (18)

In villeggiatura a Bagni di Montecatini

Ed è ancora stagione di inusitate eleganze, grazie alla mia speciale macchina del tempo vi porterò indietro negli anni e andremo insieme nel ruggente 1908 in un luogo di villeggiatura molto apprezzato.
Signore e signore, preparate i vostri bauli per il soggiorno nella ridente località di Bagni di Montecatini in seguito nota come Montecatini Terme, gli affezionati frequentatori dello Stabilimento Tettuccio si lasciano ritrarre per la foto ricordo che resterà la gioiosa memoria di certi giorni d’estate.
Molti anni dopo, osservando questa fotografia, qualcuno dotato di una certa fantasia potrebbe persino tentare di immaginare le vite di quei villeggianti.
Ad esempio, ecco una ragazza dal carattere volitivo.
Bella, elegante, garbata, il suo cappellino è ricoperto di petali delicati, quanta eleganza!
E in cotanta graziosa beltà e in quel suo sguardo fiero che non conosce esitazioni io leggo anche il piglio di una personalità vivace, non mi stupirebbe scoprire che la signorina in questione era una femminista ante litteram.

D’estate, a Montecatini, c’è il bel mondo.
Ed è tutto un biancheggiare di pagliette, i gentiluomini sfoggiano baffi alla moda, farfallini e sguardi decisi.

Ecco diverse generazioni di donne, la più piccina è seduta a terra e si vede appena il suo cappello.
Ha l’abito scuro l’anziana signora, dai tratti parrebbe parente della giovane donna che si trova nella parte destra della foto.
Portano fastosi cappelli e ombrellini da passeggio secondo la moda dell’epoca.
E osservate la fanciulla sulla sinistra, io non credo che abbia un legame con le altre due donne, ha il viso più paffutello e una diversa fisionomia.
E si annoia, lei detesta rimanere qui!
Non può dirlo, guai a lamentarsi, ma in realtà la ragazza a casa sua ha un giovinotto che le fa battere il cuore e quindi delle bellezze di Montecatini non gliene importa proprio niente!

I bicchieri, le bibite fresche, il tempo del ristoro.
Un signore con dei baffi importanti, deve essere uno che se ne intende delle cose del mondo, avrà anche una certa posizione nella buona società.
Accanto a lui ecco coloro che potrebbero essere i genitori dell’annoiata fanciulla.
Eh la signora sfoggia un favoloso copricapo, è una nuvola di pizzi leggeri e chissà quanto l’avranno invidiata le altre signore di Montecatini!

Il cammino della vita per taluni è appena iniziato, ad esempio per la coppia di sposi che sono qui in viaggio di nozze.
Per lo meno, questo sembra a una persona che ama giocare con l’immaginazione!

Cappelli, gilet, cravattini, bastoni da passeggio, espressioni serie e compunte.

Giacche a quadretti e abiti di buon taglio, lo stile del tempo.
E fate caso al signore vestito di chiaro: porta gli occhiali tondi da vero intellettuale, ha un bel paio di baffi e a suo modo mi sembra un emulo di Guido Gozzano, la sua figura mi ha fatto subito venire in mente il celebre poeta!

E poi, in realtà, non è per nulla facile immaginare le vite degli altri e per giunta azzeccarci, tuttavia certe personcine balzane si divertono a fantasticare in questa maniera.
Ed è sempre un bel viaggio nel tempo che oggi mi ha condotta nel mese di Agosto del 1908 allo Stabilimento Tettuccio di Montecatini.

Le presine della zia

Nelle seconde case ci sono spesso oggetti che non usiamo più e che comunque meritano una seconda possibilità: magari sono semplicemente passati di moda oppure sono stati sostituti con altri più nuovi ma rimangono utili e così trovano una nuova vita nella seconda casa.
Piatti per la cucina, asciugamani da spiaggia, accessori vari e oggetti per la casa presi con i punti, cose così.
L’altro giorno qui in campagna ho trovato tra la biancheria un piccolo tesoro, a dire il vero in quel cassetto ci sono numerose tovagliette cucite e ricamate dalla nonna e dalla mamma, strofinacci, centrini e altre minuziose bellezze e poi ci sono anche le presine della zia.
Le ho appese in cucina per usarle e mi si è subito risvegliata l’immaginazione: certamente la zia avrà fatto quelle presine con qualche avanzo di cotone, lei era il tipo da lavori monumentali e impegnativi.
Della zia, in realtà, è sempre un po’ difficile parlare al passato perché lei ha lasciato ovunque la traccia della sua personalità solare e gioiosa.
Ed eccola lì, seduta sulla sedia di vimini in salotto della casa del mare, con i gomitoli di cotone e l’uncinetto in mano.
La zia chiaramente fa anche le presine, non c’è nulla che lei non riesca a creare con la sua brillante fantasia.
È uno dei suoi passatempi, la zia è anche abile solutrice di Parole Crociate e non c’è Ghilardi o Bartezzaghi che le incuta timore, ama anche giocare a carte e facciamo spesso lunghe partite a Scala Quaranta.
L’uncinetto e il ricamo sono i suoi vanti, la zia ha annate intere di riviste e cassetti pieni di gomitoli colorati e non sta mai con le mani in mano.
Si dedica ai lavori manuali mentre alla TV passano un vecchio film giallo, la zia ama i romanzi di Agatha Christie e apprezza Monsieur Poirot ma anche lei ha un debole per Miss Marple.
E intanto l’uncinetto va su e giù, lei guarda le sue presine con un certo compiacimento e non vede l’ora di finirle, trilla con allegria, la zia non è mai di cattivo umore e ha una voce chiara e squillante.
E intanto l’uncinetto va su e giù e poi il tempo passa e scivolano via gli anni.
Negli armadi di casa ho tante cose fatte dalla zia, ho anche un ricamo che lei non ha mai completato ed ero quasi intenzionata a finirlo io, poi in realtà ho lasciato gli aghi così come sono, come li aveva puntati lei nella tela di lino.
Quel ricamo è una raffinata ghirlanda circolare con le quattro stagioni: Il tempo, quella cosa lì che non si sa capire.
Agosto in casa mia è sempre stato un mese di compleanni, di rado li festeggiavamo tutti insieme perché nel tempo delle vacanze magari capitava di essere in posti diversi.
Ad agosto compivano gli anni mio papà, mia zia e la loro mamma, la Nonna Teresa.
Con la zia capitava di trovarsi insieme, nel cuore dell’estate, nella casa del mare e magari si andava a cena fuori a mangiare la frittura di pesce.
Ma ve l’ho detto, l’uncinetto va su e giù e la trama della vita è più complicata di quanto si vorrebbe.
Le presine della zia ora sono qui, nella casa di campagna, io sono indecisa se tenerle da parte oppure se usarle ma credo che la zia vorrebbe che le sue presine continuassero a vivere mirabolanti avventure in cucina, da cuoca sopraffina credo che apprezzerebbe.
E allora mi sembra quasi di rivivere quel momento.
La sedia di vimini, i mobili scuri della sala, il caldo della riviera.
L’uncinetto va su e giù e poi si ferma.
E la zia riguarda il suo lavoro e pronuncia soddisfatta queste parole:
– Ecco, sono finite!
Sorride, si alza e si affaccia alla finestra, guarda fuori e decide di andare a far due passi.
E insieme a suo marito va su e giù, sulla passeggiata a mare, in uno di quei luoghi dove le memorie e il tempo davvero non finiscono mai.