Sette anni con voi, buon compleanno Dear Miss Fletcher!

Oggi è una giornata importante per me, oggi questo blog compie sette anni.
Sono tantissimi giorni, se ci pensate.
E sono tante fotografie, ricordi, caruggi, scoperte, nuovi libri e nuovi viaggi nei tempi passati che non ho veduto.
E incontri, nuove ispirazioni, amicizie che si rinsaldano, sono molte le emozioni che mi regalano queste mie paginette.
Così innanzi tutto ringrazio voi per la vostra presenza, grazie per le parole belle che sempre mi donate, sono onorata di avere tra i miei lettori persone garbate ed entusiaste come voi.
E allora brindo insieme a tutti voi, cin cin e buon compleanno Dear Miss Fletcher!

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Un favoloso negozio in Via Roma

C’era un tempo, a Genova un favoloso negozio dove si potevano acquistare tutte le migliori raffinatezze per le confezioni di abiti per signora e tutte le dame del bel mondo di certo lo conoscevano.
Era un posto all’ultima moda e nelle sue scintillanti vetrine venivano esposte le ultime novità in fatto di stile, doveva essere una gioia per le signore e signorine genovesi fermarsi in Via Roma da Besio per gli acquisti.

Il negozio rimase a lungo in questa via, si trasferì in seguito in un altro punto della strada ma almeno fino al 1934 si trovava ancora in Via Roma, così ho letto sulla mia Guida Pompei di quell’anno.
Noi però viaggiamo ancora più indietro nel tempo e andiamo in quel secolo di romantiche eleganze e precisamente nel 1887.
Immaginiamo quel negozio e i suoi scaffali ricolmi di ogni ben di Dio: pizzi e ricami, nastri, bottoni lucenti e ricche passamanerie.
Mi vien da dire che in Via Roma facevano concorrenza al negozio del mio avo Vincenzo che vendeva le sue raffinate creazioni in quel di Campetto, alcuni dei suoi articoli sono ancora qui con me.

A volte accade, a volte le storie si intrecciano in maniera imprevista e piacevole da ritrovare.
In quel periodo venne pubblicato un romanzo che diverrà poi un classico della letteratura: l’autore è Emile Zola e il libro si intitola Al Paradiso delle Signore.
È un autentico capolavoro e si incentra sulla vicenda di una ragazza, tra quelle pagine il lungimirante Zola narra anche il successo strepitoso dei primi magasins de nouvetés a Parigi, questi templi del lusso e della moda finiranno per mettere in seria difficoltà i piccoli negozi.
Se non avete letto il libro di Zola vi suggerisco di farlo, si tratta di uno dei romanzi che ho più amato e qui trovate la mia recensione.
Non sono certo l’unica ad aver apprezzato la lettura del romanzo dello scrittore francese, ho idea che sia piaciuto anche ai proprietari del famoso negozio, guardate con attenzione la pubblicità pubblicata sul Lunario del Signor Regina del 1887.
E immaginate di essere anche voi nella frenesia degli acquisti, le clienti esigenti trovano qui velluti e pizzi preziosi, nastri di raso, bottoni raffinati e molto altro ancora.
Insomma, un negozio delle meraviglie, per davvero!
Al Paradiso delle Signore, nel centro di Genova nel lontano 1887.

Ancora sorprese alla fermata dell’autobus

Torno ancora ad aggiornarvi su una questione che ormai si ripete con una certa regolarità, ad ogni stagione c’è una nuova sorpresa che mi attende.
Ed è ben evidente che nei dintorni deve esserci qualche concittadino che si diverte ad arredare una certa fermata dell’autobus, c’è da dire che in Circonvallazione a Monte non restiamo mai delusi.
Ecco il riassunto delle puntate precedenti: tutto iniziò nel lontano 2013.

Venne poi l’anno 2015 e portò una bella poltroncina.

Non passò molto tempo, l’albero si ricoprì di foglie e alla fermata dell’autobus ecco nuove comodità per i fortunati viaggiatori in attesa.

Giunse poi la primavera del 2016: due cuori e una fermata dell’autobus.

Tempo dopo, al principio dell’estate del 2017, ecco comparire in un angolino una sistemazione adatta a un bimbetto sgambettante.
Ed è come assistere a una storia, in un certo modo.

Ancora il tempo passò, trascorsero i mesi e giorni.
E a febbraio di quest’anno mi capitò di vedere alla fermata dell’autobus due seggiole in stile, devo dire che avevano anche una loro eleganza.

E qui vi lasciai, qualche mese fa conclusi il mio post con speranzoso ottimismo, certa che la faccenda non fosse finita lì.
E voilà, eccoci alle soglie di una nuova estate e alla fermata dell’autobus non mancano le sorprese per grandi e piccini.
Un caro saluto a tutti voi, aspettando la prossima puntata!

Un pomeriggio con la nonna Teresa

Come se non fossero mai passati tutti questi anni, io mi ricordo ancora quei pomeriggi con la nonna Teresa.
La nonna abitava nel mio palazzo e così quando ero piccola mi bastava salire qualche piano di scale per andarla a trovare.
Come ho già avuto modo di ricordare, la nonna era una ragazza del ‘99, gente di altra tempra rispetto a noi.
La nonna non stava mai con le mani in mano, era sempre impegnata con le sue attività: raccoglieva le fotografie per l’album di famiglia, scriveva aneddoti e memorie, soprattutto passava un sacco di tempo a cucire.
La nonna aveva una vecchia Singer con il pedale e spesso la trovavi all’opera con aghi, fili e stoffe, va detto che a volte cuciva delle cose del tutto inutili ma allora mi sembrava sempre che facesse lavori assolutamente indispensabili.

Foto scattata a Fontanigorda

La nonna aveva anche un apparecchietto di plastica colorata a forma di macchina da cucire, era un piccolo aggeggio che serviva a infilare l’ago e all’epoca mi sembrava una cosa fantastica, di recente mi è capitato di vederlo in vendita sui banchi del mercato e ho avuto un vero e proprio moto di nostalgia.
Alla nonna piaceva anche cucinare e le riusciva molto bene peccato che fosse spesso in altre faccende affaccendata e quindi sovente si scordava le pentole sul fuoco, io mi ricordo benissimo certe pietanze e certe minestre carbonizzate a dovere.
A casa della nonna poi trovavo sempre riviste interessanti e così molto spesso me ne tornavo nella mia cameretta con un discreto bottino di imperdibili letture.
La mia preferita in assoluto era una rivista di leggerezze, diciamo così: aveva un formato insolito, la carta sottile e molte foto in bianco e nero.
Ed erano pagine e pagine di pettegolezzi sulle stelle del cinema e sui componenti delle case reali europee, la leggevo con una certa curiosità per i matrimoni da favola, i nuovi amori e le storie sensazionali.
C’erano poi i settimanali che comprava mia zia con le istruzioni per la maglia o l’uncinetto, i servizi di moda, le notiziole utili per la casa.
E su quelle pagine andavo sempre a cercare la rubrica con i trucchetti della nonna, a dire il vero in seguito non credo di essermi mai ricordata di seguire uno di quei consigli ma all’epoca mi sembrava fondamentale informarmi sul modo migliore per pulire l’argenteria, tanto per fare un esempio.
Sulla scrivania della nonna poi non mancava mai il barattolino argentato della Coccoina, quell’odore per me è un ricordo d’infanzia.
Lei usava la colla per attaccare sui suoi quaderni le ricette ritagliate dalle riviste e la utilizzava anche per l’album dei ricordi di famiglia.
La nonna Teresa era maestra elementare e ogni tanto tirava fuori le fotografie di lei con i suoi studenti, adesso conservo io quelle foto di classe.
E poi la nonna raccontava dei suoi giorni da insegnante e di quando da piccola andava al mare a Sampierdarena, in campagna agli Erzelli oppure a Pontedecimo.
E la ringrazio per aver scritto i suoi ricordi, se non lo avesse fatto sarebbero andati perduti mentre invece sono impressi sulla carta con la sua calligrafia ordinata e precisa.
Rileggere adesso quelle storie è come tornare indietro nel tempo e trascorrere ancora, di nuovo, un pomeriggio con la nonna Teresa.

La ragazza con la bicicletta

Le scarpe bianche con il tacco basso, il piede sul pedale.
La camicia in fantasia con le maniche ampie e stretta sui polsi, le mani saldamente posate sul manubrio, il tuo breve viaggio che sta per iniziare.
I capelli folti e ribelli sotto al cappello, quella visiera sarà sufficiente a ripararti dal sole?
Gli orecchini ai lobi, un vezzo irrinunciabile.
La gonna alle caviglie, una balza che svolazza mentre tu pedali.
E l’aria sul viso, poi chiudi gli occhi e respiri.
E ridi anche, sei felice.
Felice, per davvero, si può esserlo anche solo provando la vertigine della libertà.
Ed è molto più facile andare in bicicletta indossando i pantaloni, ci hai mai pensato oppure un’idea così balzana non ti è mai passata per la mente?
Pedali su un lungo viale all’ombra dei tigli, a volte invece vicino al mare, ti lasci alle spalle il tempo trascorso, la casa alla quale ritornerai, dimentichi le tue preoccupazioni.
Respiri l’aria fragrante di agrumi, ti perdi nella tua indipendenza e non senti neppure la stanchezza, hai tutto il vigore della tua gioventù.
Tu, i tuoi giorni, la tua libertà e la tua bicicletta.

Una farfalla di città

Ho incontrato proprio ieri una farfalla di città, se ne stava a ciondolare ai giardini di Corso Firenze, a dire il vero non era neanche da sola, insieme a lei c’erano un paio di farfalle bianche ma loro svolazzavano inquiete e non si sono lasciate ammirare.
Lei invece si dondolava sui piccoli fiori.

Ed erano petali viola, chissà perché le farfalle prediligono i fiori di questo colore, mi è già capitato di notarlo a Fontanigorda: tutte se ne stanno lontane dalle bianche margherite ma si posano sui fiori di campo dai toni del lilla.

E così sono rimasta a seguire la fragile creatura mentre si spostava da un fiore all’altro, le farfalle sono meravigliose e instancabili.

Lei è la prima farfalla di questa stagione, arriverà presto l’estate e incontrerò altre bellezze come lei, avventurosa farfalla di città dalle ali variopinte.

Un lavatoio a Capolungo

Andando a levante e percorrendo la passeggiata di Nervi fino a Capolungo si arriva ad una piccola spiaggia molto cara ai genovesi.
Nulla di pretenzioso, è un luogo vissuto e vero, è un angolo raccolto di Genova dove scrosciano le onde inquiete e dove i gozzi riposano sulla spiaggia.
Queste un tempo erano case di pescatori, gente semplice che conosceva altre fatiche molto diverse dalle nostre, noi ci sediamo su questi sassi ad ammirare il mare, questi sono i luoghi delle nostre lente pigrizie.

E c’è una creuza che conduce a Capolungo, rischiarata dal sole brillante scende ripida verso la piccola spiaggia sferzata dal vento di mare.
In altri tempi e in altri giorni le donne andavano a fare il bucato a questo lavatoio, arrivavano con le conche cariche di panni e i loro colori e le loro chiacchiere erano semplicemente vita.

Nervi di creuze, Nervi di caruggi, panni stesi e fresca brezza marina.

Luogo di spossanti fatiche e di antiche memorie, forse per qualcuno ancora care.

Sul lavatoio di Capolungo è affissa una targa in ceramica, è un ricordo ma è anche un maniera gentile di conservare un frammento del tempo passato che noi non abbiamo vissuto.

A Nervi, passeggiando verso levante.
A pochi passi dalla spiaggia dove le onde inquiete danzano senza posa.

Ritornare

C’era solamente un luogo a cui ritornare ed era là, impresso nella sua memoria.
Percorse ancora una volta la strada di casa, accanto a muri caldi di sole, all’ombra dell’antica torre, aveva il passo sicuro di chi conosce bene la sua meta.
Nessuna incertezza, nessuna nostalgia.
Lo sapeva, c’era soltanto un luogo a cui ritornare ed era vicino, a pochi passi.
La scala ripida, le finestre che si affacciano sulla piazza, il campanile, il tempo scandito ad un’altra velocità.
La memoria.
Un luogo soltanto.
E ritornare.
A casa, ancora una volta.

Moda da spiaggia del secolo scorso

Con l’arrivo della bella stagione viene anche il tempo della spiaggia e dei tuffi nel mare blu, sono i giorni della villeggiatura in riva al mare.
E tutte le signore e signorine vogliono sfoggiare l’ultimo modello di costume da bagno ed essere alla moda, così accade in questa luminosa estate del 1909.
Ci si appresta a trascorrere ore deliziose al sole a Cornigliano o magari in quel di Sampierdarena, questo è il tempo degli ozi dorati.
E dove trovare il perfetto costume da bagno?
Ad esempio sul catalogo Frette edito nel mese di dicembre del 1908, su quelle pagine sono disponibili diversi modelli adatti a tutte le esigenze.
Alcuni costumi sono più semplici, altri più raffinati e leziosi, i prezzi variano e un costume per signora arriva a costare quasi 20 Lire!
I capi sono in cheviot di lana, immaginate un tuffo tra le onde con quel pastrano addosso, molti anni dopo una certa Miss Fletcher, sfogliando il catalogo Frette di sua proprietà, si domanderà come caspita sia possibile pensare di andare al mare vestite in quella maniera lì.

E molto tempo dopo si dirà anche che i colori chiari sono perfetti per stare freschi mentre invece le tinte scure trattengono il calore.
Tutto ciò pare non avere importanza per le intrepide bagnanti del 1909, i loro costumi sono disponibili in due colori: blu o nero, le bordature sono sempre bianche.
E lo stesso vale per i modelli da bambino, in questo caso però il costume è in maglia di cotone e chiaramente concede maggior libertà di movimento.

E dunque si rinnova il guardaroba per le giornate al mare, d’altra parte in quest’estate ruggente di inizio secolo lo stile ha la sua valenza.
E l’umore è gioioso e ottimista, si guarda al futuro con trepidazione, è lo spirito del tempo e di questa nuova epoca.
Li immaginate certi provetti nuotatori pronti a fare acrobazie dal trampolino?
Sul famoso catalogo ci sono anche i costumi da uomo in maglia di cotone oppure in lana, sono blu o neri, uno dei due modelli ha una filettatura di rosso vivace.
C’è anche da dire che il costume da uomo è molto meno costoso di quello da donna, al massimo si spendono 8 Lire, c’è una bella differenza!
E quindi eccoci pronti per la spiaggia, con un modello all’ultimo grido come si conviene a persone attente alle mode, ci metteremo al sole e trascorreremo ore liete in buona compagnia, in un giorno d’estate del 1909.

Macaia

Chi abita a Genova conosce bene la macaia, anche la parola è nella lingua della Superba.
Caldo, scirocco.
E nuvole lattiginose e dense, una coltre impenetrabile, immobile macaia.
E umidità, intensa e interminabile.
Ti manca il respiro e accade a causa della macaia che sembra non andarsene mai.
E quando a Genova c’è macaia rimpiango la mia amata tramontana inquieta, io sono una di quelle persone che adorano camminare a braccia aperte nel vento e barcollare e vacillare per quella potenza, il vento è leggerezza e libertà.
La macaia, invece, ti inchioda a terra.
Ti avvolge, insistente e infinita, sempre uguale, eternamente fissa.
Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia, così cantava Paolo Conte in Genova per noi.
E tutto sembra così, fermo.
A dire il vero sembra anche quasi impossibile trovare una fotografia che racconti la macaia di Genova ma poi, un giorno, guardi l’orizzonte.
E vedi una nave che fende l’acqua, si muove nell’indefinito e quasi non percepisci il limite del mare e quello del cielo.
E la nave viaggia, come sospesa nella macaia di Genova.