Il tempo dei pettirossi

Deve essere il tempo dei pettirossi, in questo periodo li incontro ovunque, succede anche a voi?
Tanto per iniziare ce n’è uno che ciondola nel giardino qui di fronte a casa e tutte le sere, quando arriva il tramonto, si mette a canticchiare e a fischiettare allegramente.
La scorsa settimana poi ho incontrato un suo cugino che se ne sta ai Parchi di Nervi, passava beato da un albero all’altro.
Un tipo schivo, non si è lasciato avvicinare.

E nel tempo dei pettirossi mi è capitato di incontrare un piccoletto anche a Staglieno, se ne stava su un ramo, tra certe foglie.
Nel silenzio, così serio e regale, si godeva i raggi del sole.

E poi, all’improvviso, con un rapido voletto ed è andato a posarsi proprio sul capo di una gran dama abbigliata con un magnifico velo.
La signora in questione non ha fatto una piega, anzi è il caso di dire che è rimasta impassibile come una statua, ecco.

E il pettirosso là è rimasto, solo per qualche istante, con questa lievità e con la sua incomparabile bellezza.
Ciao piccolo amico, spero di incontrare presto altri tipetti come te!

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Una visita ai Musei di Nervi: le Raccolte Frugone

Passeggiando nella dolcezza di Nervi potete godere delle sue molte bellezze e oltre a questo non dovreste perdere una visita ai musei dove sono esposte prestigiose collezioni: oggi vi porterò con me alla scoperta delle Raccolte Frugone e vi mostrerò alcune delle opere che potrete ammirare in questo splendido scenario.
Sede del Museo è l’elegante Villa Grimaldi Fassio, appartenuta un tempo alla famiglia dell’armatore Ernesto Fassio la dimora con il suo parco fu acquistata dal Comune di Genova sul finire degli anni ‘70.
La Villa si trova oggi all’interno del Parco di Nervi e nelle sue stanze sono stati collocati i numerosi pregiati pezzi appartenuti ai fratelli G.B. Lazzaro e Luigi Frugone, imprenditori e raffinati collezionisti di opere d’arte che furono poi donate alla città e agli sguardi ammirati di tutti noi.

Negli spazi ampi e luminosi di questo magnifico edificio sono state così collocate le opere prescelte dai fratelli Frugone: sculture, paesaggi, ritratti e dipinti dei quali sono autori celebri artisti dell’Ottocento e del periodo della Belle Époque.

Raccolte Frugone (2)

Appena varcherete la soglia della prima sala i vostri occhi troveranno la conturbante bellezza di una dama immortalata dal pittore Giovanni Boldini: è Miss Bell con il suo abito rosso rubino, i pizzi, il fiocco nero sulla pelle nivea, il fascino eterno e imperturbabile.
Il capolavoro è esposto tra altri due meravigliosi dipinti dell’artista ferrarese.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

E sempre in questa sala dedicata alla Scapigliatura e alla Belle Époque troverete una giovane seduta davanti a una tela: ha un pennello tra le dita, ha un sogno nello sguardo e ci si perde nel volerlo indovinare.
Nelle fattezze di questa figura così aggraziata si riconoscono i tratti di Carolina Marignani, moglie dell’autore del dipinto Mosè Bianchi.

Mosè Bianchi – La pittrice 1874

E ancora, un altro destino è rimasto immortalato sulla tela dal talento del grande Giovanni Boldini.
Lei sorride, pacata ed elegante, sul suo cappello spiccano rose delicate.
Fine e leggiadra, lei era una nobile prussiana di nome Beatrice e ahimè, non le fu così caro il ritratto di Boldini in quanto le rammentava un amore infelice, il committente era infatti il marito dal quale poi divorziò.
Per sempre giovane e per sempre incantevole come l’artista la dipinse, la nobildonna morì nel 1917 poco più che quarantenne e fu una delle molte vittime della terribile influenza spagnola.

Giovanni Boldini
La contessa Beatrice Susanne Henriette van Bylandt 1901

Sala dopo sala si susseguono le opere di artisti del calibro di Tranquillo Cremona, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Giuseppe Palizzi, Giovanni Fattori e Silvestro Lega.

Raccolte Frugone (6)

Ricca è la collezione di sculture e bronzi di talenti come Gaetano Cellini, Leonardo Bistolfi, Edoardo Rubino.

Raccolte Frugone (7)

Sono sculture e dipinti pregiati ed importanti che vengono anche dati in prestito per essere esposti in mostre allestite in musei di altre città.

Raccolte Frugone (8)

Leonardo Bistolfi – Per i campi

Sala dopo sala, su per le scale e sui diversi piani potrete ammirare i capolavori un tempo appartenuti a due raffinati collezionisti, l’amore dei fratelli Frugone per l’arte ha consentito loro di riunire opere dalla bellezza straordinaria.

Raccolte Frugone (9)

Raccolte Frugone (10)

È una collezione varia, interessante, molto vicina ai nostri gusti contemporanei, le opere di questi scorcio di secolo a mio parere si distinguono per eleganza e senso dell’armonia.
Notevoli sono i quadri degli artisti veneti, per la vivacità dei colori e per l’atmosfera mi hanno colpita in particolare i dipinti di Giacomo Favretto.

Giacomo Favretto
Musica in Famiglia 1883 – Al Ponte di Rialto 1886

E c’è aria di mare nel quadro ambientato nell’Isola di Burano, il vento pare smuovere gli abiti leggeri delle giovani ricamatrici e tutte ascoltano le parole che una di loro legge.

Ettore Tito – Pagine d’Amore o La lettura (dettaglio) 1907

E sembra di sentire il rumore degli zoccoli dei cavalli, mentre le nuvole si stagliano all’orizzonte in questo frammento di una giornata trascorsa all’aria aperta e narrata in un dipinto.

Ettore Tito – Ritorno dalla caccia

Questi sono soltanto alcuni dei capolavori che potrete ammirare alle Raccolte Frugone di Nervi, qui trovate i giorni di apertura e gli orari.
Tutte le informazioni che avete letto sono tratte da Genova – Raccolte Frugone Guida alla Visita pubblicato da Silvana Editoriale, il volume è scritto e curato dalla Dottoressa Maria Flora Giubilei che è Direttore dei Musei di Nervi, qui voglio ringraziarla per la sua cortesia e per la sua disponibilità.
E poi si avvicina il tempo dei fiori, in primavera la bella villa Grimaldi Fassio è immersa tra i profumi e i colori del roseto di Nervi.

Nervi (9)

È ben evidente che questa nostra passeggiata virtuale all’interno del Museo non può essere esaustiva così come le mie semplici fotografie non possono restituire completamente la ricchezza di dettagli delle opere esposte.
Questo vuole soltanto essere un breve racconto per immagini e un invito alla visita in un Museo ricco di opere straordinarie.
Nella sala dove sono esposti i dipinti di Boldini troverete un quadro che non vi ho mostrato: ritrae un giovane paggio che gioca con un levriero, è un’immagine lieta che rimanda all’allegrezza della gioventù, lascio a voi la curiosità di scoprirlo.
Lì accanto, pensosa e affascinante, ecco ancora Miss Bell e forse vi piacerà conoscere qualche dettaglio sulla sua identità, a voi la gioia di scoprire qualcosa in più su questo intrigante mistero.
La sua immagine è giunta così fino a noi, lei ha questa grazia innata ed è ritratta in questa posa di rara eleganza, così potrete ammirarla in una sala di Villa Grimaldi Fassio a Nervi.

Giovanni Boldini – Miss Bell 1903

Tornerà l’estate

Tornerà l’estate, tornerà anche per te.
E sarai un po’ più grande, sempre curiosa e così vivace.
Tornerà l’estate e avrai imparato a scrivere veloce, a contare fino a cento e pure oltre, ti farai le trecce da sola e ti rimirerai allo specchio.
Avrai piccoli orecchini d’oro, una collana di perle, un cappellino per i giorni di festa.
Tornerà l’estate e tu vedrai quella fotografia di te bambina: ha un difetto di stampa, è sgualcita e persino macchiata, è passato tanto tempo da quel giorno!
Tornerà l’estate e tu ritornerai ancora là, sulla spiaggia di Albissola.
Allora eri piccolina e te ne stavi ritta su quel gozzo, eri tu nei giorni della semplice felicità.
Frangetta, capelli a caschetto, sandalini bianchi, un completino a righe e il vento di Liguria che smuove quel tessuto leggero.
Una manina sul fianco, l’altra sulla barca.
E osservi.
La tua fotografia.
Tornerà l’estate e sarai ragazza, coraggiosa tuffatrice, sirena sinuosa tra le onde agitate.
Tornerà l’estate e ancora tornerai, sposa felice e madre amorosa.
Cadranno le foglie d’autunno, la neve coprirà le gemme e spunteranno timidi, ancora, tanti piccoli boccioli.
E verrà il solleone, con i suoi profumi intensi e tu li sentirai.
Tornerà l’estate e tornerà per te e tu sarai ancora là, con i tuoi ricordi, davanti al mare di Albissola.

Gaspare Pieri: storia di un talento

Signori spettatori, accorrete!
Prendete posto in teatro e assisterete allo spettacolo straordinario di un artista eccezionale: Gaspare Pieri manda in visibilio il pubblico, tutti lo sanno!
Calca le scene con entusiasmante successo, il magnifico attore è venuto alla luce del mondo nell’anno 1827.
E il talento è davvero di casa nella sua famiglia, il padre Francesco fu stimato caratterista e membro di diverse compagnie comiche ma la sua fine ha le note del dramma: durante il Carnevale del 1834 muore ancora giovane dietro le quinte del teatro, ad ucciderlo è un letale colpo apoplettico.
Anche la madre di Gaspare è attrice, Anna è figlia di saltimbanchi capaci di mirabolanti acrobazie sulle corde, le loro stupefacenti esibizioni sono accompagnate da suonatori di gran cassa, chitarra e tromba, con le loro baracche mobili se ne andarono persino in Portogallo!
E chissà quali avventure avrà vissuto laggiù la nostra Anna, dopo il matrimonio con Francesco diventerà anche lei applaudita attrice.
Questi sono i genitori del grande Gaspare, anche le sorelle di lui recitano con ottimi riscontri ma solo Gaspare Pieri è una stella di prima grandezza, il suo nome è leggenda.

Ritratto di Gaspare Pieri

E oltre ad essere attore si distingue anche come patriota, figura infatti tra coloro che prendono parte ai moti del 1848.
I suoi esordi sono nella Compagnia de’ Fiorentini, nel tempo poi dimostra vero talento nei ruoli comici, nel 1855 fa parte della Compagnia di Astolfi quando questi viene colpito da tremendo colera e muore: Gaspare Pieri diviene così capocomico di quella compagnia.
Brillante, eclettico, sagace, uomo di fervido ingegno e noto per le battute fulminanti, è idolatrato dal suo pubblico, il suo nome è sinonimo di fama e successo.
Basta una battuta, basta una parola, è sufficiente un tono della sua voce e il pubblico va in delirio.
Gaspare Pieri è un istrione, non usa nemmeno il suggeritore e vorrebbe che quelli della sua compagnia facessero lo stesso!
Recita con la parte di caratterista in Il Marchese Colombi di Paolo Ferrari, quando calca i palcoscenici per Goldoni e le sue sedici commedie viene letteralmente giù il teatro, Pieri è acclamato come geniale artista.
Ed è egli stesso a scrivere dei suoi memorabili successi, in una sua lettera si legge dei suoi trionfi nella città di Venezia e dei buoni guadagni che ne derivarono.
Sempre nell’ambito teatrale trova l’amore della sua vita: è l’attrice Giuseppina Casali che diverrà sua moglie e madre dei suoi tre figli, il primo dei quali morirà prematuramente lasciando nello sconforto i genitori.
Vive a lungo a Torino e a Genova, qui nella Superba l’Accademia Filodrammatica Italiana del Teatro del Falcone lo elegge membro onorario.
E fatalmente proprio nella mia città ombre scure finiranno per offuscare la luminosa stella dell’attore, Gaspare Pieri contrae una brutta malattia che avrà esiti letali.
Nella città della Lanterna Gaspare Pieri ha un carissimo amico: è il medico David Chiossone che lo assiste nei suoi ultimi giorni con amorevole dedizione.

Tomba di David Chiossone – Boschetto Irregolare di Staglieno

In un giorno di Marzo del 1866 a soli 39 anni Gaspare Pieri esala il suo ultimo respiro e muore tra le braccia dell’adorata moglie.
A scrivere il suo elogio funebre sarà proprio l’amico Chiossone, le sue parole sono pubblicate sulla rivista La Scena – Giornale di Musica, Drammatica e Coreografia del giorno 8 Marzo 1866.
Le molte notizie che avete letto sono tratte da I Comici Italiani di Luigi Rasi edito nel 1905 da Francesco Lumachi di Firenze, il volume da me consultato e dal quale è tratto il disegno con il ritratto di Gaspare Pieri è di proprietà del Museo Biblioteca dell’Attore e ringrazio il Dottor Gian Domenico Ricaldone per avermi autorizzata alla pubblicazione dell’immagine e per il suo prezioso aiuto in questa miei ricerca.
Gaspare Pieri, uno dei più valenti comici dei suoi tempi, è ormai quasi dimenticato, nel mio peregrinare mi sono imbattuta nella sua tomba che si trova nella Galleria Inferiore a Ponente del Cimitero Monumentale di Staglieno, là egli riposa, nello stesso Camposanto del suo sodale David Chiossone, ho voluto così rendere omaggio al suo talento e raccontare a voi la sua storia.
Lascio le ultime parole a chi gli volle bene, a David Chiossone che con il cuore tra le mani scrisse l’ultimo saluto a lui, tramandando ai posteri il suo affetto per Gaspare Pieri.

Addio Pieri! Buon amico, buon cittadino, valoroso artista, addio!
Io ho fede – Ci rivedremo
Genova, 3 Marzo 1866 – David Chiossone

Parole d’amore

Deve essere stato un amore grande, appassionato ed intenso.
Un legame profondo, forse reso ancor più forte dalla lontananza, tenuto vivo e fremente dalle parole e dalle frasi tenere e romantiche scritte in certe corrispondenze ai nostri occhi di una dolcezza persino zuccherosa.
E questa cartolina fu vergata da una certa Giuseppina, era destinata al suo amato Mario.
Come dite? Vi pare di aver già sentito parlare di questi due da queste parti?
Non vi sbagliate, fu sempre Giuseppina a mandare a Mario quest’altra cartolina che avete già veduto, ora io vorrei dire a questa innamorata del bel tempo andato che io conserverò con cura i suoi ricordi di quei suoi giorni speciali come se quei preziosi cartoncini li avessi scritti io.
E chissà cosa sarà accaduto tra questi due giovani.
Un gioco di sguardi, amore, distanza, fidanzamento, il corredo nel baule, gli anelli dorati, le nozze tanto attese.
E i figli, i nipoti, il tempo che scorre, tra incidenti e gioie, i ricordi e le tenerezze.
È andata così?
Potrebbero dirlo solo i protagonisti di questa storia, di certo questa cartolina fu spedita nel tempo dei batticuori da Giuseppina che scrive: amato Mario, ricevi mille baci e baci.
E ancora mille se ne saranno scambiati ritrovandosi ancora, in un abbraccio appassionato, nel tempo dell’amore nascente.
Buon San Valentino a tutti voi che siete innamorati come Giuseppina e Mario!

Una prospettiva della Superba

Basterà attendere un giorno di vento e di cielo terso e brillante: saranno più vividi i colori, più potenti i contrasti, resterà memorabile il fascino di questa prospettiva.
Via Assarotti, un’elegante arteria ottocentesca che scende giù, verso il centro della città.
In questa vertigine magnifica, tetti in sequenza come gradini di una ripida scala che ti spezza il fiato, persiane aperte in fuori, l’orizzonte in lontananza.
Mare, celeste e intenso.
Prospettive di una città che fu fiera Repubblica Marinara.
Vento.
Azzurro.
La torre Grimaldina e la bandiera di Genova in cielo.
Guardando Genova così, da Via Assarotti.

L’Oratorio di San Giacomo della Marina

È un luogo dalla storia antica, è un angolo di Genova dalle molte suggestioni.
L’Oratorio di San Giacomo della Marina fu fondato intorno al 1400 da alcuni religiosi che abbandonarono la Casaccia dei Santi Giacomo e Leonardo di Prè per riunirsi in una nuova confraternita sita davanti al mare che un tempo arrivava a scrosciare sotto le Mura delle Grazie, là dove sorge l’Oratorio.

La modernità ha mutato l’aspetto di questi luoghi, in quel punto in cui le onde lambivano la città ora ci sono strade e traffico, lì di fronte passa anche la Sopraelevata.
E se volete osservare l’Oratorio di San Giacomo della Marina nella giusta maniera, guardatelo dal mare, là dove si distinguono le prospettive antiche di Genova.
Svettano le case alte e i campanili, all’estrema sinistra della foto sottostante si nota la Torre degli Embriaci: l’oratorio è l’edificio basso e tinteggiato di rosso situato nella parte inferiore sinistra dell’immagine.

Sono racchiusi molti tesori tra quelle antiche mura, l’attuale oratorio risale ai secoli XVII e XVIII, non si è conservato l’edificio romanico degli inizi.

Oratorio di San Giacomo della Marina (3)

Ed è un’emozione grande varcare quella soglia.

Oratorio di San Giacomo della Marina (4)

Sempre con il pensiero al tempo trascorso e ai devoti confratelli che qui decisero di stabilirsi.
Erano anni tumultuosi e difficili, i membri della Confraternita in certi periodi dell’anno avevano l’usanza di prendersi cura dei lebbrosi ricoverati all’Ospedale di San Lazzaro.

Oratorio di San Giacomo della Marina (5)

L’Oratorio di San Giacomo è ricco di preziosità diverse, qui è conservato un crocifisso attribuito alla scuola del Maragliano.
E qui troverete la cassa processionale risalente alla seconda metà del ‘600 opera di Honoré Pellé: vi sono raffigurati Cristo Risorto che appare a San Giacomo e a San Leonardo.

Ed è un capolavoro di straordinaria bellezza.

Oratorio di San Giacomo della Marina (8)

Finemente adornato, ricco di opere d’arte l’oratorio ha una quadreria degna di un museo: alle sue pareti potrete ammirare scenografiche tele che ritraggono episodi della vita di San Giacomo, ne sono autori valenti artisti come Il Grechetto, Giovanni Battista Carlone, Orazio De Ferrari, Valerio Castello, Domenico Piola, Aurelio Lomi, Domenico Cappellino e Lorenzo Bertolotto.

Oratorio di San Giacomo della Marina (9)

E inconsuete prospettive sovrastano il vostro cammino.

Oratorio di San Giacomo della Marina (10)

Su certi marmi sono incise parole che ricordano il tempo passato e paiono emergere i volti delle persone che hanno in qualche modo lasciato il loro segno nelle vicende dell’Oratorio come ad esempio una donna di nome Caterina.
Lei fu la sposa di un certo Sanchio Buscaino e a noi è giunta la sua raccomandazione di distribuire libre sette tra i poveri dell’Oratorio in suffragio dell’anima di lei che in vita aveva contribuito con generosità alla costruzione di una casa soprastante l’Oratorio.

Oratorio di San Giacomo della Marina (11)

Brilla l’oro lucente che circonda la statua di San Giacomo con l’abito da pellegrino, va rammentato che questo oratorio durante il Medioevo era una delle tappe per i devoti pellegrini che si recavano a Compostela.

Oratorio di San Giacomo della Marina (12)

La figura del Santo rivive nei dipinti che occupano le pareti, ecco San Giacomo che consacra Pietro Primo Martire, la tela è opera di Orazio De Ferrari.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13)

E ancora ecco il santo mentre risana una persona malata, il quadro è frutto del mirabile talento di G.B. Carlone.

Oratorio di San Giacomo della Marina (13a)

E colori e armonie lassù, sopra ai vostri cuori.

E sopra l’altare.

Al centro si erge la Croce di San Giacomo che ha tre punte fiorate e la forma di una spada.

Voltiamo lo sguardo indietro, verso il lato opposto dell’Oratorio e ammiriamo ancora la cassa processionale da una diversa prospettiva.

Lassù in alto, di nuovo, si staglia la croce vermiglia simbolo del Santo.

Oratorio di San Giacomo della Marina (18)

E sull’altro lato si distingue invece il monogramma di Maria.

Oratorio di San Giacomo della Marina (19)

L’Oratorio di San Giacomo della Marina è aperto alle visite grazie ai volontari dell’Associazione Culturale Santa Maria di Castello, gli orari per poter scoprire le sue tante bellezze sono i seguenti: tutti i venerdì dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00, il secondo sabato di ogni mese dalle 15.00 alle 18.00.
Ancora uno sguardo verso le preziosità che già avete ammirato: sulla destra notate un crocifisso, è in legno di giuggiolo naturale, risale al 1650 ed è opera di Domenico Bissone.
È una delle meravigliose ricchezze racchiuse in questo antico luogo, davanti alle Mura delle Grazie, dove un tempo si frangevano le onde del mare, nell’antico Oratorio di San Giacomo della Marina.

Il mistero Arnolfini

È un enigma affascinante e sa catturare gli sguardi, l’osservatore attento resterà ad ammirare quel dipinto cercando di indovinare le risposte.
E voi ci avete mai provato?
L’opera mirabile di Jan Van Eyck nota come Ritratto dei coniugi Arnolfini è esposta alla National Gallery di Londra, il capolavoro del pittore fiammingo risale al 1434 e su quest’opera si incentra il libro di Jean-Philippe Postel dal titolo Il mistero Arnolfini edito in Italia da Skira.
Una vicenda intricata e appassionante scritta con autentica maestria, un piccolo libro elegante e capace di tenervi lontani dalle frenesie della modernità e di farvi entrare con grazia in questa stanza per indurvi a guardarne i dettagli con occhi di Jan Van Eyck.
Guardate il dipinto, lo trovate qui.
E quante domande ci sono il questo libro? E quante risposte?
Chi sono gli Arnolfini?
Perché lo sguardo di lui non incontra quello di lei?
E lo specchio al centro dell’immagine cosa riflette?
E perché c’è solo una candela accesa sul lampadario?
E perché accanto allo specchio c’è un rosario?
E ci sono dei frutti posati davanti alla finestra, li avete visti?
Noterete poi che la diafana figura femminile, per sempre consegnata alla memoria dei posteri dal talento dell’artista, tiene una mano posata sul ventre con un gesto amorevolmente materno, c’è da pensare che debba dare alla luce un figlio.

Tuttavia esiste un altro dipinto di Van Eyck nel quale il pittore ha ritratto una giovane che ha le medesime sembianze della sposa Arnolfini e la stessa postura: è la Vergine Santa Caterina di Alessandria che mai fu madre e quindi il mistero del nostro quadro si fa ancora più fitto.
Gli Arnolfini si tengono per mano eppure c’è una sorta di distanza tra loro, per quale ragione?
Domande, domande, domande e io non intendo suggerire indizi o risposte, le troverete nel libro di Postel che ha un unico difetto, se così si può dire: è troppo breve, consta infatti di appena 112 pagine che si leggono in un soffio.
E non vi occorrerà essere storici dell’arte per avvicinarvi a questa lettura, l’entusiasmo e la curiosità vi permetteranno di calarvi in quelle pagine meravigliose dalle quali traggo questa citazione che si trova sul finire del libro:

“L’uomo ha appena alzato la mano destra in un gesto di giuramento, la donna guarda questa mano alzata… e il tempo si ferma. Il riflesso del sole su ogni ciliegia; la grana della buccia delle arance; la loro ombra sul davanzale e sul cassone; le perle trasparenti del rosario…”

Il libro è avvincente come un romanzo e narra anche il destino del dipinto e dei suoi diversi proprietari nel corso dei secoli, tra queste pagine non mancano dotti riferimenti e citazioni letterarie ad esempio dal Roman de la Rose o da Dante Alighieri, sul finale poi il lettore troverà un autentico colpo di scena.
L’autore del libro, Jean-Philippe Postel, è un medico ed è amico dello scrittore Daniel Pennac che ha curato la prefazione del volume.
Voglio così lasciarvi proprio con le parole di Pennac, senza svelarvi nulla sulle varie supposizioni sugli affascinanti segreti che circondano i due sposi.
Entriamo piano alla National Gallery, fermiamoci davanti ai coniugi Arnolfini e ascoltiamo le parole di Pennac:

“Il loro vicino di parete – se così posso esprimermi – è L’Uomo con il turbante rosso, con ogni probabilità Jan Van Eyck in persona. Il volto impenetrabile, la bocca senza labbra, gli occhi severi e scrutatori, quest’uomo posa su ogni visitatore piazzato davanti ai coniugi Arnolfini uno sguardo che pare domandare: Allora, cosa vede?”

Jan Van Eyck pone anche a voi la stessa domanda: allora, cosa vedete?

Tra mare e nuvole

Tra il mare e le nuvole c’è una linea perfetta che si staglia contro l’orizzonte.
È per noi un disegno inconfondibile quello della ringhiera della passeggiata di Nervi, con le sue curve sinuose oltre le quali a volte risuonano onde fragorose.
Ed è un’armonia, una bellezza consueta che amiamo sempre ritrovare, con il suo fascino per noi immutato.
Ieri sono stata ancora sulla passeggiata Anita Garibaldi e tra mare e cielo lente sono arrivate certe nuvole pigre ed evanescenti.
E sono rimaste, immobili e sospese, senza vento, lasciando filtrare appena la luce del sole che si posava sul mare calmo.
Questo quadro di febbraio mi ha rammentato i versi di un poeta molto amato, cantore della nostra Liguria.
È l’incipit di una sua poesia, ha le suggestioni di una diversa stagione, calda e luminosa, ha uno sfavillio inquieto e intermittente.
Come quando il sole attraversa le nuvole e brilla d’argento l’acqua del mare.

La trama delle lucciole ricordi
sul mar di Nervi, mia dolcezza prima?

Camillo Sbarbaro

Un portone in Via Tommaso Reggio

È un antico portone dei caruggi simile a molti altri.
Pesante, vetusto, muto testimone di storie perdute e di tragiche vicende, il portone si trova in Via Tommaso Reggio.
E forse in queste strade si sentirono un tempo lamenti, pianti e disperazioni.
Sembra quasi di udirle ancora quelle urla concitate: c’è un uomo che fugge e corre a perdifiato, lo inseguono le guardie e ci metteranno poco ad acciuffarlo, lo trascineranno via e la sua pena sarà così ancora più dura.

E c’è una giovane donna disperata, lei cerca con gli occhi proprio lui: il padre del bimbo che porta in grembo.
E lo vede mentre viene condotto via in catene, lei sa che lui verrà gettato in una cupa prigione.
Sarà accaduto in qualche tempo, in qualche giorno di Genova rischiarato da tremule fiammelle.
E poi queste voci nessuno più le ha udite: la giovane madre ha smesso di aspettare, il prigioniero non ha più fatto ritorno.
Il portone davanti al quale potrebbe essersi compiuta questa fuga immaginaria ancora si trova in quel luogo.
Testimone di storie che non possiamo raccontare.
E ha un battente tondeggiante e una toppa perfettamente quadrata, pare tagliata da un abile sarto.

E poi davvero non si possono conoscere i casi del destino, le minuzie delle ore quotidiane e le piccole incombenze di ognuno.
A un certo punto, chissà in che anno, sarà stato necessario mettere di nuovo mano al portone, sempre con la consueta perizia e con la solita abilità.
E così se ne sarà discusso con un abile artigiano con tante raccomandazioni di mantenere una certa armonia: e infatti dall’altro lato del battente ecco un’altra toppa praticamente identica all’altra.

È una questione di simmetrie, anche se è chiaramente impossibile dire in quale sequenza siano stati compiuti questi lavori.
Resta, sempre, l’immaginazione.
E lo senti il suono del martello che rimbomba nella strada?
È un rumore sordo, cadenzato, un ritmo che suscita l’attenzione dei passanti.
Là, in quel luogo dove un tempo ci furono un fuggitivo, una sposa affranta e implacabili guardie.
Il portone, solido e antico ancora resiste: ha file di chiodi posti tutti a giusta distanza, alle due estremità sono poi affissi dei chiodi più grandi.

Sono le tracce dei giorni che non abbiamo vissuto: di alcuni possiamo leggere sui libri di storia, altri invece possiamo solo tentare di immaginarli.
Su quelle ore trascorse e sulle nostre, sulla prospettiva di questo vicolo si staglia il cielo azzurro di Genova.
A pochi passi da quel portone c’era un tempo il Palazzetto Criminale con le sue cupe carceri, l’edificio divenne poi sede dell’archivio di Stato.
E sulla Torre Grimaldina che fu prigione dove furono rinchiusi illustri prigionieri come il patriota Jacopo Ruffini, sventola fiero il vessillo della Superba, simbolo di una città che cela tra le sue antiche mura le storie dei suoi tempi distanti.