Una finestra su una creuza

È una bella finestra su una creuza, è linda, perfetta e ordinata.
Là, nella calda delicatezza del giallo di quel muro.
È una bella finestra su una creuza e, direte voi, lì sulla destra ecco altre finestre più grandi: con le persiane in fuori, in perfetta armonia, paiono tre gendarmi che vigilano attenti sulla nostra finestrella o, per lo meno, così sembra a una certa persona dalla spiccata fantasia.
Le finestre sulle creuze sono così, si incrociano in certi giochi di prospettive tra curve e discese.
Due passi ancora, la ripida bellezza della mattonata e tutto ancora muta.
È una finestra sulla creuza, in un giorno qualunque, tra i colori di Genova.

Salita alla Spianata di Castelletto

Le pietre d’inciampo nelle vie di Genova

In questa Giornata della Memoria ritorno a parlarvi delle pietre d’inciampo di Genova.
Le pietre d’inciampo, come ben saprete, sono targhe in ottone realizzate nell’ambito di un progetto voluto da un artista tedesco in ricordo delle vittime dell’Olocausto e posizionate in luoghi significativi come ad esempio la casa di una persona o il posto nel quale venne arrestata.
Ebbi già modo di scriverne tempo fa in questo post e oggi vi mostrerò altre pietre d’inciampo in memoria di alcune persone che vissero esistenze drammatiche.
La prima di queste targhe fu posizionata diverso tempo fa, le altre che seguiranno sono state invece messe martedì scorso.
Andiamo allora in Corso Monte Grappa, davanti al civico 37.

Sapete, mi sono recata appositamente in questa via e mentre mi trovavo lì, intenta a fotografare la targhetta che si trova davanti al palazzo, il portone si è aperto ed è uscita una signora che mi ha sorriso e ha proseguito per la sua strada.
È semplicemente la banale quotidianità: aprire il portone, uscire di casa, incamminarsi per le incombenze di ogni giorno.
Per qualche istante mi sono ritrovata a ripensare alla diversa tragica quotidianità di quei tempi cupi.
Qui visse un uomo che alla sua casa non ritornò: Italo Vitale, questa pietra d’inciampo è in sua memoria.

Riflettere, pensare, ricordare.
Non dimenticare. Mai.
In Via Bertora, traversa di Via Assarotti, troverete alcune pietre d’inciampo che ci parlano dei membri di una famiglia e delle loro vite spezzate.
Dovrete recarvi là, davanti alla Sinagoga.

Lì a lato c’è un cippo in memoria del Rabbino Riccardo Pacifici.

E proprio davanti ci sono quattro targhe: quattro cuori, quattro anime.
Questa è la famiglia del custode del tempio Albino Polacco, accanto al suo nome si leggono i nomi di sua moglie Linda e dei loro bambini Roberto e Carlo che avevano sei e cinque anni.

Andiamo infine in Salita San Francesco, al civico 7, l’elegante palazzo che si erge al termine della mattonata.

Qui due pietre d’inciampo sono state poste in memoria di due sposi, Emanuele Cavaglione e Margherita Segre: il loro triste destino è così inciso nell’ottone e rimane sotto i nostri sguardi.
Queste pietre sono un monito per ognuno di noi, perché sappiamo imparare dal passato custodendo le storie e i nomi di coloro che furono trascinati via dalle loro case e uccisi.
Queste sono le pietre d’inciampo nelle vie di Genova.
Per non dimenticare, mai.

La Madonna della Misericordia in Vico dietro il Coro di San Cosimo

È un’antica immagine di Maria e ancora resta là, nel marmo, in uno dei nostri amati caruggi.
Percorrendo Vico dietro il Coro di San Cosimo potrete così ammirarla, si trova sopra il muro di un’antica casa, a pensare a quante persone sono passate là sotto si può forse anche immaginare quante preghiere e quante suppliche si siano levate verso la bella immagine di Maria.
Quante parole, nel corso dei tempi.

È bella e aggraziata la Madonna della Misericordia, il suo sguardo amoroso si posa sul beato Botta assorto in preghiera ai piedi di Lei.

La scultura è arricchita dal trigramma di Gesù e dal trigramma di Maria, si incontrano spesso quelle lettere intrecciate nei vicoli della città vecchia.

Qui, dove sempre si ritrova l’anima vera di Genova, la sua essenza e il suo autentico spirito.

Qui, dove il cielo sovrasta questi caruggi da secoli abitati dai genovesi.

In Vico dietro il Coro di San Cosimo dove lo sguardo ancora ritrova la bella Madonna della Misericordia.

Piero Tafur: descrizione di Genova nel 1435-1436

Questo è il diario di bordo di un viaggiatore, lo scrittore spagnolo Piero Tafur che vide Genova nel 1435-1436 e la descrisse lasciando ai posteri la memoria di ciò che vide e lo impressionò.
Il brano in questione è riportato in lingua originale con traduzione a fronte nel preziosissimo libro “Genova medievale vista dai contemporanei” della Professoressa Giovanni Petti Balbi e edito da Compagnia dei Librai.
Incontriamo così il nostro viaggiatore che giunge nella Superba via mare da Savona e pare lasciarsi affascinare dal panorama:

“… ce ne andammo lungo la riviera di Genova che sono 40 miglia fino alla città, la cosa più bella al mondo a vedersi: a chi non la conosce sembra che sia tutta una città tanto è popolata e ricca di case.”

L’ingresso nel porto della città è reso gradevole da una buona accoglienza, la prima meta del nostro Piero è il Santuario di Coronata, egli scrive di aver promesso di recarsi là durante una minacciosa tempesta che li aveva sorpresi durante la navigazione.
E così, da insolito turista di un secolo tanto lontano, il nostro visitatore descrive Genova in una maniera che sappiamo riconoscere:

… tutte le case sono torri di quattro o cinque piani ed anche più; le strade sono strette e molto difficili gli ingressi…”

E se la terra è povera e non così prodiga dei suoi frutti i genovesi hanno dalla loro parte un forte senso della laboriosità e se ne vanno in giro per il mondo procurandosi tutto ciò che a loro occorre.
Luccica nel porto della città la fida Lanterna che guida i naviganti, il nostro nomina anche l’antica Torre dei Greci che serviva ad agevolare l’ingresso nel porto.
Tutto questo, scrive l’autore, è stato realizzato con grande dispendio di denaro.

Joinville – Ingresso del Porto di Genova
Opera esposta alla Mostra La Città della Lanterna a Palazzo Reale di Genova

Il viaggiatore scrive inoltre che a Genova ci sono molte ricche e belle chiese e non manca certo di citare la Cattedrale di San Lorenzo e il Sacro Catino in essa custodita, la reliquia portata dalla Terra Santa dal nostro Guglielmo Embriaco ricorre spesso nelle memorie degli antichi visitatori.

Di Genova e della sua gente scrive ampiamente il nostro Piero Tafur e sottolinea l’industriosità e l’abilità nell’acquisire ricchezze e conquiste, cita Chio, Metellino, la città di Famagosta e Pera.
Le donne di Genova sono poi molto virtuose ed attente, di rado le vedove si sposano nuovamente e se lo fanno è con grande vergogna.
Molte sono le lotte che Genova dovette affrontare, il nostro narra di conoscere le vicende di Opizzino di Alzate  avvenute proprio mentre Tafur era in città e dice anche di aver veduto il carcere della Malapaga.
E più di tutto, a colpire l’attenzione dello straniero è il carattere dei genovesi: dice che essi sono molto industriosi e hanno pochi vizi, la loro tempra è data anche dalla terra in cui vivono.
Inoltre sottolinea che, sebbene siano ricchissimi, sono gente con un buon senso della misura e cercano di evitare gli eccessi del lusso oltre il consentito, ben consci che altrimenti dovrebbero pagare delle belle somme e qui l’autore si riferisce alle antiche leggi suntuarie in vigore nell’antica Repubblica, tali leggi andavano appunto a tassare i lussi.
Genova di gente di mare e di fieri condottieri, così descrive i genovesi Piero Tafur, così la gente di questa città rimase impressa nella sua memoria:

“È gente molto potente sul mare; soprattutto le sue carrache sono le maggiori del mondo e se non fosse per i grandi dissidi che fa tempo antico hanno avuto ed hanno oggi tra di loro, il il loro dominio si sarebbe esteso di più nel mondo.”

Coniglio alla nizzarda

Oggi su questa mia paginetta trovate una delizia tratta dal quaderno delle ricette di casa mia: il coniglio alla nizzarda.
Non so dirvi esattamente da dove provenga questa ricetta in quanto è semplicemente scritta a mano su un foglietto e appiccicata nella pagina apposita sotto la lettera C: un classico dei ricettari di ogni famiglia!
Essendo in casa mia tutti buongustai posso arrivare a pensare che la ricetta probabilmente provenga da qualche ristorante ma sinceramente non saprei proprio dire di più.
Partiamo quindi con gli ingredienti, eccoli qua!
Vi serviranno del coniglio in pezzi, patate novelle (o patate a pezzi), cipolline, funghi champignon, cipolla, carota, sedano, un rametto di rosmarino e uno di salvia, uno spicchio d’aglio, vino bianco, olio extravergine di oliva, passato di pomodoro e sale.

Tritate finemente la cipolla, la carota, il sedano, il rosmarino, la salvia e lo spicchio d’aglio e fate rosolare gli ingredienti in una pentola di terracotta.
Aggiungete il coniglio in pezzi, fatelo andare per qualche minuto e poi lasciatelo cuocere aggiungendo il vino bianco.
Quanto il coniglio è quasi cotto aggiungete le patate e le cipolline, in seguito unite anche i funghi champignon tagliati a metà.
Quando tutto sarà giunto a cottura aggiungete il passato di pomodoro e il sale, lasciate sul fuoco ancora qualche minuto e quindi servite il vostro coniglio alla nizzarda.
E buon appetito a tutti!

Una cartolina da Bonaventura

Correva l’anno 1912, era un giorno di novembre quando un giovane di belle speranze imbucò una cartolina destinata a suo zio Alfredo.
La cartolina viaggiò all’interno della città di Genova, da una strada all’altra, da un quartiere all’altro: evidentemente il nostro Bonaventura non disponeva di mezzi più rapidi per comunicare con i suoi cari.
Pensate quanto fosse differente in quell’epoca la percezione del tempo e delle distanze, noi siamo abituati all’immediatezza e alla velocità, non siamo capaci a immaginare di porre una domanda e dover aspettare diversi giorni per ricevere la risposta.
Per Bonaventura e per i suoi contemporanei, invece, era davvero la normalità.
Quindi il nostro giovanotto inviò una bella cartolina allo zio da un luogo amato: la nostra dolce Nervi dove da sempre i genovesi amano passeggiare davanti al mare e magari osservare le luci del tramonto.

Un’epoca, un nome: Bonaventura.
E no, non esistono più ragazzi che si chiamino così.
E non è nemmeno difficile immaginare questo giovane, a dir la verità a me pare di averlo davanti: Bonaventura è un ragazzone alto e magro, ha i capelli scuri un po’ ondulati, la mascella squadrata, porta certi baffetti secondo la moda del tempo e tutti lo apprezzano per il suo carattere amabile e bonario.
Il nostro chiede notizie allo zio Alfredo e gli dice di aver risposto anche ad Onorina.
E no, non esistono più ragazze che si chiamino così, era davvero un’altra epoca!
Il giovane Bonaventura racconta poi allo zio che di recente ha misurato la divisa e così, a leggere queste parole, ho sperato che il nostro giovane amico abbia riportato a casa la sua uniforme militare intatta e che il destino sia stato gentile con lui.
Tra le sue molte abilità il nostro Bonaventura ne aveva una molto più diffusa nella sua epoca che nella nostra: una splendida calligrafia.
E sì, a me piacerebbe tanto saper scrivere come lui, so che mi comprenderete!

In quel tempo distante e per tanti motivi diverso dal nostro, una cartolina viaggiò da una parte all’altra della città.
C’erano sullo sfondo il Collegio degli Emiliani e il campanile della Chiesa, il remo fendeva l’acqua, la vela tremava al vento.
Sulla barca certi pescatori erano pronti a prendere il largo sperando in una pesca generosa.
Bonaventura strinse tra le mani proprio questa cartolina, il frammento di tempo perduto giunto fino a noi.

I custodi di Vico Carmagnola

I custodi di Vico Carmagnola restano fieri nell’ombra del vicolo, immutati nel tempo.
Percorrendo Via XX Aprile, in corrispondenza della breve scalinata che conduce a Vico Carmagnola, potete vederli nell’austera bellezza dell’antico portale della dimora di Giovanni Garibaldi, in altre epoche a questo palazzo si accedeva da un vicolo diverso, il tempo però muta le cose e questo vetusto portone è divenuto quindi l’accesso all’antico edificio.

In questi caruggi alzate sempre lo sguardo, magari vedrete anche qualche nuvola leggera ma l’azzurro del cielo di Genova finirà poi per mostrarsi.

I custodi di Vico Carmagnola vigilano severi e attenti.

Sono volti che ci rimandano a un mondo ancor più lontano, alle sue virtù, alle sue doti e alle sue saggezze.

Così essi custodiscono l’antica casa e i suoi abitanti e anche lo sguardo di chi percorre queste vie trova questi visi fieri.

In un gioco di sapienti simmetrie valorizzato dalla pietra nera.

Altre ulteriori armonie abbelliscono questo antico portale, come le coppe ricolme e i fiori.

Sul portale uccelli, elmi di antichi guerrieri e altre raffinate decorazioni.

Nei piccoli cartigli si leggono parole latine: Pax huic domui.
Pace a questa casa, a coloro che vi dimorano, ai passanti che alzano lo sguardo e a tutti coloro che hanno percorso queste strade fin dai tempi più distanti: sotto lo sguardo fidente dei custodi di Vico Carmagnola.

La Madonna Immacolata nella Chiesa di Padre Santo

Vi porto ancora nella bella Chiesa della Santissima Concezione e Padre Santo, un luogo semplice e mistico e ricco di molte bellezze.
Torno spesso a leggere le storie incise sulle lapidi, questo è uno dei posti di Genova che mai smette di meravigliare.

E là, all’interno della nicchia illuminata, sull’altare è collocata la statua lignea della Madonna Immacolata opera dell’artista gavese Bartolomeo Carrea che la scolpì all’inizio dell’Ottocento.
Ai lati di Maria le figure di San Francesco e Sant’Antonio da Padova.

È lucente e radiosa questa bella scultura che ritrae tutta la dolcezza della Madre di Dio, i drappeggi dell’abito restituiscono allo sguardo un senso di armonioso movimento.

E teneri e dolci sono i piccoli putti posti ai piedi di Lei.

Boccoli, piccole ali, guance rosate.

E grazia celeste di creature così effigiate dal talento dell’artista.

Così Maria vigila nella mistica quiete di una chiesa chiesa genovese che racchiude storie e tesori.

Così riluce l’oro e brillano le stelle nella dolce e materna bellezza della Madonna Immacolata nella Chiesa di Padre Santo.

Barbizon Hotel – Storia di un hotel per sole donne

“La Donna Nuova è nata nell’ultimo decennio del Diciannovesimo secolo. Era una donna desiderosa di essere qualcosa di più di una figlia, una moglie, una madre. Voleva spingersi fuori dalle quattro mura di casa per esplorare il mondo; voleva l’indipendenza; voleva liberarsi di tutto ciò che la opprimeva.”

Così inizia un libro magnifico che pagina dopo pagina vi porta alla scoperta di un leggendario luogo newyorkese seguendo il filo dell’emancipazione femminile.
Barbizon Hotel – Storia di un hotel per sole donne è il volume di Paulina Bren, docente di studi internazionali, di genere e dei media al Vassar College, pubblicato in Italia da Neri Pozza.
Un albergo leggendario, dicevo: il Barbizon aprì i battenti negli anni ‘20 e fu subito un luogo dei sogni, il posto dove volevano soggiornare tutte coloro che avevano un desiderio da realizzare nella Grande Mela.
Sono tante le ragazze comuni che arrivano a New York in cerca di riscatto, sono ragazze che vengono dalla provincia e cercano un impiego, un destino, una via da seguire.
In quegli anni ruggenti alle quali seguirà l’epoca del proibizionismo al Barbizon soggiornano le sensuali e disinvolte flappers ma anche l’iconica e“inaffondabile” Molly Brown, la donna che era sopravvissuta al naufragio del Titanic.
Donne diverse, il medesimo scenario.
In questa New York dove si viene in cerca di fortuna le ragazze di provincia vogliono un luogo sicuro che sia anche un buon biglietto da visita e il Barbizon, negli anni, diverrà tutto questo e anche molto di più.
Qui abiteranno le ragazze Gibbs, studentesse alla scuola per segretarie di Katie Gibbs, le modelle Powers e in seguito anche le modelle Ford, la Bren presta particolare attenzione nello spiegare l’evoluzione della ricerca di precisi canoni di bellezza.
A tutte queste giovani il Barbizon spalanca le sue porte: nelle pubblicità si tende a sottolineare il proprio potenziale sociale per donne ambiziose (o disperate).
L’Hotel si apre così non solo ad artiste e scrittrici ma anche a tutte coloro che sono in cerca di un lavoro a New York.
In quegli anni ‘30 le donne devono ancora conquistare la vera indipendenza:

“Ogni volta che una donna camminava per strada vestita da ufficio o aspettava l’ascensore sul posto di lavoro, ricordava a chiunque la vedesse la virilità compromessa.”

Innumerevoli sono i personaggi celebri che incontrerete tra queste pagine, tra gli altri troverete J. D. Salinger e Truman Capote, Helena Rubinstein e Aly MacGraw.
Al Barbizon arriveranno anche stelle del piccolo schermo come Shirley Jones, l’attrice che interpreterà con successo il ruolo della mamma nel telefilm La Famiglia Partridge.
Il Barbizon raggiungerà il culmine della sua fama negli anni ‘50: la parte centrale del libro ruota in prevalenza attorno alla redazione della rivista Mademoiselle e alle sue molte tirocinanti, tra le quali la tormentata poetessa Sylvia Plath alla quale sono dedicate diverse pagine.
Il Barbizon ospita talentuose scrittrici, aspiranti dive del cinema, cantanti e giovani di belle speranza.
Una di loro è una ragazza dalla bellezza algida e dai lineamenti perfetti, viene da Philadelphia e indossa preferibilmente completi di tweed, gonna e cardigan.
Prende lezioni di recitazione, lavora nelle pubblicità: il suo nome è Grace Kelly e da celebre attrice abbandonerà i set per divenire Principessa di Monaco, tra le pagine di questo libro scoprirete alcune vicende giovanili di Grace e dei suoi giorni al Barbizon Hotel.
Un’altra bionda fatale abiterà al Barbizon: è la magnifica Tippi Hedren, modella per l’Agenzia Ford e in seguito famosa attrice, Paulina Bren vi racconta come Alfred Hitchcock la scoprì per poi sceglierla come indimenticabile interprete del suo film Gli Uccelli.
Attraverso una miriade di aneddoti e di vicende femminili, con una scrittura accattivante e decisamente piacevole, la Bren alza il velo su un luogo, sulle conquiste delle donne nella società nel corso degli anni e sul sogno americano.
Il Barbizon ha ormai cambiato destinazione ma la sua leggenda ancora resiste nelle storie di coloro che hanno attraversato le sue stanze ed è narrata con coinvolgente sapienza nel libro di Paulina Bren.

“Il Barbizon per gran parte del Ventesimo secolo era stato un luogo in cui le donne si erano sentite al sicuro, dove avevano avuto una stanza tutta per loro per organizzare e progettare il resto della loro vita.
L’Hotel diede loro la libertà. Ne liberò l’ambizione, i desideri che altrove erano considerati proibiti ma che nella Città dei Sogni erano immaginabili, realizzabili e possibili.”

Le figurine Liebig: giorni d’inverno in paesi meridionali

Vi porto ancora nel passato, con la magia delle Figurine Liebig.
Come ebbi già modo di dirvi in precedenza, ho una collezione di queste figurine grazie a mia nonna che con la sua consueta cura le conservò tenendole da conto come lei sempre faceva con le cose del tempo lontano.
E così vi mostro una serie di queste figurine risalenti all’anno 1910: è un viaggio nel tempo alla scoperta delle delizie dei paesi meridionali dove si gode del clima dolce e mite anche durante l’inverno.
E allora partiamo, svaghiamoci con questi ardimentosi turisti degli inizi del Novecento, questa è l’occasione buona per esplorare il misterioso Egitto e scoprire i segreti delle piramidi.

C’è anche la possibilità di restare nelle vicinanze ma non per questo la vostra esperienza sarà meno affascinante.
Io parteciperei molto volentieri al corso di fiori che si tiene nell’incantevole Bordighera, la riviera da sempre attira molti visitatori!

Romantica e suggestiva pare la passeggiata di Jalta intrisa di profumi e di freschezze agrumate.

I viaggiatori più ardimentosi non esiteranno a godersi una passeggiata a dorso di cammello, le signore e signorine certo non scorderanno di armarsi di un utile parasole all’ultima moda, nel deserto il sole picchia!

Alcuni turisti, invece, prediligeranno le bellezze dell’antica Grecia, tra le dolcezze della campagna ateniese.

Io, per parte mia, ho fatto la mia scelta.
Il sole tiepido, il canto delle onde, la bellezza della costa francese.
E l’emozione di provare per la prima volta i cicli a vela sulla spiaggia, un’esperienza straordinaria!
E allora amici, vi aspetto là, sulla spiaggia di Biarritz e nei giochi di fantasia delle bellissime Figurine Liebig.