Feeds:
Articoli
Commenti

C’è un luogo, in Val Trebbia, dove scoprirete un piccolo grande mondo con le sue usanze e i suoi segreti.
Ospitato nei locali del Convento annesso al Santuario di Montebruno, il Museo di Cultura Contadina è una fantastica ed entusiasmante avventura.

Museo Contadino (1)

Vita quotidiana, fatiche e sudori di coloro che vissero in queste campagne in tempi duri e difficili.
A guidarmi in questo viaggio affascinante è stata la Signora Alma e qui la ringrazio ancora perché mi ha svelato particolari a me del tutto sconosciuti.

Museo Contadino (2)

In questo tempo distante dal nostro con questo attrezzo si costruivano le ruote.

Museo Contadino (3)

E il cestaio lavora alacremente per i suoi compaesani.

Museo Contadino (4)

Si intrecciano sedie per le case dei contadini.

Museo Contadino (5)

E nel piccolo paese tutti si conoscono, tutti sanno il nome del ciabattino, è lui che risuola le scarpe di grandi e piccini.

Museo Contadino (6)

Il tempo vola via, siamo cambiati eppure dobbiamo saper ricordare quello che eravamo.

Museo Contadino (7)

La vita segue il ritmo delle stagioni e quando viene il tempo della fienagione c’è molto da lavorare.

Museo Contadino (8)

Profumo di legno e di natura, con questo strumento si preparava il vino di mele.

Museo Contadino (9)

E questo invece serviva per fare il burro.

Museo Contadino (10)

C’è una miriade di oggetti che provengono dal nostro passato, ecco alcuni macinini in fila.

Museo Contadino (13)

E ci sono attrezzi di ogni genere, raccontano l’arte di costruire il proprio mondo con le proprie mani.

Museo Contadino (14)

E certo non mancano gli strumenti del dottore.

Museo Contadino (15)

E poi c’è anche il tempo dello svago, dopo le fatiche nei campi ci si concede una partita a bocce.

Museo Contadino (16)

L’allestimento è vario e ricchissimo, posso solo darvi un’idea di ciò che potrete ammirare in questo museo.

Museo Contadino (17)

Vedrete una grande bilancia.

Museo Contadino (18)

E questa proviene da Genova, da una bottega di Sottoripa.

Museo Contadino (19)

E troverete una specie di martello, posato dritto per terra.
Riuscite a immaginare a cosa serviva? Si tratta del massabecco e veniva usato per fissare i ciottoli sulle strade.

Museo Contadino (21)

Una sala intera è dedicata agli animali.

Museo Contadino (21a)

Dondolano i pesanti campanacci.

Museo Contadino (22)

E di legno intrecciato è questa specie di museruola che veniva usata per i vitellini da latte per evitare mangiassero l’erba.

Museo Contadino (22a)

Sfavilla il fuoco nella cucina dove la famiglia si riunisce.

Museo Contadino (23)

E in questo locale caldo e accogliente sono numerosissimi gli attrezzi per preparare le gustose prelibatezze che riempiono i paioli e le pentole.

Museo Contadino (25)

E poi la signora Alma mi ha mostrato questa capiente conca gialla che qui vedete in due esemplari: mi ha detto che veniva chiamata zampe di gatto e la si usava per mangiare tutti insieme servendosi con le mani.

Museo Contadino (26)

Si scrive, si fa di conto, si mandano lettere a coloro che sono andati in cerca di miglior fortuna in terre lontane.

Museo Contadino (27)

E in questo museo che racconta una piccola parte di mondo vedrete diversi ritratti di famiglia e numerose fotografie antiche, sono il dono di persone animate dal desiderio di preservare i giorni passati.
Dlin, dlon, trilla la vecchia cassa.

Museo Contadino (28)

Tutti lavorano, uomini e donne, ognuno ha la propria fatica.
E ciascuno ha la propria perizia, non manca una bella collezione di macchine da cucire d’epoca che farebbero la gioia delle amiche creative.

Museo Contadino (29)

E certo, in altri anni si filava anche la lana.

Museo Contadino (30)

Si conclude questo bel viaggio nel passato con la visita ad una stanza dove vedrete cuffiette, gonne, mutandoni e vestitini, abiti di un tempo perduto.
Fate piano, nella culla c’è un bimbo che dorme.

Museo Contadino (31)

E riposti in bella mostra vedrete i bustini delle nostre nonne.

Museo Contadino (32)

E i ventagli, gli scialli, le camicie con le bordature di sangallo.

Museo Contadino (33)

E un vezzoso ombrellino da passeggio, utilissimo per ripararsi dal sole cocente.

Museo Contadino (34)

Un museo da scoprire, un fiore all’occhiello per questa valle.
Un mondo che si svela, nella semplicità della vita di ogni giorno.

Museo Contadino (35)

Ancora una volta sono stata a guardare Genova dall’alto e per questo ringrazio una cara amica che mi ha permesso di ammirare la Superba da un terrazzo che si apre sui tetti della Superba, su Piazza Corvetto e sulle zone circostanti.

Tetti (2)

E si affaccia in parte sul verde prepotente di Villetta Di Negro.

Tetti (3)

Davanti agli occhi il profilo di un nostro amato concittadino, il più celebre dei patrioti, è Giuseppe Mazzini, assorto e pensieroso.

Tetti (4)

E poi Piazza Corvetto, la prospettiva dell’Acquasola e un cielo velato di nuvole, quel giorno il sole faceva i capricci.

Tetti (5)

Da questo edificio vedi i palazzi della Spianata e la celebre ascensore che conduce a Castelletto.

Tetti (6)

E poi ringhiere, campanili, torri e  il Teatro Carlo Felice.

Tetti (7)

Da un terrazzo sopra Corvetto trovi l’orizzonte del mare che in una giornata grigia si confonde con il cielo, le gru, le linee del porto, il Bigo e le navi.
E il campanile delle Vigne svetta accanto alla Lanterna, nostro faro e nostro simbolo.

Tetti (8)

E poi ancora la città arrampicata sulle colline, un’altra nave, tetti grigi ed abbaini, questo è il profilo di Via Garibaldi con la magnificenza dei Palazzi dei Rolli.

Tetti (9)

Genova e la sua distesa ininterrotta di ardesie spioventi, comignoli e magnifici terrazzini che in estate sono inondati dal sole.
E mentre osservi cerchi di distinguere luoghi noti veduti da una diversa prospettiva, tra i tetti dei caruggi emerge imperiosa la Chiesa della Maddalena.

Tetti (10)

E poi ancora altre ringhiere e geometrie, persiane e finestrelle, un terrazzino minuscolo, lassù, vicino al cielo.

Tetti (11)

Antico e moderno, passato e presente, in un solo orizzonte.

Tetti (12)

Ancora uno sguardo rivolto al patriota genovese, figura a me cara.

Tetti (13)

Ancora uno sguardo verso Genova, mia e sua città natale, dolcemente affacciata sul celeste mare.

Tetti (14)

Le passeggiate d’estate riservano sempre piacevoli sorprese e così può capitare che lo sguardo trovi un orto generoso, al margine delle verdure curate con tanto amore un vero capolavoro di bellezza.
Un bouquet, fresco, delizioso e spontaneo, sbocciato con quell’armonia che solo la natura possiede.

Fiori

E arancio e giallo, le gradazioni del sole, un abbinamento sempre perfetto.

Fiori (2)

E poi toh, d’improvviso l’incontro che non ti aspetti!
Verde, verde, verde!
Sì, stavo impegnando una breve salita quando io e lui ci siamo trovati occhi negli occhi.
Insomma, non che il tipo in questione avesse tanto tempo da perdere, intendiamoci, mi ha concesso giusto qualche istante.
E poi aveva l’espressione impaziente, come dire:
– Miss Fletcher, spicciati, ho da fare e mica posso star qui tutto il pomeriggio!
E infatti, dopo breve tempo è sparito tra l’erba alta e tanti saluti.
Che incontro, però!
Cose che succedono il campagna in un pomeriggio d’agosto.

Ramarro

Arrivano leggere le farfalle d’agosto e planano sui petali che le sorreggeranno.

Farfalle

Vivaci e colorate come i fiori di campo, le farfalle dalle ali d’arancio in questo periodo sono regine dei prati.

Farfalle (3)

Alcune sono minuscole, al loro confronto una piccola fogliolina sembra così grande!

Farfalle (4)

Sospese così, sul cespuglio.

Farfalle (5)

E in certi tratti si incontrano farfalle diverse tra loro, non hanno bisogno di contendersi i fiori, c’è posto per tutte!

Farfalle (6)

Armoniose creature, sanno trovare una sintonia perfetta.

Farfalle (7)

Certe farfalle sfoggiano sfumature polverose e tenui.

Farfalle (8)

E altre sono il trionfo del colore.

Farfalle (9)

Delicate, perfette, simbolo di grazia e bellezza.

Farfalle (10)

Sgargianti e inquiete, passano di fiore in fiore.

Farfalle (11)

Fragili e candide, effimeri splendori d’agosto.

Farfalle (14)

E tra loro ci sono anche le mie preferite, le loro ali hanno sfumature celesti, paiono quasi orlate come da pizzi preziosi.

Farfalle (12)

Farfalle d’estate, sui prati e sulle corolle, chiare e luminose come l’azzurro d’estate.

Farfalle (13)

Vi porto nei caruggi che piacciono a me, in quel tempo che non abbiamo vissuto.
Là, dove Porta dei Vacca diviene naturale cornice della celebre Via del Campo, vi mostrerò alcuni frammenti di vita tratti da due mie cartoline, la prima di esse risale al 1906, la comprai un paio di anni fa.
Tic tac, tic tac, si mette in moto la macchina del tempo.
Eppure tutto sembra uguale, se non fosse per certi dettagli che raccontano altri giorni.

Porta dei Vacca (2)

Si chiacchiera, all’imbocco della porta, una vecchia trascina stancamente una pesante borsa.
E questi gentiluomini hanno tutti il cappello in testa.

Porta dei Vacca (3)

Una prospettiva familiare a tutti noi che amiamo i caruggi.
E sapete cosa mi colpisce? La perfetta lastricatura della via.

Porta dei Vacca (4)

In questo tempo, in questa zona c’è l’insegna di un locale che attira molti avventori: il Caffè Firenze non teme la concorrenza!

Porta dei Vacca (5)

E lì sotto c’è un uomo in attesa.

Porta dei Vacca (8)

Ad attirare la mia attenzione è un’altra figura, riesco solo ad immaginare le sue quotidiane fatiche: si tratta di quest’uomo che incede lento portando sulle spalle una grande botte sicuramente ricolma di buon vino.

Porta dei Vacca (7)

Oltre cento anni fa, su Porta dei Vacca, erano affissi manifesti che pubblicizzavano svariati eventi: a qualcuno interessa la sfida di lotta?

Porta dei Vacca (6)

E su Via del Campo, sulla sinistra, aperto e teso a catturare la luce un bianco telaio con una delle diffusissime mampae dei nostri caruggi, qui trovate la loro storia.

Porta dei Vacca (9)

Tic tac, il tempo scorre ma questa strada di Genova resta immutata.

Via del Campo (4)
In quest’altra cartolina, successiva alla precedente,  c’è ancora una diversa folla a percorrere queste strade.

Porta dei Vacca (10)

E ci sono altre mampae aperte verso il cielo azzurro di Genova, in questo caso si intravede una scritta su di esse, purtroppo non riesco a capire cosa c’è scritto.

Porta dei Vacca (12)

Si aspetta la vita che verrà con un certo fatalismo: cappello in testa e mani in tasca.
E un giovane avanza con fare sfaccendato, alle sue spalle un carretto cigola inesorabile e sulla destra, quasi appoggiata al muro, una donna segue con gli occhi il turbine di folla che attraversa Via del Campo.

Porta dei Vacca (11)

E si fanno affari d’oro in questa città portuale che vive del suo mare: questa è l’insegna di un certo Seneca Bernardi, la sua ditta si occupa di spedizioni commerciali.

Porta dei Vacca (13)

La vita che verrà è incerta.
Non puoi mai sapere cosa ti accadrà, in qualunque epoca tu abbia vissuto.
E magari sei un ragazzino e te ne stai lì, con il berretto calcato sul capo, lo sguardo pieni di sogni che nessuno conosce e la testa immersa nei tuoi pensieri.
E accanto c’è un tipo corpulento, sarà un elegantone o forse il portiere di un Hotel? Non saprei dirlo, mi pare che indossi una specie di divisa.

Porta dei Vacca (14)

E se dovesse venire a piovere ricordatevi che in Via Roma c’è il negozio di Stefano e Figli, vendono impermeabili e soprascarpe di gomma, c’è scritto sul manifesto appeso al muro!

Porta dei Vacca (15)

Il tempo scorre inesorabile e con esso la vita di ogni giorno.
Un uomo fa i suoi affari su un improvvisato banchetto e un passante si ferma a guardare, un altro continua per la sua strada.
Sullo sfondo, a ridosso della porta, un secchio e una ramazza: bisognerà pur tenerla in ordine questa via percorsa ogni giorno da tante persone.
Una celebre strada di Genova, una piccola parte di mondo che è nel mio cuore.

Porta dei Vacca (16)

Oggi su questa mia pagina troverete un breve aneddoto tratto dal diario di Francesco Dufour, vi avevo promesso che avreste letto una chicca ed eccoci qua, è arrivata.
Come dire, si tratta di una sorta di gossip ottocentesco, una sgradevole impasse che vide protagonista un rappresentante dell’aristocrazia cittadina.
Il suo nome? Beh, l’ho omesso di proposito però sappiate che si tratta proprio del jet set genovese, d’altra parte è facile intuirlo solo considerando la strada dove si svolse il fattaccio.
Il nostro amico Francesco Dufour presenta questo episodio con questo titolo: Un mancato duello a Genova, così come mi fu raccontato da mia madre.

Verso la fine dell’Ottocento una marchesa, passando per Via Garibaldi, fu molestata dalle galanterie di un bellimbusto.
La nobildonna si rifugiò nel palazzo di suo cugino il Marchese, questi scese in strada e disse il fatto suo al Don Giovanni.
Questi gli inviò il cartello di sfida.

Via Garibaldi

Il Marchese era di famiglia, allora come oggi, religiosissima e fece rispondere che le sue convinzioni gli proibivano il duello.
Dopo di ciò tutte le nobili genovesi inviarono alla moglie di lui il loro biglietto da visita.
Il significato era il seguente: allora il duello era sì proibito dalla Chiesa ma era talmente nell’uso che tutto lo praticavano, era considerato una necessità sociale.
Le marchese amiche e parenti della nobildonna avevano inviato la loro carta ad indicare la loro partecipazione e il loro compatimento per avere lei un marito vigliacco perché, ripeto, allora nessuno, anche religiosissimo, si faceva scrupolo di battersi in duello.

Via Garibaldi

Ecco lì!
Un uomo devoto si premura di rispettare i dettami della Chiesa e finisce sbeffeggiato e additato come un codardo, che disdetta!
E costui avrà camminato per Strada Nuova a testa bassa per il resto dei suoi giorni?
E la sua consorte? Che perfide amiche!
E il bellimbusto?
Non sarebbe interessante scoprire qualche notizia in più su tutti loro? Magari ci proverò, se dovessi trovare altre scottanti notizie sarete i primi a saperlo.
Accadde in Via Garibaldi, sul finire dell’Ottocento.

Via Garibaldi (17)

In questo giorno di festa nel cuore dell’estate scelgo di augurarvi buon Ferragosto in compagnia di una bellezza locale.
In realtà era solo di passaggio a Fontanigorda, se ne stava comodamente in un cestino ben rifornito di prelibate verdurine croccanti.
Vero che è una meraviglia? Eh sì, non occorre rimarcarlo!

Coniglio (2)

E voi come trascorrerete questo caldo giorno d’agosto?
Concedetevi anche un riposino, magari all’ombra, è proprio quel che ci vuole!
E colgo l’occasione per ringraziarvi del vostro entusiasmo, è una gioia avere lettori come voi.
Buon ferragosto a tutti voi, cari amici!

Coniglio

Torna in questi giorni di agosto un gradito appuntamento per i villeggianti di Fontanigorda: la mostra di biciclette d’epoca che quest’anno è alla seconda edizione e si presenta con diverse novità.

Biciclette (2)

Ne scrissi già l’estate scorsa e davvero con stupita ammirazione in quanto il promotore e ideatore di questa pregevole iniziativa è un ragazzo di 17 anni.
Lui si chiama Daniele Gabban e ha una passione vera per le biciclette dalla lunga vita e dal passato lontano, Daniele le colleziona e le raccoglie con certosina pazienza.
Le restaura, le mette in ordine, le espone qui a Fontanigorda, luogo caro a lui e a tutta la sua famiglia.

Biciclette (3)

Le passioni, quelle vere e genuine, sanno dare un senso ad ogni gesto della nostre giornate.
Come un entusiasmo che cresce ogni giorno, come un primo amore che resta sempre vivo e intenso senza affievolirsi mai.

Biciclette (3a)

Bici d’epoca, dagli anni ’30 in poi.
E quest’anno si accompagnano ai suggestivi quadri di un artista genovese, Valter Lavagetto, lui le due ruote le dipinge con estro e grande personalità.

Biciclette (4)

Di passioni e biciclette, ognuno le ama a suo modo, il dipinto che sovrasta questa bici ne ritrae un dettaglio.

Biciclette (5)

Un faro, uno sportelletto aperto: Daniele mi ha spiegato che per far chiaro in questo caso si ricorreva a un lume a petrolio.

Biciclette (6)

E poi mi ha detto che su questo altro mezzo si trova una sorta di sigillo: corrispondeva ad una tassa di circolazione che si pagava ai tempi.

Biciclette

Non manca la bicicletta di ordinanza dell’Esercito Svizzero che risale al 1929.

Biciclette (7)

E ha tutti i dovuti equipaggiamenti, compresa la gavetta!

Biciclette (8)

Una passione vera, una collezione che si arricchisce di anno in anno.
Con il suo entusiasmo Daniele è riuscito a coinvolgere anche altri collezionisti che hanno portato in esposizione i loro mezzi, la mostra infatti occupa due sale e al piano inferiore ci sono le bici da corsa.
Tra i collezionisti che espongono i loro mezzi c’è Luca Barbieri, anch’egli è un ragazzo giovane come Daniele, poi ci sono Bruno Del Bene, Marco Casazza e Luigi Ferretti.

Biciclette (9)

E tra queste bici alcune sono veramente notevoli.

Biciclette (10)

Certi dettagli evocano grandi fatiche, salite e discese, curve su tornanti arditi e sudate conquiste.

Biciclette (11)

Mete da raggiungere con il sole che imperla la fronte, pedalando tra gli alberi in un giorno d’estate.

Biciclette (12)

Daniele guida i visitatori attraverso questa bella mostra, se volete sapere qualche notizia lui scende nei particolari con un’accuratezza che vi stupirà.
Eh, d’altra parte quando fai quello che ami ci metti impegno, no? Sì, è così per tutti, sempre!
Ad esempio mi ha spiegato che su questa bici si trova il primo tipo di freno meccanico.

Biciclette (13)

E luccicano certe parole che ricordano grandi sfide sportive.

Biciclette (14)

Daniele ha un sorriso grande così quando ti parla delle sue biciclette, è un narratore esperto e instancabile.
Osservate con attenzione la bici che sorregge, fa parte di un gruppo particolare.

Biciclette (15)

Sul posteriore c’è un piccolo contenitore, a cosa servirà?
Signore e signori, queste sono bici a benzina e quello è un piccolo serbatoio.

Biciclette (16)

E poi il nome di un grande ciclista, Giovanni Gerbi, non sono molto ferrata sull’argomento ma ho scoperto da Daniele che lo chiamavano il Diavolo Rosso.
E poi pedali, pedali che sembrano opere d’arte.

Biciclette (17)

Gli orari e le date della mostra sono i seguenti, se passate in Val Trebbia venite a Fontanigorda a vedere le biciclette di Daniele.

Biciclette (18)

Potrete così ammirare la sua bella collezione.

Biciclette (19)

E potrete apprezzare i pregevoli quadri di Valter Lavagetto.

Biciclette (20)

Una passione senza tempo, una passione che sa affascinare un ragazzo giovane.

Biciclette (20a)

Una passione che diviene un viaggio bellissimo, fatto di ricerca, di scoperta e di entusiasmo.
Un viaggio bellissimo che è appena iniziato.

Biciclette (21)

Correva l’anno 1478 e in questa valle viveva un piccolo pastorello: era un bambino sfortunato, muto e sordo, non poteva sentire il rumore dell’acqua che canta sui sassi sotto al ponte di Montebruno.
Un bel giorno, in questo luogo, accadde un fatto miracoloso.

Montebruno (2)

Si narra che al piccolino apparve la Madre di Dio che gli fece doni preziosi: gli ridiede l’udito e la parola.
E allora il bimbetto corse a perdifiato, andò a chiamare la gente del posto e indicò il posto dove egli aveva veduto Maria: là, sul tronco di un faggio, c’era una statua di legno che ritraeva la Vergine.
Alcuni anni dopo, in seguito a un decreto pontificio del 1486, nel luogo dell’avvenuto miracolo, un devoto frate Agostiniano di nome Battista Poggi diede inizio alla costruzione di un grandioso edificio: il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno (4)

Nei secoli sono passate di qui migliaia di fedeli in pellegrinaggio, in tanti hanno pregato in questa chiesa ricca e sfarzosa, lo stile segue i dettami del barocco.

Montebruno (5)

E sull’altare c’è proprio quella statua lignea della Madonna che il pastorello trovò ai piedi dell’albero.

Montebruno (6)

Sono numerosi i dettagli che dovrete ammirare camminando nel silenzio di questa chiesa, ci sono anche diversi quadri di artisti liguri.

Montebruno (7)

La luce filtra, rischiara i dipinti sul soffitto del coro.

Montebruno (8)

Grande e bella è la chiesa adagiata sulla riva del Trebbia.

Montebruno (9)

E la sovrasta un volo d’angeli dai toni delicati.

Montebruno (11)

Tanto tempo fa qui giunse qualcuno che scampò ai pericoli delle onde.
Non conosco il suo nome ma so che costui aveva nel cuore un sentimento di sincera gratitudine, la sua salda fede lo aveva sorretto in momenti di grave difficoltà.
Racchiuso sotto un vetro c’è ancora il ricordo di quei giorni duri: queste sono le gomene di una delle galee dell’Ammiraglio Andrea Doria.
Riuscite a immaginare il volto dell’uomo che le portò fin quassù per ringraziare la Madonna di averlo protetto?

Montebruno (10)

Non sono terminate le sorprese di questa chiesa, le troverete in questo luogo dove non ve lo aspettereste mai.
Stupore, varcando questa porta che conduce alla sacrestia.

Montebruno (12)

E forse il vostro sguardo cadrà su certe raffinate opere frutto del talento di artigiani di un tempo lontano.

Montebruno (13)

Guardate altrove, verso queste ante di legno e attendete che si spalanchino davanti ai vostri occhi.

Montebruno (14)

E su uno dei muri vedrete la meraviglia di antichi azulejos, sono uguali a quelli che trovate in certi palazzi dei vicoli, lungo scaloni di marmo dalla storia antica.
E hanno colori vividi e brillanti, abili ceramisti di un altro tempo li hanno lasciati a noi, a noi rimane il compito di preservarli e di valorizzarli.

Montebruno (15)

Gli azulejos del Santuario di Montebruno provengono da Siviglia e risalgono alla prima metà del XVI secolo.

Montebruno (16)

Ed è ocra e verde e un disegno armonioso.

Montebruno (18)

Sono fiori e foglie e tondi turchesi.

Montebruno (19)

Questa è la perfetta bellezza degli azulejos.

Montebruno (20)

Si trovano nella sacrestia di un’antica chiesa sorta in una valle quieta, dove un tempo avvenne un fatto miracoloso.
Un luogo che riserva ancora altri stupori che presto scoprirete insieme a me.

Montebruno (21)

Qui dove l’azzurro si specchia nell’acqua del Trebbia che scorre placido e tranquillo.

Montebruno (3)

Chiaro e celeste, come il cielo che sovrasta il Santuario di Nostra Signora di Montebruno.

Montebruno (22)

Quanto azzurro illumina il cielo dell’estate: intenso, pulito e terso, essenza della bellezza di questi luoghi.
Azzurro di cielo e rosa di un accappatoio steso, color panna è l’ombrellone per ripararsi dal sole.

Fontanigorda (2)

Diverse sfumature di lilla, il profumo delle ortensie e note di verde acqua sospese nell’aria.

Fontanigorda (3)

Estate.
Estate è nei toni blu del jeans e negli abiti da bimba che asciugano al sole contro il verde del bosco.

Fontanigorda (4)

E poi turchese, proprio come il cielo e giallo come i girasoli.

Fontanigorda (4a)

E come i fiori che sbocciano nei vasi mescolati a vivaci tonalità d’arancio.

Fontanigorda (5)

E ancora arancio e ancora turchese della Val Trebbia.

Fontanigorda (6)

E poi note più chiare, tenui, quasi polverose.

Fontanigorda (7)

Tuttavia, come sempre nella vita, è tutta una questione di punti di vista.
Guarda.
Sono ancora gli stessi panni stesi.
Lenzuola danzanti, nuvole vaghe e aria fresca d’agosto.

Fontanigorda (8)

E poi rosso, rosso, tante volte rosso.

Fontanigorda (9)

E ancora celeste e una molletta solitaria sospesa nel vuoto.

Fontanigorda (10)

E poi sole caldo, prati, cuscini e montagne.

Fontanigorda (11)

E accenti pallidi, note confetto e sfumature di ortensie.

Fontanigorda (12)

E azzurro di cielo e di lenzuola, azzurro e fili da stendere che si incrociano nel chiarore dell’estate.

Fontanigorda (13)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 1.126 follower