Picasso, Van Gogh e i ladri di sogni

E’ notizia di oggi che un tizio, a San Francisco, ha candidamente staccato dalla parete della Weinstein Gallery un’opera di Picasso e, con quella sotto il braccio, ha imboccato la porta ed è svanito nel nulla.
Fortunatamente, il ladro è stato arrestato e la preziosa opera recuperata.
Comunque, un interrogativo suscita in me un certo sconcerto.
Davvero esiste qualcuno al mondo che pensa di poter “possedere” un Picasso?
Per il breve tempo in cui ne è stato in possesso, mi immagino questo signore, seduto nel salotto di casa sua, con il disegno del grande Pablo sulle ginocchia.
Sarà stato fiero di se stesso, indubbiamente.
Magari aveva commesso il furto su commissione, e la sua impresa doveva fruttargli un bel po’ di denaro.
O magari l’aveva sottratto solo per sé, per poterlo avere, perché fosse suo, soltanto suo. In questo caso, avrebbe dovuto tenere sempre ben nascosto il suo tesoro, non avrebbe potuto esporlo, ma bensì conservarlo nel fondo di un cassetto o chiuso in un armadio e, privandolo della sua visibilità, avrebbe ucciso la sua essenza, il suo significato, il messaggio di bellezza ed armonia che, col suo tratto, Picasso aveva lasciato su quella tela.
Anni fa, ricordo, un miliardario giapponese si aggiudicò ad un’ asta da Christie’s la prima versione di un’opera di Vincent Van Gogh, il Ritratto del Dottor Gachet. L’eccentrico magnate alla sua morte venne cremato, ma si ignora se gli eredi abbiano seguito le sue ultime volontà.
Aveva richiesto, infatti, che tutti i suoi beni più pregiati, compreso il famoso ritratto, finissero in cenere insieme alla sua salma.
Povero, triste miliardario, mi ricorda tanto il contadino Mazzarò del Verga, il protagonista di “La Roba”, così attaccato ai suoi beni terreni da volerli portare con sé nell’oltretomba.
Per quanto un quadro sia un oggetto materialmente tangibile, il suo reale valore va molto al di là della mera quotazione di mercato.
Il languore delle donne dipinte da Klimt, le facce espressive e intense del Caravaggio, il candore che si legge nello sguardo perduto di Ophelia di Millais, sono un patrimonio che pochi hanno il dovere di tutelare e tutti hanno il il diritto di poter ammirare.
Per potersi perdere in un paesaggio, in una sfumatura, in una riflesso di luce che non t’aspetti, in un’espressione che rende materia il genio dell’uomo.
Chi crede di poter far sua questa grandezza, a mio parere, commette un crimine.
Chi ci priva di questa bellezza è un ladro di sogni.
Penso.
Provo a pensare come sarebbe vivere, se qualcuno avesse preso gli spartiti di Chopin, di Beethoven o di Mozart e li avesse chiusi in cassaforte.
E nessuno, da quel giorno, avesse più saputo suonare una nota scritta da questi grandi compositori.
Saremmo rimasti soli, senza notturni, né variazioni, né chiari di luna.
Saremmo rimasti soli.
E saremmo stati infinitamente più poveri.

4 pensieri su “Picasso, Van Gogh e i ladri di sogni

  1. Ruberei un Caravaggio? Ehm ehm….. lo so Miss Fletcher, è poco nobile il mio pensiero, è vergognoso sottrarlo all’umanità ma…. si, tutto per me, solo per me…. il mioooo tesssssorooooo… 🙂
    Poi magari ti offro una tazza di tè e te lo faccio vedere. Ma che rimanga un nostro segreto, mi raccomando!

    Scherzo, nè? Buona serata e buon fine settimana
    Susanna Cerere

  2. E lo so che scherzi, Susannina 🙂 !
    Caravaggio…mi ricordo un quadro che ho visto a Dublino…c’era l’armatura di un soldato che rifletteva la luce, impressionante, sembrava vero!
    Buona serata e buon weekend a te, speriamo non sia troppo caldo!

  3. Mi chiedo più che altro come accidenti abbia fatto, quel tipo, ad infilare la porta così, senza che nessuno lo placcasse ben prima che uscisse.

    D’altra parte, per salvaguardare il carattere di patrimonio pubblico delle opere artistiche vieterei piuttosto che vengano vendute, contro ogni logica economica di sussistenza – credo – anche degli Stati stessi.
    Ho forse un rispetto della volontà individuale sproporzionato, non so: però confesso che mi fa rabbrividire tanto l’idea egoista di portarsi nella propria tomba di fuoco un capolavoro, quanto quella di non eseguire le richieste di qualcuno che, pur nell’evidente follia, le avanza nel pieno del suo diritto.

    Detto questo, depongo la penna (ooops, la tastiera) e corro ad ammirare lp Chagall che conservo nel solaio, ben nascosto 😉

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