La Signora Wilde

Per Susanna, con un girasole

Oscar Fingal O’Flaherty Wills Wilde ebbe una madre peculiare quanto lui.
Jane Francesca Wilde, nata nel 1821, era una donna anticonformista, femminista ante litteram e fervente sostenitrice della causa patriottica irlandese.
Poetessa, scelse lo pseudonimo di Speranza, nome che compariva nel suo motto: Fidanza, Speranza, Costanza.
Come Oscar, aveva una corporatura imponente e un gusto particolare per gli abiti, amava in modo particolare il colore scarlatto e le piaceva esibire una certa eleganza, un certo stile.
Sosteneva di discendere niente meno che da Dante Alighieri.
Come il suo celebre figlio amava dormire fino a tardi e, come lui, aveva il vezzo di togliersi gli anni.
Richard Ellmann, famoso biografo di Oscar Wilde, sostiene che la sua figura sia servita da modello per il personaggio di Lady Bracknell, in “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, alla quale Oscar fa dire la geniale frase: nessuna donna dovrebbe mai essere troppo precisa riguardo alla sua età, le conferisce un’aria così calcolatrice.
E ancora, sempre la vivace Lady Bracknell ribadirà: trentacinque anni è un’età molto attraente, la società londinese è piena di donne del più altro rango che, per loro libera scelta, sono rimaste all’età di trentacinque anni.
E Lord Illinghworth, scapolo impenitente e giovane dandy protagonista di “Una donna senza importanza”, stigmatizzerà il concetto con queste parole: non bisognerebbe mai fidarsi di una donna che dice apertamente la sua età. Se è disposta a questo, è pronta a dire qualsiasi altra cosa.
Wilde e le donne: pochi come lui hanno saputo delinearle nei loro sentimenti, nelle pieghe complesse dell’animo, nei pregi e nei difetti, in quelle sagaci malizie verbali che ridondano nelle sue commedie.
E forse sapeva distinguerle così bene perchè la prima donna della sua vita, sua madre, era una persona che precorreva i suoi tempi, dotata, come lui, di grande intelligenza, del gusto per la battuta e di un senso dell’umorismo tagliente.
Sempre Ellmann racconta che un giorno alla signora venne annunciata la visita di una “rispettabile” signorina. E Lady Wilde, visibilmente seccata, rispose: ” non usi mai quella definizione in casa mia. Solamente i bottegai sono rispettabili. Noi siamo al disopra della rispettabilità.”
Il tono, il sarcasmo è il medesimo che userà Oscar nelle sue opere teatrali, nelle quali abbondano gli intrecci amorosi, i malintesi, i tradimenti, i figli illeggitimi.
E anche la vita matrimoniale di Speranza fu adombrata dalle infedeltà del marito che, fuori dal matrimonio, ebbe ben tre figli. Lei, però, parve non curarsene troppo e gli rimase accanto, e lo difese a spada tratta quando lui, medico, venne accusato di aver anestetizzato una giovane paziente per poi usarle violenza.
Famiglia insolita,  i Wilde,  e non poteva che nascerne un genio come Oscar, un giocoliere della parola, capace di sondare i più profondi recessi dell’animo umano, di toccare, con ugual misura, le corde dell’amarezza e quelle della lievità, da lui tanto ricercate in certi suoi frivoli personaggi femminili.
E così innamorato della propria madre, da far dire ad Algernon ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto”: tutte le donne diventano come le loro madri, questa è la loro tragedia. Nessun uomo lo diventa: questa è la sua.
Malgrado tutto, Speranza rimase fedele al vincolo coniugale. L’unica attrattiva del matrimonio è che rende assolutamente necessaria una vita di inganni per entrambe le parti, scriverà Oscar ne “Il ritratto di Dorian Gray” e nel suo aforisma  si coglie, sottile,  un accenno agli eventi della sua gioventù.
Rimasta vedova nel 1876, Speranza fece un’amara scoperta: il marito, scialacquatore, l’aveva lasciata con ben poche sostanze.
Senza perdersi d’animo, al seguito dell’altro figlio Willie, raggiunse Oscar a Londra e lì si stabilì, creando nella capitale inglese un salotto letterario di un certo rilievo.
Donna affascinante quanto volitiva e orgogliosa, convincerà il figlio a non scappare da Londra, in occasione del processo per atti osceni intentatogli da Lord Queensberry, padre di quell’Alfred Douglas che Wilde tanto amò e che fu la sua rovina.
Gli ultimi anni di Speranza furono minati dalle difficoltà economiche, dalla malattia e dall’amarezza per il destino di quel suo adorato figlio, rinchiuso in carcere e condannato ai lavori forzati, privato della sua libertà e dell’esercizio del suo genio.
Chiederà, in punto di morte, di rivedere Oscar per l’ultima volta e tristemente le sarà negato.
A lei, alla sua estrosa originalità, al suo carattere forte e anticonformista si adattano, nuovamente, le parole di Oscar: dire l’incredibile e fare l’improbabile:  è giusto il tipo di vita che vorrei per me. (Il ritratto di Dorian Gray)

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9 pensieri su “La Signora Wilde

  1. Dear Miss Fletcher,
    sono rimasta basita nel vedere questo bellissimo intenso post a me dedicato, con un girasole!
    Rossa come un pomodoro, l’ho letto d’un fiato…. e dietro un uomo eccezionale c’è dunque una madre speciale, Speranza…. io ti ringrazio di cuore, caspita se imparo cose straordinarie in questo tuo blog.
    Sono proprio contenta di averti incontrata!
    Stasera vado a nanna davvero più lieta, dopo una giornata non troppo facile.
    Thanks Miss Fletcher, goodnight!
    Susanna Cerere

    • Grazie di cuore, Susanna, mi fa tanto piacere che ti sia piaciuto. Questo è solo il primo dei post che intendo scrivere su Oscar, un personaggio che mi affascina da sempre e al quale devo molto.
      Anch’io sono molto contenta di averti incontrata!
      Un abbraccio

  2. che bell’articolo. Mi ha davvero interessato questo spaccato sulla vita della madre di Wilde, o meglio, sulla sua personalità. Complimenti

  3. Pingback: Un ragazzo di nome Oscar Wilde | Dear Miss Fletcher

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