Elisa

Mi piace da sempre Elisa, da quando, giovanissima, la vidi debuttare a Sanremo.
Questa primavera, complice un’amica che come me l’adora, ho avuto il piacere di assistere al suo concerto al teatro Carlo Felice di Genova.
Elisa si è presentata sul palco con i capelli sciolti e selvaggi, un ampio abito etnico lungo fino ai piedi, sui toni dell’arancio e dell’ocra, scarpe con tacchi vertiginosi.
Me l’aspettavo timida e ritrosa, l’ho sempre pensata così, Elisa.
E per la prima parte della sua esibizione, mi è parso che fosse davvero schiva, proprio come io l’ho sempre creduta.
Ha cantato seduta su uno sgabello.
Ogni tanto si alzava, volgeva il microfono verso il pubblico, poi imbracciava la chitarra e si riaccomodava, continuando a cantare mentre arpeggiava sulle corde, quindi  si alzava di nuovo e andava a mettersi al pianoforte, e le sue mani sfioravano i tasti, con gesti tanto naturali quali abili.
Sembra nata per la musica, Elisa, ed è a suo agio con tanti strumenti, oltre ad avere una voce splendida e melodiosa: in occasione di quel concerto l’ho vista passare dalle percussioni al  flauto con estrema nonchalance.
E ha cantato i suoi pezzi, alcuni dei quali per me molto suggestivi.
Ha cantato “Gli ostacoli del cuore”, e i suoi brani in inglese, tutti quelli più noti, ma ha regalato alla platea anche delle cover, da lei magistralmente interpretate.
E ha cantato seduta, per lungo tempo.
Poi, d’un tratto, inaspettatamente, sul palco del teatro, in un tripudio di suoni e di luci stroboscopiche, è esplosa tutta la sua energia.
E allora l’ho vista.
L’ho vista correre, ridere, saltare, roteare le braccia in un gesto ampio, accogliente che pareva un grande abbraccio caldo e avvolgente.
L’ho vista volteggiare, nel suo abito folk e l’ho vista lanciare le scarpe e correre a piedi nudi su e giù per il palco e sdraiarsi per terra, del resto è così che fanno le vere rock star.
E intanto l’ascoltavo, ascoltavo i suoi gorgheggi e le salite ripide che percorreva la sua voce.
Ma era uno spettacolo anche solo guardarla, Elisa.
Aveva anche la tosse, quella sera, e ci ha scherzato su ma, malgrado ciò, non si è risparmiata.
E’ autoironica e spiritosa Elisa, oltre che scatenatissima.
Ed è una che osa, ha cantato insieme ad un coro di voci bianche.
E mentre la guardavo, mi sono resa conto che aveva la felicità negli occhi.
Il suo sorriso, i suoi movimenti, i suoi passi, i gesti che rivolgeva agli spettatori emanavano gioia e serenità.
E ho capito che tutta quella energia nasce dall’espressione del suo talento, dall’entusiasmo che mette nel cantare e nel suonare.
E’ bella e solare, la piccola squaw di Monfalcone, ha una forte personalità e un viso aperto, sincero e pulito.
E ha uno stile tutto suo, molto riconoscibile, con il quale si distingue nel panorama musicale.
I suoi testi, mai banali, sono profondi e particolari e traspare, nelle sue parole e nei suoi accordi, sia il suo animo romantico che il suo spirito rock.
E’ un’artista completa Elisa, la sto ascoltando proprio ora, mentre scrivo di lei.
E in questa domentica piovosa vi regalo una delle sue canzoni più suggestive, nella quale c’è tutto di lei, le sue note, le sue parole, il suo pensiero.

12 pensieri su “Elisa

  1. Brava Fletcher,
    sei anche musicalmente dotata di rara sensibilità-
    A tal proposito volevo comunicarti che, dal mio letto di dolore, ho finalmente acquistato il primo volume della nostra cara amica Belva!

  2. Caspita Miss Fletcher, hai dipinto un quadro di Elisa da far invidia al suo più quotato promoter musicale. Davvero saresti un prezioso punto di riferimento nel suo staff!
    Grazie comunque di avermela fatta conoscere meglio, non immaginavo fosse così.

    Un abbraccio in questa domenica dal sole velato, ventosetta e molto, troppo umida.
    Ora… alle cucine!
    A presto Susanna Cerere

  3. Cara Miss Fletcher,
    e brava che sei andata al concerto! Invece io Elisa l’ho vista e ascoltata la prima volta nel 1997, guardando MTV: allora passavano spesso i video tratti dal suo primissimo album, Pipes & Flowers (Labyrinth mi piaceva tantissimo!). Senza dubbio si distingueva, e poi c’era la sfida del cantare in inglese: incuriosiva insomma.

    Ho visto con stupore i tuoi numerosi passaggi da me, con parole gentilissime!
    Ti spiegherò la mia mancanza di tempo per il blog, specie proprio nei fine settimana: un po’ c’entra col fatto che ci trasferiremo (non in California, prima in Europa) ovvero con quello che ho scritto nel post ‘Il mondo è piccolo’: io e il fidanzato abitiamo a 500 km l’una dall’altro! Allora nei fine settimana in cui stiamo insieme non guardiamo nemmeno la posta, web e pc sono banditi 😉
    Mi girerò piano piano il tuo blog, a mia volta!
    Intanto buon lunedì!

    • Cara Dea silenziosa, a proposito è bellissimo questo nick…ho letto la storia del generatore…e caspita, ti è uscito proprio un nome mistico!
      Dunque, dicevo…i miei numerosi passaggi da te sono dovuti al fatto che mi piace leggere cose belle, e da te, indubbiamente ci sono
      Caspita 500 chilometri, sono proprio tanti, più che ovvio, sano e normale che non tocchiate tastiera 😉
      Non avevo capito che prima della California sareste andati altrove, ora vengo a cercarmi dove, per sapere dove proseguirà il librio di avventure della vita di Dea Silenziosa….
      Grazie dei tuoi commenti, è bello leggerti anche qui!

      • Cara Miss Fletcher, a proposito di nick, il tuo è tanto simpatico, ma leggendo qua e là (specie nei commenti a qualche post ‘su di te’, quello delle amiche forse?) mi è parso di capire che anagraficamente sei ancora piuttosto giovinetta per farti chiamare Miss Fletcher! 😀
        E’ un’osservazione stupida, la mia, perché ci sono tante cose che ci possono far sentire affini a un personaggio (indipendentemente da dati anagrafici che non contano nulla a mio avviso, e che io odio con tutte le mie forze!), e tanto più avviene nella scelta dei nick che deve essere una cosa che ci rispecchia davvero, e credo che se l’hai scelto hai avuto senz’altro le tue buone ragioni. J. Fletcher è una donna in gambissima!

      • Mia cara dea…se guardi la mia mail, quello è il mio anno di nascita, ovviamente! Giovanetta magari, no, ma neanche attempatissima!
        Però sono una che indaga, e se mi metto in testa di scoprire qualcosa, immancabilmente ci riesco.
        Ad esempio, dal nulla, ho fatto ricerche sul mio albero genealogico e scartabellando tra archivi di stato e documenti vari è uscita fuori una storia da film, tutto grazie alla mia testarda curiosità…
        molto divertente, oltre che interessante.

      • E’ interessantissimo! Quel che dici delle indagini sull’albero genealogico intendo: conosco un parroco (perché lo conosco fin da bambina, parroco di paese) che ho scoperto solo di recente essere appassionato di questo tipo di ricerche (oltre che di fumetti, ehm…).. ricerche genealogiche, perché per lui ovviamente è abbastanza facile, lo fa attraverso ‘i colleghi’ delle parrocchie e gli atti di nascita, così disse. Lui era arrivato fino al ‘600 per i propri avi, e con rammarico diceva che non aveva scoperto niente di che 😀
        Però disse che era appassionante, che è una curiosità che dovremmo toglierci nella vita.. ok, come parroco è bizzarro, come io del resto non sono praticante.. Però con quell’istigazione a indagare tramite le parrocchie aveva acceso una certa curiosità anche in me…
        Che brava che sei stata però! Bè, Miss Fletcher appunto…

      • Anch’io giro per chiese, sto ore a leggere cose che neppure mi riguardano….ma che meraviglia è scartabellare in quei libri polverosi, non hai idea
        Provaci anche tu, se ti capita….ti immergerai in un mondo da sogno.
        Secondo me ogni volta che qualcuno sfoglia gli stati delle anime, gli atti di nascita e altri testi simili è come se riportasse alla vita le persone di cui legge…eh, sono un po’ romantica al riguardo 🙂

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