Gervaise Macquart, la sventura della bontà

Io non sono ambiziosa, non pretendo molto… il mio ideale sarebbe lavorare tranquillamente, avere sempre un pezzo di pane da mangiare, un buco pulito dove dormire, con un letto, un tavolo, due sedie, nulla di più… Ah, vorrei anche allevare i miei bambini, e farne dei bravi cittadini…”

Benvenuti a Parigi, nel quartiere della Goutte-d’Or, dove abita Gervaise Macquart, una donna dai desideri tanto semplici quanto irrealizzabili.
E’ il 1876 quando Emile Zola dà alle stampe, sotto forma di romanzo di appendice, un libro che farà scalpore e farà gridare allo scandalo per la sua crudezza e per i temi di cui tratta.
Il suo titolo è Assomoir, ovvero l’Ammazzatoio, nome di una bettola presso la quale tutti i protagonisti del libro, loro malgrado, approderanno.
E’ giovane Gervaise, ha solo ventidue anni ed è una fanciulla esile, bionda e gradevole, affetta da una leggera zoppìa che rende la sua andatura claudicante.
Fa la lavandaia e ha un uomo, il cappellaio Lantier, che la trascura e si approffitta di lei.
Con lui ha avuto due figli, Claude ed Etienne, che saranno protagonisti di altri due memorabili romanzi di Emile Zola, L’ Opera e Germinal.
E’ la tecnica dello spin-off, comune nei moderni serial televisivi hollywoodiani e che consiste nel presentare un personaggio che sarà a sua volta protagonista di una nuova serie.
Più di un secolo fa, da consumato regista delle vicende umane, Emile già utilizzava questo stratagemma, lo usò in ognuno dei capolavori che compongono il ciclo dei Rougon-Macquart, una monumentale saga famigliare scritta seguendo i dettami del romanzo naturalista, di cui Zola è rappresentante indiscusso.
E’ dolce Gervaise e ha quei sogni, quelle aspirazioni banali, per i quali lotta con tutte le sue forze.
E’ dura la vita con Lantier, lui è pigro, svogliato, addirittura una mattina non torna più a casa: ha scelto altrimenti, se n’è andato con Virginie.
Memorabile l’incontro tra le due donne al lavatoio e la zuffa che ne seguirà.
E’ un maestro Zola, se leggerete questo libro sarete spettatori di un film con una sceneggiatura impeccabile e vi sembrerà di essere proprio lì, tra queste due donne che scarmigliate si prendono a male parole, e si lanciano addosso insulti e secchiate d’acqua, sentirete l’odore del sapone e vi sembrerà di udire forti e sguaiate le urla di incoraggiamento delle altre donne, sarete voi stessi immersi nel trambusto di quel lavatoio parigino.
E poi, usciti da lì, accompagnerete Gervaise all’Assomoir di Papà Colombe: è seduta al tavolo e gusta le prugne all’acquavite insieme a Coupeau, uno zincatore che sarà il nuovo compagno.
Non è meglio di Lantier, a dire il vero, ma da principio ha per Gervaise certe attenzioni e gentilezze che toccano il cuore buono di questa donna così giovane e già così provata dalla vita.
E’ una che si ammazza di lavoro Gervaise, una che mette il suo ideale di pulizia e di onestà sopra ogni cosa.
Si sposeranno Coupeau e Gervaise, e voi sarete testimoni di uno spassoso festeggiamento.
Vi porteranno al Louvre e come ve la godrete questa passeggiata tra le opere d’arte con Gervaise, il suo nuovo marito ed il corteo dei loro amici strampalati, quasi vi vergognerete delle loro reazioni.
Santo cielo, quanti quadri e che freddo in quel museo!
E come strabuzzano gli occhi i nostri visitatori, Coupeau, compiaciuto, osserverà che la Gioconda somiglia ad una sua zia.
E poi i nudi di Rubens, che risate davanti a quelle figure discinte e quasi scandalose. E accidenti, per poco non si rimane chiusi dentro, con tutti quei corridoi.
C’è una corte di personaggi secondari in questo romanzo, impossibile ricordarli uno per uno.
Tra tutti vi presento i Lorilleaux, cognato e sorella di Coupeau, benestanti e un po’ maligni verso la nostra eroina, definita da Madame Lorilleaux la sciancata.
Lavorano l’oro i Lorilleux, in un appartamento che, in uno spazio angusto, include anche il loro laboratorio e quando lascerete la loro casa sarete costretti a fare come Gervaise, a guardarvi sotto le scarpe per controllare che frammenti del prezioso metallo non vi siano rimasti attaccati alle suole.
Coupeau e Gervaise, l’amore, la quotidianità, il lavoro.
Avranno una figlia, Nanà, destinata essa stessa ad interpretare un altro romanzo di Zola e che, già nell’Assomoir, dimostrerà di che pasta sia fatta e darà già cenni della strada che deciderà di percorrere, per riscattarsi dal suo passato, diventando una mantenuta di lusso.
Gervaise, intanto, insegue il suo sogno e apre una lavanderia: una bomboniera dai colori pastello, sui toni del celeste, con la tappezzeria con i convolvoli e le tendine di candida mussolina, l’invidia del quartiere.
E’ buona e generosa Gervaise e, quando vede i poveri tremanti per il gelo in mezzo alla strada, offre loro riparo dal freddo.
Ci tiene la lavandaia a mettere in mostra il suo successo.
Per il suo compleanno terrà un pranzo luculliano nel suo negozio e ai suoi ospiti offrirà delizie da far venire acquolina in bocca. Verrà anche a voi, sappiatelo, vedrete la tavola imbandita con una leggendaria oca arrosto, ci sarà la fricassea e la lombata di maiale con le patate, i piselli al lardo, il vino scorrerà a fiumi in quel banchetto che si svolge sul tavolo da lavoro: la porta del negozio è socchiusa e dalla strada la gente sbircia, invidiosa, le fortune della signora Coupeau.
Che abbondanza e che rumore attorno a quella tavola, che vociare, con tutti quei bambini e quegli ospiti.
Gervaise ha delle dipendenti e gli affari le vanno bene, ma sarà breve la sua felicità.
Infatti Coupeau, nello svolgimento del suo lavoro, è caduto da un tetto, e i postumi di questo incidente avranno conseguenze sul futuro di Gervaise, la sua esistenza cadrà a precipizio verso la miseria e la sventura.
Vi sarà, improvviso il ritorno di Lantier, e i due uomini faranno comunella per le loro bevute all’Assomoir e, in una improbabile convivenza, si divideranno i favori di Gervaise, che intanto, piano piano, precipita verso la rovina.
Perde i clienti, la sua bottega, un tempo scintillante, a poco a poco comincia a cadere a pezzi, sarà costretta a cederla e a svolgere i lavori più umili, per poter sopravvivere finirà persino sulla strada.
Camminerà nel fango, nelle strade buie e polverose di Parigi, si ubriacherà di alcool, laggiù, all’Assomoir, si trascinerà, zoppicante e sofferente, verso il suo destino già scritto.
E nel suo viaggio perderà entrambi gli uomini che ha amato, due profittatori immeritevoli di tanto sacrificio,  incapaci di ripagarla dell’affetto che lei desidera, che non le hanno risparmiato né botte né dispiaceri.
Solo Goujet, il fabbro, non smetterà mai di amarla: la conosce da sempre e nutrirà per lei la stessa passione degli anni giovanili, non la vedrà disfarsi, divenire grassa e sgraziata, ma la guarderà sempre con gli occhi del perduto amore.
E’ tangibile il crollo esistenziale di Gervaise e Zola, nel delinearlo, usa un artificio di sapienti metafore difficili da eguagliare.
Ed infatti se la sua ascesa e i giorni della sua opulenza avevano come scenario quel suo candido negozio a piano strada, dai colori tenui e puliti, la sua caduta corrisponde ad una vergognosa salita verso l’alto, in un buco con un pagliericcio, un tempo abitato da un becchino, dove Gervaise finirà i suoi giorni.
Questa opera di Emile Zola è un romanzo di devastante bellezza e la sua eroina, caparbia quanto sfortunata, lascerà un segno indelebile e profondo nel vostro cuore.
Quando salirete le scale, insieme a lei, verso quel suo rifugio al sesto piano, la sentirete ridere della sua sventura, che amarezza tutti quei sogni infranti.
Scrive Zola:  Ah, è proprio vero, nella vita anche se si hanno le aspirazioni più modeste, le cose vanno sempre a rotoli!
Chiuderete il libro, con una certa tristezza  per il suo finale.
Ma forse, anche a voi, capiterà ciò che è successo a me.
E di tanto in tanto, vi verrà il desiderio di seguire Gervaise che, ansiosa, gira per le strade di Parigi in cerca di Lantier, di assistere ad un tafferuglio tra lavandaie dentro ad un lavatoio, di fare un giro dentro al Museo del Louvre, di andare a trovare i signori Lorilleux nel loro bugigattolo.
Sarete graditi ospiti di Gervaise Macquart, la lavandaia di Rue de La Goutte-d’Or.

24 pensieri su “Gervaise Macquart, la sventura della bontà

  1. Si, fai presto cara Miss Fletcher a dire sopra a questo piccolo box “Lascia un Commento” ! E da dove inizio?
    Povera Gervaise, mi viene voglia di compatirla ma anche di seguirla prima possibile nelle sue vicende: chissà davvero quante donne hanno condiviso (e putroppo condividono o condivederanno) la sua esistenza?
    Giuro Miss Fletcher che riesci a far rianimare nella mia testolina il tarletto della lettura, che lavorava senza tregua molti anni fa e che ora ho messo (erroneamente) a riposo per mancanza di tempo o per dedicare l’esiguo tempo libero a mettere qualche xxx.
    Devo assolutamente riprendere quella cara, sana, vecchia abitudine di leggere a gogò.
    E questo, insieme al libro testè menzionato da Rita nel suo blog, sono entrati di prepotenza nella mia wish list.
    Un baciotto Susanna Cerere

    • Carissima, mi fa molto piacere quello che scrivi.
      Sono certa che Gervaise entrerà nel tuo cuore, nel mio ormai ha un posto stabile.
      Pensa, comprai questo libro negli anni dell’università e lo misi in un canto…una lavandaia! La miseria! Ma perchè mai dovrei leggere una storia così? Questo pensavo.
      Quando anni dopo mi decisi a prenderlo in mano, mi si è spalancato un mondo. Bellissimo, pieno di sofferenza, anche, ma così reale e vero.
      Da allora, leggo e rileggo, ogni volta con nuovo entusiasmo…buona lettura, Susanna, poi fammi sapere, bacetto!

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    • Grazie Giulia, detto da te ha un valore immenso.
      Sai, questo è diventato il mio libro preferito, ma quando lo comprai non mi attirava per niente.
      E così per molto tempo è rimasto nella libreria, intonso.
      Ma un giorno l’ho aperto e mi si è svelato un mondo, sembra di vederli i personaggi, Zola è talmente bravo che sembra di essere a Parigi con loro.

  4. Gran romanzo, grande scrittore. Mi capitò tra le mani anche l’edizione in francese. Non riuscii a leggerla tutta, ahimè, ma scoprii che i traduttori si prendono piccole libertà. Per me fu quasi uno shock.

  5. Pingback: Gli amanti dei libri | Dear Miss Fletcher

  6. bellissima presentazione Miss Fletcher!!
    sto finendo di leggere l’ ammazzatoio, ma già dalle prime pagine aveva meritato un posto nel mio cuore .
    avevo preso un po per scherzo e per gioco questo libro, ma devo dirlo è stata proprio una vera rivelazione!
    la storia di questa lavandaia a cui il destino non sta molto simpatica…… i suoi ideali di vita irrealizzabili……le frequenti delusioni da parte della sua famiglia….
    che devo dire?? MERAVIGLIOSO AVVINCENTE e cosa altro?? a si VERO!!!!
    una storia VERA persone VERE ideali VERI sentimenti VERI

    io amo questo libro

    • Benvenuta qui, S.
      Io amo tantissimo questo libro, l’ho letto tante di quelle volte e mi ha sempre entusiasmata, a lei e al suo destino sfortunato sono affezionata, in un certo modo, ci sono scene epiche in questo libro, è un capolavoro della letteratura.
      E poi, dopo questo, se ancora non lo hai letto prova a leggere Nanà, merita davvero!
      Grazie del tuo commento, buona serata a te.

  7. Salve Miss Fletcher, sono capitata su questa pagina perché ero alla ricerca di qualcosa di Gervaise Macquart.
    Sono una studentessa di un liceo linguistico, mastico letteratura tutti i giorni e adoro il modo in cui ha presentato la storia.
    In questi giorni sono alle prese con l’esame di maturità e Gervaise é la protagonista del mio argomento di letteratura francese, mi chiedevo se per caso poteva aiutarmi. L’argomento che ho scelto da trattare sono le donne e Gervaise mi è piaciuta sin da subito, volevo sapere, se lei dovesse descrivere Gervaise, come la descriverebbe?
    mi farebbe molto piacere una risposta!
    Baci, Amalia!

    • Benvenuta Amalia, complimenti per la scelta della tua tesina che sarà sicuramente approfondita, hai scelto un argomento molto interessante.
      Anche a me piace questa figura di donna, forse se dovessi descriverla parlerei delle sue fatiche e delle sue speranze, di quel suo spendersi per un sogno destinato ad infrangersi.
      E di sicuro farei un paragone con sua figlia Nanà, credo che sia inevitabile, anche su questo libro ho scritto un articolo perché amo molto Zola.
      In bocca al lupo per la tua maturità e per il tuo futuro!

      • Grazie mille per la risposta Miss Fletcher, devo dire che mi ha aiutata molto, ho già un bel po’ di idee e seguirò il suo consiglio del paragone con Nanà!
        Ero davvero in difficoltà, mi piaceva la figura di Gervaise e la mia prof insisteva con Emma Bovary ma ho voluto come dire rischiare ed ho scelto Gervaise, ogni percorso sulla donna che ho consultato mi portava Bovary! Io ho scelto le donne ed il lavoro quindi Gervaise Macquart ci casca a pennello e poi dopo aver letto il suo articolo e come ha descritto la storia mi sono convinta al cento per cento!
        Comunque grazie per l’attenzione e crepi il lupo!
        Buona fortuna per il suo blog, adesso che l’ho scoperto ci passerò più spesso!
        Baci Amalia, sua nuova lettrice!

      • Grazie di cuore Amalia, sei proprio carina, mi fa molto piacere che Gervaise ti abbia colpita e se ti sono stata utile ne sono proprio contenta! Un bacione a te, poi torna a raccontarmi come è andata eh? Sono sicura che avrai successo, ciao a te!

  8. Pingback: Il ventre di Parigi | Dear Miss Fletcher

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