Vivere con leggerezza

Vivere con leggerezza: a riuscirci, è quanto di meglio si possa scegliere, secondo me.
Alcuni personaggi di fantasia incarnano in pieno quel che io intendo, quando penso quanto sia bello saper vivere con leggerezza.
Penso ad Amélie Poulain, così svagata, romantica, sorridente, sognatrice.
Cosa piace ad Amelie Poulain? Al cinema voltarsi nel buio ed osservare le facce degli altri spettatori, tuffare la mano in un sacco di legumi, rompere la crosta della creme brulee con la punta del cucchiaino, far rimbalzare i sassi sul Canale St Martin.
Eccola  la lievità, l’amore per le piccole cose, nulla vale di più secondo me.

E poi, poi penso a T.D. Lemon Novecento, il protagonista di “Novecento” di Alessandro Baricco.
Lui vive lì, su quella nave.
E non sa scendere, gli è impossibile vivere lontano dal suo pianoforte, tornare sulla terraferma e lasciare il mare.
Semplicemente non può, e resta lì a suonare la sua musica infinita, perchè è il solo modo che conosce per vivere.
E allora, visto che gli è difficile stare nel mondo, lui trova la sua maniera per rimanerci, con leggerezza, secondo me.
Trova il suo posto, lì su quella nave.

Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare. Loro sono 88, tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu, ma se io salgo su quella scaletta, e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai, e questa è la verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita… Se quella tastiera è infinita, allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare. Tu sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio. Cristo, ma le vedevi le strade? Anche solo le strade. Ce n’è a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire. Tutto quel mondo, quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce e quanto ce n’è. Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla?” (Alessandro Baricco, Novecento, ed. Feltrinelli)

A volte si ha paura, e allora ci si siede, davanti al proprio pianoforte e si sta lì, protetti.
E sembra più semplice, allora, almeno provarci, a vivere con leggerezza.
E con lentezza, godendo quando si può del tempo, senza sprecarlo.
Qui dove mi trovo, sembra assai facile vivere con leggerezza.
Passare di fiore in fiore, tra un voletto e l’altro allegri e spensierati, che felicità, anche se dura poco, anche se è breve, inevitabilmente.

 C’è chi il caldo non lo sopporta, e allora si cerca un posticino al fresco, al riparo dal sole.
Guarda, guarda, un cavolo nero, con le foglie grandi, ampie.
Però, tutto sommato, non sembra male.
Quasi, quasi…e se me ne stessi un po’ lì?
Ma giusto il tempo di un pisolino, mi riposo un po’, dormo, magari sogno. Con leggerezza.

E poi, poi c’è chi, come Tommaso, ama la vita iperattiva, correre, giocare, saltare, inseguire una pallina per i prati.
Ma dai, sei proprio certo che non ti piace tirarmela e poi io te la riporto, e poi facciamo che si ricomincia di nuovo tutto da capo e tu me la rilanci e io te la riporto, e poi ancora, ancora, ancora?

E poi ancora, c’è chi ama passeggiare nei boschi, e camminare tra gli alberi.
E magari, tra i castagni e noccioli, vede qualcosa brillare alla luce del sole.
Dov’è  Re Artù? E arriverà Mago Merlino con le sue magiche pozioni?

A me piace vivere con leggerezza e per me significa essere qui e vedere tutto questo, oppure camminare per le strade della mia città e a volte mi sembra di esser da sola, come se non ci fosse nessuno intorno, ci sono io, sola, la musica che ascolto, le strade, i palazzi, il mare.
Oppure, per me, vivere con leggerezza è leggere un libro ed essere dentro a quelle pagine, tenere tra le mani in mio ricamo e vedere sbocciare un fiore, costruire una casetta, con un sole che sorge dietro a una nuvoletta azzurrina.
Non è semplice vivere con leggerezza, non sempre, a  volte ne sono capace, a volte no.
E quando mi sembra di non riuscirci, vorrei avere accanto un metaforico sacco di legumi, dove tuffare la mano alla maniera di Amelie, per ricordarmi quanto sia più bello vivere, come meglio si  può, con leggerezza.

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17 pensieri su “Vivere con leggerezza

  1. vivere con leggerezza, con poco, apprezzando le piccole cose è un gran dono. Pochi ci riescono, alcuni sono sulla buona strada ma a volte deragliano. Io ci provo sempre, qualche volta le rotaie stridono ma non sono ancora finito fuori

  2. Cara Fletcher,
    Le ferie ti hanno ormai geneticamente modificata. Bucolica, poetica, fra un po’ mi diventi uno di quegli antichi romani che si ritiravano in campagna e coltivavano la saggezza insieme al grano e alla vite…. La nostra Fletcheria, sedula puella…. fletcheria, ritorna in te! Comunque anche dal buen retiro riesci a essere colta e raffinata…. Ciao,novella Biancaneve…. Se trovi uccellini e topini che ti fanno le pulizie, potresti prestarmeli? Besos

  3. Questa spada mi è sfuggita… anche se ci sono passato sicuramente vicino… grazie della segnalazione… per il prossimo giro da quelle parti… Tommaso is a good boy… la nostra Lilly la pallina non la degna di uno sguardo…

  4. Incredibile la farfalla della foto Miss: pensa che sono tornata da poco da una passeggiata con i cani costeggiando il bosco e ha attirato la mia attenzione proprio una farfalla identica a quella immortalata da te, ovvero giallo arancio con macchiette marrone chiaro! Non ho potuto fare a meno di notarla perchè svolazzava intorno al tartufo di Arturo e mi ha incuriosito per come non avesse zone separate da linee.
    Amélie e Novecento mi sono rimasti nel cuore: Parigi vissuta come in un sogno caramellato e la nave, un universo vissuto sull’immensa acqua, nel bene e nel male.

  5. Pingback: La stagione delle farfalle | Dear Miss Fletcher

  6. Miss,”leggerezza” ha pure un’accezione negativa… il dizionario dice: “colpevole superficialità – sconsideratezza – poca serietà”… ma nel mio personalissimo modo di interpretare i vocaboli, il sostantivo “leggerezza” lo vedo composto dal verbo “lèggere”, più le ultime tre lettere del sostantivo “bellezza”… per cui ritengo anch’io che vivere con leggerezza sia un convenientissimo affare…
    ah, Novecento l’ho letto e visto il film… e penso che se il Pianista avesse avuto la possibilità di seguire il tuo blog, un’eccezione tra i caruggi, l’avrebbe senz’altro fatta…

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