Il fantasma di Canterville

Cosa succede quando una famiglia di americani si ritrova proprietaria di un maniero inglese infestato da un fantasma?
Sono guai e guai grossi: per lo spettro, mi pare ovvio.
Nati dalla geniale penna di Oscar Wilde ecco a voi Hiram B. Hotis, ministro americano, sua moglie Lucretia, e i loro quattro figli: il giovane Washington che, dice Wilde, è stato così battezzato dai suoi genitori in un momento di patriottismo che egli non cessò mai di rimpiangere, la quindicenne Virginia, amazzone provetta, e due gemelli pestiferi e vivacissimi.
Dunque, dicevamo: c’è un fantasma.
Questi, da tempo immemore, occupa indisturbato la dimora di Canterville Chase e Lord Canterville, nel cederla al nuovo proprietario, non manca di mettere in guardia dei rischi che costui correrà a trasferirsi in quel posto: l’ospite, infatti è estremamente molesto e negli anni ha terrorrizzato intere generazioni di Canterville, tanto che ormai nessuno vuole più viverci.
Inoltre, avverte il lord, è dal 1584 che lo spettro si fa vedere ogni volta che un membro della famiglia esala l’ultimo respiro.
Hiram, flemmatico e razionale quanto basta, non batte ciglio e replica sarcastico: Beh, in quanto a questo non è da meno del medico di famiglia, Lord Canterville.
Comincia così una bizzarra quanto imprevista convivenza e gli americani, per nulla infastiditi da quella presenza sovrannaturale, affrontano il problema a modo loro.
C’è una macchia sul pavimento davanti al cammino.
Oh, quella macchia, avvisa la governante, è impossibile toglierla: è il sangue di Lady Eleanor, uccisa dal marito Simon secoli e secoli orsono. Il nobiluomo scomparì in misteriose circostanze ma il suo spirito, devastato dal senso di colpa, da allora aleggia minaccioso per Canterville Chase.
Figuriamoci, se ne esce Washington, con Pinkerton il campione delle macchie, andrà via tutto.
Così si china, e la strofina via.
Il giorno dopo, però, la macchia si ripresenta.
Viene nuovamente tolta ma immancabilmente ricompare e gli Hotis, lungi dall’intimorirsi, si interrogano perplessi sul da farsi.
Una notte, mentre tutta la famiglia è immersa nel sonno più beato, Hiram si sveglia.
Sente un clangore, un rumor di catene. Si alza e in corridoio finisce per trovarsi davanti l’orrida figura di un uomo, è spaventoso, ha gli occhi rossi, color del fuoco, e i capelli grigi, lunghi.
E’ lui, il fantasma il quale, poverino, non riuscirà a portare a termine la sua opera e ad incutere il timore che ci si aspetterebbe da uno come lui, anzi, si sentirà apostrofare da Mr Hotis:
Mio caro signore, devo proprio insistere perchè voi facciate oliare le vostre catene, e a questo proposito vi ho portato una bottiglietta di Lubrificante Tammani Sole Che Sorge.
Lo spettro, seccato ed interdetto, si dilegua.
La domenica successiva ci riprova: spegne una candela, lascia tutti al buio, e poi emette, sinistro e terrificante, il suo più orribile latrato.
In tutta risposta, l’affabile Mrs Hotis si presenta con la tintura del Dottor Dobell, un rimedio miracoloso per l’indigestione.
Ah povero spettro, che nostalgia dei bei tempi, quando riusciva a terrorizzare chiunque, che memorabili performance, come scordare “Ruben il rosso, o il bambino strangolato”, “Gibeon l’allampanato, il succhiatore di sangue di Bexley Moore”.
Con gli Hotis le prova tutte, ma non c’è nulla da fare, niente funziona, neppure “Rupert il temerario, il conte senza testa”, un trucco che, nei secoli, aveva sempre riscosso un discreto successo.
Gli americani sono impermeabili a qualunque suggestione e il fantasma, scorato, precipita nella disperazione più nera.
Garbato ed ironico, secondo il consueto stile del suo autore, Il fantasma di Canterville tocca punte di romanticismo al limite del fiabesco.
Nel suo affannarsi per riaffermare la propria identità, sul finire del racconto, il nostro povero spettro troverà un’amica a lui solidale, la piccola Virginia.
Lascio a lei il compito di svelarvi perchè quella macchia davanti al camino cambia sempre colore, così come sarà sempre Virginia a spiegarvi come si fa a liberarsi definitivamente di un fantasma.
Comunque, se per un caso del destino la vostra casa fosse infestata da spiriti invadenti e fastidiosi, tenete bene a mente questo suggerimento: il lubrificante Tammani Sole Che Sorge fa miracoli per le catene che cigolano.

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6 pensieri su “Il fantasma di Canterville

  1. Sai che, orribile dictu, non avevo mai letto questa novella finchè non l’hanno assegnata al mio dodicenne preferito, allora undicenne? So di aver letto il Ritratto di Dorian Gray, ma forse a brani perchè non ne ricordo granchè. I racconti, invece, mi sono piaciuti davvero molto, soprattutto Il gigante egoista. Grande genio, Wilde!

  2. ahhhh il fantasma di canterville…ce lo diedero mi sembra in prima media, da leggere in inglese. Non me lo sono mai scordato, forse perchè, come te, adoro Wilde

  3. Letto decisamente fin troppo semplificato in seconda superiore in inglese. Mi sono sempre ripromessa di leggerlo in lingua originale o in italiano ma non ho mai trovato il momento propizio; me lo hai offerto tu adesso quel momento! Grazie

    • Oh, ma grazie a te e benvenuta, che bella cosa mi hai scritto! E’ veramente gratificante sentirsi dire che un post fa venir la voglia di leggere un testo. Se lo rileggerai in inglese avrai il piacere di gustarti tutte le sottigliezze di Wilde che nella nostra lingua, secondo me, a volte non si colgono…E ora vengo a sbirciarmi un po’ il tuo blog!

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