Simonetta Cattaneo, la sans pareille

Fu considerata la donna più bella del suo tempo, decantata dai poeti e ritratta dai pittori, ed è grazie a loro se la sua grazia e la sua venustà sono giunte intatte ed immutate fino a noi.
E’ lei la fanciulla bionda ritratta nel quadro la Madonna della Misericordia del Ghirlandaio che si trova nella cappella della chiesa di Ognissanti a Firenze.
E’ ancora lei la creatura celeste immortalata da Sandro Botticelli nel quadro La nascita di Venere: ha forme eteree e sinuose, è coperta solo dai lunghi capelli, il suo viso è un ovale perfetto, gli occhi sono grandi, chiari e luminosi.
Lui, Sandro Filipepi detto Botticelli, fu uno dei suoi più grandi estimatori e ne fece la sua musa, regalando così alla sua immagine l’eternità.
Simonetta Cattaneo nacque a Genova, o forse a Fezzano Ligure, nel 1453, da Catocchia Spinola e da Gaspare Cattaneo e appena quindicenne andò in sposa al coetaneo Marco Vespucci, discendente di una ricca famiglia fiorentina. Fu, secondo l’uso del tempo, un matrimonio combinato volto a consolidare la stabilità economica di famiglie blasonate e potenti.
Ed accadde così che la bella Simonetta, con il suo corredo da fresca sposa, lasciò la casa paterna e con il suo giovane marito si stabilì a Firenze, a quel tempo governata da Lorenzo il Magnifico.
Ed è alla corte dei Medici che sbocciò il fiore di Simonetta: con la sua bellezza, la sua soavità divenne in breve tempo la fanciulla più ammirata di Firenze.
E Giuliano, fratello minore del Magnifico, si innamorò perdutamente di lei.
La sua passione per questa creatura di eccezionale bellezza è giunta fino a noi grazie ai versi di Angelo Poliziano nel componimento dal titolo “Le stanze per la giostra del magnifico Giuliano”.
In questo poemetto il giovane, tutto dedito alla sua passione per la caccia, non si cura dell’amore, finché un giorno Cupido scocca dal suo arco una freccia che lo colpisce dritto al cuore, facendolo innamorare della ninfa Simonetta.
Così la poesia, così la realtà.
La giostra era un torneo cavalleresco, per il quale il premio in palio era un ritratto di Simonetta dipinto da Botticelli, sul quale è scritto: La Sans Pareille.  Simonetta, la senza paragoni, è la luce di Giuliano, d’amor e d’un disio di gloria ardendo, scrive Poliziano.
E l’innamorato, forte della passione che gli brucia nel petto per la sua adorata, si batte per lei e vince trionfante contro il suo avversario.
Giuliano e Simonetta: sarà proprio Botticelli a ritrarli insieme nel suo capolavoro, La Primavera.
In questo quadro il giovane De Medici indossa le vesti di uno scultoreo Mercurio e la Cattaneo, ondeggiante nei suoi veli, è una delle Tre Grazie, quella che si trova al centro e viene ritratta di profilo.
E ancora, nel  Venere e Marte, il volto della dea dell’amore è sempre quello angelico e soave di Simonetta.
Tanto eterna ed immortale è l’immagine di Simonetta Cattaneo, quanto breve e fugace fu la sua esistenza terrena.
A soli ventritré anni Simonetta morì, colpita dalla tubercolosi e due anni dopo lo stesso Giuliano perse la vita assassinato nella congiura dei Pazzi.
Ed è ancora un testimone del tempo ad aver lasciato a noi il ricordo della prematura fine di questa ragazza: è il fratello di Giuliano, Lorenzo il Magnifico, che per lei scrisse dei sonetti. E nel suo “Comento de’ miei sonetti” narra la fine di Simonetta e racconta di come i fiorentini tutti, uomini e donne, fossero pieni di ammirazione per lei, ricorda che la Cattaneo nella morte trovò una bellezza ancora superiore di quella che aveva in vita, già considerata ineguagliabile. Queste sono le sue parole, che ci riportano indietro fino a quegli anni.

Morì, come sopra dicemmo, nella città nostra una donna, la quale se mosse a compassione ugualmente tutto il popolo fiorentino, non è gran maraviglia perchè di bellezze e gentilezze umane era veramente ornata, quanto alcuna che innanzi a lei fusse suta. E in fra l’altre sue eccelenti doti avea e attrattiva maniera, che tutti quelli che con lei avevono qualche domestica notizia credevono da essa sommamente essere amati. … E se bene la vita sua, per le sue degnissime condizioni, a tutti la facessi carissima, pure la compassione della morte, e per l’età molto verde e la bellezza, che così morta, forse più che mai alcuna viva mostrava, lasciò di lei un ardentissimo desiderio. E perchè da casa al luogo della sepoltura fu portata scoperta, a tutti che concorsono per vederla mosse grande copia di lacrime: de’ quali, in quelli che prima n’avevono alcuna notizia, oltre alla compassione nacque ammirazione che lei nella morte avesse superato quella bellezza che, viva, pareva, insuperabile.”

E questo, dolce e struggente, è il sonetto composto in morte di Simonetta:

O chiara stella, che co’ raggi tuoi
togli alle tue vicine stelle il lume,
perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?

Forse i belli occhi, quali ha tolti a noi
Morte crudel, ch’omai troppo presume,
accolti hai in te: adorna del lor lume,
il suo bel carro a Febo chieder puoi.

O questa o nuova stella che tu sia,
che di splendor novello adorni il cielo,
chiamata esaudi, o nume, e voti nostri:

leva dello splendor tuo tanto via,
che agli occhi, che han d’eterno pianto zelo,
sanza altra offension lieta ti mostri.

Fece di più, il Magnifico: commissionò al pittore Piero di Cosimo questo ritratto, in qualche libro ricordo di aver letto che la serpe posata sul collo della fanciulla forse rappresenta l’insidia della malattia che pose fine alla sua vita.
Sandro Botticelli, il pittore che più la amò e la dipinse nelle sue splendide fattezze, chiese come ultimo desiderio di essere sepolto ai suoi piedi, e lì riposa, a Firenze, nella chiesa di Ognissanti.
Simonetta, con la sua gioventù troppo presto perduta, rimane ancora oggi come lui la definì: la sans pareille.

22 pensieri su “Simonetta Cattaneo, la sans pareille

    • Eh, mai parole furono più adatte…mi viene anche da pensare che pure ai nostri tempi esistono bellezze come Simonetta, ma quale possibilità potranno mai avere di essere rese eterne da un ritratto come quelli che Botticelli dipinse per la Cattaneo? Poche, credo…

  1. Chapeau a cotanta bellezza, Miss Fletcher.
    Ma adesso dimmi… (hi,hi,hi) dove volevi arrivare? Forse a comunicarci che le Genovesi sono tutte belle fijole? 🙂 Ci credo, se tanto mi dà tanto!
    Che bella però la Simonetta Cattaneo, non poteva non ispirare poeti e pittori.
    Un baciotto Susanna Cerere

    • Susa, Susa…a proposito delle genovesi non mi sbilancio! Lei, nella fattispecie, mi sembra abbia lasciato un bel segno. Che poi mi chiedo, è meglio avere una vita lunga e felice ed essere dimenticati dai posteri oppure essere ricordati per sempre come accadde a lei, con tutte le sfortune del caso? Propenderei per la prima, a dire il vero, ma a volte ho dei dubbi…

  2. Ho letto due volte e anche il primo commento: la prima cosa che mi è venuta in mente una frase di un mio vecchio post. che riporto “Ricordando James Hillman e il suo “LA FORZA DEL CARATTERE” non sempre è giusto cedere al fascinoso luogo comune secondo il quale chi muore giovane è “caro agli Dei”, perchè, così come “il carattere guida l’invecchiamento, l’invecchiamento guida il carattere”….. e continua.
    non vorrei apparire bastian contrario, anche perchè il tuo scritto è gradevole e condivisibile… ma mi ciedo, se non fosse morta giovane e anche chiacchierata, avremmo avuto il mito di una lunga vita e di una bellezza sfiorita negli anni? e alla sua morte da aziana, il Magnifico o Angrlo poliziano si sarebbero scomodati? Un sorriso e ti abbraccio forte forte Miss Fletcher

    • Ciao cara! Condivido quello che hai scritto nel tuo post…e certamente il Magnifico e Poliziano avrebbero soprasseduto, se fosse morta novantenne…è proprio quello il punto sul quale mi dibatto. Comunque c’è anche da considerare un fatto: a quel tempo tanti morivano giovani, non saprei dire quanto fosse un eccezione, magari neanche troppo, non ti pare?
      Un abbraccio anche a te, cara Streghetta!

  3. Molto bello e colto il tuo post. Non conoscevo la storia di questa soave fanciulla. Non ne avevo mai sentito parlare ma i miei ricordi di storia della letteratura risalgono al liceo e, gia’, fragili, ora sono completamente sgretolati.
    Brava, Fletcher, stai costruendo una galleria di personaggi poco noti e interessanti! Perche’ non ci racconti qualcosa di Andrea Doria e della Genova del Siglo de Oro?

    • Ma mi leggi nel pensiero 🙂 ? Arriverà anche lui, cara Rita, ero giusto stamattina in San Matteo a fare un po’ di foto…è un argomento complesso che necessita grande attenzione…ci sto lavorando!

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  6. Bellissimo articolo come sempre carissima! Conoscevo la storia di questa bellissima donna…giovane più che altro, visto l’età in cui è morta….comunque per adesso vive eccome, attraverso i suoi ritratti…

  7. Cara Miss Fletcher, aggiungi per i tuoi lettori che tutti possiamo ammirarla quando vogliamo, basta che abbiamo in tasca 10 centesimi di euro, ovviamente italiani, sul quale c’è il suo ritratto botticelliano

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