L’astuzia di Andrea Doria, i putti dispettosi di Piazza della Meridiana e il beau geste del Marchese Lomellini

La nobiltà, in quanto tale, passa alla storia.
I suoi membri, nel passato di Genova, sono stati dogi, condottieri, hanno compiuto gesta eroiche che sono rimaste annoverate negli annali della città.
Nobili quanto umani, tuttavia. E destino vuole che, grazie all’indiscussa popolarità dei protagonisti, siano giunti fino a noi alcuni gustosi aneddoti che vale la pena di ricordare.
Andrea Doria, principe ed insigne ammiraglio che si distinse per il suo valore ai tempi della Repubblica di Genova, aveva scelto come sua residenza prediletta questo palazzo, situato nella zona di Fassolo.
Concedetevi una visita virtuale nella sua lussuosa dimora, tra gli arazzi e i soffitti affrescati da Perin del Vaga, e passeggiando nel giardino di questo celebre genovese provate ad immaginare come doveva essere questo luogo all’epoca in cui il suo proprietario vi abitava.
Davanti a questo palazzo c’era solo il mare e la linea dell’orizzonte con i suoi tramonti.
Qui, in questa villa, il Principe teneva sontuose feste, durante le quale non lesinava ai suoi ospiti lo sfoggio della propria ricchezza.
Ed era il fior fiore della nobiltà quella che passava per queste stanze: capi di stato, ambasciatori, nobiluomini.
Nel 1535 venne in visita Carlo V, imperatore di Spagna.
E che sbigottimento, povero imperatore, ci rimase con un palmo di naso!
Questo accadde: venne servito un fastoso banchetto, a bordo di un’imbarcazione ancorata di fronte al palazzo e, tra l’attonito stupore di tutti gli astanti, i servitori, al termine di ogni portata, prendevano i piatti di pesante oro massiccio e li lanciavano dritti in mare. Il rito si ripeté per tutto il corso del pranzo.
E Carlo V cosa potrà mai aver pensato? Ma quanto sono ricchi questi genovesi? Oh, l’ammiraglio, chissà quanto oro avrà accumulato! E questa Repubblica quanto è fiorente!
Mai avrebbe potuto immaginare che, nelle acque del mare che lambivano il suo palazzo, l’astuto Andrea Doria aveva fatto tendere delle reti da pesca per raccogliere le sue preziose stoviglie, che il giorno seguente sarebbero state così tirate a riva dai suoi fedeli servitori.
Era un genovese, del resto.
Sono numerose le dimore nobiliari in città e portano il nome di Palazzi dei Rolli; uno di questi è il Palazzo di Gio Carlo Brignole, in Piazza della Meridiana.

Fino al 1778, questa Piazza non esisteva e al suo posto si trovavano i Giardini della famiglia Brignole.
Antistante a questo Palazzo se ne trova un altro di uguale bellezza ed importanza, anch’esso incluso nei Rolli.
E’ Palazzo Grimaldi, detto Palazzo della Meridiana, e venne costruito da Gerolamo Grimaldi Oliva, tra il 1541 e il 1545.

Si narra, a proposito di questo palazzo, una storiella divertente.
I Brignole, fino a quel momento erano stati i signori incontrastati della Piazza e, a quanto pare, non presero molto bene il fatto che di fronte ai loro giardini venisse costruito un palazzo.
Un palazzo, addirittura! Che seccatura aver dei vicini di casa! E cosa fecero, allora? Posero un veto: niente finestre sul lato che affacciava sul loro edificio, ah no, non se ne parla neanche di avere un dirimpettaio che ti guarda dentro casa, figuriamoci, i Grimaldi se lo potevano proprio scordare.
Il Grimaldi, per parte sua, non fece un piega, ma se ne tornò nei suoi appartamenti tutt’altro che scornato.
Su quella facciata fece quindi dipingere un’opera d’arte: questa Meridiana.

Notate nulla?
Non è affatto un caso se quel putto volge le terga al palazzo di fronte, anzi.
Amedeo Pescio, che racconta questo aneddoto nel suo libro I nomi delle Strade di Genova (A. Forni Editore), scrive che all’epoca i putti erano due.
Accadde così, che per uno sgarbo, i Brignole ebbero in cambio due dispetti assai peggiori.
La Piazza prenderà infatti il nome di Piazza della Meridiana e, quel che è peggio, ogni volta che da Palazzo Brignole ci si affacciava in quella direzione lo sguardo, inevitabilmente, andava a posarsi sul paffuto didietro degli angioletti di Palazzo Grimaldi.
Conviene sempre andar d’accordo coi vicini di casa, non c’è dubbio.
I nobili, a volte, passano alla storia per piccoli gesti, divenuti leggende.
Accadde al Marchese Giacomo Lomellini, nel 1747.
E il periodo della rivolta contro gli Austriaci e il popolo tutto, compatto, è insorto.
Narra Antonino Ronco che, sotto la guida di un bargello e di un pescivendolo, i popolani, esasperarati, trascinarono un cannone di fronte a Palazzo Ducale con il fermo proposito di abbatterlo.
E in quell’istante, con perfetto tempismo,  il Marchese Lomellini aprì il portone di casa sua e, uscito fuori, si pose tra il cannone e il palazzo, sedando gli animi con le sue parole.
Da quel giorno, un detto venne tramandato di famiglia in famiglia, dalle case del popolo dei vicoli della Superba, in genovese stretto, quasi bisbigliando e con tono di chi la sa lunga, si diceva : “O marcheise Lomelin o l’à averto o pòrtego!” ovvero “Il Marchese Lomellini ha aperto il portone!”, frase lapidaria che sta a significare come, a volte, si voglia far passare una cosa da poco come chissà quale  gesto coraggioso.
Un portone, una meridiana, delle reti da pesca: anche di questo è fatta la storia di una città.

10 pensieri su “L’astuzia di Andrea Doria, i putti dispettosi di Piazza della Meridiana e il beau geste del Marchese Lomellini

  1. Bellissimo, cara Fletcher! Sei davvero un’intenditrice di Genova.
    l’ho stampato e l’ho fatto leggere a mia madre e le e’ piaciuto molto.
    di Andrea Doria ho un vivido ricordo delle scuole medie. eravamo andati a fare un giro per Genova e il programma era di vedere un certo numero di chiese, tra cui San Matteo dove ci attendeva un sacerdote per farci da guida. Ci fece vedere latomba di Andrea Doria e ci racconto’che il doge provo’ varie volte il sacello per verificarne l’appropriatezza e la fattura, forse anche la comodita’……
    Bravissima, Jessica!

  2. Miss Fletcher, mi viene da dire “noblesse oblige”: caspita ‘sti nobili che tipetti, eh? Furbizie, dispetti… ma quella del provare il sacello mi mancava.
    Hi,hi,hi… sempre ammalianti le tue storie, così ben documentate.
    Un baciotto e buona serata Susanna Cerere

  3. Buonasera Miss: grazie per questi esilaranti aneddoti!
    A proposito di Andrea Doria vorrei chiederti conferma su una questione che ho letto tempo fa; in un libro ove si descrivono le origini delle famiglie nobili genovesi, si parlava anche delle figura dell’ammiraglio: questi sembrerebbe sia stato affidato da piccolo ad una donna del popolo, una certa Oria, e da qui si sarebbe originato l’appellativo Andrea d’Oria, quindi Andrea Doria. Ti risulta? Grazie per l’attenzione.

    • Ciao cara, io avevo letto che l’antenato di Andrea Doria, il primo della dinastia, si innamorò di una donna che si chiamava Oria e che così il loro primo figlio si chiamò D’Oria, dal nome della madre. Grazie per i complimenti, sei sempre gentilissima!

  4. Miss, certo che la rete per raccogliere le stoviglie d’oro non è mica male… fa pensare a una pesca assai miracolosa… insomma quando il magnifico Andrea organizzava le sue sontuose feste il pesce-piatto abbondava…

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