I truogoli di Santa Brigida e gli incanti di Via Prè

Lassù, in cima a Via Balbi, c’è un archivolto al di là del quale si cela una delle meraviglie del nostro centro storico. Venite con me e non fate rumore, vi prego.


E’ mattina presto, il cielo è limpido e terso e potrete assistere allo spettacolo dei raggi del sole che lentamente scendono sulla Piazza dei Truogoli di Santa Brigida, accarezzando le facciate, riscaldando i suoi muri, facendo luccicare i vetri.

Non c’è nessuno, a quest’ora, in Santa Brigida ma, sapete, da queste parti accadono cose davvero strane.
Mentre ero lì, con la mia macchina fotografica tra le mani, intenta ad inquadrare il panorama, ho visto una signora piuttosto avanti con l’età che, da una finestra calava un cestino nel quale, un giovane, probabilmente il figlio, ha riposto il sacchetto del pane.
Cose d’altri tempi, mi verrebbe da dire.
E adesso chi arriverà? Forse delle massaie con le loro conche piene di panni?
Guardate: usano il turchinetto e nella tasca del grembiule portano una spazzola, quasi tutte, poi, portano i capelli raccolti dentro ad un fazzoletto.
E come chiacchierano queste popolane attorno a quel lavatoio, quasi incuranti della fatica grande che tocca loro in sorte, strigliano e sbattono i panni sulla pietra e intanto ridono, raccontano le vicende di casa, parlano dei loro figli, dei mariti e per tutta la piazza si sente il loro gradevole cicaleccio.
Che magia antica si trova in questo posto.

E poi, dopo il bucato, bisogna tornare a casa.
E quanto è dura quella salita! Se non si ha una certa fibra, ci si sfianca a portare quelle pesantissime conche sulle testa.

La storia racconta che Santa Brigida nel 1346 mentre si recava a Roma dal papa con Santa Cristina, passò sulle alture di Genova e indicando la città profetizzò che un giorno sarebbe stata distrutta e che i viandanti, guardando là dove un tempo si ergeva la Superba, avrebbero detto: là era Genova!
I genovesi alla Santa svedese hanno dedicato questa splendida piazza, forse con la speranza che Brigida, di fronte a tanta bellezza, non faccia mai mancare alla città  la sua protezione.

E se invece scendiamo? Lasciamo le massaie alle loro faccende, c’è ancora molto da scoprire qua intorno.
Andiamo insieme, laggiù, nel più famoso vicolo di Genova, quello dove si incontrano tanti turisti, in cerca del fascino antico della città vecchia, la strada più multietnica, variopinta e particolare di Genova, dalla quale si dipartono vicoletti stretti dai nomi particolari: Via Prè.

E mentre camminate, guardatevi in giro.
Qui c’è il Vico Macellari, poi Vico  Piuma, il Vico dell’Amore, quello delle Foglie Vecchie e quello delle Foglie Nuove.
Poesia, pura poesia.

E mentre siete a Prè, guardate in su.
Guardate sui muri, sopra i portoni, nei luoghi più improbabili potreste imbattervi in particolari che vi sorprenderanno. Eccolo, uno dei simboli di Genova, questo bassorilievo mostra San Giorgio che sconfigge il drago.

E poi, siccome da queste parti c’è gente devota, guardate: l’Agnello di Dio protegge questa casa.

Oh, siamo già in fondo a Via Prè! Torniamo indietro, cari compagni di viaggio, c’è qualcosa che voglio mostrarvi.
Questo è Vico Inferiore del Roso: quello che vedete è Sant’Antonio e accanto, alla sua destra, si possono notare  una pecora e un maiale.

Un tempo assai lontano, in Vico Sant’Antonio c’era un monastero nel quale i frati, a partire dal 1404, ebbero il permesso di tenere dei maiali, considerati sacri.
E questi animali, muniti di un campanello, scorazzavano beatamente indisturbati per i carruggi, nutrendosi della tanta spazzatura che trovavano per strada.
E così, quando passate da queste parti, provate a immaginarvi Vico Sant’Antonio, ora deserto, invaso dai maiali.
Anche questa, a suo modo, è poesia.

Ma qui, in questi caruggi, possono anche succedervi cose belle, che cambieranno la vostra vita.
Se siete una giovane fanciulla, potreste fare l’incontro del destino, proprio qui, in Vico Sant’Antonio.
Oh sì, accade!
E perchè mai non potrebbe capitare a voi quel che è successo a Nicoletta Connio?
Lei era giovane, graziosa e piena di sogni, sapete quei sogni che si fanno, quando si cerca l’amore.
E accadde che un giorno, un uomo di grande talento, uno che con la parola ci sapeva davvero fare, per caso passò di qui.
Dimorava in una locanda questo gentiluomo veneziano, il suo nome era Carlo Goldoni.
E destino volle che, affacciandosi dalla finestra, vide Nicoletta e lei prese dimora nel suo cuore per non lasciarlo più.
Si sposarono proprio a Prè, nella chiesa di San Sisto.

Non so se anche voi, venendo qui, in questi vicoli, troverete l’amore.
Di certo, se saprete vederla, troverete la poesia.

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31 pensieri su “I truogoli di Santa Brigida e gli incanti di Via Prè

  1. Buonasera Carissima! Ci si perde in questi vicoli e tu che racconti così sapientemente! Mi sa che sei una guida turistica o sbaglio…sei troppo brava!!!
    Buona serata a te carissima, *Maristella*.

  2. ciao tesora!!
    che bello vedere con quanta passione parli della nostra città!
    io abito ad albaro e lavoro in spianata castelletto…se ti capita di passare lì fai un fischio!!! baciotti….anto.

  3. Cara jessica,
    il post, come al solito è stupendo e mi dovrai far fare un giorno un giro di tutti questi posti. Ma quello che mi preoccupa un po’ è che ora, oltre alle voci, hai anche le visioni di donne che fanno il bucato e se lo caricano in testa… Non farmi preoccupare! Io, intanto, invoco santa Brigida anche in tuo favore, perchè non sono del tutto tranquilla…
    Baci.
    La tua compagna di banco

  4. Io vorrei poterti vedere al mattino presto e fotografarti mentre sei intenta a scattare queste bellissime foto.
    Ma ora ho deciso.
    Se non lo fai tu lo faccio io: scrivo all’assessore alla cultura di Genova e gli dico che c’è una certa Miss Fletcher che potrebbe redigere una guida sui generis della vostra magnifica città.
    Una guida colorata, colorita, intrigante, appassionante, affatto pedante e noiosa!
    Allora chiami tu o chiamo io?
    Baciotto Susanna Cerere

    • Chiama tu, Susa, ti eleggo mia addetta alle pubbliche relazioni, saresti fantastica.
      E sì, a volte dev’essere uno spasso vedermi.
      A santa Brigida, la signora del cestino, si è poi affacciata e si fumava beatamente la sua sigaretta.
      Era una di quelle tipe un po’ in carne, anzianotta, con pochi denti in bocca. Lei era lì e io sotto la sua finestra e lei mi guardava un po’ curiosa.
      Così le ho detto, buongiorno signora, sa faccio due foto! E lei non ha detto niente, ma ha continuato a fissarmi attonita.
      Oppure come quella che volta che cercavo la bomba del 1848, in vico dei librai. E’ uscito un tizio dal palazzo e io candida candida:
      -Scusi, in questo palazzo c’è una bomba, sa dov’è? E lui: una bomba?..era terrorizzato! Massì, gli faccio io, anzi è una palla di cannone! Non si preoccupi, è qui da più di cent’anni. Ecco, guardi lì, a me sembra sia quella, la vede? Secondo lei? E’ quella? Lì, conficcata nel muro! La vede? E il tipo, stupefatto, con il naso per aria mi fa: Ma io abito qui da anni e non l’avevo mai vista 🙂 ! Un abbraccio dalla tua pazza amica!

  5. Sei più fortunata di me, a te ti guardano e non dicono nulla!…Hai letto il mio post “sfatiamo un mito”? Non per farmi della pubblicità ma sono felice di non essere da sola! Ma ti capita mai di essere travolta da domande tipo “interrogatorio di primo grado”? Quello al quale vorresti appellarti al quinto emendamento? Bellissime foto, conosco la fatica che puoi fare a volte e quindi le apprezzo davvero tanto. Non conoscevo questi luoghi, hanno un non so che di speciale, sembra di esserci! Oh…ma ti u sai che Zena à l’è bela dabon?!

    • E’ bella sì Zena, ora vado a leggermi il post! Io ho una tattica però, ascolto quasi sempre la musica…. funziona alla grande! A volte però c’è gente che ti parla anche se hai gli auricolari, ottenendo l’effetto pesce nella boccia 🙂

  6. Pingback: San Sisto, un fabbro, un celebre veneziano e due temibili vecchiette « Dear Miss Fletcher

  7. Miss Fletcher sei strepitosa! e anche una brava fotografa, si vede che ci metti passione nei racconti…10 a zero rispetto ad una sterile guida con le solite foto etc…: BRAVA!

    • Cara Marta, ti ringrazio proprio di cuore, è un piacere leggere le tue parole!
      Benvenuta tra queste pagine, spero che tornerai a leggere altre storie, ho ancora tanto da mostrare e raccontare a tutti voi.
      Buona serata!

  8. Appena ho letto che avevi già scritto su questo luogo magico mi sono fiondata a leggere. Neanche a farlo apposta anche a me è successo qualcosa di abbastanza particolare da queste parti, proprio all’angolo tra via Prè e la piazza, ma per saperlo dovrai attendere il mio prossimo post…
    Salutoni, Tiptoe

  9. Miss leggendo questo articolo questo gioiello mi fa venire da piangere a pensare al fatto di aver perso Vico gattamorata, attuali giardini di plastica, dove sorgeva la casa di Paganini e Via Madre di Dio che terminava, in affaccio sul mare, su Piazza della Marina, per edificare i Giardini di Plastica e quell’orrendo palazzone moderno nell’attuale Madre di Dio, ho letto che tra fine ottocento e novecento e non solo altre città italiane. hanno compiuto scempi edilizi, pensiamo Firenze e Napoli, ma come è possibile che quei gioielli del centro storico siano stati demoliti negli anni 70 è incomprensibile, come vorrei che si potesse invece ora buttare giù quei palazzoni e rifare di Madre di Dio quello che era. dare vita a botteghe e piccole botteghe, recuperare una certa atmosfera di quei vicoli, è un sogno, ma leggendo il tuo articolo su Madre di Dio e Vico gattamorata, P,zza della Marina mi si è riaperta un’altra volta una ferita, una ferita dovuta al fatto che noi abbiamo un centro storico unico per certi versi, non il più grande d’Europa, è una leggenda metropolitana, ma meraviglioso, suggestivo, conturbante, sinistro, silenzioso, malinconico, struggente e che se non avessimo, per scelte scellerate che ci tengo a sottolinearlo sono state fatte in altre città italiane tra fine ottocento e inizio novecento, demolito quei due pezzi importanti del centro storico culminanti in Madre di Dio. il nostro centro storico sarebbe ancora più bello, perché Madre di Dio e P.zza Marina, che erano il proseguimento di Vico delle Murette, Campo Pisano, proseguimento ideale e magico, non mi capacito che questo sia avvenuto nel 1973, possibile che non esistessero leggi per la conservazione dei beni culturali, certamente Madre di Dio era anche in parte degradato, ma stiamo parlando di vicoli, cento storico, pensate se con quella logica si fosse demolito tutto il centro storico? Prè, Maddalena, trogoli, santa brigida, santa maria di castello, piazzette e vicoli vari, solo perché degradati e per edificare palazzoni? ragionando a posteriore Miss è un miracolo che non sia stato buttato giù anche Campo Pisano, Ravecca, Le murette, vegetti. P.zza Sarzano etc, un miracolo. L’altro giorno ero a Campo Pisano è superato un archivolto è come passare da un mondo all’altro nello spazio di un centimetro, dal centro storico, ai Giardini di Plastica e porgendo lo sguardo una Madre di Dio che di quella via porta solo il nome hanno buttato giù tutto, avessero almeno salvato vico gattamorata con la Casa di Paganini…scusa lo sfogo, ma quel pezzo di centro storico è come i trogoli, santa brigida e i vicoletti di Pre e nel 73 è stato buttato giù, invece di portare avanti un azione di risanamento..Miss cosa ne pensi della mia idea..ridare vita a Madre di Dio..cercando in piccolo di ridarle quella fisionomia che aveva..? Abbiamo un centro storico da urlo…e quell’ultimo pezzo dei nostri vicoli ci manca..mi manca…

    • E’ vero Walter, quel passaggio a Campo Pisano è brutale e fa comprendere quanto sia stata scempiata quella zona della città.
      Oggi per fortuna si tende al recupero della città vecchia e delle sue strade, l’idea di ricostruire quella parte di centro storico è bella e romantica anche se non credo che sia tanto realizzabile, ahimè.
      E comunque sì, tutti noi abbiamo nostaglia di quella Genova perduta che non potremo mai riavere.
      Grazie Walter, buona giornata.

  10. Magnifico, questo articolo !!!
    Grazie, cara Miss Fletcher, hai fatto sorridere (ma con gli occhi lucici), una vecchietta, genovese di adozione.
    Di origni tosco-emiliane, nata in Toscana, causa guerra, ho vissuto a Genova dall’età di 3 mesi, quindi mi sento genovese a tutti gli effetti.
    Purtroppo, la vita mi ha portato a vivere in provincia di La Spezia, dove mi trovo benissimo, ma la nostalgia è sempre tanta.
    I ricordi spesso si affievoliscono e articoli come il tuo, o altri, anche se più più freddi e seriosi, mi aiutano a tener vivo il ricordo degli angoli più caratteristici e più amati della mia bellissima Genova.
    Bellissime le fotografie 🙂
    Buona luce, Miss Fletcher, ma, soprattutto, Buona Vita !

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