La lotteria

E dunque ci siete anche voi, siete venuti in cerca di fortuna, stringendo in mano il vostro biglietto.
Quanta gente l’ha comprato! C’è da comprenderlo: i premi sono quasi 500, non si poteva farsi sfuggire quest’occasione.
E ora vi trovate qui, insieme a molti altri. Accanto a voi siede una giovane mamma, che stringe al petto un neonato, alcuni degli oggetti esposti su quel tavolo l’attirano parecchio, certo ci vuole fortuna, nella vita.
Ne parlava poco fa con la Maria, quella che ha il banco della frutta, giù alle Erbe, le due si sono messe a confabulare tra di loro e Maria, donna semplice ma dotata di buon senso, si è messa a sostenere che in questi casi bisogna affidarsi al fato, alla buona sorte e sperare che vada tutto bene, secondo quelli che sono i nostri desideri.
Voi annuite, certo ha ragione.
E restate lì, in attesa, manca poco, a breve inizierà l’estrazione.
Toccate ferro, come si dice, e insieme agli altri partecipanti vi affidate al destino.
Siamo a Genova,  nel 1856,  e questa, fortunati acquirenti del biglietto, è la lotteria di beneficenza a favore dell’Opera degli Artigianelli.
E quindi anche i più timorati di Dio, che abbondano in questa sala, possono star tranquilli, a posto con la loro coscienza: sebbene di gioco si tratti, essendo a fin di bene, non sarà un peccato capitale aver preso parte a questa lotteria, anzi!
E poi, li avete visti i premi? Che abbondanza e che varietà!
Le signorine che passano lunghe ore chine sui loro ricami non hanno che l’imbarazzo della scelta.
Oh, come sarebbe bello vincere il portaspilli in seta o aggiudicarsi quel panierino da lavoro ricamato o il necessaire per lavori femminili dove riporre tutti i propri preziosi attrezzi! Sì, sarebbe proprio una fortuna!
Laggiù, in fondo alla sala, due fanciulle vanitose discutono animatamente tra di loro se sia meglio farsi fresco con il ventaglio con le asticciuole d’avorio oppure con il ventaglio chinese fatto di penne. Come decidersi?
Una signora avanti con l’età, fissa con occhi pieni di desiderio la  borsa da signora in velluto ricamato con lustrini: già si vede, con quella sotto il braccio, incedere elegante per Strada Nuova.
Però, tutto sommato, non le dispiacerebbe neppure la borsa da signora guarnita di conchiglie, si abbina alla perfezione al suo parasole, quello che usa per proteggersi dal caldo quando se ne va a passeggiare con il marito all’Acquasola.
Un sua amica, fortunata, si è aggiudicata la borsa turca e un’altra, tutta felice, va in giro mostrando i suoi due spilli da testa in similoro.
Eh, nella vita bisogna nascer fortunati, altrochè!
Certo, sul tavolo rimane ancora un collaretto di pizzo e uno spillone cerchiato in oro di smalto, si farebbe gran bella figura con quelli!
Una coppia di giovani sposi, che non dispone di grandi mezzi, punta la sedia di mogano imbottita di velluto rosso, il paracamino con figure ricamato in lana e il letto di ferro ad una piazza, quest’ultimo risolverebbe il problema della camera dell’erede che presto arriverà e che da qualche parte dovrà pur dormire.
Un signore attempato e panciuto se ne esce fuori brandendo tutto tronfio il suo tesoro, una macchinetta d’ottone e cristallo per accendere il lume.
Ah, certo un oggetto utile ma anche bello a vedersi!
La fioraia, quella che sta giù al Molo, attende l’estrazione del suo numero. Ah, a lei interessa il candeliere in zinco oppure il portalume con perle, certo non saprebbe che farsene del  canestro adorno di conchiglie, ha decorazioni troppo elaborate per i suoi gusti.
C’è un tizio, un intellettuale, uno di quelli che legge tanti libri e ha la passione per la scrittura, che vorrebbe quel calamaio in alabastro con penna in madreperla o, in alternativa, l’altro calamaio, quello di lamina dorato con base d’alabastro però, a pensarci bene, anche il calcalettere di ferro di Berlino non sarebbe male come premio.
Una signora, delusa, stringe tra le mani un paio di calzette di filo.
Spera sinceramente che sua figlia sia più fortunata, restano ancora, non assegnati, la sciallina rosa di lana turca, un fazzoletto di mussola ricamato in seta e una bottiglietta di cristallo per acqua d’odore.
Ce la faranno a conquistare un premio che soddisfi la loro vanità femminile?
La loro vicina di casa è stata fortunata, ha vinto un grazioso cuscinetto per profumare i fazzoletti e del marito si può dire altrettanto, lui si tiene ben stretto un portasigari con mappe d’acciaio, non male come premio, anche se lui ha lasciato il cuore sulla macchinetta per accendere il fuoco. Va dicendo che è sempre bene avere questi attrezzi moderni che ti rendono la vita più semplice!
C’è una giovane donna che, sospirando, attende che venga estratto il suo numero. Ah come spera di ricevere quei piccoli coltrini di cotone lavorati a catenella! Però anche il camicino di mussolina ricamato, in fondo, le piace molto e poi c’è quel calzaretto ricamato, che è proprio grazioso.
La madre, donna devota, sta pregando la Vergine Maria che le assegni in sorte la medaglia d’argento con effige di Pio IX.
E tra sé e sé pensa se stia commettendo peccato a desiderare anche il piccolo bastimento lavorato in fil d’argento: starebbe d’incanto sopra il comò in ingresso!
Ma non sono finiti i premi, ci sono libri, bomboniere, cucchiaini da caffé, vasi, spazzole, portamonete e cuscini, ce n’è per tutti i gusti.
E io vi auguro di tornare alle vostre case con ciò che desideravate ricevere.
L’elenco dettagliato dei premi disponibili, per chi volesse divertirsi a consultarlo, si trova all’Archivio di Stato di Genova. Lì, tra documenti che narrano eventi storici, tumulti e rivoluzioni, si possono anche scovare questi fogli, sui quali è vergata a mano, con dovizia di particolari, una lista di oggetti della vita quotidiana di un tempo ormai perduto e lontano.
Quando in casa trovate qualche oggetto malconcio, magari inusuale, consumato dallo scorrere degli anni, arrugginito, magari pieno di macchie e consunto, riflettete prima di gettarlo o di rivenderlo per pochi euro sul banchetto di un mercatino.
Chiedetevi come sia arrivato sino a voi e per quali casi della vita la vostra bisnonna o la vostra prozia, quella che non ha mai preso marito, lo abbiano conservato fino a farlo giungere tra le vostre mani.
E pensate a quale valore poteva avere per queste persone ciò che a voi magari sembra un’inutile cianfrusaglia.
Riflettete, provate a ripercorrere con la fantasia i tanti passaggi che ha compiuto quell’oggetto, da persona a persona, da casa a casa, fino ad arrivare qui, a voi.
Magari i vostri antenati avevano messo da parte i soldi, per potersi comprare qualcosa che tanto desideravano o, chissà, forse si tratta di un regalo di nozze e come se lo sono tenuto da conto quel tesoro!
Magari una volta hanno comprato un biglietto di una lotteria e, baciati dalla buona sorte, si sono aggiudicati ciò che maggiormente speravano.
Eh, nella vita bisogna nascer fortunati, altrochè!
E mai dare un calcio alla fortuna.
Datemi retta, non fatelo neppure voi.

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24 pensieri su “La lotteria

  1. Oh cara Miss Fletcher, per un attimo ho pensato, più prosaicamente, che tu ci volessi salutare, dicendoci che saresti partita per un lungo viaggio verso posti incantevoli, lasciando a malincuore il tuo adorato lavoro….perchè avevi vinto una lotteria!!!
    Invece ci hai dato nuovamente prova della tua dedizione alla storia della tua città, raccontandoci desideri e speranze intime di persone che, per un pò, hanno creduto o fantasticato di vincere qualcosa di prezioso.
    Bene, vado subito a procurarmi un biglietto anche perchè è inutile dire “tanto io non vinco mai”… se non si acquista un biglietto! 🙂

    Buon fine settimana a te ed ai tuoi lettori, un baciotto
    Susanna Cerere

  2. Siamo telepatiche…ieri sera ho scritto questo pensiero:

    “A casa ho un pentolino smaltato, bianco con i fiori rossi. Cioè, magari quando lo usava mia nonna era bianco, adesso è giallino, ma i fiori sono sempre rossi. Non lo uso mai, ce l’ho lì, in mezzo alle altre pentole nuove di acciaio inox, a ricordarmi di lei, della pastina coi piselli, di cose che, anche se non ci sono più, ci sono state e sono state belle.”

    Il pentolino ha superato diversi traslochi e mai mi è venuto in mente di buttarlo via, eppure è “solo” un pentolino 🙂

  3. Cara Carissima miss,
    questi racconti che in un più ampio contesto fanno parte della storia delle tradizioni popolari… e la cura che metti nel darci con parole appropriate immagni di una vita semplice oramai lontana da noi anni luce, mi affascinano…
    Poi l’amore per la tua Genova, la passione del tuo attaccamento, la bellezza delle immagini che solo un occhio innamorato può trasmettere insomma tutto… mi fa pensare che debbo dedicare a Genova e a tutta la riviera di ponente un mio viaggetto… o un bello e lungo cammino.
    Complimenti
    Gingi

    • Grazie Gingi, sei un tesoro …Genova ti aspetta, sempre qui, sul mare, arroccata sulle colline, sferzata dalla tramontana che lascia cieli lucidi e lucenti… così, come sempre è stata Genova!
      Un abbraccio grande!

  4. Vediamo se funziona. Ti avevo scritto che la tua storia è di nuovo bellissima e che in modo fiabesco e sereno ci catapulti sempre in luoghi passati che sembra di esserci. Mio nonno, tempi più recenti del 1800, aveva uno scaldamani. Una scatoletta in metallo, dentro un sacchettino di velluto rosso, che si scaldava e tenedola tra le mani te le scaldava nelle fredde sere invernali. Mia madre non se ne separa mai. E’ un caro ricordo per noi e tutti gli altri oggetti che sembrano effettivamente cianfrusaglie, hanno per me un fascino che abbelliscono il mio mulino. Un abbraccio Pigmy.

    • Ma che meraviglia lo scaldamani, un oggetto che viene proprio da tanto lontano, da anni lontanissimi, dal gelo e dal freddo di un secolo fa.
      Tienitelo caro, riscalda anche al cuore…un abbraccio a te!

  5. Altro post magnifico Miss! Mi fatto tornare in mente l’arcolaio di legno che avevo in casa da piccolo. Non ho idea di che fine abbia fatto. Dovrei chiedere ai miei.
    p.s. Hai mai pensato di scrivere un libro ambientato nella Genova antica?

  6. a me intriga tanto la bottiglietta di cristallo per acqua d’odore.
    Però ho la casa piena di cose vecchie (pure la casa lo è) che se facessi una lotteria ci sarebbe la coda fino in piazza.

  7. Per la valenza “nostalgico-romantica” che così bene il tuo post esprime ti hanno già fatto i complimenti in molti, mi accodo senza aggiungere altro. Vorrei anche dire una cosetta diversa, sulla natura dei premi: si tratta, in molti casi, di oggetti quotidiani, non “poveri”, con smalti, alabastri e sete, ma “semplici” e, soprattutto, fatti per essere il più pregiati possibile. Ben rappresenti, secondo me, lo spirito di un’epoca in cui un piccolo oggetto di pregio anche usato, o addirittura vecchiotto, valeva più dell’ultimo ritrovato nuovo di zecca, però fatto per durare una stagione, con i materiali più economici del mondo. Penso sia uno spunto di riflessione particolarmente interessante: da una parte l’oggetto bello, solido, di materiale eccellente, fatto per durare una vita (o molte vite, come altri hanno già scritto, nelle nostre case ci sono oggetti simili a quelli da te descritti, e ci sono da svariate generazioni), dall’altra l’oggetto bellissimo, nato per nascere e morire in pochissimi anni o addirittura mesi, materiale anche scadentissimo, purché economico. Non credo di essere un supernostalgico, ma questa sottovalutazione della qualità e della durevolezza di poche, belle cose in favore dell’allure modaiolo di molte carabattole di poco valore mi lascia molto molto perplesso.

    • E tu hai ragione, Andrea.
      Le carabattole di poco valore, definizione perfetta, sono destinate a essere dimenticate e a perdere il fascino caduco che hanno, cosa che spesso accasde con gli oggetti della nostra epoca, poche cose sono durevoli e resistono al tempo.
      Grazie delle tue belle parole!

  8. Miss, a proposito di antichi oggetti della vita quotidiana, purtroppo i nostri trasferimenti transoceanici non hanno permesso la conservazione di quelli di famiglia… su tutti, ricordo un arcolaio che mia madre utilizzava spesso perchè lavorare a maglia era il suo hobby… quella specie di girevole polipo di legno aveva, però, un paio di “tentacoli” claudicanti che spesso occorreva riparare e il riparatore era un tira in lungo incredibile, per cui nei lunghi intervalli tra una riparazione e l’altra, mia madre, anzichè la spalliera di una sedia, preferiva utilizzare le braccine del suo unico figliolo, il quale non capiva perchè i pullovers non li comprasse già fatti…

    • Oh Sergio, la descrizione che fai di questo frammento della tua infanzia è a dir poco fantastica, peccato che tu non abbia conservato l’arcolaio, purtroppo accade come dici, nel corso della vita non tutto si riesce a tenere.

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