Genova, 25 Novembre 1640: un omicidio insanguina Sarzano

Novembre, a Genova, è un mese inclemente.
L’aria è spesso gelida, il cielo plumbeo, le notti scure.
E nera come la pece è questa notte.
Quante volte ho fatto questa Salita, e di giorno sembra assai meno ripida, così pensa il giovane uomo. Sanguina, è ferito. Un medico già lo ha soccorso e medicato, ma lui fatica a camminare.
Procede lentamente, gli amici lo sorreggono, cercano di rincuorarlo.
Lui, un gradino dopo l’altro, arranca su per Salita San Leonardo.
Casa: nelle sere d’estate, pensa il giovane, casa mia è un fiume di luce.
E i colori, oh,  i colori!
La notte tinge tutto di nero, ma quando verrà giorno, domani, ancora vedrò i colori, i miei colori.

Una porta si apre, trambusto, rumore, grida.
Il padre, la madre, i fratelli, la giovane moglie, tutti quelli della famiglia accorrono.
E le lacrime, i pianti. A lui, perché è successo a lui?
Lo adagiano sul letto, la madre posa sulla sua fronte una pezza bagnata, la giovane sposa gli stringe la mano, gli accarezza le palpebre, si rigira tra le dita le ciocche dei suoi capelli, lo bacia, piano piano, come se temesse fargli male, poi si addormenta, lì accanto a lui, non lo lascia solo, non quella notte, come non lo ha lasciato mai.
Ma chi è quel giovane? Come è arrivato lì, esangue, con il ventre squarciato da un coltello?
Si chiama Pellegro ed ha solo 23 anni.
E’ nato il 5 giugno del 1617, da Francesco Maria Piola e da sua moglie Maddalena.
Nel suo albero genealogico figurano mercanti, filatori di seta ed orefici, ma suo nonno Gio Gregorio era un pittore e pittori sono tutti gli altri componenti della sua famiglia.
Così Pellegro e i suoi fratelli, Gerolamo, Domenico e Gio Andrea.
E lo furono anche i loro discendenti: una dinastia di artisti che ha creato opere d’arte di grande valore.
In Salita San Leonardo i Piola hanno casa e bottega, e le loro tele sono splendide, enormi, ai giorni nostre potete ammirarle nei Musei di Strada Nuova, a Palazzo Spinola, al Museo di Sant’Agostino e in molti altri luoghi dove sono esposte.
Cliccate qui e soffermatevi sul secondo e sul terzo dipinto, entrambi sono opera di Pellegro Piola e sono visibili a a Palazzo Rosso.
I fratelli Piola, talento e genio, erano tra i migliori pennelli del loro tempo.
Raffaele Soprani, biografo di innumerevoli artisti liguri, contemporaneo di Pellegro e suo amico personale, racconta che il pittore appena dodicenne andò a bottega da Gio Domenico Cappellino dove acquisì un sì perfetto stile e dove imparò ad esprimere la sua insolita finezza d’ingegno.
E’ l’epoca di Van Dick, di Rubens, di Velasquez.
Racconta ancora il Soprani che Pellegro riprodusse le opere di Parmigianino e  ridipinse  il Cenacolo di Luca Cambiaso aggiungendo perfezione ad un’opera già perfetta.
Molteplici furono i committenti di Pellegro, egli dipinse per le più insigni e nobili famiglie della città.
E’ il 1640, anno della sua morte: il giovane pittore è all’apice della sua fama.
La Corporazione degli Orefici gli ha commissionato il ritratto di una Madonna, che verrà posta proprio nella Via degli Orefici, al civico nr 18.
Pellegro, entusiasta, si mette al lavoro.
Con il suo talento, la sua tecnica magistrale, dipinge su ardesia un’opera di fine bellezza il cui originale è attualmente conservato presso l’Accademia Ligustica delle Belle Arti di Genova.
Al suo posto, in Via Orefici, è stata posta una copia fedele opera del pittore contemporaneo Raimondo Sirotti.
L’opera viene esposta: è un tripudio, un successo senza precedenti per il giovane Piola.

E’ la sera del 25 Novembre, Pellegro con un gruppo di amici esce a far baldoria.
Sono in parecchi, si dirigono verso Sarzano, racconta sempre il Soprani.
Si gioca a carte, si mangia, si beve, il vino scorre a fiumi e i commensali non si risparmiano nel far bisboccia.
Al banchetto segue un parapiglia, una rissa, volano i coltelli e un fendente colpisce il giovane pittore nella pancia.
Ma chi è stato? E perchè?
Il dettaglio della storia si può leggere nel testo  Pellegro Piola  di Virgilio Zanolla edito da Nuova Editrice Genovese.
Questo studioso ha fatto un sublime lavoro di cesello ricostruendo gli eventi, consultando i tanti testi che narrano la vicenda e i documenti d’archivio relativi alla indagini che al tempo furono condotte sull’omicidio di Pellegro Piola.
Nel suo libro troverete testimonianze e stralci del processo; se siete interessati all’argomento, vi consiglio di procurarvi questo testo avvincente ed esaustivo, oltre che molto dettagliato riguardo alla parte pittorica.
Si narra che, tra i molti che quella sera accompagnavano la vittima, c’era anche un prete, anch’egli pittore, un certo Giovanni Battista Bianco.
Pellegro, ferito a morte, non accusò nessuno né fece mai nomi  riguardo al suo aggressore.
Morì la mattina del 26 Novembre 1640, il giorno successivo al suo ferimento.
Si narra però che quando il Piola ricevette i primi soccorsi, presso di lui giunse anche il Bianco il quale, disperandosi e piangendo, chiese perdono all’amico per averlo erroneamente ferito; parrebbe quindi che, nel corso di un’accesa rissa, i colpi che lacerarono le carni di Pellegro fossero destinati ad altri.
L’indagine sull’omicidio del Piola era però assai lontana da essere conclusa.
Nel 1641 i Supremi Sindacatori della Repubblica ricevettero un biglietto di calice sul quale si leggeva che il Bianco altri non era che un sicario, al soldo di pittori invidiosi del talento e del genio di Pellegro.
La Rota Criminale condannò il Bianco a 5 anni di carcere per il ferimento e 2 di bando, per possesso abusivo di pugnale.
Essendo anche prete, fu giudicato anche dal Vicario Episcopale e con ricchezza di dettagli lo Zanolla racconta come tra la Rota Criminale e la Curia venne a crearsi una sorta di conflitto, in quanto l’una non riconosceva l’altra come competente per giudicare l’imputato.
I fratelli di Pellegro, nel 1646, concessero il perdono all’omicida.
Lui, il Bianco, continuò la sua modesta opera di pittore, privo di quella grandezza e di quel fulgore che possedeva colui al quale tolse la vita.
Quando venite in Carignano, scendete giù per la mattonata di San Leonardo.
Verso il fondo, sulla vostra destra, c’è un edificio con varie pitture sulle facciata.
Guardate bene l’architrave, leggete cosa c’ è scritto.

Nemico, paventa questa porta.

Qui visse, dipinse, creò e morì Pellegro Piola, pittore.

20 pensieri su “Genova, 25 Novembre 1640: un omicidio insanguina Sarzano

  1. Cara Jessica,
    il comune di Genova dovrebbe darti un riconoscimento e un incarico nella promozione turistica della città, perchè lo meriti veramente. Purtroppo, conoscendo il comune, penso che non faranno neanche lo sforzo di leggere i post… Però, mai dire mai…
    Dietro i tuoi post si vede che c’è passione, impegno e lavoro: le foto non sono d’archivio, bensì frutto di originale scarpinamento per creuse e vicoli.
    Ancora una volta, brava!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    • Grazie Rita! Già Pani mi ha scritto che dovrebbero eleggermi sindaco, direi che ho un nutrito numero di sostenitori! E riguardo alle foto e allo scarpinamento, se non ci fossero quelli non credo proprio che mi divertirei così tanto…e con questo hai aggiunto una nuova tappa al prossimo giro turistico della Superba…bacioni!

  2. Brrrr mi si è accapponata la pelle. Che storia. Però Miss Fletcher pare fosse una caratteristica degli artisti dell’epoca avere a che fare con lame e morti cruente.
    Bellissima la Madonna, purtroppo non sono riuscita a vedre i dipinti che ci hai suggerito, proverò più tardi.
    Un baciotto e buona domenica
    Susanna Cerere

    • Vero Susanna, il passato ci ha lasciato storie avventurose, pensa Caravaggio, che vita spericolata!
      Il link ieri funzionava, adesso vedo che è andato…in pratica sarebbe un link al sito del Museo di Palazzo Rosso, comune di Genova 😦 Spero che lo ripristinino…
      Bacione!

  3. Bè, questa è proprio una storia da Miss Fletcher! Sei riuscita a unire la tua verve investigatrice con la trama avvolgente del giallo al farci conoscere anche un altro lato di Genova, anche artistico, tramite una vicenda avvincente. Questo tuo post l’ho letto tutto d’un fiato.

    • Tesoro, ciao! Ah, ma io ci vengo a trovarti appena è pronto, altrochè! Faccio un salto in biblioteca, mi prendo un libro, il ricamo…mi godo l’atmosfera…sì, sì, sì…certo che arrivo, puoi contarci!
      Bisou!

  4. Pingback: Piazza Sarzano, la piazza grande del popolo « Dear Miss Fletcher

  5. Miss, indubbiamente un gran pittore! nelle immagini di google ho potuto vedere la sua raffinata bravura… 23 anni sono sempre pochi per morire, anche se fosse stato una schiappa…

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