San Donato, la Confraternita e il fantasma in tunica rossa

E’ la chiesa che più amo in tutta la città.
Piccola, nascosta, uno dei luoghi di culto più antichi di Genova.
San Donato è una chiesa ricca di storie, accaddero qui fatti misteriosi ed insoliti, tra le sue mura sono avvenute storie davvero incredibili.

Racconta lo storico Giustiniani che intorno al 1260 giunsero in città dei disciplinanti che giravano per le strade completamente nudi flagellandosi e battendosi le carni, buttandosi per terra e urlando “Misericordia, Misericordia, Pace, Pace.”
I genovesi dapprima mostrarono una certa perplessità, ma poi, narra sempre il Giustiniani, travolti dal misticismo, si misero anch’essi a seguire l’esempio dei disciplinanti e ne conseguirono, da questa rinnovata religiosità, molte buone opere.
Intorno al 1350 questi religiosi stabilirono la loro sede in Santa Maria di Castello, prendendo il nome di Compagnia del Venerdì.
Il precetto al quale volevano attenersi era principalmente uno: seppellire i morti.
Indossavano una cappa nera con dipinto sul bordo un teschio e delle ossa e le iniziali S.D.V. , Societas Dies Veneris.
Vi furono, intorno al 1580, alcune discordie che portarono ad una scissione di alcuni di questi mistici i quali, prima si stabilirono nella chiesa del Ss. Salvatore, poi in Sant’Agostino, quindi scelsero come sede la chiesa di San Donato e assunsero il nome di Venerabile Arciconfraternita della Morte.

Con gli anni si fece sempre più crescente il numero dei cittadini desiderosi di affiliarsi alla Confraternita, anche grazie ad una bolla di Papa Paolo V che, nel 1618, concedeva indulgenza perpetua di cento giorni ai confratelli e alle consorelle ogni volta che avessero avuto la pietà di accompagnare alla sepoltura un povero.
E così fu eretto, vicino a San Donato, l’Oratorio della Confraternita, purtroppo non più esistente.

Tra le altre opere di carità di questi religiosi si ricorda anche il riscatto degli schiavi, in particolare i cristiani caduti prigionieri degli “infedeli”, tanto che il Magistrato del Riscatto degli Schiavi nel 1637 autorizzò la Confraternita a nominare ogni anno uno schiavo al quale ridare la libertà.
La Confraternita fu sempre vista di buon occhio dalle autorità: gli Austriaci, nel 1747, diedero loro permesso perpetuo di entrare e uscire dalle porte della città per poter consentire le pietose sepolture e persino sotto il dominio Napoleonico, quando vennero chiusi tutti gli oratori, quello di San Donato fu l’unico a rimanere ancora in funzione.
Nel 1800, i confratelli, vestiti con una cappa nera, con la testa coperta da un cappuccio, munito di due fori in corrispondenza degli occhi, si presentavano a casa del defunto e seguendo un preciso rituale lo conducevano al luogo della tumulazione.
Preceduti dal gonfalone della compagnia, recitando salmi e preghiere, in quattro reggevano la bara, mentre altri tenevano in mano dei ceri accesi.
Oltre a ciò nel 1797 e in seguito nel 1825 fu loro cura occuparsi dei condannati a morte.
Coloro che, come vi ho già raccontato, venivano messi sulla forca in Via del Molo, venivano accompagnati dai confratelli della Compagnia della Misericordia, lasciavano il carcere di Sant’Andrea, passavano in San Donato e poi giù fino a San Marco e, infine, salivano sul patibolo.
Sembrano cose accadute secoli orsono, invece successero qui, appena duecento anni fa, dove ora noi camminiamo, lungo queste strade, in San Donato.
Nel 1851 il Comune si assunse l’onere fino ad allora in carico alla Confraternita la quale rimase ed è tuttora dedita all’assistenza morale ai carcerati.

E in San Donato, in questa stagione, quando si approssima l’autunno, leggenda narra che, appoggiato a una colonna, si intraveda un fantasma.
E’ alto, indossa una tunica di seta color rosso.
Si dice che quello spirito, che inquieto appare all’interno della Chiesa, altri non sia che Stefano Raggio, nobiluomo di blasonata famiglia, che aveva casa vicino a San Donato e che nel 1650 fu protagonista di alcuni fatti di cronaca.
Uomo iracondo, focoso e facile alla collera, era spesso coinvolto in risse e, in occasione di una di queste, si mise a circolare per la città con un seguito di suoi pari, tutti armati fino ai denti.
Saputo di essere ricercato, per sfuggire alla cattura si rifugiò nel campanile di San Donato e dal suo riparo, sprezzante delle autorità, si mise a prendere ad archibugiate le guardie venute a trarlo in arresto.

Tempo dopo, suo figlio finì al bando.
A seguito di questo malaugurato evento Stefano, uomo schietto e privo di remore nell’esprimere le proprie opinioni, manifestò apertamente, in diverse occasioni, la propria avversione per il Doge Giacomo De Franchi e per la sua politica.
E si sa, a volte non conviene parlar troppo: fu accusato di cospirare contro la vita del Doge e di tramare un colpo di stato, proprio lui che, indipendentemente dal suo brutto carattere, aveva ricoperto con onore diverse cariche pubbliche.
Lo sorpresero in casa, alla tre di notte, e lo trassero in arresto, rinchiudendolo nella torre di Palazzo Ducale.
Tentò di difendersi, ma non venne creduto.
D’accordo con la moglie, si fece portare da lei un crocefisso, nel quale era nascosto un tagliente pugnale e con quello si uccise.
Ma l’onta della sua accusa ricadde sulla sua famiglia: fu condannato per lesa maestà, i suoi beni vennero confiscati, fu dichiarata decaduta la sua nobiltà, i figli maschi furono destinati al bando e la sua casa venne spianata e al suo posto fu eretta una colonna infame, che ai giorni nostri non esiste più, sulla quale si leggeva:

Stephani Raggi
criminis lesae majestatis convicti
illata sibi morte sceleris conscii
cadavere furca suspenso
filiis expulsis et nobilitate privatis
bonis publicatis diruptis aedibus
scelestissimi et temerarii hominis
et a gentilium suorum moribus longe desciscentis
memoria perpetua
damnata
Anno MDCL

Memoria perpetua della condanna di Stefano Raggio,
carcerato per il crimine di lesa Maestà,
che si diede la morte conscio del delitto
impiccato il cadavere sulla forca
banditi i figli e privati della nobiltà
confiscati i beni distrutte le case
di quest’uomo perdutissimo e temerario,
diversissimo nei costumi dai suoi gentili
1650
 

Il corpo di Stefano, in spregio della sua persona, fu esposto in pubblico accanto al Palazzetto Criminale.
La sua anima, si dice che torni, in queste sere d’autunno, quando il cielo, al tramonto, si imporpora d’arancio.
Torna, con indosso una tunica rossa, qui, nella magica atmosfera della Chiesa di San Donato.

39 pensieri su “San Donato, la Confraternita e il fantasma in tunica rossa

  1. Post stupendo, quanto la magnifica chiesa di San Donato!
    Penso che dovresti raccogliere questi post in una guida di Genova. Sarebbe una guida scritta col cuore e davvero di grande valore.
    Ci sentiamo.

    • Grazie Matte! Son cose da pazzi ‘ste storie, poi per un’indulgenza la gente era disposta ad aderire alla confraternita con tutto quello che comportava. Però mi viene anche da dire che, forse, se non lo avessero fatto, magari l’umanità si sarebbe estinta prima…però che coraggio!

  2. Speriamo che Giacobbo non legga questo post perché è capacissimo di farci un’intera serie di Voyager e smaronarci per tutto l’inverno.
    Splendido post!
    p.s. lo so che non è molto pertinente, ma il racconto dei fustigati e la tunica rossa mi hanno fatto venire alla mente uno dei miei racconti preferiti “La maschera della morte rossa” di Poe.

  3. Ah no. Questro non lo dovete fare. Il poro Giacobbo non si tocca. Chi, in modo altrettanto mirabile (?!!) riesce a conciliare templari che hanno a che fare con gli Egiziani-extraterrestri? Oh non c’è una, dico una, puntata del tremendo Voyager che non contempli questi tre argomenti. Mischiateli, shakerateli, capovolgeteli….ci sono sempre!

    Comunque Miss Fletcher mi scuserai se ora uso impropriamente il tuo blog ma devo assolutamente dire a Chagall che sono lieta di aver letto un suo commento al mio post, non è stato affatto inopportuno ma non avendo possibilità di replicare direttamente al suo intervento….lo faccio qui, a casa di una cara amica 🙂
    Buonanotte, a presto Susanna Cerere

  4. Miss, ti stai specializzando in racconti che oltre ad essere ricchi di storia sanno anche di misterioso e mi tengono legata al computer! Che storie! Wow! Ma renditi conto Genova….ma anche nelle altre città sono accadute tutte ste cose??? Complimenti, meriti un riconoscimento dalla tua città!

    • Grazie Pigmy, felice che ti sia piaciuto! E guarda, io non so… sono storie che hanno dell’incredibile, io poi che ho fervida fantasia, provo a immaginare gl incappucciati che passano per i vicoli, tutto quel corteo…e quell’altro asseragliato nel campanile che spara! Che storie, davvero…

    • Ma scherzi, Chagall? Nessuno di voi dà mai fastidio, mi siete troppo cari! E anche io mi diverto, mi faceva ridere la commistione cadaveri, confraternite e chiacchiere da salotto…assolutamente fantastica 🙂

  5. Giuro che con queste storie storiche un po’ noir mi tieni incollata al monitor. al momento sono in Aula Magna, che e’ dserta, a congelare di freddo ed aspettare che qualche studente abbia bisogno di una tessera magnetica perche’ le foto con la webcam e la maledetta stampante apposta per i badge e’ solo qui…yuppidoo! Ho pubblicato un altro post sulle stranezze inglesi stamattina comunque 🙂

  6. Concordo appieno con Chagall, attenta a Giacobbe eheheheh
    Bellissima rievocazione storica e pensare che tutto questo è accaduto soli 200 anni fa. Cioè m’immagino i fatti di allora guardando le strade, la chiesa, pensando a Stefano Raggi e la civiltà moderna. Che salto!

    • No Pani, no, no, no …. assolutamente! Conosco Itinera ma non sono mai andata ai loro tour e non è il mio genere…troppa gente, questi posti è bello scoprirli da sè!
      Sai chi sono? Una che ha non so quanti libri su Genova…non hai idea!

  7. Pingback: Le Mura della Malapaga, le pietre del passato « Dear Miss Fletcher

  8. Mio nonno mi raccontava di questa leggenda ma in modo un po’ diverso. Il signorotto, in questione, veniva pugnalato dentro la chiesa e che prima di morire lasciava la sua impronta su una colonna o su un muro(non mi ricordo bene), comunque qualcosa del genere c è. Il fantasma appare nell’anniversario della sua morte.

  9. Gentilissima Miss Fletcher, La ringrazio per la sua gradita risposta e la storia di mio nonno era proprio quella di Branca Doria. Grazie e mi scusi.

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