Il signore e la signora Wilde

Oscar e Constance, ovvero il Signore e la Signora Wilde.
Agli amanti dello scrittore irlandese sono ben noti i dettagli della vita sentimentale di Wilde: il matrimonio, i figli, l’amore di lui per Alfred Douglas, colui che segnò il destino di Wilde sia come uomo che come scrittore, l’esilio, la lontananza dalla sua famiglia, il distacco, la fine tragica e sfortunata.
E sullo sfondo lei, Constance Lloyd.
Si presenta l’opportunità di parlare di lei, in occasione di un libro di recente uscita dal titolo Constance, the tragic and Scandalous Life of Mrs Oscar Wilde della scrittrice Franny Moyle.
La Moyle ha una scrittura fluida e gradevole e nel suo libro presenta diversi materiali inediti e molto interessanti riguardanti la vita di Constance Lloyd.
Il padre, Horace, amava il gioco, le carte e le belle donne, da lì allo scandalo il passo fu breve, come accadde al padre di Oscar, del resto, quando lo scrittore ancora era giovane.
Erano molte le cose che  accomunavano i due giovani: certo l’intelligenza, il fascino, la cultura.
Donna particolare Constance, si impegnò in prima persona per la parità dei diritti tra uomo e donna, fu una sorta di femminista ante litteram.
E come il suo Oscar, anche lei aderì all’estetismo.
La corrente estetica si distingueva per un certo gusto, una predilezione per l’arte orientale, per le porcellane cinesi, per determinati artisti, come William Morris, per alcuni tipi di fiori, come il giglio e il girasole.
La scelta dell’abbigliamento non era certo esente da alcuni dettami, gli uomini amavano portare i capelli lunghi, alla maniera del pittore Dante Gabriel Rossetti, uno stile che i detrattori non esitavano a definire effeminato.
Constance, al pari di Oscar, ne era completamente immersa.
E come lui cercò di sviluppare il suo lato artistico, prima nella ceramica, poi nella scrittura, scrisse lei stessa storie per bambini.
La Moyle, tra le sue tante rivelazioni, narra che sono stati rinvenuti alcuni manoscritti di “Il Principe Egoista” attribuiti con certezza alla mano di Constance.
E sorge immediato un interrogativo: Constance fornì solo un aiuto materiale al suo celebre marito oppure mise la sua creatività al servizio del genio di Oscar e “Il principe Egoista” è quindi il frutto di una loro collaborazione?
Sarebbe davvero interessante scoprirlo.
C’era una grande sintonia tra i due, nei primi anni, ma sebbene Constance amasse Oscar più della sua stessa vita, la loro felicità fu breve.
Io qui non desidero narrarvi i lati oscuri e le tristezze delle loro esistenze, nel libro della Moyle troverete ogni dettaglio, sino alla fine dei loro giorni.
In queste righe voglio farvi conoscere il signore e la signora Wilde ai tempi del loro fulgore, prima che l’amore sfiorisse e prima che la bellezza appassisse.
Io vi voglio raccontare di Constance, di quando si fidanzò con Oscar.
Scrisse al fratello, quel giorno, in un tripudio di gioia e felicità, e le sue parole furono: I am engaged to Oscar Wilde and perfectly and insanely happy.
Splendida scelta di avverbi per una donna così profondamente innamorata.
E l’anello! L’anello di fidanzamento che Oscar donò alla sua amata, sapete, lo disegnò lui stesso!
Un cuore, composto di diamanti che racchiudevano due perle, sormontate ancora da un arco di diamanti.
E quanto era innamorata, Constance!
Innamorata e gelosa, voleva il suo uomo tutto per sé, come darle torto?
Gli scriveva queste lettere appassionate, dense di affetto e di venerazione, gli scriveva parole come queste: quando ti avrò come mio marito, ti terrò legato a me con le catene dell’amore e della devozione, così tu non mi lascerai mai, e non amerai nessun altro fino a che io potrò amarti e confortarti.
E’ l’amore dell’anima, dei sensi, dello spirito, è l’amore che desidera possesso esclusivo e totale.
Già sapeva, Constance, della preferenze di Oscar? Non si sa, certo lui era uomo di molte avventure, ai tempi di Oxford non aveva disdegnato forme di amore mercenario e di sicuro era un uomo con grande ascendente, gran fascino e personalità.
Ma fu Constance la donna che Oscar scelse, fu lei che portò all’altare.
Che folla, il 29 Maggio 1894, di fronte alla St James Church il giorno del matrimonio.
La sposa indossava un abito semplice con le maniche a sbuffo, di seta color crema, con un lungo strascico.
Sul capo aveva una corona di mirto e il suo velo era di seta indiana tempestato di perle, in vita portava una cintura d’argento, dono di nozze di Oscar, tra le mani stringeva un mazzo di gigli.
E l’anello nuziale, a prima vista una semplice vera, in realtà era composto da due anelli perfettamente combacianti e, una volta aperti, su di uno si poteva leggere la data di nozze, sull’altro i nomi degli sposi.
E che furore fecero, in quegli anni, a Londra, il signore e la signora Wilde!
Sui giornali del tempo i cronisti dell’epoca si sbizzarrivano nel descrivere le ricercatezze  di Constance e lei certo era una che osava , sempre, anche nel modo di vestire e spesso il suo stile era considerato eccentrico, ma in fondo era la moglie di Oscar, c’era da aspettarselo.
Constance amava i nastri antichi, i ricami riicercati, i cappelli ricchi con le piume.
E poi, a volte,  il signore e la signora Wilde mettevano in scena uno spettacolo senza pari.
Come? Indossando abiti perfettamente complementari.
E allora eccoli, i due esteti, giovani, belli ed eleganti, camminare per Chelsea, sulla Kings Road.
Oscar incede regale nel suo completo marrone, sul quale si notano tantissimi bottoni, la bella Constance gli è accanto e sul capo porta un cappello, con una piuma in tinta con l’abito di Oscar.
Narra la Moyle che alcuni scugnizzi di strada, particolarmente ferrati in Shakespeare, se ne uscirono dicendo “sembrava di vedere Amleto e Ofelia a passeggio”.
E guardateli, alla Grosvenor Gallery: qui il dandy più famoso d’Inghilterra e la sua signora sfoggiano “armonia in verde” , il cappotto di lui, guarnito di pelliccia,  e la gonna di velluto di lei sono del medesimo punto di colore.
Sono frammenti, istantanee di felicità, attimi di spensieratezza, immagini che richiamano alla mente le scene più famose delle commedie di Wilde.
C’è questo e ovviamente molto altro, nel libro di Franny Moyle.
C’è l’abbandono, la separazione, l’amarezza, la solitudine.
Io ho voluto ricordare qui, solo alcuni attimi brevi e felici della vita di questa donna, che fu, nel bene e nel male, compagna di un genio ineguagliabile e che, per questo amore, ebbe in sorte un grande carico di sofferenza.
Ma la vita regala ad ognuno anche attimi lievi, leggeri.
E allora a me piace pensare ad Oscar e Constance, nella loro casa di Chelsea, in quel salotto, ricco di porcellane orientali e di ornamenti pesanti e mi piace immaginare lei, alla finestra, che guarda fuori.
Oscar la osserva attento, non perde nessuno dei suoi movimenti.
E’ bella Constance, ha i lineamenti delicati, regolari, la carnagione perfetta.
E lui la osserva, sorride e con la matita, di getto scrive su un foglio: la forza di noi donne sta nel fatto che la psicologia non riesce a spiegarci. Gli uomini possono essere analizzati, le donne … solo venerate. (Un marito ideale)

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22 pensieri su “Il signore e la signora Wilde

    • Ah, Porter! Che canzoni sapeva scrivere! Ha ragione Pani, devi guardarti De-lovely (a mio avviso un film magari non riuscitissimo, ma comunque interessante. E poi con le bellissime musiche di Porter).
      A quanto ne so esiste un altro film sulla vita dell’artista, intitolato “Notte e dì” ovviamente da “Night and day”, ma non l’ho visto, e comunque nascondeva l’omosessualità di lui.
      E a proposito di film, immagino varai visto “Wilde”, giusto?

      • Guarderò De-lovely…mi manca! Certo che l’ho visto Wilde…però se penso a lui, ai film su lui e sulle sue opere, mi viene subito in mente “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, nella versione del 1952…l’hai visto? C’è Margareth Rutheford,. quella caratterista inglese che interpreta sempre Miss Marple, nella parte di Miss Prism e un’altra serie di attori fenomenali…è meraviglioso, se ti capita guardalo!

  1. Ah, Un marito ideale! Con L’importanza di chiamarsi Ernesto è uno dei miei preferiti. Che assoluto genio!
    Poi questa cosa de Il principe egoista mette in nuova luce molte cose. Come non farsi venire in mente il Gigante? Che Wilde si sia ispirato al lavoro della mogie? Forse, ma il genio rimane suo.
    Quanto a loro due, ma è solo un’opinione personale, io sono credo che lui l’amasse come un oggetto prezioso. La venerava come una creatura meravigliosa, ma quando lei ha voluto di più l’incanto si è rotto. Le attenzioni di Oscar volavano altrove, da quel punto di vista.
    p.s. ma il libro l’hai letto? Esiste anche in edizione italiana?

    • Si che l’ho letto, è uscito intorno a giugno e per ora non c’è edizione italiana. Io compro tutti i libri su Willde che ritengo interessanti…molti dei quali, purtoppo, non vengono tradotti, forse gli editori ritengono che non avrebbero un grande mercato, non so. Ad esempio, ho letto una sua biografia, che ancora devo recensire, che secondo me è un capolavoro. Si intitola Oscar Wilde e la scrisse Frank Harris, che era un suo intimo amico, per cui nel libro ci sono aneddoti davvero particolari, è un libro molto interessante . Riguardo a Constance è vero che le attenzioni di Wilde volavano altrove, ma, stando a quanto sostiene la Moyle, nei primi tempi tra loro c’era davvero una sorta di idillio…chissà, è un bel libro comunque, da leggere.

  2. Se lo trovo lo guarderò di certo. Magari su Youtube c’è l’originale (non sono ferratissimo con l’inglese, ma provo comunque. Da qualche tempo cerco di leggere almeno un testo in lingua per mese. Non capisco bene tutto, ma qualche piccolo miglioramento l’ho fatto.)
    E speriamo che traducano la biografia di cui parli.

  3. Fai conto che abbia scritto, qui di seguito, un lungo sospiro…… eeeehhhh… che sta a significare romanticismo, interesse, dubbio;leggerò di certo il libro che hai suggerito, così come visionerò il film De-lovely consigliato da pani e Chagall. Mi piace tantissimo Oscar e mi sono sempre chiesta come sua moglie abbia compreso, sostenuto, sofferto…
    Un baciotto Miss Fletcher e buona domenica, finalmente autunnale!
    Susanna Cerere

  4. Pingback: Staglieno, guida alla scoperta dei suoi capolavori « Dear Miss Fletcher

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