Vico del Filo, le alterne fortune di un antico caruggio

Non è certo meta turistica, il breve e semplice Vico del Filo.
Povero caruggio, apparentemente disadorno!
Sapete, ci sono alcuni bei negozietti da queste parti, certo, è indubbio, ma Vico del Filo, nella notte dei tempi, rivestiva una certa importanza che ora non ha più.
Era, fino ai primi del 1800, l’unica strada di collegamento tra la zona il mare e la Cattedrale di San Lorenzo.

In questo vicolo,  nel quale un tempo avevano bottega i venditori di filo di lino, ma anche i copisti di manoscritti ed i cartai, c’era un brulicar di folla ad ogni ora.
E fra i suoi abitanti, in anni assai più lontani, si annovera anche la nostra Santa, Caterina Fieschi Adorno che, da novella sposa, venne a vivere qui insieme al marito Giuliano.
Oh, il fior fiore della buona società visse e camminò in Vico del Filo!
E siccome, per secoli, solo passando da qui si arrivava alla Cattedrale, che andirivieni su e giù per il caruggetto!
E a Natale, di domenica, si veniva su di qua, agghindati con l’abito buono, e c’era tanta gente, in Vico del Filo.
In cima, il vicolo sbucava proprio di fronte alla porta di principale di San Lorenzo.
Non c’era la piazza, così come la vediamo oggi, grande, ampia, spaziosa, non c’era la maestosa Via San Lorenzo che dalla Raibetta sale su, fino a Matteotti e non ve la mostro, intenzionalmente, per non far torto al nostro vicoletto, che oggi si merita di essere incontrastato protagonista.
La costruzione di questa strada ebbe inizio nel 1830 e comportò, come tutte le innovazioni, demolizioni e stravolgimenti.
Venne sbancata una chiesetta dedicata a San Genesio e il Vico del Filo ebbe un destino altrettanto sfortunato, il suo percorso venne accorciato e deviato e non sbucò più, come per tanti anni, di fronte alla Cattedrale, ma bensì in corrispondenza dell’entrata laterale.
E così è ancora oggi, così vi apparirà San Lorenzo, in tutta la sua imponenza, se passate da Vico del Filo.

I genovesi, affezionati al loro caruggetto tante volte percorso avanti e indietro, non la presero bene e con nostalgico rimpianto coniarono un amaro proverbio: O carroggio do fi o no va ciu drito a San Luenso ovvero Il caruggio del filo non va più dritto in San Lorenzo, vale a dire, che a volte, ahimè, le cose vanno storte e non più dritte come ai bei tempi!
Il passato, la sua memoria, si sa, ha sempre un certo fascino.
E oggi, se venite in San Lorenzo,vedrete i turisti su per la grande via, resa pedonale a sua maggior gloria.
Da genovese, avrei una piccola richiesta da fare al Comune, con poca spesa e con poco impegno penso che potrebbe essere esaudita.
Vorrei che si ponesse un cartello ben visibile là, dove sbuca Vico del Filo, e che vi fosse narrata la sua storia, il suo passato e l’importanza che ebbe, vorrei che al nostro carruggetto, un po’ trascurato, fosse restitutita la sua antica dignità.

Vorrei vedere i turisti uscire dalla Cattedrale incuriositi e dirigersi lì.
E che sarà mai questo vicoletto? Cosa si legge qui? Oh, guarda, chi mai avrebbe potuto immaginare!
E allora magari, passiamo di qui, guardiamo com’era la strada dei commercianti di filo de dei copisti di manoscritti, quella che tutti percorrevano, in un tempo lontano.
Basterebbe saper ricordare, saper guardare con occhi diversi, saper vedere ciò che non è più.

28 pensieri su “Vico del Filo, le alterne fortune di un antico caruggio

  1. Tesoro, ma lo devi scrivere tu il cartello! Se aspetti quei cretini dei maschi facciamo notte. Senza contare che analfabeti come sono non riuscirebbero a mettere in fila due parole di senso compiuto.
    Guarda gioia, tu scrivilo, appendilo e se ti fanno storie digli che te l’ho detto io. Che modestamente so’ principessa, e voglio vedere chi mi dice che non posso.
    Bacini, stella.

    • Bellaaaa…..amore 🙂 !!!! Benvenuta, che onore…tiro subito fuori il servizio buono, una principessa a casa mia!
      Ma sai che la tua idea è proprio grandiosa? Ma come sempre, del resto…bacini cara!

  2. Davvero interessantissima la storia di questo dimenticato caruggetto! Purtroppo Genova, la sua storia, gloriosa e tragica, i suoi luoghi, nascosti come perle nell’abbraccio dell’ostrica, interessano solo chi la ama e non chi la governa… Appoggio la richiesta di una targa con la storia di vico del filo. Forse chiedendo sostegno alla Compagna e al prof. Bampi ci si potrebbe riuscire!

  3. Che bella la cattedrale. Il vicolo è stupendo, io amo questi caruggi. Certo oggi sarà un pò triste di essere così piccolo confronto ad altre vie, ma mi è sembrato, nonostante tutto, ancora fiero di sé, e fa bene. Merita attenzione e il tuo post.

  4. Sarà anche un caruggio “povero e disadorno” ma come tu descrivi le cose… tutto diventa magicamente favoloso, fiabesco Miss Fletcher. Attacca subito il cartello che se aspetti lo faccia il Comune….
    Baciotto Susanna Cerere

  5. Quant’è stretto! 🙂 La storia delle strade, delle città, si perde se non ci mettiamo d’impegno a far caso ai segni che lascia. Dovremmo trovare il tempo per ascoltare di più i nostri nonni o amici anziani che tengono dentro un’epoca passata, bellissima e che deve restare.

  6. Queste viuzze così strette mi hanno ricordato il Barrio Gotico di Barcellona, anche lì è tutto stretto. Ma una viuzza stretta stretta che ci devi camminare di lato? Che ti piglia l’ansia, oddio e mo’ se non ci passo? Tipo che stai a metà che non puoi andare avanti o indietro? Cioè, io non lo so, non ci vorrei stare lì in mezzo, proprio no, cioè io… lo trovo scomodo.

  7. Pingback: La Locanda di Palazzo Cicala, ospitalità di charme « Dear Miss Fletcher

  8. hai troppo ragione cara Miss Fletcher..io ci sono passata qualche mese fa in questo vicolo di cui..ignoravo l’esistenza!! è molto suggestivo per non parlare della vista quando ci si avvicina a San Lorenzo..brava che lo hai menzionato: applauso!!

    • Grazie carissima! Sono molto affezionata ad ogni angolo della nostra Zena, è un caruggetto un po’ trascurato questo e invece meriterebbe di essere menzionato e conosciuto!
      Buon sabato cara!

  9. Pingback: Vico del Filo, una magia di luce e bellezza | Dear Miss Fletcher

  10. Miss, fossi io il Vico del Filo, ti manderei un mazzo di rose per la tenerezza con cui hai scelto di raccontare questo povero caruggetto, amputato e negletto… è un’ingiustizia, però! te lo ricordi Calimero? me lo segno senz’altro il Filo di questo Vico!

  11. ma tu pensa che risultati potrebbe ottenere, in ottica “turistica”, un’amministrazione che seguisse questo tuo consiglio! Se in ogni piazza, ogni vicolo, ogni Palazzo ci fosse descritto tutto ciò che tu con tutta la tua competenza ci racconti in questi post. Purtroppo sappiamo bene che “gli altri” non avranno mai questa fortuna che, invece, grazie a te, abbiamo noi. Grazie di cuore Miss.. 😚

  12. Buongiorno Miss, è importante ricordare che proprio in vico del Filo, al civico 1, interno 17, 7° piano, si trovava, nella seconda metà dell’800, lo studio fotografico di Alfredo Noack, il grande fotografo tedesco naturalizzato genovese, che attraverso le sue splendide fotografie ci ha lasciato preziose testimonianze di una Genova d’altri tempi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.