Water lily

Alcuni musicisti, quando suonano,  sembrano vivere una storia d’amore con il proprio strumento.
Lo accarezzano, gli sorridono, sembrano essere soli su quel palco, insieme alla loro ragione di vita, soli accanto a ciò che dona loro gioia e felicità.
I pianisti soprattutto, a volte li vedi lì seduti, con un pubblico di fronte, ma loro sono distanti, nel loro mondo, in un luogo segreto, inaccessibile a chiunque.
Ce l’hanno negli occhi questa lontananza, nei gesti, nel modo di sfiorare i tasti, lieve e delicato, oppure furioso e appassionato, ce l’hanno nella maniera di piegarsi verso la tastiera, nel movimento dei piedi sotto al pianoforte.
E io non so, ma a volte credo che a loro, ai pianisti, basti essere soli con il loro pianoforte, ed è lì che loro trovano tutta l’essenza del vivere.
Sono sul palco per esibirsi, ma la loro arte è anche il loro amore, ciò che li fa respirare, e oltre ad ascoltare bisogna guardarli, osservare con attenzione i loro movimenti, cercare di capire, per quanto sia possibile intuirlo, quale senso abbia per loro essere su quel palcoscenico.
Keiko Matsui è una pianista giapponese.
E’ bella, sensuale, con il pianoforte ci gioca e con il suo jazz sa creare belle atmosfere, le sue note richiamano alla mente immagini di armonia e bellezza: gli alberi di pesco con i fiori in boccio, ruscelletti di acqua ghiacciata che si fanno strada tra le  rocce ed i muschi, il sole al tramonto che infuocato si tuffa nel mare.
E quando la musica ha questo potere di scatenare la fantasia e di accendere i tuoi sogni, significa che qualcosa di magico lega quella concatenazione di note, c’è un incanto che va al di là della pura tecnica e della perfezione stilistica.
Per voi, Keiko Matsui , le sue ninfee e la magia del pianoforte.

18 pensieri su “Water lily

  1. Ah, che bello sentire di prima mattina queste note. Lei l’avevo già sentita, è fantastica. Il pianoforte è lo strumento che avrei voluto suonare da piccola. I miei insistevano per la chitarra, ma io volevo suonare il piano. Poi non ho fatto nessuna delle due cose, ma l’anno scorso ho comprato una tastiera e qualche volta la strimpello, prima o poi torniamo sempre alle origini.
    Bacio Miss :*

  2. ma è così per tutti i musicisti. Hai mai visto come viene abbracciato un violoncello, imbracciata una chitarra o solleticato un contrabbasso?
    Quando si suona lo si fa per sè (almeno nel mio caso, io non sono un concertista). Si suona per il proprio piacere e si raggiunge il massimo quando le dita danzano e pure loro provano godimento. E viene pure caldo addosso. Ci si infuoca.

    • Ma vedi….anche tu! Io un po’ ve la invidio questa cosa, è bellissima….Quelli che suonano il contrabbasso non riesco a guardarli…muovono le dita sulle corde in un modo, mi sembra che si facciano male. Mi ricordo una volta in un locale dove suonava un mio amico con il suo gruppo, con lui c’era anche questo ragazzo, molto bravo oltre tutto, che suonava il contrabbasso. Mi sembrava che si stesse scorticando le mani, ogni volta che mi cadeva lo sguardo sulle sue dita mi venivano i brividi.
      Il pianoforte, beh, è un’altra cosa, già in sè è scenografico, poi se chi lo suona ci vive una storia d’amore è davvero uno spettacolo…

  3. dipende dal genere di musica e dal contrabbassista. Ma l’immagine più intensa è proprio quella della violoncellista (o del…) che accoglie in grembo, ingloba, abbraccia lo strumento.
    Nei pianisti spesso c’è tanta scena. Un tempo poi…i primi pianoforti venivano sfasciati. Un po’ come fecero poi i Who, J. hendriks, i sex pistols…

    • Quella era musica jazz…ora poi, mi viene anche in mente l’arpa, ha un che di magico secondo me, anche la maniera in cui la si suona. E le ragazze che suonano l’arpa sono sempre bellissime, chissa perchè.
      Io non ho mai visto fracasassare un pianoforte, che mi ricordi….chitarre sì, tante, da musicisti tipo quelli che hai citato tu.

  4. ma io parlo di vecchi musicisti. Devo anche farci scritto un post. Beethoven reclamava dai costruttori dei pianoforti più resistenti perché al termine di ogni concerto erano inutilizzabili. Liszt, quando saliva sul palco si sfilava i guanti e li gettavo sul pubblico, che andava in visibilio. Insomma, si comportava come una vera rockstar. Per non parlare di Paganini che se non ricordo male, poveretto, aveva perfino una dentiera di legno

  5. Piacevolissima questa musica che ho lasciato in sottofondo mentre facevo altro con il pc. Scusa Miss Fletcher, tu descrivi mirabilmente il rapporto privilegiato ed unico che ogni musicista ha con il proprio strumento.
    Sei un’intenditrice anche di questo!
    Io ci capisco poco e mi limito a dire se una musica mi dà piacere e mi coinvolge o meno. Questa si. Avevo già visto un video di Keiko Matsui e forse ti scandalizzerò ma in più momenti di questa musica ho notato grandi somiglianze con quella malinconica del “Don Giovanni” di Lucio Battisti.
    Ora chissà gli insulti che mi prendo dai tuoi amici esperti….
    Buon sabato Susanna

    • Ma no, che intenditrice! Però se guardi i musicisti quando suonano, sembrano proprio in un’altro mondo, in un altrove, è uno spettacolo già questo, secondo me.
      Sto ascoltando la canzone che dici…non la conoscevo, sì forse c’è qualche vaga similitudine…

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