La fioraia di Vico del Duca

Vico del Duca è un caruggio che da Via Garibaldi scende giù, fino alla Maddalena.
A quei tempi Via Garibaldi, la strada nella quale svettano eleganti i Palazzi dei Rolli, ancora si chiamava Strada Nuova e l’eroe dei due mondi che le regalerà il nome ancora non ha compiuto la sua più grande impresa, lo sbarco dei Mille in terra di Sicilia.
E’ l’anno 1857 e Genova è al centro della scena politica.
In una di queste case di Vico del Duca abita una ragazza, si chiama Delfina e viene da un paesino del Piemonte.

Oh, che impressione le ha fatto vedere Genova!
Le stradine strette e poi, laggiù il mare.
Il mare, quando non l’hai mai visto e te lo raccontano, lo immagini.
Quando non lo hai mai visto, lo sogni.
E quando finalmente lo hai di fronte, non ti bastano le parole per descrivere l’incanto, lo stupore, la meraviglia che ti fa sobbalzare il cuore nel vedere la linea dell’orizzonte che si perde nel cielo.
Così fu per Delfina, il mare, il sogno, il silenzio.

Delfina era un’umile fioraia, con il suo cestino ogni mattina percorreva Vico del Duca passava sotto l’archivolto e arrivava in Strada Nuova, là dove stavano i signori, le nobildonne e tutto il bel mondo dell’alta società.

E lì, in Strada Nuova, c’è uno dei luoghi più eleganti della città, il Caffé della Concordia, un locale frequentato da letterati, politici, scrittori ed intellettuali.

E quei signori, eleganti e azzimati nelle loro marsine scure, quando uscivano dal caffé, si fermavano spesso da Delfina, e compravano da lei i fiori, le margherite di campo e le violette, raccolte in piccoli mazzetti coronati di foglie e richiusi da fili d’erba.
Fra i tanti acquirenti c’è anche un giovane, il suo nome è Giovanni e viene dalla Calabria.
E’ uno dei molti rifugiati politici che in quegli anni trovano riparo nella città ligure, è una presenza fissa nei circoli di emigrati che pullulano a Genova.
E’ amico di Pisacane, di Pilo, di Savi, di Mezzacapo, negli ambienti frequentati dagli esuli è tenuto in gran considerazione.
Lo si vede spesso al Caffé della Concordia, la sua presenza ha uno scopo ben definito: ci si reca regolarmente, su istruzione di Carlo Pisacane, per raccogliere finanziamenti per la spedizione di Sapri, l’impresa che Pisacane metterà in atto nel mese di giugno e che è destinata a finire nel sangue.
Giovanni è un giovane uomo di belle speranze, uno spirito appassionato, un animo incline alla ribellione e votato alla causa dell’Unità.
E’ poco più che ventenne e quando il suo sguardo incontra quello di Delfina, il tempo si ferma.
Sono due mondi, distanti eppur paralleli, un uomo del profondo sud e una fanciulla che proviene dalle terre dei Savoia, una ragazza che nulla sa di politica, di teorie, di cospirazioni.
E accadde giorno per giorno, come sempre è la vita.
Le parlò, prese l’abitudine di accompagnarla verso casa, si poteva vederli camminare uno accanto all’altra giù per Vico del Duca, quando la luce del giorno cominciava a declinare verso il buio.

Delfina era affascinata dal giovane calabrese, lui l’ammaliava con i suoi ideali, con il fervore che guizzava nei suoi occhi scuri e nel tono della sua voce così partecipe e appassionato.
Nacque l’amore e con esso la militanza politica e Delfina divenne una staffetta, colei che portava i biglietti cifrati che gli esuli,  rifugiati in varie parti della città vecchia, usavano per comunicare.
Se ne usciva di casa, con la sua cesta di fiori sotto il braccio, con speranza guardava verso il blu del cielo che si intravede in Vico del Duca e, solerte, adempiva ai suoi doveri.

E’ la forza dell’amore, la potenza degli ideali e della fede in se stessi.
E furono giorni davvero concitati quelli, oh sì!
C’era un gran fermento tra coloro che erano pronti all’azione che si sarebbe messa in atto di lì a breve, alcuni sarebbero partiti con Pisacane, altri erano destinati ad altre missioni.
Giovanni prese il mare, su un vapore, con direzione Napoli, parecchi giorni prima di quel fatale 17 giugno, gli era stato affidato il compito di prendere contatti con i ribelli  nella città partenopea e quando lasciò Genova, Delfina rimase qui ad aspettarlo, nella casa che ospitava i suoi sospiri e i suoi languori.

E venne quel giorno.
Venne la fine, la tragedia, la disfatta, la morte di Pisacane e dei suoi compagni.
Da Napoli le notizie tardavano ad arrivare, sapete, quei silenzi assordanti che ti martellano il cervello, quando la sola cosa che ti resta è l’attesa, quando il solo pensiero che ti conforta è il ricordo.
E venne quel giorno, il giorno in cui lui tornò.
Tornò in Vico del Duca, da Delfina, la fanciulla che vendeva i fiori in Strada Nuova.
Tornò per non andarsene più.

In epoca risorgimentale il Caffé della Concordia si trovava dove ora è il Comune, in Via Garibaldi.
In quel caffè si tentò di raccogliere fondi per finanziare l’impresa di Sapri.
A Genova vi erano esuli ed emigrati politici che venivano da ogni parte di quell’Italia ancora da unire, molti di loro erano calabresi.
I rifugiati, coinvolti in cospirazioni politiche, comunicavano tra di loro con biglietti cifrati, al Museo Mazziniano è conservato un documento che riporta uno di questi alfabeti.
Vissero qui Pisacane, Pilo, Savi e Mezzacapo.
La fioraia Delfina e il patriota Giovanni, invece, sono una mia romantica invenzione.
Avevo il desiderio di mostrarvi Vico del Duca, un caruggio splendido e particolare, riguardo al quale non conosco fatti curiosi ed interessanti.
E in questi giorni così cupi e bui per la mia città, sentivo la necessità di un sogno, di un’immaginazione al di là dei fatti reali, al di là della vita e del tempo presente.
Una ragazza, un cestino di fiori, un patriota, l’amore e la speranza,  in Vico del Duca, un caruggio che scende verso Via della Maddalena.

26 pensieri su “La fioraia di Vico del Duca

  1. Grazie per averci fatto sognare con la…..tua Fioraia, in giornate così tristi e cupe per la nostra Genova, speriamo tutti di ritrovare la nostra serenità. BACIONI.

  2. Bellissimo post, come al solito, ma, come sai, sul Risorgimento e gli ideali che avrebbero dovuto animare i cosiddetti patrioti abbiamo idee molto diverse. Ma la povera Delfina, meschina, non ne sapeva nulla. Speriamo che l’amato abbia poi messo la testa a posto abbandonando la politica…

  3. Ti ho spiegato del terremoto sul mio blog, qui fulmini e saette ma la pioggia scende violenta per qualche minuto poi si placa, poi di nuovo. E’ tutto sotto controllo, solo hanno prolungato l’allerta. Pensa che oggi pomeriggio verso le 2 abbiamo anche visto il sole. Sono tanto contenta per te Miss.

  4. Nonostante il brutto momento tu Miss resti la nostra Miss, e ci porti ancora a spasso fra le ambientazioni poetiche di una Genova che deve farsi forza. Non posso dirti niente che funzioni, ma credimi che un pochino ti capisco.

  5. Delfina e Giovanni…frutto della tua fervida e talentuosa inventiva? Ah Miss Fletcher, ci sono cascata come una polla! Ma anche io avevo la necessità di volare alto e distrarmi da tutto il contesto.

    E’ bello ritrovare la tua città nei tuoi post, pulita, accogliente, ricca di storia.
    Grazie per essere tornata a farlo.
    Non deve essere facile per te e per i tuoi concittadini, in questo momento e perciò questo tuo post è ancora più gradito ed apprezzato!
    Un abbraccione Susanna

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