Virginia Centurione Bracelli, l’angelo dei diseredati

Era colta, bella e aggraziata, di ricca e blasonata famiglia.
Suo padre, Giorgio Centurione, fu Doge dal 1621 al 1623, sua madre Leila Spinola lasciò questa terra quando Virginia era ancora molto giovane.
Nata il 2 Aprile 1587, Virginia ha appena quindici anni quando viene prescelta per un matrimonio di grande prestigio.
Lo sposo, il ventenne Gaspare Bracelli, è stato cresciuto negli agi e nello sfarzo, è un giovane che non conosce rigori, orfano di padre ed erede di un immenso patrimonio ed è la madre, Maddalena Lomellini, a decidere chi sarà per lui la compagna della vita: Virginia, una fanciulla piena di grazia, dal bel portamento, virtuosa e leggiadra.

 E’ l’inverno del 1602: in Via Lomellini, a Palazzo Centurione, si celebra un fastoso matrimonio.

Virginia è molto religiosa, Gaspare, invece, è uno scapestrato: ama la caccia, il gioco d’azzardo, ama le feste e i divertimenti, si perde nei suoi vizi.
Virginia lo attende, non giudica, aspetta.
Si occupa delle due figlie, e paziente tollera le intemperanze di lui, mentre Gaspare si allontana, Genova gli sta stretta e lui cerca altrove nuove avventure.
Sarà breve la sua esperienza terrena: a soli 24 anni il giovane Bracelli, colpito da tisi, muore.
Spira tra le braccia di Virginia che, avuta notizia della sua malattia, è accorsa subito ad Alessandria, al capezzale di Gaspare e lì è rimasta fino all’ultimo respiro di lui.
Virginia ha appena vent’anni ed è già vedova.
E’ buona e misericordiosa Virginia, è sensibile ed altruista, ha sguardo attento e illuminato.
E i suoi occhi, pietosi e generosi, si posano sulle tante miserie del suo tempo,  sui molti bambini che vanno mendicando per le strade.
Il cammino di Virginia incrocia quello di un altro benefattore, il marchese Gerolamo Serra.
Insieme fonderanno le scuole popolari, istituti che saranno dislocati in vari punti della città e saranno destinate ad accogliere i bambini poveri.
Virginia, per strapparli alla strada, garantisce loro due soldi al giorno perchè possano mangiare, a condizione che frequentino la scuola, fa sì che alle fanciulle meno abbienti venga insegnato un lavoro, giustamente retribuito come si conviene alla dignità della persona.
E’ lungimirante Virginia, riesce a comprendere le necessità altrui.
Come lei, Gio Francesco e Giovanna Lomellini che, pur non essendo parenti, portano il medesimo cognome della suocera di Virginia.
Dispongono di grandi ricchezze e il loro palazzo in Via Lomellini è aperto a chiunque ne abbia bisogno: ospitano i bisognosi, offrendo un riparo e un piatto caldo.
Questi due coniugi, così generosi verso il prossimo, saranno tra i più fattivi collaboratori di Virginia, quando lei metterà in atto il suo grande progetto, al quale giungerà animata dal suo amore verso Dio e verso il genere umano.
E’ giovane, è bella, il padre vorrebbe che si risposasse.
Oh, no! Virginia sceglie altrimenti, sceglie i poveri, i diseredati, gli sfortunati.
La miseria impera e lei bussa ad ogni porta, da quei nobili che apriranno i cordoni della borsa per finanziare le sue opere di bene.
Va per le strade, per i caruggi, aiuta i più miserevoli, è instancabile Virginia, e non ha paura, mai.
Insieme alle nobildonne delle più blasonate famiglie genovesi, Virginia fonda una congregazione, le Cento Dame delle Misericordia, si occupano di raccogliere e di distribuire le elemosine, e grande è il sollievo di cui beneficiano i poveri.
Certo, i tempi non sono d’aiuto a Virginia.
Uno dei Magistrati del Poveri, l’ufficio allora addetto alle elemosine, la osteggia, sapete, l’invidia, una delle tante banali miserie umane.
La situazione politica non è delle migliori, il governo spagnolo riduce il pagamento degli interessi alla città di Genova, le buone dame che collaborano con Virginia, a causa della crisi economica, si ritirano in buon ordine.
Ma la Bracelli non si arrende, ha ancora molto da donare al prossimo.
Una notte Virginia si sveglia di soprassalto.
Da quando è rimasta vedova abita, insieme alla madre di Gaspare, a Palazzo Lomellini.
E’ l’inverno del 1630, qualcuno sta bussando al portone.

Virginia manda un servitore e questi, nel gelo della notte,  trova una giovane stremata dal freddo, dalla fame e dalla stanchezza.
La Centurione, senza esitazioni, la accoglie in casa sua.
Sarà la prima delle sue molte ospiti, giovani ragazze che sembrano non avere altra possibilità se non la strada, troveranno riparo e conforto a casa della Virginia, tra le mura di un palazzo nobiliare.
Virginia le avvicina, le porta con sé, tende la mano a chiunque ne abbia bisogno, strappa al marciapiede queste creature sperse e sofferenti, che senza di lei sarebbero abbandonate al proprio destino.
E cresce, con gli anni, il numero di coloro che assiste, le ragazze arriveranno ad essere quaranta e Virginia per loro aprirà una casa, il Rifugio di Monte Calvario, che si trova sopra Principe.

Le ragazze imparano un mestiere: cuciono, ricamano, tessono.
Si mantengono con il frutto del loro lavoro e, quando questo non basta, Virginia, ancora una volta, si premura di raccogliere elemosine come sempre ha fatto.
Si batterà, in seguito, perchè la sua opera venga riconosciuta dal Magistrato dei Poveri, che garantisca fondi e sussidi.
E altre ancora saranno le sue case, nella Genova così bisognosa di quegli anni.
Ma Virginia non è paga delle proprie azioni, non le basta.
Va in visita al Lazzaretto e commette un ingenuo errore, indossa il manto di pizzo del lutto e viene accolta con scherno e violenza,  uno dei ricoverati le  strappa il velo dal capo.
Testarda Virginia, ritorna con indosso un pesante abito di lana grezza, ritorna per compiere un altro miracolo.
Ha chiesto al Magistrato dei Poveri che le venga affidata la gestione di quel luogo di  disperazione e così sarà.
Lei ne opererà la riforma facendo in modo che ognuno degli sventurati ospiti abbia assistenza medica e lavoro retribuito, quando la salute glielo consente, ciascuno di loro avrà abiti puliti e nei locali separati per uomini e donne, si presterà particolare attenzione all’igiene e alla pulizia.
Molte furono le opere di questa donna straordinaria che instancabile setacciò le strade di Genova in cerca di dolori da alleviare, di bocche da sfamare, di anime da risollevare.
Morì il 15 dicembre 1651 e come accadde per Santa Caterina, la sua salma è rimasta pressoché intatta, come si può vedere in questa immagine.
Esiste un famoso ritratto di Virginia Centurione Bracelli, ho scoperto per caso, pochi giorni fa, che si trova presso la chiesa di San Giovanni di Prè.
Eccola Virginia, in tutta la sua bellezza e semplicità.
Ai suoi piedi il profilo della Genova del Seicento, la sua città, la città che beneficiò di così tanto amore.

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25 pensieri su “Virginia Centurione Bracelli, l’angelo dei diseredati

  1. Oddio O_O l’immagine linkata è abbastanza impressionante.
    A parte questo, è davvero una bella storia.
    Magari persone così ci sono pure oggi, solo che nessuno ne parla. Almeno lo spero…
    Buona domenica Miss.

  2. lLa Miss ci fa ricordare le “very important persons” della nostra amata CITTA’, nel seicento poi ce ne furono moltissime! Ai nostri giorni ci sono ancora case fondate da Virginia, nel Viale Centurione Bracelli c’è un antico edificio con le sue suorine. Nel periodo natalizio di solito allestiscono un presepe con poche ma pregevolissime statue del Maragliano, mi auguro che lo facciano anche quest’anno, è bello recarvisi è un posto molto raccolto e suggestivo….anche se un pò fuori mano.Bacioni da MAMMA ORSA

  3. Che bellissima figura questa di Virginia, ce l’avevi promesso che ne avresti parlato.
    Di fronte a persone così ci si sente piccoli piccoli.
    Bella ed interessante anche l’idea che ti ha dato mamma Orsa: come stai messa, cara Miss Fletcher a notizie sui preparativi genovesi per il Natale? Presepi, usanze, dolci tipici, luoghi caratteristici…..
    Dai dai che siamo tutti orecchie!
    Un baciotto e buon inizio di settimana
    Susanna

  4. Uh Miss, che bella storia! L’aspettavo (so che tu stai aspettando il mio, ma sono stata due sabati senza macchina, non so più come fare achiederti scusa), comunque, questa di Virginia è una storia bellissima. Triste a volte ma piena d’amore, piena di perseveranza e buon orgoglio. Grazie per avermela raccontata. Nel dipinto tra l’altro, questa giovane è bellissima.

  5. Cara Miss Fletcher, tu che sai tutto della tua Genova (e non solo) … ma il doge a Genova aveva le stesse funzioni di Venezia? 🙂
    Che belle le cose che ci racconti …

  6. Grazie Miss perchè ci fai conoscere figure femminili della nostra città che hanno lasciato un’eredità morale davvero notevole. Le donne di mare sono esseri speciali, non credi?

  7. Miss, davvero una grande donna questa Virginia! io penso che ci siano ancora persone votate totalmente agli altri, solo che lo fanno in incognito, più che per modestia, per evitare che a fine vita le loro salme vengano esposte al pubblico…

  8. Ricordo il giorno della beatificazione durante la messa di papa Woitila in piazza della Vittoria .Una grande emozione e mia nonna che commentava”ma che bella santa che gh’emmo!”

  9. Pingback: Il presepe napoletano delle Suore Brignoline | Dear Miss Fletcher

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