Etienne Lantier, l’eroe di Germinal

Germinal, pubblicato da Emile Zola nel 1885, è un libro che fece scandalo per la crudezza con la quale viene narrata la vita e la morte di un’intera classe sociale.
E’ ambientato a Montsou, dove si trova la miniera che sarà lo scenario sul quale si muovono i protagonisti, i minatori.
E’ un romanzo cupo, duro e tragico.
E’ buio, come lo sono i cunicoli dove ci si infilava per estrarre il carbone.
Ve ne accorgerete dalle prime righe, dalle prime parole, quelle che Zola scelse per introdurre il lettore in questo universo.

Nella pianura rasa, nella notte senza stelle, d’un’oscurità fitta come inchiostro un uomo solo percorreva la strada che da Marchiennes va a Montsou.

Scuro, nero, inchiostro, notte, carbone.
Siete già lì, nella miniera.
L’uomo che cammina si chiama Etienne Lantier.
Vi ho già presentato sua madre, è la lavandaia Gervasie Macquart, e sua sorellastra è quella Nanà che ha fatto altre scelte per farsi strada nel mondo.
E’ un romanzo difficile, arduo narrarne la trama, in quanto è epica, complessa e universale.
Germinal, nel calendario rivoluzionario adottato al tempo della Rivoluzione francese, corrisponde alla primavera, quando i germogli sbocciano.
E nel romanzo di Zola, i fiori che si aprono alla luce del sole, sono proprio loro, i minatori, quella massa indistinta di uomini, donne, bambini e ragazze che vagano tristi, con la pelle macchiata di carbone, quella folla che cerca il riscatto della propria dignità.
E lui, Etienne Lantier è il motore di questa comunità.
Ha poco più di vent’anni, quando arriva a Montsou.
E tante sono le persone che incontra, innumerevoli, come sempre, i personaggi.
Impossibile narrare di ognuno, della complessità che ciascuno di essi rappresenta.
C’è violenza, miseria e lotta, in questo romanzo.
C’è una famiglia, i Maheu, le cui vicende vanno in parallelo con l’esperienza umana di Etienne ed è in quella famiglia che il giovane conosce Catherine.
Ha quindici anni appena e da quando ne aveva dieci, anche lei, come tutti, lavora nella miniera.
E’ esile, fragile, sparuta la definisce Zola, ed è la luce che illumina i tunnel che si percorrono leggendo questo libro.
E di lei Etienne si innamora.
Non vi narrerò per intero la trama di questo libro, merita di essere letta così come l’ha scritta Zola e pagina dopo pagina, conoscerete la vita dei minatori, che giorno per giorno precipita verso la miseria e la disperazione.
E poi conoscerete i Gregoire, sapete quelle brave persone benestanti e caritatevoli, che ai poveri non danno mai denaro ma solo abiti e panni caldi, per coprirsi quando fa freddo.
E conoscerete anche Alzire, la bambina gobba, e Chaval, l’amante di Catherine e antagonista di Etienne.
E la Mouquette, la ragazza facile, quella che tutti hanno avuto, ma della quale nessuno è orgoglioso.
E quando la incontrete, prestate attenzione ai suoi sentimenti, alla grandezza di cuore che Zola ha voluto donarle, così in contrasto con il suo aspetto di ragazzona grossa e spesso volgare.
La Mouquette, che ama Etienne e nella sua semplicità gli domanda:
– Perché non vuoi amarmi?
Leggete il libro, scoprite di quale generosità sarà capace questa sgraziata ragazza, sul cui volto si leggeva una tale supplichevole attesa di un po’ d’amore.
E poi lui, Etienne Lantier.
Giovane, certo.
Proviene dal popolo, non ha grande cultura.
Ma vede la vita dei minatori e comincia a porsi delle domande, queste, così come le ha scritte Zola.

Perché la ricchezza degli uni? Perché la miseria degli altri? Perché questi erano calpestati da quelli, senza la speranza di poter prendere il loro posto?

La miniera, la crisi e la compagnia mineraria che per fronteggiare le difficoltà decide una riduzione dei salari.
Salari di gente che già è allo stremo, s’intende.
I minatori non ci stanno, è lo sciopero.
Ed Etienne? Lui è il primo, parla al Direttore spuntandogli in faccia queste parole:

E’ forse onesto, ad ogni crisi, lasciar morir di fame gli operai per salvare i dividendi degli azionisti?

Non cede il Direttore, ma nemmeno Etienne.

Piuttosto morire che mostrar di aver avuto torto quando si aveva ragione!

E giunge l’inverno, un freddo nero avvolgeva in un funereo lenzuolo l’immensa pianura, scrive Zola.
Carbone, fumo, inchiostro, notte, nero, sempre questi colori.
Cunicoli, polvere, vanghe, luci fioche, claustrofobia.
E’ l’epica della miniera, nella radura di Pan-des-Dames ci sono quasi tremila minatori, venuti a discutere sull’opportunità di continuare lo sciopero.
Una folla brulicante, uomini, donne e bambini.
Ed Etienne parla, scrive Zola: era il capo banda, l’apostolo che annunciava la verità.
Ed Etienne urla:

– La miniera vi appartiene è di voi tutti che da un secolo l’avete pagata col sangue e la miseria!

E in quell’aria glaciale appariva un furore di visi, di occhi lucenti, di bocche spalancate, tutta una moltitudine smaniante di uomini, donne, ragazzi affamati,lanciati al giusto saccheggio degli antichi beni di cui erano stati derubati.

L’epica della miniera.

Molte frasi oscure erano loro sfuggite, non sentivano nemmeno quei ragionamenti tecnici e astratti; ma la stessa oscurità astratta allargava ancor di più il campo delle promesse, le elevava in una luce luminosa.

Una luce luminosa, la speranza, e poi la realtà nera, cupa, funerea come il fondo della miniera.
Questa è l’epica, nelle metafore, nei colori, nei contrasti.
E l’amore? L’amore è lindo, tenue, pulito.
E l’amore tra Catherine ed Etienne sarà svelato e scoperto laggiù, nel fondo del fondo di quei cunicoli bui.
E’ il culmine, l’apice della tragedia.
E sta a voi scoprire cosa accadrà alla piccola Catherine che se ne sta laggiù, sommersa dall’acqua, imprigionata a causa di un crollo, tremante e stremata, che cerca conforto tra le braccia di Etienne.
Un combattente, un eroe del popolo, un idealista.
Un giovane che stringendo a sé colei che ama, ripete lentamente:

– Niente è finito per sempre, basta un po’ di felicità perché tutto ricominci.

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27 pensieri su “Etienne Lantier, l’eroe di Germinal

  1. Il tuo adorato Emile! Che belle trame che scriveva! Le miniere… mi vengono in mente i racconti di mio nonno sulle miniere e il canarino che si portava perchè avvertisse con la sua morte di gas dannosi nell’aria. Che bello il contrasto tra il buio, il freddo del cunicolo sotteraneo con il luminoso e caldo amore….brava Miss.

  2. deve proprio piacerti Zola ma a quanto pare tutta la letteratura francese. In libreria ho cercato Nanà ma non l’ho trovato. Poco male, inqualche modo lo recupero

  3. …. quanto sono ‘gnurant Miss Fletcher! Divento piccola piccola quando leggo tutte queste meraviglie!
    La miniera poi… terribile! Ricordo il nonno di mio marito che ci parlava spesso del durissimo lavoro in miniera, in Francia. Cose incredibili a sentirsi, eppure…
    Un abbraccio e buona giornata
    Susanna

  4. Ho letto e amato Zola ai tempi della mia goventù, (come tu sai io sono….bien agée), e ricordo quanto era affascinante la sua prosa e relativo plot, ti induceva a riflessioni profonde, Mi sembra che anche oggi Zola ci faccia riflettere sulla miserevole condizione umana, certo sono variate le circostanze….ma purroppo non molto è cambiato,. Bacioni alla MISS

    • Chagall, è comprensibile quello che scrivi, non ogni momento della vita è adatto ad qualsiasi libro, ci vuole il tempo giusto, lo spirito giusto.
      Grazie di aver scritto della mia passione, ogni volta che parlo di questi capolavori immensi temo sempre di non essere abbastanza efficace, e poi ci sarebbe così tanto da dire, e trasmettere la passione da far venire voglia di leggere è bellissimo!

  5. Pingback: Sette volte Miss Fletcher « Dear Miss Fletcher

  6. Ho conosciuto Nanà, ma non sapevo o non ricordavo che nelle altre opere di Zolà altri personaggi intrecciassero la loro vita con lei.
    Ho amato il suo (di Zolà) modo di (rap)presentare lo spessore delle persone, non solo dipinte ma ricreate. Ricordo che leggendolo percepivo odori e colori in modo distinto, mi piaceva soffermarmi e lasciarmi avvolgere dalle minuzie delle atmosfere rese.

    Germinal mi è capitato tra le mani più volte, ma per ragioni di scarsa attrattiva non l’ho mai iniziato. Con queste tue parole, però, potrei un domani andare oltre la sensazione del momento e farmi catturare di nuovo.
    E’ così bello trovare chi sappia narrare una narrazione a sua volta, e non solo appiattirsi sulla descrittività! Sarà che io accuso tutta la stanchezza di anni in cui ho perso del tutto la mano.

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