Megollo Lercari, la vendetta di un genovese

Questo è Palazzo Lercari, splendido edificio che si trova in Via Garibaldi ed è annoverato tra i Palazzi dei Rolli.

Questo è la sua facciata, nella colonne laterali sono scolpiti due busti maschili.

Nulla di strano, all’apparenza.
Guardiamo meglio, nei particolari.

Notate nulla? Pare che il signore posto a reggere l’architrave sia completamente privo di naso.
Che sia una dimenticanza dello scultore? Oppure il gesto inconsulto di un vandalo?
Niente di tutto ciò, la mutilazione è intenzionale, secondo i desideri dei suoi proprietari.
Quando i Lercari, nel 1571, fecero erigere il loro palazzo, vollero che vi rimanesse impressa le memoria di un loro illustre antenato, Domenico, detto Megollo, che visse agli inizi del 1300.
In quegli anni Genova intratteneva floridi commerci con l’Oriente e lì si recò Megollo, a Trebisonda, sul Mar Nero, dove affinò l’arte dei buoni commerci.
Divenne tanto popolare da farsi amico persino l’Imperatore, Alessio II, che avendolo in simpatia gli concesse favori e privilegi.
Megollo, così, in breve tempo accumulò un gran patrimonio e si arricchì a tal punto da suscitare l’invidia altrui.
Assiduo frequentatore della corte bizantina, diede prova di un altro dei suoi grandi talenti: oltre che un astuto mercante, era infatti anche un abile giocatore di scacchi.
Lo sfidò un certo Andronico, favorito dell’imperatore, che per tutto il corso della partita non fece altro che coprire di ingiurie e contumelie il suo avversario e la sua amata Genova.
E a Megollo ribolliva il sangue nelle vene, gli montava dentro un’indomabile rabbia a sentir denigrato il suo buon nome e quello della sua città.
Sapete, sono vendicativi i genovesi, sono gente alla quale è meglio non pestare i piedi.
Scacco matto, questo fece Megollo.
E alla fine della partita, furibondo, si rivolse all’imperatore.
Un duello, ci voleva un duello, per cancellare l’onta degli insulti subiti.
L’imperatore concede che il suo favorito si scontri con Megollo?
Eh, certo che no, volete scherzare!
Alessio II ci teneva al suo cortigiano e, alla vista di Megollo con gli occhi iniettati di sangue, comprese immediatamente che per l’impudente Andronico sarebbe finita male.
Così, il Lercari, furioso, lasciò Trebisonda e se ne tornò Genova.
Qui chiamò a raccolta tutti i suoi parenti e sodali, mettendoli a parte del fattaccio, bisognava agire, non si poteva rimanere inermi dopo un simile affronto!
Armarono due galee e sotto il vessillo di San Giorgio partirono, alla volta di Trebisonda, in cerca di vendetta.
E la rappresaglia di Megollo è crudele, con le navi razzia la costa ed ogni qual volta un suddito di Alessio II cade nelle sue mani gli vengono recisi il naso e le orecchie.
Queste vengono raccolte e conservate in un apposito barile.

E’ ben evidente che a Trebisonda il popolo vivesse giorni inquieti, con Megollo che faceva avanti e indietro sulle sue galee, sempre in caccia di qualcuno al quale far espiare colpe non sue.
Con l’inverno si ritirò a Caffa, mentre Alessio II, a Trebisonda, preparava le contromisure.
Allestì quattro galee, con le quali intendeva dare l’assalto alle navi di Megollo, ma quando questi in primavera si ripresentò tra quelle acque, per Alessio II si prospettò un’ulteriore sconfitta.
Megollo aveva fatto ricoprire le sue triremi di cuoio, contro il quale nulla poterono i dardi dei soldati dell’imperatore.
Il Lercari e i suoi compagni continuarono così la loro vendetta, mozzando nasi ed orecchie a chiunque capitasse a tiro, escluse le donne, verso le quali il genovese nutriva un certo rispetto.
Un giorno, capitò fra le sue grinfie un vecchio che, supplicando, riuscì a intenerire il cuore di Megollo, che risparmiò lui e i suoi tre nipoti che lo accompagnavano.
La sua clemenza ha un prezzo: il vecchio viene incaricato di portare ad Alessio II il barile pieno di nasi ed orecchie dei suoi sudditi, ammonendolo che Megollo continuerà la sua carneficina fino a che non otterrà giustizia.


Di fronte a tanto orrore, l’imperatore cedette.
Le triremi di Megollo Lercari entrarono nel Porto di Trebisonda e il cortigiano, in catene, venne condotto a bordo.
Vi giunse quasi svenuto, tremante per la paura, si gettò ai piedi di Megollo, implorando perdono e pietà e il genovese, sprezzante, gli sferrò un calcio in faccia, facendogli sanguinare naso e bocca.
Lo risparmiò e, come narra Michelangelo Dolcino nel suo libro “I misteri di Genova” (Nuova Editrice Genovese), citando un testo di De Simoni, disse:

Sappi tu e sappiano i greci tutti che chi offende un genovese deve attendere inesorabile il castigo.
Noi genovesi siamo tutti della stessa tempra, per cui s’io fossi morto o fossi stato preso prima che la mia vendetta fosse compiuta, altri genovesi sarebbero sorti per portarla a termine.”

Megollo Lercari ricevette onori ed ulteriori privilegi dall’Imperatore Alessio II, il quale, comprendendo quanto fosse più conveniente averlo come amico piuttosto che come rivale, gli concesse colonie e fondaci, grazie ai quali Megollo accumulò altre ricchezze.
Sul lato sinistro della Cattedrale di San Lorenzo, è stranamente murata una scacchiera.
Si narra che sia appartenuta a Megollo Lercari, colui che diede scacco matto a chi gli aveva recato offesa a Trebisonda, e che vendicò, col sangue, l’onore dei Genovesi.

 

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28 pensieri su “Megollo Lercari, la vendetta di un genovese

  1. Cara Miss Fletcher, ma non mi sfiora neanche lontanamente l’idea di giocare a scacchi con te, nè di pestarti i piedini!
    Per carità, se poi questo è quello che succede a chi sfida e vince su un genovese…..
    Baciotto e che nuova meraviglia ci hai postato!
    Susanna

  2. Un bellissimo dipinto raffigura la superbia senza naso. Così veniva una volta rappresentata. Chissà se c’entra qualcosa questa storia del naso. ‘mazza però se si era arrabbiato…..era veramente incarognito! Bella storia, Miss, brava come sempre, sembra quasi un racconto mitologico.

  3. Si, anche nel film Seven se lo hai visto, alla tipa rappresentata dalla superbia viene tagliato il naso. Per i greci, nell’antichità, chi si macchiava di tracotanza veniva punito tramite gli dei da ira e/o vendetta…la famosa némesis, conseguenza dell’hybris (se non ricordo male si scrive così). Sembra che ci siano parecchi collegamenti con il tuo racconto. Bello, mi è piaciuto.

  4. Pingback: San Lorenzo, fascino e misteri di una Cattedrale « Dear Miss Fletcher

  5. Ciao! Volevo ringraziarti perché leggendo questo tuo post sono potuta venire a conoscenza di cosa facevano i miei avi all’epoca XD grazie ancora. Una Lercari.

  6. Miss, certo che come se la legava al dito il Lercari, non se la legava nessuno…
    noto invece che i Telamoni, quello col naso e quello senza, non possono legarsela al dito…

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