Genova, 1656: la peste e i suoi eroi

La peste, nei secoli, fu una sciagura che falcidiò vite e rese deserte le città.
Viene subito alla mente la narrazione del Manzoni, che si riferisce ad un’epidemia avvenuta nel 1630.
A Genova la peste arrivò più tardi, nel 1656 e fu tragedia, disgrazia, desolazione.
C’è un testimone di quel tempo, un uomo coraggioso e forte che ha lasciato una memoria di quegli eventi in un libro poderoso ed importante.
Si chiamava Padre Antero Maria da San Bonaventura, Agostiniano Scalzo e il testo si intitola Li lazzaretti della città e riviere di Genova del MDCLVII.
E’ un libro di quasi seicento pagine, che io possiedo e, malgrado sia scritto in un italiano a volte ostico ed arcaico, l’ho letto con grande interesse e con partecipazione, seguendo il Padre Antero nelle sue peregrinazioni per le strade anguste della mia città.
Padre Antero è un eroe che meriterebbe più elogi e maggior memoria.
Tanti e numerosi erano i lazzaretti a Genova e il primo del quale si narra in questo libro è quello della Consolazione.
C’erano alla Consolazione dieci medici, due infermieri ed un gran numero di servitori: c’era da combattere quel che il Padre Antero chiama il “Flagello di Dio” e servivano persone dotate di grande forza fisica, capaci di contrastare la furia che prendeva i malati affetti dalla peste.
Racconta Padre Antero di un uomo che in sei non riuscirono a tenere, tanto che egli si vide costetto a farlo incatenare nel bosco.
Scrive Padre Antero: sovente nel più profondo della notte, si tumultuava in modo come se tutta Consolazione fosse in armi, tanto bestialmente si inferocivano i frenetici.
Gente che si buttava dalle finestre, nei pozzi, al di là dei muri di cinta, con le persone sotto che, con una coperta tesa, tentano un disperato salvataggio.
Visioni da inferno dantesco e su questo sfondo si muove il Padre Antero, che non conosce timore ne cautela. Accanto a lui, un esercito di volontari, alcuni già profondamente intrisi di ideali religiosi, altri convertiti: tutti, senza riserve, si spendono e si sacrificano per il bene comune.
E Padre Antero, baluardo della cristianità, cerca di tener lontana la credulità popolare, narrando di chi gli ha riferito di apparizioni della Madonna, foriere di futuri miracoli e improvvise guarigioni, scrive: vogliamo che li Santi faccino miracoli per forza.
E in seguito, sottolinea: lasciamo li miracoli e appigliamoci alle virtù.
Rimbocchiamoci le maniche, con le nostre buone opere, è questo il messaggio, e cerchiamo di alleviare, come possiamo, le sofferenze di chi è rinchiuso nel lazzaretto.
E narra quale fosse la quotidianità in Consolazione: più di settecento uomini seppelliti in un giorno e un numero ancor superiore di donne.
Nessuna distinzione, né di censo, né di merito, non vi è palmo di terra che non sia occupato.
Nel bosco, nell’oratorio, nella vigna, in chiesa, in Chiesa, nella Cappella, lui dice,  horribil mischia di vivi e morti.
E i malati, in questo orrore, non chiedono neanche più trapunte, lenzuoli, unguenti o medicine, urlano, si lamentano e si disperano.
E’ qualcosa che noi non sappiamo neppure immaginare, per nostra fortuna, e che tento di descrivervi, come l’ho colto dalle parole di Padre Antero che hanno una forza, una potenza grande, da saperti toccare il cuore e l’anima.
Racconta ancora il buon frate, come un giorno, mentre pioveva a dirotto, in Consolazione bussò una donna: era mezza nuda e una serva le diede qualcosa per coprirsi.
Lui, capendo che oltre che vagabonda era donna di malaffare, le diede ricovero nel lazzaretto.
Sarebbe stato troppo pericoloso infatti, farla uscire con le “robbe” ovvero gli abiti, ricevuti in Consolazione, avrebbe potuto propagare un eventuale contagio ed infatti, come si scoprirà, la donna è malata.
E’ cauto il padre Antero e si affida al buon cuore di chi lo aiuta, narra di tre bambini: uno ha tre anni, uno sette mesi, l’ultimo tre.
Sopravvivranno alla peste, grazie alla diligenza di due buone donne.
E tanti sono gli atti d’eroismo e di sacrificio di cui dà conto il Padre Antero.
Al Lazzaretto di San Colombano, dove operavano le figliole di Santa Maria del Rifugio, si narra del figlio di un cancelliere e di un certo Carlo Zebellini, venuti a prestare la loro opera gratis et amore.
Vissero pochi giorni, ma fecero molto.
Ed è al Padre Antero che si deve la memoria di due straordinarie fanciulle appartenenti alla nobiltà genovese che scelsero di votarsi al prossimo.
Si chiamavano Violante Pinelli e Sofia Lomellini: erano giovanissime, belle e di buona famiglia.
Entrambe avevano aderito alla Confraternita della Morte, quella che aveva sede in San Donato.
Racconta Padre Antero che Violante, dotata di rara bellezza, prima di entrare in San Colombano si rasò il capo, staccandosi da ogni vanità terrena.
Ugualmente fece Sofia ed entrambe servirono pochi giorni in quanto furono presto colpite dal male e morirono.
Padre Cassiano da Langasco di loro scriverà: il loro nome è sufficiente a nobilitare tutta una classe.
A ognuna di esse, a Genova, è dedicata una strada, nei pressi di Via Vernazza, ma io mi chiedo quanti di noi, sappiano davvero chi fossero Violante e Sofia.
In memoria degli appartenenti alla Confraternita di San Donato, dietro la chiesa c’è una grande lapide, sulla quale  sono scritti i nomi di coloro che si spesero e persero la vita aiutando gli altri.


Non nascondo di aver cercato, in un impeto di spontanea gratitudine, le  tombe di Sofia e Violante, nelle chiese di famiglia dei Lomellini e dei Pinelli, forse era ovvio che non le avrei trovate, ma andando in queste chiese, chiedendo notizie di loro, in un certo senso credo di aver reso a queste due ragazze un piccolo quanto dovuto omaggio.
Avrei ancora molto da narrarvi: potrei dirvi di Maddalena Durazzo, che spese molti denari per fornire il lazzaretto di unguenti o di Caterina Ghersi e Maddalena Pigna, che inviarono lenzuoli, camicie e biancheria d’ogni sorta o di Gio Andrea Castro che mandò venti sacchi di farina o di Gerolamo Ghersi, che comprò riso in quantità.
Non c’erano cure, ci si affidava a rimedi che potessero apportare un po’ di sollievo, come i rinfreschi, acqua e zucchero, oppure acqua con cedro e succo di limone, che placavano la sete provocata dalle febbri alte portate dalla peste.
I bubboni venivano incisi e si mettevano sopra degli unguenti, come l’olio di lombrico; va da sé che, se non si moriva per la peste, si lasciava questo mondo a causa delle infezioni.
In questi anni difficili, con questa tragedia immane che ha sterminato intere città, a Genova, solido, fermo, sicuro, impavido, saldo come una roccia, c’era Padre Antero Maria da San Bonaventura.
E’ per le strade, nelle piazze, in ogni luogo nel quale ci sia bisogno di lui, non si dà pace, va in cerca di cibo, di vesti per i suoi ammalati.
La sua storia merita di essere letta, se trovate il suo libro, provate a immergervi nelle sue narrazioni.
In anni più recenti un frate capuccino, Romano da Calice, ha pubblicato un libro per De Ferrari Nova Scripta, dal titolo La grande Peste Genova 1656 – 1657, e questo testo è altrettanto interessante e di sicuro più facilmente reperibile.
Troverete in questo libro altre notizie sul Padre Antero, che visse molti anni ed ebbe una vita avventurosa come un romanzo.
Una città, il Flagello di Dio, la vita, la morte, la speranza.
E un uomo, con un umile saio forte come una corazza.

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28 pensieri su “Genova, 1656: la peste e i suoi eroi

  1. Mammai mia Miss che tragedia. tutti noi conosciamo la peste ma leggere testimonianze di chi l’ha vissuta così profondamente è diverso. Hai ragione a dire che questo frate meriterebbe più conoscienza, io ad esempio non ne avevo mai sentito parlare ma sono orgogliosa di aver letto questo tuo post. Un abbraccio

  2. Anche questo sai. Che donna sei Miss Fletcher, riesci sempre a sorprendermi con le storie e le vite di questi personaggi incredibilmente….grandi!
    Io ero ferma alla peste raccontataci dal Manzoni. Ma questa che ci narri è veramente forte, da un punto di vista descrittivo, intendo.
    Ma adesso voglio procurarmi un pò d’olio di lombrico: non si sa mai possa tornarmi utile.
    Un bacetto Susanna

    • Sai, non è semplice parlare di un argomento simile e di un libro così importante e poderoso, sembra che rimanga sempre qualcosa indietro…Padre Antero è una persona da ricordare, nel mio piccolo sono felice di averlo fatto. Bacetto a te, Susa.

  3. SE NESSUNO SAPEVA DELLA PESTE DI GENOVA,ALLORA NESSUNO SA CHE SOTTO PIAZZA CORVETTO CI SONO TUTTI GLI SCHELETRI DELLE PERSONE MORTE PER IL FLAFELLO DI DIO!!!!MIGLIAIA E MIGLIAIA!!!E’ BELLO CHE TU FACCIA CONOSCERE AL MONDO LA NOSTRA STORIA,ANCHE QUELLA DRAMMATICA!!!

  4. Grazie per averci fatto conoscere questa grande figura di padre Antero. E’ quello cui è intitolato l’ospedale di Sestri Ponente o un altro?
    Sono curiosa e cercherò il libro che indichi. Brava, Jessica, una splendida detective della storia più intima e vera della nostra Genova!

    • Grazie Rita! Sì, è il Padre Antero al quale è dedicato l’ospedale di Sestri.
      Il libro che ho indicato è di facile reperibilità ed è fatto molto bene, ricco di immagini e molto dettagliato…sono sicura che lo troverai interessante…un abbraccio!

  5. La storia che ci hai raccontato, è stata una delle grandi tragedie della nostra amata Genova, morirono circa 80.000 persone, 20,000 furono sepolte nelle fondamenta del costruendo albergo dei poveri, molti vennero incenereti nelle piazze della città con grandi falò impregnati di pece.
    In tutta questa tragedia, non bisogna dimenticare la città di Milano che non mosse un dito per aiutarci, sperando che attraverso questa violenta malattia la città fosse finita,
    Grazie per averci ricordato questa drammatica situazione fissuta dai nostri antenati.

    • Grazie a te di averla letta, Eugenio…e benvenuto su queste pagine dove, come avrai visto, si parla tanto della nostra amata Zena.
      Anche senza aiuti, come sempre i genovesi ce l’hanno fatta, siamo gente tosta, e si potrebbe dire, tornando ai giorni nostri, non c’è fango né altro che tenga…

  6. ho cosi’ scoperto di abitare ai piedi del convento della Consolazione.. i cadaveri di quelle povere anime non si trovano solo all’acquasola, o nelle fondamenta dell’albergo dei poveri.. i boschi ne erano pieni e nelle case ora costruite sopra quei loculi, si aggirano spirti che ancora si cercano l’uno con l’altro come quel padre che gira di notte nelle stanze di casa mia cercando la figlioletta. Povere anime ancora incredule …

    • Benvenuta Paola, leggere quel libro è stata un’esperienza. Che tempi difficili per Genova e che fragile è la vita umana, ma persone come il padre Antero sono dei veri eroi.
      Grazie del tuo commento, a presto.

  7. Grande…che che articolo,che resoconto ci hai fatto del libro,della peste e degli eroi o eroine che santamente l’ hanno combattuta aiutando gli appestati,morendo con essi…Miss non ho parole qualcosa ho letto della grande peste e delle sue disastrose conseguenze, ma con questo tuo articolo,veramente eccezionale,ora ne so di più!!!
    Mi piacerebbe leggere il libro lo cercherò sul WEB onore,gloria e santità a padre ANTERO un frate,un uomo miracoloso sono morti in tanti ma sicuramente lui un bel po’ spero li salvò!!!
    Grazie Miss mi hai reso più cosciente,più ricco della storia di Genova e della mia genovesità,un caro abbraccio!:)

    • Caro Pino, il libro di Padre Antero è veramente epico.
      Io lo avevo trovato alla biblioteca universitaria, l’ho letto tutto da cima a fondo sebbene sia scritto in un italiano arcaico, come si può immaginare.
      Però è una raccondo davvero avventuroso e al contempo tragico, quelle due nobili fanciulle poi…di loro vorrei sapere di più ma non è certo facile.
      Un grande abbraccio a te e grazie per le tue parole!

  8. Ma Miss io/noi dovremmo esserti veramente grati per ciò’ che ci fai conoscere…..io personalmente un “pestassou ciù un muggiou aetiscimou d’ obbrigou” veramente a me fai conoscere Zena e le sue storie come non mai e così anche della Liguria grazie grazie grazie…..Ti abbracccio!!!:)

  9. Buonasera! Sto facendo un gioco da tavolo, per conto di una importante aziende del settore, sul libro di Fr.Romano da Calice. Conoscevo da anni le cronache della grande peste ma solo ultimamente ho pensato, ho collegato l’opportunità di fare un gioco su Genova, con una storia avvincente e con un eroe come il P.Antero. Vorrei sapere , dove se è possibile reperire il libro del P.Antero?
    Un pensiero affettuoso
    Pierpaolo

    • Buongiorno Pierpaolo, io ho trovato il libro alla biblioteca universitaria di Genova, è un testo interessantissimo.
      Che idea particolare la vostra, complimenti per l’iniziativa.
      Buona giornata!

  10. Miss, davvero un brutto cliente, la Peste bubbonica… e Padre Antero è stato un personaggio fantastico… sicuramente un Eroe che non si sentiva tale… impressionante la Lapide … in Via XX Settempre ricordo una chiesa della Consolazione, il primo Lazzaretto era da quelle parti?

    • Quella chiesa della Consolazione è più recente, il lazzaretto era in un altro punto della città, diciamo sotto la zona dello Zerbino, più o meno.
      Il libro è impressionante ma è uno spaccato di quegli anni e di quella tragedia, la figura del Padre Antero è a dir poco commovente.

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