Padre Santo, la Spoon River dei genovesi

Questa nell’immagine è la Chiesa di Padre Santo dei Frati Cappuccini.
Fra Francesco Maria da Camporosso è un personaggio degno di menzione, a lui dedicherò un altro spazio, come merita la sua vicenda.
La chiesa suscita il mio interesse per molte ragioni.

E’ un luogo raccolto, silenzioso e particolare.
E soprattutto al suo interno trovo un mondo che mi affascina.
Guardate il pavimento, guardate i muri.
Sono venuta diverse volte qui, non rimango mai abbastanza.
Guardate il pavimento, guardate i muri.
Sono lapidi, sono tombe. Sono vite narrate, incise nel marmo.

E’ una Spoon River genovese, sono storie, esaltazioni della virtù.
Quando ce ne andiamo, si sa, chi ci ricorda tende a rammentare di noi le nostre doti, i nostri pregi, i difetti passano in secondo piano.
E allora voglio portarvi a fare un viaggio, un viaggio nel tempo e nel ricordo di persone che un segno, in qualche maniera, lo hanno lasciato.
Molte di queste tombe sono di persone sconosciute, alcune sono di personaggi noti.
C’è il rammarico, il ricordo e il rimpianto.
Quanti cuori spezza l’amore? Quello di lei, Anna Giustiniani, si ruppe in mille frammenti, straziato dalla lontananza e dall’abbandono. Vi ho già accennato alla sua vicenda, in questo post.
Questa è la tomba nella quale riposa Nina, alla quale il Conte di Cavour causò tanto dolore.

Non si accenna al suicidio, l’inconsolabile marito non fece scrivere sulla lapide di Anna che lei aprì la finestra e si buttò giù, a volo d’angelo, dalla finestra del suo palazzo di Via Garibaldi.

Ma quante forme ha l’amore? A volte l’amore uccide, a volte è passionale, travolge e e trascina i sensi.
Così fu per Antonietta Fagnani Arese, nobildonna milanese deceduta a Genova e nota per la sua liason amorosa con un celebre tombeur de femmes della sua epoca, il poeta Ugo Foscolo.
All’epoca Antonietta aveva marito, ma sapete com’è, quando s’incontra un poeta, uno che con le parole ci gioca! Oh, poi lui era un vero seduttore, ad Antonietta dedicò una celebre poesia, tutti voi la conoscete, è l’Ode all’Amica risanata.
Povera Antonietta, con Ugo si lasciò e molto tempo dopo morì a causa di una brutta malattia. La sua salma, ho letto, venne poi traslata a Milano.
Accanto riposa Carolina, della quale nulla conosco, se non che fu fior di gentilezza e di grazia, come si può leggere sulla lapide.

Ma quante sono le forme del dolore?
Qualcuno ancora penserà ad ad Angiolina e ai suoi vent’anni?

E la povera Isabella, anche lei così sfortunata?

C’è anche Maria, figlia tanto amata e troppo presto perduta!

E c’è Amalia, per breve tempo sposa.

Ci sono notabili che si distinsero per la loro competenza.

E stimati professionisti, la cui mancanza si sarà sentita, eccome!

Qui riposa il padre di Massimo D’Azeglio.

E davvero sono infinite le forme dell’amore.
Uno in particolare, se perduto, strazia il cuore e dilania l’anima.
Che malinconia pensare a Ginevrina.

E il piccolo Theodore!

E Carlotta, di soli tre anni.
Spoon River, a Genova.

Quando verrete qui, chiedete ai frati di condurvi nella cripta.
In fondo alle scale troverete la tomba di Martin Piaggio, poeta dialettale genovese ed in genovese è anche la sua lapide.

La cripta è uno scrigno di tesori, è un luogo da film, c’è un’atmosfera magica e misteriosa, può sembrare strano essere qui da soli, sentirete risuonare i vostri passi.
Ed è freddo, molto freddo.

E ombra, luce e penombra.

E a terra, sotto i vostri piedi, c’è un mondo.

E io davvero non so scegliere di chi parlarvi, certo non posso dimenticare Virginie, che era così giovane!

Ma poi alzando lo sguardo vedo le parole che ricordano Checchino!

 E Donna Josefa, la moglie del console di Spagna!

E ancora, Eloisa, candidissima angioletta.
E vorrei conoscere le storie di ognuno, vedere i loro sorrisi e i loro volti, ma certo si può immaginarli attraverso queste parole.

E poi penso che no, non posso andarmene senza mostrarvi la galleria che corre attorno alla cripta.

Qui ci sono altre tombe, molte sono quelle dei frati Cappuccini, altre sono state traslate qui dal sagrato.
Credo che forse qualcuno qui potrebbe avere paura, solo in un corridoio, al freddo, tra le tombe.
Io cammino, penso.
Leggo i nomi, alcuni mi incuriosiscono più di altri, come vorrei conoscere le loro storie!
Quanto vorrei sapere chi era Pellinetta!

E quante vite, quante storie, quanti amori vissuti, quante passioni perdute in questi nomi, incisi sulla pietra.
E vorrei scrivere ancora, raccontare e immaginare ancora, insieme a voi, ma vorrei anche che veniste a vivere l’esperienza di una visita alla chiesa dei Cappuccini.
Ci sono i frati, gentili e accoglienti.
Ci sono vite, queste, delle quali avete letto.
C’è una Spoon River di un tempo che fu, che è rimasta.
Piena di amore, di tante forme d’amore, di rimpianto e di nostalgia.

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49 pensieri su “Padre Santo, la Spoon River dei genovesi

  1. Questa chiesa è vicino a casa mia, ci sono stata diverse volte ed è davvero carina e ricca di storia. Non sono mai andata però nella cripta, magari un giorno mi ci farò condurre dal frate.
    Grazie per le storie interessanti delle quali ci porti a conoscenza.
    buon pomeriggio
    sabrina

  2. Miss che post commovente! Leggere quelle scritte sulle lapidi è come leggere tutto il dolore che ha avvolto quelle persone che rimanevano senza il parente adorato. E’ un posto davvero affascinante, posso crederci al fatto che ti piaccia molto e che ti faccia pensare dandoti l’opportunità di raccoglierti in te stessa. Grazie Miss, mi hai portato in un bel posto…….ma quanto ti ho fatto ridere ieri???!!! 🙂 Baciottoni!

  3. Carissima, ma che meraviglioso post!! Io mi perdo quando vedo queste cose…leggere gli epitaffi (si chiamano così?) mi fa entrare in un mondo parallelo, un ritorno nel passato!! Che strana sensazione!! Ti ringrazio per questa bella passeggiata, *Maristella*.

  4. Non mi turba l’idea della morte e dei cimiteri, anzi. Certe lapidi sono molto significative ed affascinanti, però proprio sin dalle prime foto ho avvertito una sensazione di freddo ed ancora non avevo visto il tuo Spoon River!
    Ma ricordo il tuo post sulle splendide statue tombali che hai fatto tempo fa. Marmo leggiadro come seta e vesti drappeggiate sempre …di marmo!
    Baciotto Susanna

  5. Quella Chiesa è stupenda e ricca di storia, tra le tombe che ci hai mostrato vi è quella di Martin Piaggio, forse pochi sanno che era il famoso Sign. Regina quello dei famosi Lunari genovesi, io li possiedo quasi tutto dal 1821 al 1926.
    Se mi permetti, vorrei solo ricordare agli amici e amiche che ti seguono che in quella magica e fredda cripta si compì una delle tragedie più gravi che Genova ricordi, si tratta del sacco a cui fu sottoposta Genova nel 1849 dalle truppe del Gen. La Marmora, i giovani genovesi feriti o uccisi venivano soccorsi dai frati che cercavano in ogni modo di curare i feriti e seppellire i morti nella fossa comune, questo metodo di seppellire i morti nella fossa della cripta fu decisa per evitare che La Marmora si impadronisse dei corpi, in quanto aveva dato disposizioni precise, tutti i morti dovevano sparire, probabilmente per nascondere il numero delle vittime.
    Ogni anno, non ricordo il giorno preciso, viene celebrata la S.Messa in genovese per ricordare questi eroi della storia di genova, per questo motivo sia i bersaglieri, che i Savoia con i genovesi hanno un rapporto difficile.
    Eugenio

  6. Cara miss Fletcher
    Sono contenta che ci siano ancora persone che come te hanno questa profonda sensibilità, il sentire vite passate vibrare con i loro sentimenti, passioni, gioie e dolori.Un giorno andando nel cimitero del mio paese, ho visto su una povera tomba, l’immagine di una ragazzina che mi ha molto colpito, poi in seguito ho saputo che si era suicidata. Sono rimasta molto colpita da questo fatto tanto che ne ho tratto uno spunto per un mio disegno che mi ha fatto vincere la medaglia d’oro in grafica, partecipando a un concorso poetico letterario. La poesia che ho scelto è del poeta ermetico Ungaretti “Di persona morta divenutami cara sentendone parlare”
    Ti invieri la foto, ma col computer non sono brava, mi farò aiutare da mio fratello.
    Scusa se mi sono troppo dilungata.
    Cari saluti Loredana

    • Ciao Loredana, benvenuta e grazie per le tue belle parole. I cimiteri sono luoghi che fanno riflettere e poi, come è successo a te, a volte qualcosa colpisce la nostra attenzione e il nostro modo di sentire.
      Potresti pubblicare il disegno di cui mi racconti sul tuo blog, sarò felice di venirlo a vedere. A presto!

  7. Ricca di vita, ma pure di morte. Cioè, mi ha un po’ inquietato. Sarà che io la morte la temo infinitamente. Non riesco a parlarne con serenità, ad andare oltre.

  8. Ehh… ma questa Miss Fletcher non finisce di stupire… proprio interessante… non è che per caso hai preso il nickname dal Fletcher memorial di PinkFloydiana memoria..?
    A proposito di Spoon River lo sapevate che ho cercato un legame con Staglieno e l’ho trovato? …no non è De Andrè e il suo disco… che sarebbe troppo ovvio e comunque indiretto… ma forse è già stato scritto e sono io che non ho letto tutti i post e le pagine…

    • Enrico grazie! Il mio nick viene dalla Signora Fletcher, perché sono curiosa come lei.
      E non che non lo conosco il legame tra Spoon River e Staglieno, racconta che voglio sapere a cosa ti riferisci…

  9. “…Edgar Lee Masters cita Staglieno nella poesia «Dora Williams»”… (da “Passeggiate a Levante”).

    (da “Antologia di Spoon River”)
    Dora Williams

    Sposai il conte Navigato, di origine genovese.
    Andammo a Roma. Mi avvelenò, credo.
    Ora nel Campo Santo che guarda
    il mare dove il giovane Colombo sognò nuovi mondi,
    ecco cos’hanno scritto: “Contessa Navigato
    implora eterna quiete”.

    (…I wed Count Navigato, native of Genoa.
    We went to Rome. He poisoned me, I think.
    Now in the Campo Santo overlooking
    The sea where young Columbus dreamed new worlds,
    See what they chiseled: “Contessa Navigato
    Implora eterna quiete.”)

    Come potete leggere anche in inglese il testo è lasciato in italiano da Masters.

    Dora Williams era diventata ricca dopo la morte del primo marito. Si risposò con il Conte Navigato originario di Genova che sembra l’abbia ucisa avvelenandola.

    Dalla poesia si dedurrebbe proprio che a Staglieno ci debba essere la tomba…
    Io l’ho cercata un po’ ma ovviamente senza molti riferimenti mi sono arreso.

    Sono poi andato in Comune ed anche loro mi hanno detto che non si poteva cercare in un archivio sulla base di un nome in una poesia, anche perchè potrebbe essere stata abbandonata e forse distrutta.

    C’è poi un’altra possibilità: potrebbe essere che Edgar Lee Masters si riferisse ad un altro cimitero sul mare “dove Colombo sognò” come potrebbe essere ad esempio quello di Sori … ebbene ho chiesto anche lì …. niente…ma chissà…
    …che qualcuno prima o poi non la incontri per caso…

    O forse è meglio che rimanga un mistero…

    • Enrico, non sapevo nulla di questa poesia, ho letto Spoon River tanto tempo fa e non me ne ricordavo.
      Apprendo con piacere che anche tu sei come me, cerchi le tombe 🙂 Allora non sono la sola, questo mi riempe di gioia.
      Riguardo a Dora Williams, adesso provo a chiedere al mio amico Eugenio che commenta sempre questo blog, lui sa tutto di Staglieno, e di molte altre cose che riguardano Zena, di Staglieno conosce veramente ogni pietra, se non lo sa lui non so chi potrebbe saperlo!
      Grazie di aver scritto qui la poesia di Lee Masters, un contributo prezioso!

      • In effetti anche quando sono in giro sui monti e passo vicino a piccoli cimiteri di campagna entro perché ci sono sempre tante storie, di persone di luoghi e a volte si scoprono delle cose molto particolari. Anche in Inghilterra ne ho visto diversi. Curioso quando sono andato a Loch Ness (si quello del mostro…) e mi hanno detto di andare nel cimitero dove era sepolto John Kennedy perché molti della famiglia provenivano da lì. In effetti molti avevano lo stesso nome e cognome…
        Speriamo che il tuo amico sappia qualcosa perché la citazione è degna di nota e attendibile… io ho cercato anche scrivendo a siti americani ma niente.

  10. Purtroppo non ho altri dati. L’anno me lo hanno chiesto anche in Comune e forse l’avrebbero saputa trovare, se esistente.
    Quasi… quasi scrivo a Spoon River… vediamo se qualcuno ne sa qualcosa di più…

  11. Pingback: Ugo Foscolo e Antonietta Fagnani Arese, l’amore e il tormento « Dear Miss Fletcher

  12. Complimenti per l’articolo, interessantissimo e ben illustrato. Ma sappi che a Genova esiste anche un’altra Spoon River ed è il santuario di San Francesco da Paola. Anche lì troverai storie di amore e di dolore.

      • Dopo aver spulciato nel tuo blog ed essendo amante come te della nostra superba città, voglio di nuovo replicarti i miei complimenti per le foto e gli articoli.
        In questi giorni sto conducendo una ricerca su ciò che è rimasto del patrimonio religioso, facendo un parallelo tra l’elenco tratto dall’opera di Carlo Giuseppe Ratti del 1780 e l’elenco attuale delle Chiese di Genova.
        Sarà un piacere tenerti informata.

        Giuseppe Vignera

  13. Pingback: Padre Santo, l’umile frate cercatore | Dear Miss Fletcher

  14. Si allude immagino alla chiesa dei Capuccini che sta in via Bersani immagino.In quella Chiesa avrei voluto sposarmi ma non mi hanno dato il permesso perché non era la mia Parrocchia.Dovetti sposarmi in S.Paolo,ma la rimpiansi sempre.Ora scopro che. Benché bella e interessante è soprattutto un cimitero per lo meno prima Dell’editto di Saint.Cloud che tuttavia non doveva essere operante a Genova.allora quasi quasi meglio S.Paolo.Dato che si deve morire”forse in qual forma in quale stato che sia è funesto a chi nasce il di Natale” ,Tuttavia i suoi blog sono sempre ben fatti e fa piacere leggerli.congratulandomi come sempre le porgo un affettuoso saluto.

  15. Miss, ho apprezzato molto questo post… perchè pure io vado per cimiteri, preferibilmente di campagna… e naturalmente, ho ripreso il mio Einaudi del 1973 con le righe rosse e ho cercato Dora Williams e vi ho letto il riferimento a Staglieno che non ricordavo… a proposito, è stata trovata la tomba della Contessa Navigato?

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