I limoni della principessa

E’ faticoso essere principesse, sapete!
Quando si è di sangue blu ci si ritrova a camminare in una galleria scintillante di specchi, si indossano abiti ricchi di pizzi e merletti, si portano complicate acconciature, si dorme in un letto a baldacchino e di mattina la cameriera spalanca le finestre e ti ritrovi il sole che ti batte sugli occhi!
Eh sì, tocca vivere in palazzi come questo, capirete che disagio, che difficoltà!

E poi si passeggia, sotto il cielo terso, riparandosi dalla luce con l’ombrellino.
Sono delicate le principesse, hanno pelle diafana e chiara, i capelli dorati, lisci come la seta, le mani curate,  le dita sottili.
E allora pensate che qui, un tempo, visse una principessa.

Palazzo Reale venne costruito dalla famiglia Balbi tra il 1643 ed il 1650, divenne poi proprietà della famiglia Durazzo e in seguito fu la dimora dei Savoia.
In questa occasione non vorrei dilungarmi sulle notizie storiche che riguardano questo meraviglioso palazzo, avrò modo di farlo nel futuro, vorrei piuttosto giocare con le suggestioni che esercita la visita all’atrio e allo spazio antistante, vorrei volare con la fantasia, in quel giardino che un tempo affacciava sul mare.
Ah, la principessa!
Non credete anche voi che sia esistito, in qualche tempo lontano e perduto, un nobiluomo che sospirava per lei?
E non sarà rimasto ad osservarla da questa cancellata, mentre lei si allontava verso il suo palazzo?

E poi, sapete, sono quasi certa che lui, l’innamorato, si sia dichiarato proprio qui, davanti al laghetto, si sarà inginocchiato davanti a lei e la nobile fanciulla, come si conviene al suo ruolo, si sarà mostrata timida e ritrosa.
Oh, veramente il cuore di lei palpita per quello spasimante, ma bisogna pur farsi desiderare!

E poi chissà, anche allora ci saranno stati ospiti indiscreti?

Ci sono occhi che veramente ti osservano curiosi da queste parti!

Sapete, qui c’è uno splendido albero di limoni, con le foglie lucide e verdi, rigoglioso e generoso di frutti, forse qualcuno vorrà riportarmi alla realtà e ricordarmi che questo albero è stato piantato in tempi recenti.
Oh no, assolutamente!
Giurerei che il limone si trova lì da secoli e secoli, testimone di promesse, languori e sospiri!

E il primo bacio, il primo bacio è avvenuto sotto quel lume, mentre intorno si diffondeva la fresca fragranza del limone.

Ci sono rami che si protendono e che contrasti di colore, che calda atmosfera!

Una carezza, le labbra che si sfiorano e poi la fuga, via, di corsa, reggendosi la gonna per non cadere, via, l’amore emoziona, a volte fa tremare, tentennare, intimorisce e spaventa.
Via, al riparo da ciò che scuote e smuove l’animo, via, lontano dai tremori e dai brividi, via, al sicuro, nel silenzio delle proprie stanze.

Ma poi scende la sera, il sonno tarda ad arrivare.
Ed è notte, notte profonda, scura e senza suoni.
Ed è il respiro che segue lo scorrere del tempo, ed è il ricordo che rende lieve l’attesa.
Un sorriso, un pensiero.
Lui tornerà, tornerà!
Un pensiero, un battito, lo sguardo che si rasserena.
Lui tornerà e sarà lungo il viaggio, sulle strade della vita, a volte irte di sassi, a volte in discesa, tra le salite e i dossi, un orizzonte davanti e una nuvola di polvere che si alza.
Un viaggio, scandito dal battito di due cuori.

24 pensieri su “I limoni della principessa

  1. Che belle foto e che belle suggestioni! Di Genova conosco solo l’Acquario, (un po’ pochino, che dici?) ma se continuo a leggere il tuo blog prima o poi ci scappa la gita culturale…

  2. E si… la visita è in programma e ci scappa di sicuro… e tu cara principessa Fletcher non scordare la promessa…ed io non potrò avere guida migliore.
    un sorriso e sempre tanta stima…. hahaha ma anche tanta invidia per la fotografa.

  3. Buonasera cara MissFletcher…pant, pant…sono sempre di corsa ed ho sempre mille cose in sospeso…ma trovo il tempo di fare una capatina qui da te!
    A me sarebbe piaciuto molto essere una principessa e vivere in un bel castello o in questo bel palazzo… ;o))
    …ma penso di non essere l’unica…
    Un caro saluto, *Maristella*.

  4. Miss….e qui sono partiti anche i violini…. Che post! Chi non si sentirebbe principessa? Il bacio sotto il limone poi, romantico da matti e il Palazzo reale è una meraviglia! E poi, mi piace di più sotto al limone che non sotto al vischio come ai giorni nostri. Secondo me però lui in realtà si è dichiarato in un posticino più nascosto….

  5. Non tornerà, non tornerà…. tutti uguali sti ragazzi cara Miss Fletcher. Ha baciato furtivamente la princess sotto al limone e via, velocemente a gambe levate!
    Aaaahh sti ragazzi…. E comunque, una vitaccia quella delle principesse.
    Baciotto Susanna

  6. quando uno ha una casa, propria o in affitto, e si sente felice, anche egli è un principe. Certo, se poi ha una pianta di limoni lo è ancora di più.
    uhm…devo provvedere

  7. Senti tesoro, io i limoni a lui glieli schiaffavo in testa, e ti assicuro che sono una principessa di prima tiratura.
    Che dici, aiutiamo Pani a trovare gli agrumi del suo cuore?

  8. La tua ricostruzione Fletcher è troppo poetica.

    Secondo me è andata così: il bel gentiluomo, prima ha cercato di baciare la pulzella davanti al laghetto, ma il merlotto voyeur che guardava l’ha inibito …
    Allora si sono trasferiti sotto il limone ma anche qui, proprio sotto il lampione, c’era troppa luce…
    Come tu stessa suggerisci Miss con la tua ultima foto, è che infine si sono infrattati sulla carozza, giu’ i sedili ribaltabili, gazzettino del risorgimento sul finestrino e con quelle sospensioni a balestra, han dato il via alle danze. 🙂

    Grazie Miss, viaggiare con te nello spazio e nel tempo è sempre un piacere.

  9. Il racconto per la seconda volta coinvolge i ricordi della mia famiglia, forse mia madre si è sentita un pò principessa, negli anni trenta mio padre per un breve periodo forse due anni ha lavorato come giardiniere e tuttofare in questo palazzo, aveva un piccolo appartamento all’interno dove viveva con mia madre, ancora oggi vi sono alcuni vasi sulle balaustre fatti da mia padre, dopo che un vento terribile ne fece cadere alcuni, mio padre si offrì di rifarli uguali ma in cemento, cosa che gli fù concessa, un’altra storia che mi raccontava sempre mio padre, fù che una sera il Principe Umberto trovandosi a Genova penso di fermarsi a dormire a palazzo, nella notte a causa di una scintilla del caminetto prese fuoco il tappeto della stanza dove dormiva Umberto, mio padre durante un giro di controllo si accorse del fumo che usciva dalla porta, diede l’allarme e tutto finì bene.
    A mio padre venne data una lauta ricompensa in denaro, che mia madre ne rimase persino scossa.
    Grazie Miss. Fletcher

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