Faraoni, casi clinici e biancospini

Ricordate quale fu il primo libro che acquistaste con i vostri soldini e per quale ragione sceglieste proprio quello?
Io ne ho precisa memoria, si tratta di un testo che narra la storia di Tuthankhamon e la scoperta della sua tomba.
Avrò avuto sì e no tredici anni e mi affascinava tantissimo il volto del giovane faraone, la sua effigie giunta fino a noi grazie al ritrovamento della sua maschera mortuaria.
Un viso bellissimo, le labbra carnose, gli occhi grandi, scuri.
A tutto ciò aggiungete l’aura di mistero che ha sempre circondato questo fanciullo, l’enigma della maledizione che ricade su coloro che abbiano violato la sua tomba e il fatto, per nulla trascurabile, che sia morto giovanissimo,  appena diciottenne.
E insomma, per me Tuthankhamon era come un mio coetaneo.
Ricordo che lessi quel libro con sete di sapere, con la curiosità di raccogliere e di conservare il maggior numero di notizie su di lui, l’episodio che riguarda la sua morte mi colpì in maniera particolare.
Ero profondamente dispiaciuta, diciamocelo.
E ad una età nella quale normalmente ci si invaghisce degli attori di Hollywood, il mio giovane cuoricino batteva per il defunto faraone.
Il che, scusate, mi sembra quanto meno peculiare, avrei dovuto intuire, già allora, che qualcosa non andava, infatti io ho sempre avuto un debole per i tipi difficili.
Oltre tutto, se già è improbabile che a un’adolescente prima o poi capiti di incontrare il proprio idolo di celluloide, è altresì certo che un eventuale abboccamento sarà assolutamente impossibile nel caso in cui l’oggetto del desiderio sia un faraone vissuto 1300 anni prima di Cristo.
Per non scordare il fatto che era pure sposato, oltre al resto.
Non mi è mai stata simpatica quella Ankhesepaaton, a parte il nome impronunciabile, sarà pure stata la figlia del supremo Akhenaton, ma sappia che non ha mai goduto delle mie simpatie, se ne faccia pure una ragione perché questa, per me, è una granitica certezza.
Lui, invece! Ma avete mai visto un viso più bello? Vi sovviene un volto maschile che superi il suo in quanto a perfezione di tratti e di armonia? Eh, le occasioni perdute!
A parte Tuthankhamon, un paio di anni dopo sviluppai un curioso interesse per gli scritti di Sigmund Freud.
E fu così che acquistai per primo, Psicanalisi infantile, pubblicato dalla casa editrice Bollati Boringhieri, dove si possono leggere i casi del piccolo Hans e dell’uomo dei lupi.
Seguì Isteria e Angoscia, con il caso di Dora, quindi Totem e Tabù ed infine L’interpretazione dei sogni.
E no, se proprio volete saperlo, ai tempi credo di non averci capito un’acca, il fatto strano però è che io li ho letti veramente tutti, uno via l’altro, dalla prima pagina all’ultima, vai a capire il perché!
Forse ero alla ricerca della comprensione dell’animo umano, alla scoperta di certi anfratti profondi che si nascondono dentro di noi, certo è che non mi arresi e a sedici anni decisi di affidarmi ad un maestro assai meno pragmatico e molto più romantico, Marcel Proust.
Mi ero prefissa lo scopo di leggere entro i vent’anni i sette volumi della sua Reserche, ma ahimé, quando cominciai con il primo, persi immediatamente il senso dell’orientamento, se così si può dire.
Una sera lo richiusi e ricordo distintamente di essermi fermata in un punto nel quale si vagheggiava dell’odor di biancospino, ma il giorno dopo avevo scordato tutto ciò che avevo già letto.
E i personaggi? La trama? Dov’erano finiti tutti? Ehi, di casa ci siete? Una costernazione che non so descrivere!
E così, per lo sconforto, abbandonai la lettura.
In fondo, avevo già avuto i miei guai con un faraone, ci mancava solo che a confondere le acque ci si mettesse un francese così cervellotico ed oscuro, mica hai tanto tempo da perdere quando hai sedici anni!
E voi? Cosa mi dite di voi? Quali sono stati i vostri primi, amatissimi libri?

20 pensieri su “Faraoni, casi clinici e biancospini

  1. Ricordo che Il primo libro che ho letto è stato “La Ragazza di Bube” di Carlo Cassola e poi è seguito “La metamorfosi” di Kafka. Avevo anch’io più o meno quindici anni e mi erano piaciuti molto, anche il secondo nonostante la trama fosse triste e un pò “pesante”. Non è comunque uno di quei libri che rileggerei, una volta può bastare. Un libro che invece rileggerei è “Le dodici domande” di Swarup Vikas, abbastanza recente. La vita avventurosa del protagonista appassiona così come il suo vagare in luoghi descritti deliziosamente dall’autore. Se non l’avessi già letto te lo consiglio.
    ciao Miss, buona serata.
    sabrina

    • Vedo che anche tu hai cominciato bene! La Metamorfosi di Kafka è abbastanza inquietante, l’ho letto più di una volta e mi lascia sempre una sorta di ansia. Non conosco le dodici domande, grazie per il suggerimento, lo cercherò in libreria.
      Ciao Sabri, buona serata a te!

  2. Bella domanda! Direi che fino alle soglie del ginnasio ho letto qualsiasi cosa mi passasse tra le mani. Poi ricordo distintamente Hesse, Mann, Böll e Grass. Credo proprio che i miei primi amori letterari consapevoli siano stati questi, con una cocente passioncella per Freud cominciata con la “Psicopatologia della vita quotidiana”. Peccato non aver annotato tutti i libri letti. Ho cominciato a farlo molti anni dopo e quegli elenchi senza vita hanno il potere di riportarmi alla memoria il vissuto di quei momenti come se scorressi un diario.

  3. I primi amatissimi libri? Ma che domanda difficile Miss Fletcher? Avevo 6 anni ed insieme a mio padre iniziai a leggere la collana de La Scala d’Oro, che appunto prevedeva una quindicina di libri per ragazzi,per ogni anno d’età, dai sei fino ai 15 anni. Erano sunti di libri classici, “Quando re leone imperava….” tutte le fiabe di Esopo, ed Omero (che parola difficile la batracomiomachia!)
    E fino a leggere i Promessi Sposi,in versione integrale, sempre con mio padre e spiegati come può capirli una ragazza di prima media.
    Quando poi ho volato da sola anche io ho amato Simone de Beauvoir (Il secondo sesso, I mandarini, Memorie di una ragazza perbene) ma il libro in assoluto che mi emozionò tantissimo fu proprio “Opinioni di un clown” di Boll.
    Ricordo con grande coinvolgimento libri di generi completamente diversi: “Fame” di Hamsun. “Com’era verde la mia vallata” di Llewellyn, “Alce nero parla” di Neihardt. Ma lessi con passione un librone enorme di 1300 pagine: “Il signore degli anelli”, avevo 14 anni ed ancora non si pensava che Tolkien avrebbe avuto tanta fortuna.Poi sono passata alla fase dei classici russi.
    Basta, divento nostalgicamente noiosa!
    Buonanotte Susanna (e speriamo che la terra smetta di tremare)

    • Alce Nero parla…che ricordi! A parte questo e i libri dell’infanzia, tutti i tuoi libri mi sembrano davvero impegnativi per una ragazzina. Ora non so, ma io mi sono fatta l’idea che un libro letto a quell’età lasci qualche traccia nel carattere e nel pensiero, anche se magari il libro non si è ben compreso, come a volte è capitato a me.
      A me piaci quando sei così nostalgicamente interessante, noiosa proprio non ti si addice.
      Sogni d’oro!

  4. Uh, io me lo ricordo il mio primo libro. Ero adolescente e darkettona, lo comprai per corrispondenza ed era il libro scritto da Marilyn Manson, in cui raccontava la storia della band 😀
    Come si cambia! (cit.)

  5. Miss, mi fai morire dal ridere. L’amore platonico con il faraone… questa non me la sarei mai immaginata. Sei troppo forte. Io a quell’età ricordo che divoravo senza sosta Agatha Christie, ho letto in una sola notte “dieci piccoli indiani”, e tutti gli altri, poi son passata ad un mix tra Georges Simenon e Stephen King. Via via che il tempo passava mi si sono allargate le vedute ma a quei tempi ero così. Cosa vuoi, dopo Piccole donne, Cuore e Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato mi era venuta voglia di un pò di senso dell’orrido e della suspence…

    • Oh, finalmente una che ha fatto letture sane e adatte all’età di cui parliamo! Tutti noi altri, io per prima, ci siamo scelti dei testi che con il senno di poi mi sembrano poco idonei. Invece Agatha Christie mi pare adeguata, fascino del misteo e avventura.
      Riguardo alla mia disavventura amorosa con il faraone, sorella non c’è niente da ridere…è tutto drammaticamente vero!

  6. Ricordo perfettamente il primo libro comprato, volevo emulare mia madre, che leggeva sempre, mio fratello più grandetto che aveva già una sua piccola biblioteca con tanti libri di avventure Kipling, Verne, Salgari, Twain, London, a me avevano comprato libri dei Fratelli Grimm, ma erano favole ed io ad otto anni volevo un libro, mi sentivo grande, le favolette me le avevano già raccontate… così sono uscita, avevo i miei soldini, e poco lontano da casa, vi era una grande libreria, i proprietari amici mi conoscevano, e uno di essi chiesi “un libro da leggere come quello dei grandi” mi rispose ” certo sei una vera signorina oramai, le favole non fanno più per te”.
    E così tornai a casa soddisfatta e “matura” con un bel pacchetto con tanto di fiocco e con Piccole Donne di louisa May Alcott.
    Sono stata classica e banale anche nella prima lettura…. poi ho cominciato a leggere di tutto, e non sempre al momento giusto, ora mi piacerebbe riprendere molti classici… letti certamente senza poter capire molte cose.

    • Ma Piccole donne è tuttì’altro che banale, anzi! Io forse avrei anche saccheggiato la biblioteca del fratello, immagino che prima o poi tu l’abbia fatto. Anch’io ho un sacco di libri che vorrei leggere, veramente tanti! Un bacione!

  7. forse è lo stesso libro che ho io. In copertina c’è proprio lui. Uhm…devo andare a rovistare, chissà in quale scaffale si trova. Ha l’abitudine si nascondersi, come le mummie.
    Certo che tu…avrei approvato una relazione con un faraone vissuto 1300 A.C. ma proprio sposato dovevi sceglierlo?

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