Maria Drago, la madre di uno che amò il popolo

Sulle gradinate dell’Annunciata si vedeva seduto un vecchio mendicante romano, uno di quei tanti che fino all’altro giorno vedevamo sulla gradinata di Piazza di Spagna a Roma. Alto della persona e lacero, batteva forte col bastone per meglio attirare l’attenzione de’ passeggeri chiedendo la carità con voce tonante e straziante nello stesso tempo. Il fanciullo si fermò improvvisamente. e la madre temendolo spaventato fece per prenderlo in braccio “No! No! Dinè, dinè” gridò, gettando le braccia al collo del vecchio.
La madre diede alcuni centesimi al mendicante; e mentre staccava il figlio, quegli le disse in puro accento romano: “Tenetelo caro, o signora: è uno che amerà il popolo”.
Da quel giorno il fanciullo volle sempre uscire domandando denaro “pe’ l suo romano”.

 

(Immagine tratta da volume di mia proprietà)

La madre della quale si narra in questo brano si chiama Maria Drago, e il suo bambino diventerà un uomo che farà la storia, ha appena cinque anni e il suo nome è Giuseppe Mazzini.
L’episodio, accaduto sui gradini della chiesa della Nunziata a Genova,  è narrato da Jessie White Mario nel suo libro, Della vita di Giuseppe Mazzini, e da questo libro è tratta l’immagine soprastante.
Ed eccola quella scalinata, oggi è uguale a ieri.

Maria Drago fu donna di grande cultura, crebbe tra le buone letture e lo studio di testi religiosi.
A 22 anni, nel 1796, Maria andò in sposa al medico Giacomo Mazzini, dal quale ebbe quattro figli, Rosa, Antonietta, Giuseppe e Francesca. Quest’ultima è di salute malferma e ciò sarà fonte di grande sofferenza per Maria.
La famiglia visse fino al 1810 in Via Lomellini, per trasferirsi poi in Salita dei Pubblici Forni, che era situata alle spalle di Via Cairoli e che ai giorni nostri non esiste più.
Fu Giuseppe, detto Pippo, nato il 22 giugno del 1805, colui al quale Maria era più affezionata. Seguirà le sue vicende per tutto il corso della sua esistenza e sarà per lui, sempre, un solido punto di riferimento.
Giuseppe è dotato di un’intelligenza straordinaria, ma è gracile di salute e per questa ragione il padre vorrebbe che il bambino tralasciasse i suoi studi per curare con più attenzione la propria salute, ma Pippo ha un vero talento per gli studi, un sete di conoscenza che Maria comprende, e sarà lei a convincere il marito di quanto sia bene che il figlio curi le proprie doti e così Giuseppe, con l’appoggio di sua madre, studierà presso l’abate De Scalzi e in seguito, in contrasto con la volontà del padre, si iscriverà a giurisprudenza.
Ma quel figlio tanto amato è un figlio difficile, uno che farà la storia, ma che è fonte di ansia per quella madre che lo ama più di se stessa.

Piazza Corvetto, Monumento a Giuseppe Mazzini

All’Università la disciplina è ferrea, ma il giovane Mazzini ha già in sé il germe della rivolta, anela alla libertà e all’indipendenza.
Lo arrestano nel 1820 per aver partecipato ad alcuni tumulti scoppiati nell’ateneo e se, come molti, siete abituati a pensare a lui come a un severo e rigido pensatore, fermatevi a riflettere, Mazzini aveva appena 15 anni nel 1820, un giovane ribelle, indomito e destinato a lasciare un segno.
Arriverà alla laurea, frequenterà assiduamente i fratelli Ruffini, e Jacopo sarà uno dei suoi più cari amici. Se volete conoscere la sua storia, l’ho narrata qui, in occasione della mia visita alle carceri di Palazzo Ducale.
E arriverà, ferma e decisa, l’adesione alla Carboneria.
Mazzini verrà arrestato nel 1830 e sarà condotto nel carcere di Savona e sullo sfondo delle sue vicende umane si muove Maria Drago, madre presente e affettuosa, scrive lettere al figlio, lo sostiene moralmente e umanamente e trepiderà sempre per il destino del suo Pippo.
Lo scarcerano, non ci sono prove per inchiodarlo di aver cospirato contro l’ordine prestabilito, ma resta un personaggio scomodo e viene posto di fronte a una scelta: o il confino in un paesino dell’entroterra o l’esilio.
E come è noto sarà quest’ultimo che Giuseppe sceglierà, lasciando Genova, la sua casa, sua madre e i suoi affetti.
Partirà per l’esilio, sarà in Svizzera e in Francia, a Marsiglia fonderà la Giovine Italia e l’anello di congiunzione con i suoi compagni rimasti a Genova è proprio sua madre, con lei intrattiene una fitta corrispondenza ed è a casa di lei che vengono trovati documenti scottanti. Maria, per proteggere suo figlio, distrugge persino le sue lettere.
Nel 1833,  muore Jacopo Ruffini, il suo, apparentemente, sembra un suicidio, alcuni storici tuttavia obiettano che si sia trattata di un’esecuzione mascherata da suicidio; Mazzini, condannato a morte, diviene il ricercato più ambito di tutta Europa.
La condanna a morte viene letta davanti alla casa di Maria, in modo che il popolo sappia cosa succede a chi tenta di rovesciare lo stato.
Madre e figlio sempre più lontani, eppure vicini, in quelle tante lettere che si scambiavano vicendevolmente, sono missive cariche di amore, di affetto, di aneddoti, di storie che Maria racconta al suo Pippo, perché lui, così distante, possa sentirsi ancora a casa.


Piazza Corvetto, Monumento a Giuseppe Mazzini

Mazzini e le donne, gliene giravano tante intorno e tutte si prendevano cura di lui, a Carlotta Benettini, che fu sua amica e della quale ho parlato qui, nel 1861, Mazzini da Londra scrisse: vi ringrazio della focaccia che mi avete mandata.
Gli portavano Genova in Inghilterra, all’esule tanto amato e prima fra tutte, intenta in questa opera, c’era sua madre.
Lo incoraggia, lo aiuta sorregge, il suo timore per l’incolumità di lui si fa di giorno in giorno crescente, lo aiuta finanziariamente, con il tempo anche il padre Giacomo si riavvicina a lui e negli anni a venire, quando Giuseppe sarà sopraffatto dai dubbi e dai rimorsi per la morte del suo amico Jacopo, sarà sua madre a infondergli forza e fiducia in se stesso.
E molte saranno le sofferenze che Maria dovrà affrontare, quando morirà la più piccola delle sue figlie, lunga sarà l’esitazione di Maria nel confidare al figlio la prematura fine della sorella. Perché causare altro dolore, a lui così lontano?
E’ trascorso tanto tempo e bisognerà arrivare al 1847 perché madre e figlio si rincontrino, a Milano, Maria è provata dalla vita, ha 74 anni ormai, molti dei quali spesi a preoccuparsi per il suo Pippo e poi nuovamente il distacco, la lontananza, la morte di lei, sopraggiunta nel 1852, il marito se n’è già andato prima di lei.
E molto tempo ancora dovrà passare, prima che Giuseppe possa visitare la tomba di sua madre, bisognerà giungere a 1870, quando l’Italia sarà libera, seppur non come la desiderava Mazzini, bensì un’Italia nella quale regna ancora la Monarchia.
Non esistono ritratti giovanili di Maria Drago, sul libro di Jessie White ho trovato questa immagine, è un viso segnato dal tempo e dalle sofferenze, un volto forse non bello, dai tratti non tanto armoniosi. La curva del sopracciglio, che tende verso il basso, conferisce a questo viso un’espressione triste e malinconica, ma lo sguardo, lo sguardo di questa madre esprime solo fermezza, orgoglio ed infinita fierezza.

(Immagine tratta da volume di mia proprietà)

30 pensieri su “Maria Drago, la madre di uno che amò il popolo

  1. Che splendide immagini nel “volume di tua proprietà”. Immagino una grande biblioteca piena di volumi antichi e di edizioni introvabili che tu consulti e fotografi per condividere con noi queste meraviglie… bravissima!

  2. Buonasera carissima…ma sai che ho giusto guardato alla tele (l’altro giorno, finchè cucivo a macchina) la biografia di Giuseppe Mazzini, sul canale 54 del terrestre…bellissima, fatta benissimo, mi ha proprio appassionato!! :):)
    Un caro caro saluto ed un abbraccio, *Maristella*.

  3. Ma riesci sempre a trovare ed a narrarci storie di grandi donne, come la Maria Drago. Miss Fletcher sei una donna speciale!
    Ma… mò me devi da dì che cce faceva ‘n romano su la scalinata della Nunciata. Sicura sicura che era romano dde Roma? Vabbè, ce credo.

    Un grande baciotto e… ha smesso di nevicare stasera. Volesse il cielo!
    Susanna

    • Ma lo sai che mentre scrivevo quel brano pensavo a te? Ah, io non lo proprio cosa ci facesse un romano da quelle parti, davvero non te lo so dire!
      Però, insomma, ha incontrato il fior fiore della Zena che conta, direi!
      Un bacetto un po’ meno ghiacciato di ieri…

  4. Cavoli Miss….come diventano ancora più affascinanti lette da questi lati le storie e le vite dei nostri eroi. Sarò ripetitiva e logorante ma perchè non le insegnano a scuola queste cose? Si ci affezionerebbe di più a chi ha fatto la storia della nostra Italia secondo me. Bellissimo e stupendo post Miss, interessantissimo, davvero. Sono proprio stata contenta di averlo letto.

    • Anche io credo che un approccio più umano, più comprensivo di molti aspetti della vita, sarebbe decisamente vincente.
      Se invece riduci la storia alle date, alle battaglie e ai trattati, diventa certo più noiosa. Immagino e spero che ci siano insegnanti in grado di andare oltre. Grazie per i complimenti, tesoro!

  5. Una precisazione cara Fletcher, Jacopo non fù giustiziato, sulla sua fine ci sono dubbi ma a tutt’oggi si tratta di suicidio, si taglio le vene con un chiodo della porta.
    Mazzini venne a Genova molte volte a trovare la madre a Staglieno, vi era una vera organizzazione fatta dagli amici di Mazzini che si appostavano in varie parti del cimitero per garantire la sicurezza contro la polizia che lo cercava, è sempre circolata la voce che la polizia era al corrente della presenza dell’esule ma volutamente chiudeva gli occhi.
    Maria Drago alla sua morte venne sepolta nella tomba in cui si trova oggi, nella lastra superiore vi è un ritratto in marmo fatto dallo scultore Santo Varni, la sepoltura venne fatta di notte per ordine del municipio che non voleva assolutamente che vi fosse la minima presenza di persone.
    Un’altra piccola particolarità poco conosciuta è che il terreno per costruire la tomba sia stato acquistato da una signora di cui adesso non ricordo il nome, è scritto sulla piccola lapide posta vicino alla tomba, ma questo è un’enorme errore, lo spazio fù acquistato dall’avv. Filippo Bettini uomo di fiducia e amministratore dei beni di famiglia, venne incaricato da Giuseppe per fare l’acquisto, cosa che riuscì a fare con grande difficoltà, in quanto l’amministrazione tentò in ogni modo di respingere la domanda.
    Questo personaggio che abitava in via Assarotti, alla sua morte venne spolto a Staglieno nel porticato superiore, in una tomba con la lapide completamente bianca, nel 2000 mi sono attivato perchè avesse sulla lapide la sua epigrafe in modo che fosse ricordato anche come mazziniano.
    Eugenio

    • Concordo di aver scritto un’imprecisione che ho corretto, sulla morte di Jacopo come tu dici ci sono alcuni dubbi, forse suicida o forse si è trattato di un suicidio mascherato.
      Certo che tu su staglieno sai veramente tutto, dovresti raccogliere tutte queste informazioni rare e preziose!
      Buona serata Eugenio!

  6. Grazie per aver portato alla luce la storia di quello che sembra un personaggio collaterale, qual è di solito il genitore del protagonista, e invece si rivela fondamentale! Certe vite ti fanno rendere conto di quanto è facile adesso, nonostante tutte le difficoltà del presente.

    • Ciao Adolfo, questo l’elenco dei fratelli e delle sorelle di Maria Giacinta Drago Mazzini: Giuseppe Fr.co, Giacinto, M.a Rosa, Francesco, Filippo, M.a Antonia, Maria Giacinta (madre di Mazzini), M.a Caterina
      (dal libro “Gli alberi genealogici delle famiglie Mazzini e Drago” di G. B. Santo Boero)

  7. Pingback: Nelle sale del Museo del Risorgimento | Dear Miss Fletcher

  8. Miss, si dice che dietro un grande uomo cì sia sempre una grande donna… in questo caso, se non erano spalla a spalla, ci mancava poco, perchè avendolo lei messo al mondo, un qualche esempio casalingo di rettitudine morale, glielo deve avere infuso, senza contare che una madre di quattro figli, tempo per girarsi i pollici non ne ha mai molto…

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