Piazza Sarzano, la piazza grande del popolo

Il più antico nucleo della città, questo fu Piazza Sarzano.
L’origine del suo nome, secondo alcuni, sarebbe Arx Jani, la rocca di Giano, antica divinità pagana.
E’ una piazza ampia ed aperta, una caso raro se pensiamo che si trova nei nostri caruggi.
Così, vista la sua vastità, in parte di essa vi è libero accesso alle auto e questo, secondo la mia opinione, in parte guasta la sua bellezza.
Eh, ma non dovete fare caso a me!
Dipendesse da me, in certi luoghi consentirei il passaggio solo alle carrozze a cavalli!
La palazzata che vi accoglie all’ingresso della Piazza, dal lato di Via Ravecca, è allegra e colorata, e le tinte calde di questi muri sembrano attirare naturalmente i raggi del sole.

Si affaccia sulla Piazza il Museo di Sant’Agostino, che raccoglie tesori della Genova antica: madonnette, quadri, sculture, vi narrerò, in un’altra occasione, cosa sia possibile vedere dentro a quel museo.
Ma oggi passeggiamo per Sarzano, in questa piazza che un tempo serviva ai genovesi come luogo di parlamento e di ritrovo.
Aveva così stabilito un decreto dei Comune, risalente al lontano 1145: la piazza era pubblica, aperta al popolo e ad esso destinata.
La storia qui fa da padrona.
E’ in questa piazza che nel 1311, il popolo di Genova si radunò sotto la guida di Opizzino Spinola e consegnò la città nelle mani di Arrigo VII.
In questo luogo, venne assassinato il pittore Pellegro Piola, ho narrato qui la sua sfortunata vicenda.
Fino al XVI secolo, poi, la rupe di Sarzano servì come luogo di scarico dei detriti e divenne, al contempo, il posto prediletto dai suicidi.
Fatti tetri insanguinarono Sarzano, così è la vita, il quotidiano di ogni tempo.
Al centro della piazza è posta una grande cisterna, risalente al 1583.
Forniva l’acqua ai numerosi abitanti della zona e venne in seguito protetta da una sorta di tempietto, opera dell’architetto Bartolomeo Bianco. Sulla sommità della costruzione si può notare la testa scolpita del dio Giano.

Pare che il meccanismo sia ancora perfettamente funzionante e questo non mi stupisce affatto.
Eh, un tempo si faceva tutto con molta più perizia!

Alle spalle della cisterna, poi vi attende una sorpresa.
Questa zona fu, nei tempi antichi, adibita a spazio per coloro che lavoravano la corda.
Ecco, se per caso avete in mente di intraprendere questo mestiere, vedete di rispettare le regole, i Padri del Comune non scherzano!

Dalla cisterna ultima fabbricata verso Ravecca
non si può filar canepa né far corde di qualsivoglia sorte
sotto pena de lire cento per ogni contravventione
applicati alla camera dei SS Padri del Comune
come per lo decreto pubblicato a 27 Agosto 1629
e da loro beneplacito rinnovato nel 1711

Vi è tutto chiaro?
Mi raccomando, rimanete nei confini prestabiliti oppure prendete la vostra benedetta canapa e andate altrove!
Prima di lasciare Sarzano però, date uno sguardo a San Salvatore.
La costruzione di questa chiesa, ora parte del complesso universitario della facoltà di architettura, risale al 1191.

La sua facciata, perfettamente restaurata, è di una bellezza da togliere il fiato.

E se osservate bene i dettagli, scorgerete meraviglie.

Io sono innamorata della mia Genova, vedo bellezza e armonia ovunque.
E se verrete qui, in questa antica piazza, seguite il mio consiglio.
Quando sarete di fronte a San Salvatore, alla vostra destra vedrete un palazzo, al suo portone si accede tramite una passerella che affaccia sui vicoli sottostanti, fate come me, affacciatevi dalla ringhiera, vedrete Vico sotto le Murette, un caruggio che vi condurrà verso Piazza Campopisano.
Verso altri sogni, verso altre antiche suggestioni.

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31 pensieri su “Piazza Sarzano, la piazza grande del popolo

  1. E’ proprio vedendo armonia e bellezza in tutta la tua Genova che ogni giorno ci rapisci Miss! p.s.= La foto la facciata di San Salvatore illuminata da un sole quasi arancione è bellissima.

  2. Un invito a visitare Genova…sicuramente

    Tuttavia, di Genova ho serbato una grande ammirazione per questa Persona:

    Sulle note di questa poesia, mi sorseggio il mio mezzo bicchierino di Glen Grant e, vado a nanna.

    Cordialità, Edo

  3. Azz 100 lire, mezzo chilo d’argento, di multa per uno sconfinamento, non scherzavano per niente sti ‘padri della patria’.D’altra parte a canapa era per le città marinare un prodotto strategico per fare corde e vele un po’ come il petrolio oggigiorno. Chissa cosa dicevano ai tempi la confesercenti e i sindacati dei canapai. Ma soprattutto quando guadagnava al giorno un canapaio?

  4. Ho consigliato il tuo blog su Facebook, spero non ti dispiaccia. E’ sempre un piacere struggente rivedere aspetti dimenticati di questa citta’cosi’ bella e cosi’ matrigna! Con rimpianto e nostalgia,
    M.

  5. L’amore che hai per Genova si respira nei tuoi scritti e le foto rendono piena giustizia alla bellezza della nostra città. La facciata della chiesa di San Salvatore ha una luce talmente particolare che sembra rifinita d’oro.
    un abbraccione

  6. La Chiesa di S,Salvatore era bellissima in origine, purtroppo la guerra fece danni enormi, oggi è stata restaurata in modo egregio ma certamente distante dalla bellezza originale, rimane importante anche per aver accolto il piccolo Nicolò Paganini dove gli fù impartito il battesimo.
    Grazie per un’altra pagina sulla nostra cara Genova.
    Eugenio

  7. Se non sbaglio questa piazza e tutta la zona circostante fu una delle maggiormente colpite non solo durante la seconda guerra mondiale, ma già nel bombardamento navale francese del 1683. La maggior parte degli edifici furono infatti ricostruiti dopo quella data, dando origine così ad una piazza di maggiori dimensioni rispetto all’originale. Anche l’apertura dello stradone S.Agostino (dritto e largo, cosa rara a Genova) fu possibile a causa della distruzione degli edifici preesistenti.
    Pensa che nel progetto dell’epoca quello stradone avrebbe dovuto proseguire dritto fino al palazzo Ducale con conseguente demolizione di altri edifici, inclusa la chiesa di S.Donato!

  8. Pingback: Gli sguardi di Giano Bifronte, simbolo di Genova | Dear Miss Fletcher

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