La paziente

Avete presente quando ci si taglia con un foglio di carta?
Ecco, io sono originale; ho pensato bene, un po’ di tempo fa, di provare l’ebbrezza di tagliarmi non la mano, ma l’occhio destro.
Orrore e raccapriccio.
Se non siete già svenuti e se ancora non avete premuto quella piccola x in alto a destra per lo spavento, vi tranquillizzo.
E’ palese che l’incidente in questione non abbia avuto alcun tipo di conseguenza, altrimenti non starei qui a scherzarci.
In ogni caso, è successo.
E no, non chiedetemi come, sono quei colpi di genio che raramente si è in grado di decifrare!
Di preciso l’occhio mi bruciava, così sono andata al pronto soccorso.
No, non in uno dei grandi ospedali cittadini.
A meno che non mi ci trasportino in stato di incoscienza, su un’ambulanza con le pareti imbottite, gradirei evitare di infilarmi in posti del genere, mi viene ansia solo a pensarci.
E insomma, sono andata in un piccolo ospedale, parecchio decentrato e molto moderno.
Ecco, volevo dire che sono riuscita a perdermi anche lì.
Capisco che il mio non era un caso tragico, ma trovarsi a vagare per bianchi corridoi senza avere la minima idea di dove stessi andando, diciamo che non è stato molto simpatico.
Ne deduco che, se invece fossi andata nell’altro ospedale, quello grande, probabilmente starei ancora deambulando per i padiglioni alla disperata ricerca di un ambulatorio.
Quindi, se per qualche ragione dovessi ingiustificatamente assentarmi da queste pagine, vi pregherei di allertare una squadra di cani da valanga che venga a cercarmi dove, presumibilmente, mi sarò persa.
Non preoccupatevi, con tutta probabilità mi sarò solo spezzata un’unghia, il problema è riuscire a venir fuori dal dannato corridoio!
Io sono lievemente ipocondriaca e fino ad oggi, per fortuna, ho goduto di buona salute.
E non è che sia molto esperta di visite mediche, di dottori, anzi semmai!
Ricordo ancora una bellissima esperienza al pronto soccorso d’Imperia, ero poco più che ventenne e caddi malamente sugli scogli lesionandomi un piede.
Ad agosto. In riviera.
Avete una pallida idea di quanto tempo mi lasciarono seduta su una sedia in sala d’attesa? Secoli e secoli, in quanto la mia ferita, per fortuna, non rivestiva carattere d’urgenza.
Quando venne il mio turno, il dottore mi fece la domanda da un milione di dollari:
– E’ allergica a qualcosa?
Avrei voluto rispondere, agli ospedali, invece mi feci prendere dall’incertezza.
E gli risposi alla mia maniera:
– Che io sappia no, ma come faccio a saperlo? Se muoio, vuol dire che ero allergica.
Un ragionamento che, secondo me, non fa una piega.
Quando mi levarono i punti, operazione semplice e del tutto indolore, il medico di turno mi domandò perplesso:
– Ma ha ventitrè anni oppure sei?
Questo per darvi un’idea, ecco.
E poi sono sopravvissuta, infatti eccomi qua.
E mi sono pure tagliata l’occhio, tempo fa.
E quando si è trattato di cercare un oculista per fare una visita di controllo ed accertarsi che la lesione si fosse rimarginata, ho ingenuamente chiamato qualche numero a caso, solo che insomma, erano i primi di gennaio e caspita, non vorrete mica rinunciare alle vacanze di Natale, no?
Eh, che pretese!
Ho così contattato un ospedale cittadino, per sapere la tempistica sulla prenotazione di una visita.
E una gentile signorina ha subito messo le cose in chiaro:
– Guardi, prendiamo prenotazioni per luglio e agosto!
Ecco, a quel punto, una domanda mi è sorta spontanea e ve la trascrivo così come l’ho detta, puntini di sospensione a parte:
– Ma mi sta prendendo per il … ?
Ovviamente no, come immaginerete!
So che avrei dovuto esibire un aplomb di altra natura, ma è stato più forte di me, così sono, non c’è nulla da fare.
E certo finché non è grave, ci si scherza su, quando con la salute si hanno problemi seri, è tutta un’altra storia, non c’è più nulla da ridere, questo lo so.
Ecco, quelli è meglio non averli mai, lo sapete tutti.
E comunque, prima o poi sarà il caso che mi decida e che verifichi se effettivamente sono allergica a qualcosa.
Non si sa mai, nella vita e poi, con i dottori, è sempre meglio essere preparati.
C’è un vantaggio, però: se dovessero di nuovo abbandonarmi per un intero pomeriggio in un corridoio, se non altro avrò tutto il dannato tempo che voglio per pensare quale caspita sia la risposta giusta.

26 pensieri su “La paziente

  1. due domeniche fa sono stato 8 ore al pronto soccorso, accompagnavo mia madre. è stato il primo vero momento in cui ho amato il kindle.
    Ti tronchi un braccio più volentieri se nell’attesa hai qualcosa da leggere.
    Per la cronaca: Guida galattica per autostoppisti.

  2. Povera Miss ti capisco! Pensa che scherzando favoleggiavo di aprire un blog satirico sulle malattie che si intitolasse ” oggi non mi sento tanto bene…” poi ho ripiegato su stravagaria. Comunque il tuo incidente con l’occhio è più frequente di quanto si pensi ma se la lesione è sulla sclera di solito va a posto da sola…scusa il tecnicismo ma con gli occhi ho fatto qualche esperienza. Bacionissimi

  3. Mamma mia Miss, questa volta ti giuro che mi hai fatto cappottare dalla sedia. Non riesco a scriverti, sto piangendo dal ridere!!!! Ma come caspita hai fatto a tagliarti un occhio con la carta????!!!! No, questa me la devi spiegare. Ma dentro? Ma come cavolo….ma sei incredibile. E poi, sentir dire, da te, “ma mi sta prendendo per il….” é stato entusiasmante. Mai più me lo credevo! Fantastica. E poi ancora, Miss, perdonami, io non so perchè ma ogni volta che racconti che hai avuto un malessere, forse perchè so della tua ipocondria mi vien già da ridere. Mi preoccupo per carità, ma come le racconti, non ce la faccio. L’ospedale di Imperia…..mmmmhmmmm, reputati fortunata, se andavi in quello vicino eri li ancora adesso! Complimenti Miss, davvero, sei troppo grande! Bacetto Tigny…….e dai scherzo! Un bacio grande, davvero.

    • Sì, dentro…è stato bellissimo! Porco cane, che male, guarda! Fai bene a ridere, quando mi faccio male faccio dei numeri che insomma…e fammi capire, ora siamo diventate Miss Pigmy e Miss Tigny…haha 🙂 !!!

  4. Per favore, fai anche un salto da me e leggi i commenti che Stravagaria vuol sapere quel coso della nonna, come si chiamava che io non me lo ricordo più. O era della zia, quella cosa insieme al ventaglio e allo spartito. Quello della tua eredità sgrunt.

  5. Un medico mi ha risposto la stessa cosa una volta al pronto soccorso. Ho una cicatrice e mi chiesero di cosa ero stato operato… peccato che l’operazione risale ai miei primi cinque anni di vita. Insomma, sono ansioso e parecchio ipocondriaco e non me lo ricordavo. Il medico si è incazzato. Certo che un po’ di gentilezza in più non sarebbe male.

  6. Ricordo Miss Fletcher quando me ne parlasti di questo tuo incidente e … solo a rileggere le prime righe mi sono sentita male. E’ una cosa che non posso neanche minimamente tollerare al pensiero. Quanto al vivere le proprie esperienze nei vari pronto soccorso…davvero di materiale ce ne sarebbe a iosa! Eviterò per pudore e per non essere censurata, di parlare di quelli di Roma. Basta vedere gli ultimi due mesi di Striscia la Notizia ma è tutto maledettamente vero. Purtroppo
    Un bacino alla bua e passa tutto!
    Susanna

  7. La carta in mano a te diventa arma letale….
    certo che perdersi in ospedale è una cosa fantastica,
    Secondo ci si potrebbe scrivere proprio un racconto incredibile…

  8. io mi sono punto con le foglie del bambu e pure quelle dell’olivo. Micidiali, bisognerebbe andare sempre in giro con un paio d’occhiali.
    Io non ho paura degli ospedali, ci sono nato 🙂
    Mi snerva l’attesa, la prenotazione, insomma, tutti gli aspetti burocratici.

  9. Hai ragione, ci si scherza su, ma la questione è drammatica. A me diedero appuntamento per una lastra al torace 4 mesi dopo, e si è scoperto che avevo una polmonite virale. Uno deve augurarsi di non capitarci.
    Certo che tu a tagliarti l’occhio ti ci sei impegnata parecchio eh! ahah 😀

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