Santa Maria di Castello, splendori e ricchezze di una chiesa

Una salita ripida, nel cuore della vecchia Genova.
Una salita, che conduce a un luogo antico e ricco di storia, quante vite, quanti uomini hanno calpestato queste strade!
Osservate bene,  c’è un ferro piantato nel muro.
E’ un ferro di sostegno e tanti ce ne sono nei nostri caruggi.

E si sale, passo dopo passo, su per la mattonata.

E poi lo sguardo va al di là del muro, e in mezzo alle case la si scorge, non senza stupore se non l’hai veduta mai, Santa Maria di Castello.

Questa chiesa, alle spalle del quartiere del Molo, è situata in una zona antichissima.
Sorse qui il primo tempio di culto dedicato alla Madonna, denoniminato Santa Maria de Castro e fondato nel 658 da Ariperto, re dei Longobardi.
In seguito venne costruita l’attuale chiesa, che fu poi consacrata dal Patriarca di Gerusalemme nel 1237.
Dal 1442 la chiesa è affidata ai frati Domenicani, che qui hanno anche il loro convento.

Questa zona, secondo alcuni, prende il suo nome dal castello a tre torri che qui sorgeva a difesa della città in epoca romana.
Altri, invece, sostengono che l’origine di tale denominazione sia legata alla famiglia Castello, che qui aveva possedimenti e case.


A fianco della chiesa svetta alta ed imponente la torre medievale che appartenne a Guglielmo Embriaco, detto Testa di Maglio, eroe delle crociate che con le sue gesta diede gloria e lustro al nome di Genova; trovate qui  il mio racconto delle sue stupefacenti imprese.

Santa Maria di Castello  è una chiesa magnificente, ricca di tesori.

E quando varcherete la sua soglia, potrete vederli con i vostri occhi.

Vorrei potervi mostrare ogni opera d’arte, ogni raffinata ricchezza che qui è conservata, ma quante ce ne sono!
Questo è solo l’inizio, l’inizio di un viaggio che vi porterà tra le navate di questa chiesa, tra gli stucchi e le decorazioni, tra i dipinti di grandi artisti e opere dal valore inestimabile.
Intanto camminiamo insieme e voltiamoci indietro.
Nella controfacciata si trova un affresco di Lorenzo Fasolo, Madonna con il bambino tra i Santi Domenico e Pietro Martire e il Beato Raimondo di Capua, che un tempo si trovava nel convento dei Santi Giacomo e Filippo, ormai non più esistente.

Al lato opposto si trova invece un crocifisso ligneo, proveniente dalla chiesa di San Domenico, ormai perduta.
Quanti luoghi non esistono più, quanti altari, quante confessionali, quante acquasantiere!

In questa chiesa c’è anche un altro crocifisso, ma di lui vi parlerò in seguito, perché la sua storia è talmente complessa ed affascinante da meritare di essere narrata a parte.
C’è molto da scoprire, sotto queste navate.
Ed è un gioco di luci ed ombre, che si alternano e si inseguono nella pace di questa chiesa.

C’è una cappella, dedicata a Santa Rosa da Lima, in questo splendido quadro di Domenico Piola.
Ai suoi piedi, la prima urna dove vennero conservati i resti di Jacopo da Varagine, frate domenicano, arcivescovo ed autore della Legenda Aurea.

Sapete, io sono davvero fortunata.
Entrambe le volte che sono stata in questa chiesa, in tempi recenti, ho incontrato un volontario che mi ha guidato alla scoperta dei misteri meravigliosi di questo luogo, il signor Gian Bertolini che mi ha narrato storie, curiosità, aneddoti.
E mi ha mostrato il coro del XVI secolo, appena restaurato con i suoi legni splendidamente restituiti alla loro antica bellezza.
Poi ha aperto uno sportellino, ce n’è uno davanti ad ogni seduta.
E mi ha chiesto: lo sa che cosa sia?
Io no, e voi? E’ una sputacchiera, signori.
A quei tempi non si godeva certo di buona salute ma di sicuro si aveva un certo senso pratico!

E si cammina, lungo queste navate.
E si incontra la Vergine del Rosario, circondata da angioletti,  ma l’immagine non rende davvero  giustizia a questo capolavoro di Pasquale Navone.

E oltre, in un’altra cappella, un’opera di indescrivibile bellezza, luccicante di oro e di colori, è il polittico dell’Annunciazione di Giovanni Mazone, risalente al 1469.
E di fronte a capolavori come questo, si resta ammirati, senza parole.
Sapete, io a volte mi chiedo se ai nostri tempi esista ancora qualcuno capace di creare opere simili, perfette ed uniche in ogni dettaglio.

E’ un lungo viaggio questo, sapete, ed è appena iniziato.
E allora vi lascio qui, davanti a questa porta. preludio di altri splendori, altri incanti, altre meraviglie.

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32 pensieri su “Santa Maria di Castello, splendori e ricchezze di una chiesa

  1. Cara Miss, oggi guardo queste immagini cercando consolazione nella bellezza perché è una giornata difficile. Davvero bello l’affresco della Madonnina. Un abbraccio, vivi

  2. Oh… ma non è la stessa torre che avevi scalato l’altra volta, giusto?
    Comunque è bellissima… peccato che la facciata della chiesa nella foto sia tagliata da quella costruzione, perché pure quella merita.
    Un saluto, Miss.

    • No, Chagall, quello è il campanile delle Vigne.
      Sulla torre degli Embriaci non si può andare, è privata e ci sono degli appartamenti…pensa, vivere nella torre appartenuta ad un Crociato, se di notte sentissi un rumore avrei quasi paura che fosse lui con la sua armatura 🙂
      La foto della facciata è volutamente tagliata, perché anche questa è Genova, alcune chiese sono in mezzo alle case, parte integrante del territorio…volevo che voi vedeste questo…ho appena aggiunto una foto, solo per te…non è proprio la facciata piena, ma quasi…

      • Tesoro, ma cosa ti affatichi a mettere le foto per quel polentone di Chacan!
        Comunque lo sai che pure Raperonzolo abitava su una torre… e pure lei quando tirva su il principe aveva i brividi. Era un completamene cretino, ma vedesse che addominali le erano venuti a forza di sollevamento pesi.
        Bacini cara, mi pare di sentire Chacan che ti ringrazia.

  3. I tuoi post sono la prova che a Genova far passare i turisti, quindi anche i relativi soldini, solo dall’Acquario é da amministratori incapaci! Genova potrebbe vivere solo di turismo. Anche perchè, diciamocelo, il centro storico più bello d’Europa, se ben tenuto, ce lo potremmo avere solo noi.

    • Eh, Martina…lo so, vanno tutti a vedere l’Acquario e si perdono queste meraviglie, penso che per i turisti forse sia difficile trovarle, perché non sono sufficientemente valorizzate, non ne parliamo abbastanza, mentre invece dovremmo.
      E sì, credo anch’io che Genova potrebbe vivere solo di turismo.

  4. Senti, ascolta, guarda che è bene che io e te ci mettiamo dìaccordo prima di scrivere i post eh! 🙂 Praticamente la chiesa che ho postato io stasera di Santa Maddalena è la figlia in miniatura della tua! Stasso periodo, stassa costruzione, sembra quasi la gemella. se guardi il video del sito che ho postato è incredibile! E che forte la sputacchiera. Io me ne ricordo solo una antica nella vecchia stazione di Arma di Taggia. Oggi però non c’è più. Bellissimo post Miss, come sempre.

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  8. Buongiorno, per favore mi può dire perchè la croce del Cristo Moro ha i bracci rivolti verso il basso?
    Grazie
    Giovanna Tonetto

    • Buongiorno Giovanna benvenuta! Non ho idea del motivo per cui la croce è strutturata a quel modo, ma posso chiederlo per te e scrivertelo qui!
      Mi sono permessa di correggere il tuo nome nella firma al commento, era stato scritto in altro modo rendendo così pubblico il tuo indirizzo mail, ho pensato che preferissi evitare!
      A presto, grazie della visita!

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  11. Salve a tutti ! Volevo segnalare oggi, sabato 16 aprile, una interessante visita guidata a Santa Maria di Castello, S.M. della salute e torre embriaci ! Ritrovo 15.15 chiostro S.Agostino.

  12. Miss, la splendida Santa Maria di Castello l’avevo già segnata soprattutto per gli Ex Voto… non mi aspettavo la schiera di sputacchiere, devo dire, capientissime e facili da centrare…

  13. Pingback: “LeggendO in scena“: Il beato Jacopo celebrato a Genova dal liceo Klee Barabino – Il nido del Gheppio®

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