Paolo da Novi, il tintore che divenne Doge

A Paolo da Novi, a Genova, è dedicata una piazza ampia e spaziosa.
Ma quanti di noi sanno chi fosse l’uomo al quale è stato tributato tale onore?
Era il 1506, si era in estate.
Genova, in quei giorni, era come spaccata in due, il popolo e la nobiltà, come spesso accade, si schieravano su fronti opposti.
Le grandi blasonate famiglie tenevano le redini del potere ed erano sostenute dal re di Francia Luigi XII.
Eh, i nobili!
Maltrattavano i popolani sia a parole che a fatti.
Lo scontento sfociò, come prevedibile, in rivolta.
I nobili vennero scacciati, in fuga i Fieschi, in fuga i Doria, e al loro posto si insediarono i rappresentanti di quel popolo furente e rabbioso.  Per scegliere uomini di fiducia ai quali affidare il governo, la plebe si riunì in Santa Maria di Castello, in quei caruggi nei quali è facile immaginare di veder sciamare una folla di popolo ribelle.

Vennero eletti otto tribuni e il governo dei popolani venne detto delle Cappette, in quanto i loro mantelli erano miseri e poveri, così come ci racconta l’Accinelli:

“seguiva questi tribuni il volgo tutto e l’infima plebe a guisa di pecore, siccome queste genti erano poverissime, artigiani e servitori d’artigiani, e malvestiti con calze di tela strette e cattiva cappa, furono perciò addimandati cappette.”

A capo di questa plebe, i più umili degli umili, c’è lui, Paolo da Novi, di professione tintore di seta, analfabeta,  eletto Doge il 10 Aprile del 1507.
Breve fu il suo governo, solo 18 giorni, durante i quali Paolo contrasse un Mutuo con il Banco di San Giorgio, allo scopo di sanare le finanze pubbliche.
Diede la libertà ai prigionieri politici e sulle sue monete, al posto della propria immagine, fece apporre la scritta “Libertas populi Januensis”.
Diciotto giorni appena, questa fu la durata del suo dogato.
I nobili certo non si erano arresi, mai avrebbero lasciato la città nelle mani del popolo.
Il 28 Aprile Luigi XII, a capo delle sue truppe, varcò la porta di San Tommaso e, nel riprendere predominio sulla città, si dice che abbia pronunciato queste parole: Superba Genova, te ho guadagnato con l’arme in mano!
Paolo da Novi fuggì a Pisa, era sua intenzione raggiungere Roma, per chiedere soccorso a Papa Giulio II, da sempre acerrimo nemico dei francesi.
Prese così il mare sul brigantino di un uomo che credeva amico, un certo Corzetto.
La storia insegna che in agguato c’è sempre un traditore e questo fu Corzetto, vendette Paolo da Novi per 800 scudi e lo ricondusse a Genova in catene.
Il prigioniero venne buttato in carcere e il 15 Giugno 1507 fu portato al patibolo davanti a Palazzo Ducale.
Uomo generoso e realmente affezionato al suo popolo, ammonì i genovesi perchè rimanessero uniti.
Il suo corpo venne fatto in quattro pezzi, che furono esposti sulle porte della città, mentre la sua testa fu issata su una lancia sulla torre di Palazzo Ducale.
Questo fu il destino di Paolo da Novi, difensore dell’indipendenza genovese, Doge per soli 18 giorni.

La Torre Grimaldina di Palazzo Ducale

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32 pensieri su “Paolo da Novi, il tintore che divenne Doge

  1. Quando si dice che ognuno ha i suoi quindici minuti di fama… In questo caso diciotto giorni pagati a caro prezzo. Bella storia ma volevo farti i complimenti per la foto della torre. Ma dove sei salita per farla? Bravissima!

  2. Dear Miss Fletcher,
    Luigi XII è quello che spinse al suicidio la povera Tommasina Spinola, vero? Te lo chiedo perché ho citato la storia in uno dei miei racconti e non vorrei fare una figura del cavolo con una citazione sbagliata.
    Quanto a Paolo da Novi e Corzetto, che dire se non che la buona fede è un sentimento nobile ma che a volte la si dovrebbe lasciare volentieri ad altri?
    Fabio – Zeneize since 1965. Don’t pay the ferryman until you get to the other side.

    • Sì, esattamente lui! Proprio un personaggio da evitare, tutto sommato.
      Non so se l’hai letta, ma qui sopra c’è la storia di Tommasina!
      Haha…Fabio! La firma, che meraviglia 🙂 !

      • Dear Miss Fletcher,
        mi sa che prima di proporre i racconti all’editore dovrei farli leggere a te, poi discuteremo anche della ripartizione dei proventi (non t’illudere, saranno miseri se ce ne saranno…).
        Domani, quando tornerò a casa, passerò senz’altro da piazza Paolo da Novi e gli rivolgerò un doveroso pensiero, povero eroe tradito.
        Fabio – Zeneize since 1965. We can be heroes just for one day.

      • Grazie per la fiducia, davvero!
        Eh, povero Paolo da Novi effettivamente non ha avuto un bel destino.
        In compenso riceve stasera come tributo le parole del Duca Bianco, guarda un po’!

  3. …l’infima plebe a guisa di pecore! Ah però Miss Fletcher, ci andavano teneri eh? Una meteora questo povero tintore. Ma almeno è divenuto famoso ed ha una piazza tutta per sé e… poco non è!
    Bacetto Susanna

  4. Era un’epoca molto particolare, i Dogi duravano anche pochi giorni, solo la riforma di Andrea Doria mise a posto le cose, con i Dogi biennali.
    Hai ragione sul fatto che molti cittadini genovesi non conoscono il personaggio e la sua drammatica fine.
    Anche Jacopo Bonfadio fù sottoposto allo stesso trattamento, forse innocente pagò per una guerra politica tra le grandi famiglie, io ho letto i documenti che descrivono la decapitazione fatta all’interno del palazzetto criminale (ex archivio di stato), ricordo che mi fece orrore leggere quelle pagine.
    Eugenio

    • Anche io ricordo di aver letto da qualche parte la storia della decapitazione di Bonfadio, mi impressionano sempre queste storie.
      Grazie Eugenio, il tup contributo a questo blog è sempre prezioso!

  5. Sono un discendente di Paolo da Novi. Di lui ho sentito parlare da mia madre che mi raccontava la sua storia. Sarebbe possibile avere notizie sulla sua discendenza?
    Grazie
    Grosso Aldo

  6. Pingback: Vico di Scurreria la Vecchia, tra le case dei setaiuoli « Dear Miss Fletcher

  7. Una curiosità: quando venne intitolata la piazza a Paolo da Novi? Da quale amministrazione? Lì c’erano piazza Paolo De Novi, piazza Savonarola, via della Libertà che portava in Piazza del Popolo…

  8. Pingback: Una Piazzetta per i Tintori | Dear Miss Fletcher

  9. che storia, Miss, la fine del povero Paolo da Novi, Doge per soli 18 giorni, è davvero raccapricciante… in linea di massima però, l’esperienza insegna che meno tempo un governante resta al potere, più probabilità ha di lasciare un buon ricordo…

  10. Non tutte le ciambelle escono col buco….povero popolo sempre prevaricato dal dio pecunio…i nobili poi belve sanguinarie in tutte le epoche e dalla notte dei tempi Paolo da Novi figura veramente nobile….anche se uomo povero del popolo povero….grazie Miss del tuo pensiero per lui…ciao carissima!!!

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