Vico Vegetti, dove il tempo si è fermato

Fermo nel tempo, così appare Vico Vegetti.
Oh, no! Non conosco memorabili gesta avvenute laggiù.
Conosco il suo silenzio, la sua  pace ovattata e nascosta.


Io quando cammino nei vicoli non vado da nessuna parte.
Cammino, cammino, da sola.
E non ho una meta.
Non cerco un luogo fisico, cerco un posto dell’anima, cerco il senso di esistere, di respirare, in un luogo che mi appartiene e che sento mio.
O forse è il contrario, sono io che appartengo a questa città, mi ha fatta innamorare come nessuno mai.
E mi sorprende, sempre.
Accade spesso, nei nostri caruggi, luoghi incantati dal tempo.
Dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi, così cantava Fabrizio De André.
Ma il sole mi ha fatto un bello scherzo, in Vico Vegetti.

Quando ho scattato queste immagini il cielo era cupo, coperto di nuvole.
E un raggio di luce, così inaspettato, ha colpito la mia attenzione, sapete.
Qui, più che altrove, in questo caruggio che si snoda in discesa, qui dove non s’incontra mai nessuno.
E’ il suo fascino, il silenzio.

E scende, scende ancora e a camminare qui ci si sente come sospesi, lontani dal mondo, dalle strade ingorgate dal traffico, il presente appare distante, un salto temporale vi separa dalla realtà.
E scende, scende ancora.

E non c’è suono che vi distragga, che vi trascini via, dalla potenza straniante che possiede un luogo così antico come Vico Vegetti, che scende giù, verso il cuore della città.
E sale, sale su verso il cielo.

E poi sapete, a volte capita di incontrare qualcuno.
Eh, è accaduto a me, laddove Vico Vegetti si incrocia con uno dei caruggi dai nomi più affascinanti, uno dei tanti che evocano  mondi antichi.

Gli Alabardieri, valorosi uomini d’armi!
Ed io ero lì, all’inizio di questo vicolo, quando dalla parte opposta è spuntata una ragazza con una macchina fotografica in mano e insomma, mi sono spostata, ho aspettato che scattasse.
Non c’è fretta, mai.
E questi luoghi attendono, attendono noi.

C’è un’edicola sul muro, ormai è vuota, un tempo avrà ospitato una Madonnetta, alla quale saranno state rivolte numerose preghiere.

E poi si scende, si scende ancora.
E ci si volta indietro, verso una vicolo tortuoso, immerso nel suo silenzio, nel suo mistero, nel ricordo dei molti passi che lo hanno calpestato, nelle vite lontane, negli amori, negli abbandoni.
Ci si volta indietro, a osservare il tempo che si è fermato.

51 pensieri su “Vico Vegetti, dove il tempo si è fermato

  1. Dear Miss Fletcher,
    questa volta ti sei veramente superata con le foto: splendide è dir poco e non solo per il soggetto.
    Conosco molto bene la zona e in uno dei miei racconti viene citato un personaggio di vico Alabardieri, ma per adesso non ti dico altro: quando verrà il momento di pubblicarli ti curerai tu dell’editing, va bene? Ti ho già anticipato che palanche se ne vedranno poche, ma quella è una costante a cui ci dovremo abituare tutti sempre di più.
    Grazie di cuore, le tue parole e le tue immagini fanno davvero onore alla nostra città.
    Fabio – Zeneize since 1965. Son, take a good look around, this is your hometown.

    • Oh, santo cielo che responsabilità!
      Vico Vegetti è uno dei miei caruggi preferiti, non ho ragione di andarci così spesso, eppure quando sono in zona devio e passo di lì.
      Ma appunto, come dicevo, io non cerco nessun luogo reale.

  2. Che foto stupende! Che taglio magnifico gli hai dato. Ma sai, che questo vicolo lo hai descritto così bene che mi sono sentita anch’io estraniata dal mondo e in pace con me stessa? Bravissima Miss. Segnalo con una crocetta perche’ mi ci dovrai portare. Un bacio.

  3. I vicoli di Genova sono molto belli e ricchi di storia millenaria, devo confessarti che quando passavo per queste stradine piccole e quasi sempre deserte ho un certo senso di sconforto.
    Diverso è quando sono a Banchi oppure in via Luccoli, gremita di persone, guardo i palazzi con le sue edicole e non provo la stessa sensazione di tristezza, forse la confusione mi evita di pensare, questa mia è certamente dovuta al fatto che ho letto molto, e quando si legge sopratutto documenti antichi il nostro cervello viaggia nel tempo e rivive quei tempi, sembra addirittura di conoscere le persone.
    Ricordo l’emozione che provai quando Riccardo Dellepiane mio carissimo amico mi fece vedere i graffiti sulle balaustre e sulle colonne del vecchio archivio di stato, erano fatti dai soldati tedeschi (mercenari) che servivano da guardia al palazzo, e si distraevano giocando su disegni simili alla dama incisi sul marmo con i loro pugnali.
    Per questo motivo ritengo i vicoli uno scrigno vuoto dei suoi gioielli (le persone che non ci sono piu).
    Eugenio

    • Uh, io invece vado volentieri dove non c’è nessuno, mi sento proprio a mio agio.
      Ora però tu come al solito aggiungi un’imperdile chicca: i graffi sulle balaustre!
      Devo assolutamente vederli, sabato mattina mi aggirerò da quelle parti in cerca di queste vestigia del passato.
      Eugenio, sei veramente una guida formidabile!

    • Allora, ti spiego. Io se non vado almeno una volta alla settimana in posti come questo sto male…parlo sul serio!
      E quindi è qui che sono, in genere al sabato mattina, nei caruggi.
      Anche se non devo fare nulla e non ho nessuna meta da raggiungere.
      E ora che ho questo blog, le mie camminate si traducono in queste immagini e in questi racconti.

      • Ah, grazie! E’ solo che mi diverto, mi piace fare le foto e come avrai capito adoro Genova…questi giretti li facevo anche da ragazzina, anche se allora conoscevo meno la storia della città.

  4. Quella foto in verticale con un triangolo di cielo mi ha ricordato un commento di pani sui caruggi. Mi piacerebbe vederti mentre il sabato mattina ti aggiri per caruggi con la macchina fotografica a tracolla! Baci

  5. Gironzolavo ieri mattina da quelle parti, intontita dalla febbre e dal raffreddore…è stata una panacea, seppur provvisoria, a tutti i miei ‘mali’ 😀 È sempre bello lasciarsi guidare dall’illusione dello smarrimento in queste strade, cooome ti capisco!

  6. grazie miss, per merito tuo riusciamo a girare il centro storico senza muovere un passo, alla fine dei tuoi giri dovresti stampare un libro ad uso dei turisti ma anche di tanti genovesi che snobbano il centro storico, che lo considerano un po’ un ghetto sporco e mal frequentato ed invece è un luogo unico al mondo

    • Grazie Gian, sarebbe un sogno realizzare una guida con le storie dei nostri vicoli! E hai ragione, anche molti genovesi dovrebbero guardare i caruggi con occhi diversi. A presto, mi fa piacere che tu mi legga!

    • Haha…fantastico Matte! Ti consolo, in macchina non ci si può andare, solo i residenti in certe zone.
      E comunque, se si potesse, con tutta probabilità rimarresti incastonato tra due muri 🙂

  7. Adoro i vicoletti silenziosi. A volte ci passo nelle domeniche mattina, quando devo andare a trovare una mia amica che abita proprio lì, in mezzo a quelle casette ammassate. È bello, gli unici rumori che senti sono quelli delle tv degli anziani un po’ sordi, di gente che canticchia o i profumi dei sughi della domenica.
    :*

  8. Lo ammetto sono una genovese che “snobba” i vicoli ma solo per ragioni di tempo. In effetti bazzico poco da quelle parti e anch’io, come un tuo lettore, preferisco quelli più frequentati, mi fanno sentire il calore del cuore di Genova.
    Bellissime foto Miss.
    Abbracci

  9. Ottimo racconto su Vico Vegetti scritto con occhi attenti e con anima Genovese! Anch’io ho atteso il sole eccoti la mia interpretazione di quel Vico cosi bene da te descritto:
    [http://www.flickr.com/photos/nedualismineregole/6378485171/]

    • Me commossa! Ti ricordi il gatto 🙂 ! Il suo regno è in un’altra zona, lo so che sembrano tutti simili i caruggi, lo so e invece son tutti diversi! E poi hai visto? Si snoda per un bel pezzo…tu non sai cosa darei per vederti camminare per questi caruggi e sentire i tuoi commenti!

  10. Se davvero si respira quella pace che descrivi…. devo assolutamente fare una bella passeggiata nel vicolo miracoloso! 🙂
    Presumo che questo sabato mattina sarai di nuovo con la fida macchina fotografica a caccia di chicche genovesi.
    Un abbraccio e buona domenica
    Siusanna

  11. Pingback: La Madonnetta di Vico Vegetti | Dear Miss Fletcher

  12. se tra mille anni, con Miss Fletcher si facesse come con Garibaldi, che dove è passato, ha dormito o si è nascosto, una lapide è stata posta, i caruggi finirebbero per essere tempestati di: “qui, Miss Fletcher passò – qui, Miss Fletcher fotografò – qui, Miss Fletcher guardò in alto – qui, Miss Fletcher si emozionò”… e per Vico Veggetti, che dici, va bene “si commosse”?

  13. mi è sfuggito un Veggetti con doppia g perchè in dialetto milanese “vegg” significa vecchio e Vegetti mi ricordava vecchietti…

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