Raffaele Della Torre, storia di un traditore

Questa è una storia che potrebbe essere la trama di un film, un film ambientato nella Genova della seconda metà del 1600.
Una storia di intrighi, di lotte e di slealtà.
La storia di uomo di nobili origini, Raffaele Della Torre, un genio del male, un traditore.
Trascorse la prima giovinezza presso il Duca di Firenze, servendo alla sua corte come paggio.
Di avvenenti forme e di piacevole ingegno, così lo descrive il Varese, ma tanto non bastò a fare di lui un giovane uomo retto ed onesto.
Oh, no, anzi!
Raffaele amava l’avventura, la bella vita e i viaggi.
E quando fece ritorno a Genova, nel fiore della sua gioventù, ci mise pochi anni a sperperare le molte sostanze che il padre gli aveva lasciato.
Eh, Raffaele era veramente uno scapestrato, la dannazione della sua onesta madre e dei due zii che si occupavano di lui e che sedevano tra i Padri del Senato.
Ma l’indole di Raffaele era un’altra, lui preferiva la compagnia della gente di malaffare, amava frequentare bische e bordelli e mischiarsi a personaggi dalla dubbia moralità.
E venne così l’estate del 1671 e il giovane Raffaele, in combutta con manigoldi della sua stessa fatta, a bordo di un’imbarcazione, diede l’assalto ad una feluca carica di merci e di molto denaro che viaggiava in direzione di Livorno.
Quella volta la sua tanto potente famiglia non poté soccorrerlo e Raffaele finì condannato alla forca e alla confisca dei beni.
Lui era già in fuga, in terre lontane, in Provenza.
Venuto a conoscenza della dura pena che pendeva sulla sua testa giurò vendetta.
L’avrebbe fatta pagare a Genova e al suo governo!
Non perdendosi d’animo, fece andare la moglie a Finale e con lei cavalcò, al di là degli appennini, verso Torino, dove lo attendeva Carlo di Simiane Marchese di Livorno, suo antico sodale.
Eccolo il film, la storia, la storia vera che è uno splendido romanzo d’avventure.
Il piano di Della Torre era quello di consegnare Genova nelle mani del Duca di Savoia, Carlo Emanuele II.
Il Marchese di Livorno da principio tentennò ma poi aderì all’ambizioso progetto di Raffaele.
E furono notti di piani, di trame e di congiure, Raffaele stilava precise liste di proscrizione, compilava pagine e pagine fitte di nomi, i nomi dei suoi nemici, tutto era pronto per cingere d’assedio la Superba e farla capitolare vinta.
Ma in ogni trama che si rispetti c’è sempre qualcuno che manda tutto all’aria, colui che inganna il traditore  e nella nostra vicenda questo fu il ruolo di un certo Angelo Maria Vico di Mallare.
E’ con lui e con altri congiurati che Raffaele doveva incontrarsi nei pressi di Finale, avrebbero poi dovuto raccogliere altri affiliati nelle province di Parma e Piacenza e, unitamente alle forze raccolte dal Marchese di Livorno nel Basso Piemonte, assaltare Genova.
Il 24 Giugno, giorno di San Giovanni Battista, i congiurati avrebbero dovuto attaccare la Superba dalla Valbisagno, entrando in città attraverso le Mura di San Simone, dove si trovava una porta che veniva chiusa ma non sorvegliata.
E poi giù, fino all’Acquasola e oltre, avrebbero saccheggiato il tesoro di San Giorgio, arrestato i nobili e occupato Palazzo Ducale.
Il condizionale è d’obbligo perché i fatti si svolsero poi diversamente.
Il Vico infatti, temendo di finire lui stesso al patibolo, pur avendo fornito aiuti e sostegno a Raffaele, spifferò tutto al Governatore di Mallare, che ne mise a conoscenza il Senato della Superba.
Era il 21 Giugno del 1672, tre giorni prima del presunto assalto.
Presto, presto, non c’è tempo da perdere!
Il collegio dei Procuratori, per ovvie ragioni, escluse dalle consultazioni i due zii di Raffaele.
Si armarono galee e vascelli per difendere la riviera di ponente, mentre i soldati partirono alla volta della Valbisagno e della Valpocevera, allo scopo di sedare eventuali focolai di rivolta.
E giunse il 26 Giugno.
E il Marchese di Livorno, con le sue truppe, si avvicinò pericolosamente a Savona.
Venuto a sapere che la città era in armi, pronta alla difesa e che a Genova era nota la trama di Raffaele della Torre, il Marchese desistette.
L’esito della congiura si risolse così in un fallimento.
Su Raffaele della Torre pendeva un ordine immediato di arresto, al quale egli scampò riparando in quel di Piacenza, dopo aver dato alle fiamme i fogli sui quali aveva annotato i suoi progetti di sedizione.
Mandò verso il Ponente uno dei suoi uomini, ma questi venne catturato e confessò quanto c’era ancora da sapere.
Raffaele della Torre scappò lontano da Genova, a Torino.
I suoi seguaci vennero condannati a morte oppure messi al remo ai lavori forzati.
Per il Della Torre venne confermata la condanna a morte, per i suoi figli fu sentenziato il bando perpetuo e si stabilì una ricompensa di ventimila scudi a chi lo consegnasse alle autorità, vivo o morto.
E il Vico, colui che era stato la rovina di Raffaele?
Oh, venne ricompensato!
Gli venne assegnata una pensione annua di 400 scudi d’argento ed una scorta di quattro soldati a tutela della sua persona.
In effetti il povero Vico ne aveva bisogno perchè Raffaele gliel’aveva giurata, cercava vendetta, mica vi stupirete, no?
E infatti, dal suo rifugio piemontese, fece recapitare al suo nemico una cassa, che conteneva delle pistole che, per uno strano marchingegno, si sarebbero messe a sparare all’apertura della cassa.
E il Vico, pur avendola aperta con cautela, rimase gravemente ferito.
Un’ulteriore cassa contenente la stessa micidiale trappola venne poi inviata agli uffici della Dogana di Genova ma in questo caso venne intercettata prima che esplodesse.
Malizia, inganno, trame oscure, la storia è un film.
E ha il suo finale, anch’esso sorprendente.
Raffaele Della Torre, il traditore di Genova, rimase per un lungo periodo in Piemonte, passo poi in Val D’Aosta ma, divenuto inviso ai Savoia,  dovette lasciare quelle terre.
Viaggiò ancora a lungo per l’Europa, finendo poi per approdare a Venezia.
E nella Serenissima, durante il Carnevale, mentre Raffaele girava per le calli mascherato come si conviene, venne raggiunto da una coltellata che lo colpì a morte.
Era l’anno 1681.
Diverso tempo prima, in quel fatale 1673, a Genova, per lasciare ai posteri la memoria dell’infamia di quest’uomo che aveva tradito la sua patria, venne affissa sul muro laterale di Palazzo Ducale un’iscrizione.
La potete trovare imboccando Via Tommaso Reggio:  la si vede, nell’immagine sottostante in alto a destra, sotto quella dedicata ad un altro genovese che tentò di congiurare contro la Superba, vi racconterò presto anche la sua vicenda.

E qui, ad eterna ricordanza delle sue scelleratezze, ancora oggi, nei nostri caruggi, all’ombra della Torre Grimaldina, sul muro si legge il nome di Raffaele Della Torre, il traditore di Genova.

Raffaele Della Torre figlio di Vincenzo
ladro delle sostanze altrui con tutte le arti
improbo
omicida, compagno di predoni e pirata nel patrio mare
traditore e reo di lesa maestà
macchinato l’eccidio della Repubblica
superati i supplizi con l’enormità dei delitti
condannato due volte alla sospensione sulla forca
confiscati i suoi beni, proscritti i figli
abbattute le case
questo monumento a perenne ignominia
per decreto del senato eretto
sia detestabile
anno 1673

30 pensieri su “Raffaele Della Torre, storia di un traditore

  1. giuro, troverò il tempo per leggere, con calma… ora no, ma una considerazione mi esce dal cuore: sei una miniera di attività, sono stupita, meravigliata, invidiosetta?? complimenti, e così mi aggiungo ai tantissimi complimenti che navigano sulle tue pagine, e mi ci aggiungo volentieri. brava, bravissima e grazie

    • Oh, cara ma grazie, quanto sei gentile! Ma tu lo sai che sabato mattina, nel mio consueto giretto di caruggi, durante il quale ho fotografato quella targa, sono passata sotto quella famosa torre, in Canneto, la conosci vero? E guardavo su, e poi dai vetri si vedeva la scala che sale e poi mi domandavo cosa siano mai quegli strani ferri che sono posti in alto…lo sai? E comunque, che meraviglia!!!! Un abbraccio grande!

  2. Dear Miss Fletcher,
    ha ragione Susanna, non ti si può che definire enciclopedica: non sapevo nulla di questo Raffaele Della Torre ma ci hai pensato tu a rimediare alla mia ignoranza.
    Certo che il personaggio non era un mostro d’astuzia, avrebbe dovuto restarsene in Provenza, tenere un basso profilo e non farsi più vedere in giro, invece si è imbarcato in un’impresa paragonabile a un tentativo odierno di svaligiare il caveau di Fort Knox, per giunta facendosi sponsorizzare da un livornese. Non ha proprio capito un tubo, il ragazzo…
    Fabio – Zeneize since 1965. Beat it, no one wants to be defeated.

      • Dear Miss Fletcher,
        cosa me lo dici a fare? Se questa è la Miss, questo è Fabio: non mi capita molto spesso di far riderissimo una persona con una semplice firma e allora tu continua a dirmelo se lo pensi, ma soprattutto continua a regalarci le tue meravigliose storie perché credimi, la gran parte di quello che si legge e si ascolta in giro è di una pochezza agghiacciante.
        Abbi pazienza, mi è partito il pippone, ma sono certo che tu abbia capito il significato di quello che ho provato a dire. E comunque: grazie, grazie, grazie !!!
        Fabio – Zeneize since 1965. Everything I do, I do it for you.

  3. Questi racconti, che ci porti con tanta passione, aumentano l’interesse verso la nostra amata Genova e fanno conoscere i personaggi, che nel bene e nel male hanno fatto scrivere tanti volumi e documenti a cui tutti attingiamo sempre con grande interesse.
    Eugenio

    • Grazie Eugenio, queste sono storie incredibili, non è neppure tanto semplice raccontarle, ma si può rinunciare? E poi c’è quell’altro, la cui targa d’infamia sovrasta quella di Della Torre…tu sicuramente saprai di chi sto parlando, che vita anche quella, non vedo l’ora di scriverla.

  4. Leggere te e leggere un romanzo a puntate è la stessa cosa Miss. Sei bravissima, anche avvincente devo dire. Ma lo sai che Raffaele Della Torre non lo conoscevo minimamente? Che vergogna…ma sai, se io sapessi già tutto come farei a dissetarmi con le tue belle storie? E quanta ricerca c’è Miss, ma come fai? Un bacione.

    • Non penso che sia un personaggio così noto sai, la storia però è veramente incredibile…io mi diverto a raccontare queste cose, poi vengono questi poemi ma non saprei davvero come altro fare!
      Baci tesoro!

  5. certo che voi genovesi avete un passato mica da scherzo. Il buon della Torre, dopo una giovinezza da scapestrato doveva seguire esempi illustri e aspirare alla santità.
    Ma dalle mie parte c’è un Via Della Torre…uhm…non sarà mica il tuo, vero?

  6. Carissima Miss Fletcher, da poco ho iniziato a studiare la storia di Genova e mi sto “armando” per documentarmi sempre meglio. A questo proposito, trovando i tuoi articoli assolutamente interessanti e utili, potresti dirci dove trovi tutte queste informazioni? per esempio, per questo articolo, ti sei riferita a qualche testo? grazie mille e complimenti!

    • Ciao Chiara! E’ bella la storia di Genova, eh? Dove trovo queste storie? Non su un libro, su tanti libri. Di quelli fuori edizione, spesso antichi.
      Tra poco ci sarà la fiera in Galleria Mazzini…fai un giretto lì, sfoglia qualche volume e vedrai che qualcosa trovi!
      A presto!

  7. Pingback: Giampaolo Balbi, il nobile che si macchiò d’infamia « Dear Miss Fletcher

  8. Miss, un personaggio, davvero, cattivo dentro, questo Raffaele della Torre… e sì che a Genova c’è l’aria buona!… un tempo i traditori, se beccati, facevano una brutta fine, e a costui era andata ancora bene, perchè se l’era cavata appena con una coltellata, sia pure mortale… al Conte Ugolino, un bel po’ di annetti prima, era andata assai peggio…

  9. Cara miss Fletcher,
    molto interessante la storia della congiura Della Torre. La sto seguendo da tempo per cercare di capire alcuni punti poco chiari dell’intricatissima vicenda.
    Uno dei complici del Della Torre sarebbe stato Giovanni Prasca, da Finale, che avrebbe fatto da tramite costui con il Vico, che era di Mallare, un paese del savonese.
    A Mallare vi era anche il Marchese Giovanni Battista Cattaneo Della Volta, futuro Doge, che, venuto a conoscenza della ipotetica congiura, cercò di avvertire il Senato della Repubblica, che non vi prestò attenzione.
    La congiura ebbe corso ed si arenò per il “tradimento” del Vico.
    I Prasca, a Finale, erano nobili e benestanti (anche il Della Torre lo era), e Giovanni Prasca era un mio antenato collaterale. La sua partecipazione alla congiura mi sembrava poco chiara, considerando che suo figlio Cristoforo, sarebbe diventato Console della Repubblica di Genova a Cadice (Spagna)…
    Per farla breve l’ipotetico scenario che si configura è questo:
    – Cattaneo Della Volta, Governatore di Mallare, scopre la congiura e avverte il Senato,
    – Il Senato non da peso a questa denuncia,
    – Cattaneo organizza una trappola per il Della Torre: Giovanni Prasca mette in contatto il Della Torre col Vico,
    – Il Vico conquista la fiducia del Della Torre, mostrandosi partecipe della congiura,
    – Il Prasca (la cui sorella Battistina Prasca, peraltro, aveva sposato in prime nozze un Cattaneo) asseconda il Della Torre,
    – Al momento giusto scatta la trappola col presunto tradimento del Vico, che altro non era che un’operazione di Intelligence,
    – Il Vico viene ricompensato con un vitalizio di 400 scudi annui, la condotta di una Compagnia di Fanti e una scorta di 4 armati a sua custodia personale,
    – Il nobile Giovanni de’ Prasca, già benestante, ebbe un notevole sviluppo nei suoi commerci, il figlio diventò Console a e aprirono una compagnia di commercio navale a Cadice e la famiglia, che era originaria di Belforte, terra confinante con Ovada, ma appartenente ai Savoia, fu iscritta al Patriziato Genovese.
    L’Archivio Segreto di Genova potrebbe portarci a scoperte veramente interessanti!
    La storia della congiura Della Torre è veramente più gustosa di una fiction.

    Alberto Lubelli de’ Prasca

    • Buonasera Alberto, direi che sono le notizie che avevo io su questa storia incredibile, mi mancava il seguito della vicenza del Prasca.
      Veramente una storia appassionante e intricatissima, capisco che la appassioni. Buona ricerca e grazie dell’apprezzamento.

  10. Pingback: Le pietre e la luce | Dear Miss Fletcher

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