San Sisto, un fabbro, un celebre veneziano e due temibili vecchiette

Una prospettiva di palazzi addossati uno sull’altro.
Forse non ci siete mai stati, ma questa è certo la strada più famosa dei nostri caruggi, questa è Via Prè, colorata, multietica, antica e ricca di storia.

Ed è in Via Prè che si trova la piccola chiesetta di San Sisto, potete intravederla a destra, tra le case, al di là dell’archivolto.


Narrano le cronache che la prima chiesa dedicata a San Sisto risalisse al 280, quando due tempietti vennero edificati in onore dei Santi Lorenzo e Sisto, martiri cristiani.
Questo primo luogo di culto, non più esistente, sorgeva vicino al mare nella zona della darsena.
In seguito, ne sorse uno nuovo, eretto nel 1088 per celebrare la vittoria navale delle forze genovesi e pisane che congiuntamente avevvano sbaragliato i saraceni.
Certo è che Pisani e Genovesi, come si sa, finirono poi per darsele di santa ragione e quasi 200 anni dopo, nel 1284, la gente di Genova sbaragliò le forze pisane nelle celebre battaglia della Meloria.
In seguito, nel 1290,  vi fu la distruzione di Porto Pisano ed eroe indiscusso di quest’ultima vicenda fu un certo Noceto Chiarli, fabbro ferraio,  che, con la sua innegabile maestria, trovò il modo di spezzare le catene di Porto Pisano, a quanto pare arroventandole con sacchi di nocciole che si trovavano sui moli. Gli anelli,  a causa del calore, cedettero e  quelle  catene furono portate in trionfo a  Genova e  appese davanti alle maggiori chiese, nonché su Porta Soprana e Porta dei Vacca.
La battaglia della Meloria si era svolta nel giorno dedicato a San Sisto, il 6 Agosto,  e pertanto si stabilì che annualmente, nella chiesa di San Sisto, in quel giorno si celebrasse una messa.
Il Giustiniani racconta che si decretò che si portasse ogni anno ai sei agosto per li rettori della città e per il popolo un pallio di broccato d’oro con l’offerta di cera alla chiesa di San Sisto.
L’attuale Chiesa di San Sisto venne consacrata nel 1828, e si trova appunto in Via Prè, in posizione ben più elevata rispetto al mare, dove invece era situato il precedente edificio.
Questa è la sua facciata.

E’ una piccola chiesa, molto raccolta ed intima.

E sull’altare, con un gesto benedicente, vi accoglie il Santo al quale è dedicata questa bella chiesetta.

Oh, certo non è avvenuto tra queste mura, bensì nella precedente costruzione, ma  in San Sisto si sposò Carlo Goldoni, quando convolò a nozze con Nicoletta Connio, giovane genovese che aveva infranto il cuore del bel veneziano.
In Vico Sant’Antonio, dove lei abitava, una targa ricorda quell’incontro fatale, come vi ho già raccontato qui.

Ai muri vi sono le vestigia del passato.

E una lapide ricorda San Giovanni Bosco.

Ma a San Sisto ciò che più mi affascina è il candore, il senso di purezza che vi si respira.

La sua forma circolare  la rende davvero accogliente e calda.

La penombra, una statua di spalle, e sullo sfondo la chiesa.

E quei soffitti, che sembrano un cielo carico di luminose promesse.

La storia di San Sisto è  molto antica e così, tra le sue mura, si trova il ricordo di coloro che qui operarono.
Entrando, alla vostra destra, troverete un busto, è dedicato a un parroco, Giorgio Lanfranco, morto a causa della peste, nel lontano 1656, quando quel letale morbo infuriava nella nostra città.

Eh, è dalla notte dei tempi che questa è una zona di frontiera.
A San Sisto, nella vecchia chiesa, nel 1601 accadde anche un brutto fatto di sangue che balzò agli onori delle cronache.
Un altro  parroco, Gerolamo Lercari, venne assassinato a colpi di moschetto sull’altare.
E’ lui ritratto nel busto che troverete all’altro lato del portone.

Ai piedi della statua, una lapide ricorda la violenta fine del religioso.

L’omicida si diede alla macchia, sparendo da Genova per ben cinquant’anni.
Sfortuna volle che, dopo così tanto tempo, si decise a ritornare, ma non aveva fatto i conti con le parrocchiane di Don Lercari, bisogna sempre stare in guardia quando ci sono di mezzo dei genovesi!
E infatti due attempate e devote signore ebbero la ventura di incontrarlo ed avendolo riconosciuto lo fecero arrestare e in men che non si dica l’assassino finì sulla forca nelle vicinanze di San Sisto.
Quante storie celano le nostre città, quante di esse ignoriamo, eppure dovremmo conoscerle, queste storie piccole, fatti di vita quotidiana del tempo passato.
Ed è ancora al passato che mi riporta, una delle più dolci presenze di questa piccola chiesa che non porta solo il nome del Santo martire: questa è la chiesa di San Sisto e di Maria Bambina, alla quale è dedicato un altare dalle tinte delicate e lucente d’oro.

Penso alla devozione, a quanti, in tempi lontani, saranno venuti qui, per rivolgersi a lei.
Se andrete in Via Prè, nella piccola chiesa che sembra una bomboniera, la troverete.
E’ Maria Bambina, tenera e innocente, che nasce alla vita nel bianco candore della chiesa di San Sisto.

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31 pensieri su “San Sisto, un fabbro, un celebre veneziano e due temibili vecchiette

      • sto dando una sbirciata al tuo blogche trovo molto interessante..in questo momento sono sul post dedicato a Jerome .Ho letto il libro tempo fa ma mi ricordo le vicissitudini e i loro problemi nell’attraversare le chiuse.
        Cmq riguardo al tuo blog quasi interamente dedicato a Genova ha delle foto splendide …io alla nostra cittàho dedicato delle poesie
        un sorriso

      • Grazie, mi fa piacere che ti piacciano i miei post e le fotografie.
        Certo, il soggetto ci mette del suo, Genova è bella, basta guardarla.
        Verrò presto a sbirciare le tue poesie!
        Buona domenica!

  1. Il bello di questi tuoi post è che dopo un po’ partono le connessioni e si comincia a dire per esempio “me le ricordo quelle catene sottratte ai pisani che ora non sono più lì e di cui si parlava in un altro post! ” e ci si sente sempre più a casa. Un bacione

  2. Che bello cara amica, ho potuto sognare un pochino anche stamane, in questa domenica di forte vento e nuvoloni minacciosi.
    Grazie per questo prezioso racconto e le belle foto, un abbraccio
    Susanna

  3. Dear Miss Fletcher,
    complimenti per l’ennesimo, stupendo post: via Pré non è soltanto sinonimo di malaffare e anzi, c’è ancora molto da valorizzare in zona e nessuno più di te sarebbe in grado di farlo.
    Venerdì sera (diciamo pure notte) io e il mio amico Slim abbiamo scattato un pò di foto nelle tue zone preferite tipo vico Vegetti, i Macelli di Soziglia e ovviamente vico della Luna, che a mezzanotte sembra ancor più lunare del solito.
    Appena ricevo le foto te le spedirò senz’altro, ma non ti aspettare la stessa qualità delle tue immagini anche perché avevamo in corpo un paio di pinte e l’obiettivo del cellulare di Slim è piuttosto limitato.
    Fabio – Zeneize since 1965. Night lights are brighter.

    • Grazie! Via Prè è una strada bellissima, andrebbe certamente messa in maggior risalto.
      Riguardo ai caruggi, conosco anch’io le loro suggestioni notturne.
      Ma io davvero non ho zone preferite, sono affezionata ad ogni angolo con uguale misura.
      Buona domenica!

  4. Grazie Miss. Anche oggi mi hai fatto passeggiare per le strade di Genova e scoprire angoli dimenticati. Pero’, dai, fallo questo libro su Genova con i tuoi post! Chiamalo come vuoi. Magari ti aiutiamo noi a trovare un bel titolo ma pensaci. Buona domenica.

  5. Mamma mia Miss! Che intrigante palcoscenico hai raccontato oggi. Quante ne son successe! Meravigliosa la statua della Maria Bambina e gli affreschi sui soffitti! Leggo qui sopra che tentenni a fare il libro…? Dico, ma sei matta?! Mettiti subito all’opera! Volevo solo ricordarti, così nel tuo libro potrai specificare meglio, che a dare l’idea delle nocciole a Noceto fui io! Erano quelle che avevo messo via per l’inverno! E invece tu dimmi, eravate tu e Miss Marple le due vecchiette senza paura vero? Vi ho scoperto!

    • Haha…lo sapevo che dovevi avere qualcosa a che fare con la faccenda della nocciole, ci avrei giurato 🙂 !
      E sì, mi hai clamorosamente beccata, sono stata io con Miss Marple ad incastrare quel manigoldo!
      Baci tesoro!

  6. Che belle queste storie 🙂 per la serie prima o poi ognuno ha quel che si merita, viva le due vecchiette!
    Se non lo sei già, dovresti pensare seriamente di fare la guida turistica cara Miss!

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  14. Miss, San Sisto è una chiesa in cui non sono mai entrato, anche se le occasioni non mi sono mancate perchè ogni volta che passo da Zena, al percorso Via Prè – Via del Campo non so resistere… dalle foto vedo che è molto graziosa e la definirei pure “fresca”, un piccolo Pantheon rotondo… peccato che la cupoletta si veda solo dall’alto… le catene del porto pisano ho avuto modo di vederle a Pisa, nel Camposanto Monumentale di Piazza dei Miracoli…

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