Ginestre, formine e granchi

Quando si avvicina l’estate, mi viene sempre in mente l’autostrada.
L’autostrada che porta verso il ponente era tutta ginestre.
Estate, il tempo delle ginestre.
E io mi ricordo che da piccola stavo con il naso appiccicato al finestrino, con gli occhi che cercavano quelle macchie gialle tra le rocce.
Estate, tempo di cartelli stradali.
Anche voi, durante il viaggio, guardavate fuori e contavate i cartelli?
Io l’ho sempre fatto, quando si macinavano chilometri su chilometri per andare al mare, era il mio passatempo abituale.
Il mio cartello preferito era quello della caduta massi.
Sì, quello.
E vi confesso che, quando si passava accanto alle pareti di roccia protette dalle reti, guardavo sempre in su, in trepidante attesa di assistere allo spettacolo delle pietre che rotolavano giù.
Mai visto neppure un sassolino, neppure per sbaglio!
Eh, con il senno di poi, meno male, però che delusione, ai tempi!
Mi piaceva anche parecchio il cartello dei lavori in corso, quello con l’omino con la pala, che scava davanti a un mucchietto di terra.
Ecco, quello è sempre stato fonte di grandi soddisfazioni: comportava, infatti, un grande trambusto, i corridoi ristretti con i segnali a centro strada, le lucine arancioni lampeggianti.
Un vero divertimento!
E sullo sfondo,il giallo delle ginestre.
A destra i monti, a sinistra il mare e l’autostrada che scorre in mezzo.
Quando all’orizzonte si intravedeva Alassio, voleva dire che si era quasi arrivati.
Noi andavamo ancora oltre, ma la meta era ormai vicina.
Finalmente!
Le vacanze che facevo da piccola, per me, non hanno nulla a che spartire con le misere ferie dei tempi odierni.
No, proprio per niente.
La mia, poi, è stata una generazione fortunata.
Le nostre vacanze iniziavano a giugno, con la fine della scuola, per terminare a settembre inoltrato.
Si stava al mare o in campagna, con la mamma, papà invece andava e veniva, in attesa di godersi anche lui un periodo prolungato di vacanze.
Non racconto nulla di nuovo, so che molti di voi si rivedranno in questo quadretto famigliare.
Le vacanze, le vacanze al mare.
Il secchiello, la paletta, le formine.
Scusate, ma voi, nella vostra vita adulta avete mai provato qualcosa di più divertente?
C’è qualcosa di meglio? Io non credo proprio.
Le formine. Un cerchio, una stella, un cuore.
La punta del cuore si spezzava sempre, che nervoso.
E poi i castelli di sabbia, i ghirigori e le decorazioni si facevano con la sabbia impregnata di acqua salmastra, si mettevano intorno tutti i sassolini, si piantavano gli stecchi dei ghiaccioli tutti intorno per fare la palizzata.
E poi, sulla sabbia, si tracciava la pista per giocare a biglie e si stava ore e ore a sfidarsi.
Ve le ricordate le biglie, per metà colorate e per metà trasparenti? Al centro c’erano piccole fotografie dei ciclisti più famosi.
Che nostalgia!
E poi c’era l’attesa, l’attesa infinita. Le tre ore che bisognava rispettare, dopo mangiato, prima di fare il bagno.
Uh, che impazienza!
E quando si era finalmente in acqua, ci si stava finché la pelle delle dita non si raggrinziva tutta, si nuotava, si facevano le capriole e le verticali, e poi si facevano i tuffi: i più grandi tenevano le mani incrociate, i più piccini ci posavano il piede sopra e poi, con una forte spinta, si tuffavano in mare.
Io al mare non stavo mai ferma, se non ero a mollo o a giocare con la sabbia, stavo sugli scogli a pescare i granchi, i paguri e i ricci.
I miei più acerrimi nemici erano i granchi pelosi: quelli con le chele grandi e taglienti.
Ero capace di stare delle ore, china su uno scoglio pur di catturarne uno.
Attaccavo in fondo alla lenza una povera patella, vittima sacrificale dei miei pomeriggi estivi, e la facevo pendere tra le rocce.
Quando il granchio si attaccava lo tiravo su e lo mettevo nel secchiello.
A sera poi, ognuno tornava alla propria vita: io alla mia casetta, i granchi al loro mare.
La mia lenza, questa, ve l’ho già mostrata, lo so.
Eh, ad ogni estate mi verrebbe voglia di tirarla fuori e tornare su quegli scogli.

In mare, c’erano anche altri temibili abitanti.
Le meduse, bellissime e multicolori, che male se anche solo ti sfioravano!
Per non parlar dei ricci, quelli poi!
Se ti pungevi bisognava togliere le spine con l’ago, che tortura!
Quante spine di riccio hanno incontrato i vostri piedini? I miei parecchie, purtroppo!
E poi, al mare, quando si era piccoli, a metà pomeriggio si faceva merenda.
Una pizzetta, un ghiacciolo, un cremino o la Coppa del Nonno.
O magari il sacchetto di patatine con la sorpresa dentro.
Ecco, quelle erano vacanze.
Se le ho avute devo ringraziare i miei genitori, che mi hanno permesso di avere un’infanzia allegra e spensierata.
Sì, quelle erano vacanze.
Con il costumino di spugna, le ciabattine di gomma, il pallone sempre al seguito.
E con i nostri giochi, i giochi di noi che siamo stati bambini negli anni ’70, uno di questi a molti di noi ha fracassato i polsi e le dita.
Era una questione di velocità e ritmo, non era affatto semplice far sbattere le palline una contro l’altra.
Mia sorella era bravissima, io molto meno.
Le conservo ancora, nel cassetto della scrivania, accanto alla lenza.
Magari un giorno di questi potrei riprovarci, che ne dite?

Annunci

32 pensieri su “Ginestre, formine e granchi

  1. Come sempre hai descritto una realtà piacevolmente a me nota. Ma quelle terribili palline!!! Ahi ahi i polsi pieni di lividi, ricordo. Poi sulla spiaggia, un pochino più grandi si giocava le ore a racchettoni, con una certa paura da parte degli astanti che rischiavano grosso e con evidente disappunto di chi prendeva (o avrebbe desiderato prendere)beato, il sole.
    E c’era sempre qualche pesciolino o granchietto nel secchiello pieno di acqua salata che ahimè, non arrivava mai a casa.
    Quanto tempo Miss…. velo pietoso.
    Susanna

    • Eh già, Susanna, quanto tempo! Io mi divertivo tantissimo da piccola, non mi sono mai annoiata, neppure quando giocavo da sola.
      Le palline erano tremende, non ho mai capito bene il funzionamente…caspita che male, se ci penso!
      Siamo sull’onda dei ricordi stasera….

  2. Miss hai descritto per filo e per segno i miei ricordi di bambina, io non sarei riuscita a raccontarli meglio. Le vacanze con i genitori non le dimenticheremo mai, sono cariche di felicità e spensieratezza. Ricordo che quando si ritornava a casa ero talmente triste che piangevo sommessamente durante tutto il viaggio.
    Le palline tortura dita le avevo anch’io….
    un bacio e grazie!

    • Eh Sabri….l’infanzia! Per me è stato il periodo più bello della mia vita.
      Sapevo che i miei ricordi sarebbero stati i vostri, mentre scrivevo pensavo a quanti di voi si sarebbero riconosciuti nelle mie parole.
      Eravamo bambini ed era tutto bellissimo!
      Un bacino cara Sabri!

  3. Miss, tu forse non ci crederai ma ho le lacrime agli occhi. Ogni riga, ogni parola del tuo racconto, del tuo ricordo, è identica alla mia vita dai 0 ai 12 anni. La mia unica differenza è che da giugno a settembre stavo in montagna e non al mare ma quando si andava al mare durante quel periodo, si doveva aspettare tre ore prima di fare il bagno ed era un dilemma scegliere se mangiare un gelato o fare il bagno. Io e mio padre contavamo le gallerie e i segnali stradali non solo venivano contati ma anche spiegati. Me ne piacevano diversi e mi piacevano anche quelli che indicavano quanto era lunga una galleria perchè dovevamo indovinarlo e fare la gara. Era bellissimo. E i castelli di sabbia e le formine e il rastrello, sempre senza un dente. Oh Miss, che immagini. L’autostrada dei fiori. Quante volte l’abbiamo percorsa. Un bacio grandissimo. Che bel post Miss! p.s. =e quando ero in montagna anche mio papà andava e veniva perchè lavorava!

    • Il rastrello con il dente rotto, è vero!
      E le gallerie, quanto sarà lunga? Indovina! Contiamo per indovinare, dai.
      Che ricordi Pigmy, l’autostrada dei Fiori e i paesi che si susseguivano.
      Vedi, abbiamo ricordi simili, lo sapevo.
      Tutti abbiamo avuto un secchiello e una paletta, tutti abbiamo gustato un cremino seduti sulla sdraio.
      Che nostalgia…un bacino tesoro!

  4. Cara Miss, che bello, mi hai fatto rivivere la mia infanzia 🙂 si perchè, anche se io sono arrivato qualche annetto dopo, anche noi facevamo vacanze simili una volta!
    Ora il mare come lo vivevo una volta mi ha un pò stancato…non prendo mai il sole, sto molto in acqua e poi vorrei andare subito a casa!
    Da noi però di granchi ce ne sono pochi…e i ricci solo in alcune zone, infatti non ho mai avuto l’occasione di provarne uno! Invece il gioco delle palline proprio non lo conosco…

    • Eh, Massimo! Il gioco delle palline è proprio degli anni ’70!
      Ma le nostre vacanze di bambini certo hanno tanto in comune, la vacanza tipica della famiglia italiana.
      Io mi divertivo un mondo…a parte i ricci, beato te che non li hai mai provati, che male!

  5. Bellissimo post! E quelle palline, quanto le ho desiderate! Ma la mia mamma non ha mai acconsentito a comprarmele 😦 che nostalgia… in spiaggia non si sentiva che il loro click clack! Bacioni

  6. Le mie vacanze al mare si spostano ad un decennio dopo, ma, devo dire, molte esperienze sono le stesse (a parte la lenza). Anch’io avevo quelle palline e guardavo in su per vedere se sarebbe rotolata almeno qualche pietruzza. E mi mettevo sul sedile posteriore e guardavo nel lunotto le macchine che ci precedevano e puntando l’indice facevo finta di sparare alle auto come nei film polizieschi 😀
    Che ricordi, grazie, Miss :*

  7. Cara amica,mi hai fatto tornare indietro nel tempo.Sono riuscita anche a sentire l’odore di quei tempi,di quei momenti!Io addirittura mangiavo un panino in acqua,per non dover aspettare di potermi rituffare!!Che meraviglia,che tempi!!!!Che felicita’!!!!

    • Eh, Vale…io ti ci vedo nell’acqua con il panino, con la mamma che ti chiama: Valentina, vieni fuori!
      Come sai bene, visto che le hai condivise con me, ci sono anche altre estati che devo ancora raccontare, in altri posti a noi molto cari!
      Un bacino Vale!

  8. Eccomi, ora parto davvero ma un ultimo salutino alla mia sorellina lo dovevo fare. Ciao tesoro a tra qualche giorno! Un bacione grande e scrivi poco in questo periodo! La tua Pigmy.

  9. a quel tempo si giocava pure con l’elastico e poi con quella palla ovale infilata tra due corde, che per muoverla dovevi allargare le braccia.
    Erano anni in cui ci si divertiva con poco, o meglio, ci si divertiva e ci si annoiava insieme. Adesso non sempre è così.

    • L’elastico, che memorie! Era divertentissimo. Sì, ci divertivamo proprio con poco, io personalmente credo di non essermi mai annoiata da piccola.
      Avevo sempre un gran da fare, se non erano le bambole erano i pentolini, la corda da saltare o qualunque altra cosa, non stavo mai ferma..

  10. Pingback: Giochi da spiaggia di noi bambini degli anni ’70 | Dear Miss Fletcher

  11. Pingback: Quando viaggiavamo sulla 500 | Dear Miss Fletcher

  12. Miss, bellissimo post… per quanto invece riguarda me, in Argentina, al mare andavamo in treno e nei 360 km di assoluta e assolata pianura, per distrarmi, contavo le carcasse delle vacche morte, conseguenza dell’allevamento brado… quando ero stufo delle vacche, contavo i pali del telegrafo che proprio in cima avessero un tondo nido di “hornero” (fornaio), uccelletto tipico della Pampa argentina… insomma, ho imparato a contare, più andando al mare che andando a scuola…

  13. Le clic-clac,che meraviglia!ricordo che ne risuonava tutto il quartiere!
    Se penso alle mie spiagge estive mi prende proprio un gran magone:da bambina andavo a Pra e un po più grande a Lavagna ed entrambe le spiagge non esistono più,una sostituita da un tristissimo canale,l’altra ridotta ad una sottile striscia tra i macchi di difesa per la ferrovia…Lo spiaggione dei cavi di Lavagna era magnifico,luogo dei primi balli sulla musica del registratore mentre i genitori giocavano a carte dopocena nel baracchino dello stabilimento.che nostalgia!

  14. I nostri viaggi in auto erano una sorta di concerto:cominciavamo a cantare al casello di Sampierdarena e tiravamo in lungo fino all’arrivo tanto che misuravamo la lunghezza del viaggio on base a quanto repertorio avevamo cantato (“siamo arrivati solo a “ma se ghe penso” “siamo arrivati fino a bella ciao””uh,lunghissimo abbiamo cantato anche Gabriella Ferri”)il tutto rigorosamente a quattro voci con papà che rispolverava tutto il suo repertorio e la sua abilità di canterino.I pezzi forti erano “Madonninn-a di pescoei” e “Firenze sogna”:ancora adesso quando le sentiamo a me e a mia sorella vengono le lacrime agli occhi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.