Notte prima degli esami

Giorni fa mi è capitato tra le mani il giornale con una versione di greco proposta nel passato come prova di esame alla maturità classica.
Per un attimo vi confesso che ho avuto la tentazione di rispolverare il Rocci per vedere cosa riuscivo a combinare.
Eh, veramente la voglia mi è passata subito, ad esser sincera!
Ma perché mai dovrei mettermi a litigare con gli aoristi, visto che non ci frequentiamo più da parecchi lustri?
L’esame di maturità me lo ricordo alla perfezione.
E mi ricordo anche com’ero vestita: Superga, pantaloni bianchi di cotone a disegni floreali, candida camicia bordata di verde.
La colonna sonora della maturità di questa mia fortunata generazione fu una famosa canzone di Antonello Venditti, uno dei cantautori che meglio sa interpretare le nostre emozioni i momenti importanti della nostra vita.
Io mi ricordo quattro ragazzi con la chitarra e un pianoforte sulla spalla
come i pini di Roma la vita non li spezza
Questa notte è ancora nostra.
Venditti è romano e sapete, io a Roma non ci sono stata mai.
Oh, ma a quel tempo avevo un grande amore che abitava nella capitale! E io e lui ci eravamo persino scambiati il laccetto di cuoio con il nodo che portavamo al collo, una storia impegnativa, quindi!
E le parole di Venditti per me avevano ben più di un senso, erano un po’ le mie, come spesso accade con certe canzoni.
Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza,
tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto,
stasera al solito posto, la luna sembra strana
sarà che non ti vedo da una settimana.
Notte prima degli esami.
Serve a qualcosa studiare a poche ore da un’interrogazione importante?
Secondo me no e così, prima degli esami, trascorsi una giornata come molte altre, su certe panchine, in un luogo che allora frequentavo quotidianamente.
Che ansia gli esami, però!
Notti di lacrime e preghiere,
La matematica non sarà mai il mio mestiere
Eh, io sono allergica ai numeri! E alla maturità ebbi davvero una fortuna sfacciata.
Avevamo una professoressa di matematica accomodante come un feldmaresciallo prussiano, che terrorizzava gli studenti con il suo pessimo carattere.
Quell’anno come materia scientifica al classico uscì arte.
Sapete che successe? Vennero rese pubbliche le materie e il giorno dopo nella mia classe accogliemmo l’odiatissima prof con un’enorme scritta tracciata con il gesso sulla lavagna: ARTE.
Ah, che soddisfazione!
Ecco, comunque io avevo scelto greco e filosofia e se mi avessero cambiato la materia, come si usava fare a quei tempi, sarebbero stati guai.
Non sapevo niente di arte, manco una parola.
Ogni tanto gettavo uno sguardo distratto all’Argan, giusto per tacitare la coscienza, ma confidavo molto nella mia buona sorte.
E mi ricordo gli scritti, in un’aula piena di gente, guardati a vista da professori che non conoscevamo, la temibile commissione esterna.
Scelsi il tema sulle figure femminili del romanticismo, era perfetto per me!
Ecco, ora posso dirlo: ai tempi mi trascinavo dietro il vocabolario d’italiano come un inutile peso morto, non lo usavo mai.
E voi? Andavate a cercare il significato delle parole, la corretta grafia, i sinonimi e i contrari?
Ma manco per idea!
E sì, certo, l’esame di maturità è importante, ma a quell’età a cosa si pensa?
Alle vacanze che ti attendono, alla spiaggia, a quando finalmente riavrai la tua libertà e a quando rivedrai quel laccetto di cuoio!
Notte prima degli esami.
Notte di giovani attori di pizze fredde e di calzoni.
Erano così, quelle notti.
Si andava a mangiare un panino alle due del mattino e poi a dormire, se lo facessi adesso sono sicura che non riuscirei a prendere sonno!
E sì, il vocabolario è fondamentale, ma io l’ho capito dopo, come molte altre cose che allora con comprendevo.
C’è sempre un dopo, nel quale si manifesta ciò che un tempo pareva oscuro, si svela il senso di ciò che non sentivi tuo e che invece ti appartiene.
E’ un istante, è quasi impossibile individuarlo, ma in un istante si diventa grandi.
Ma là, nel tuo passato, c’è sempre quella lavagna, hai ancora il gesso sulle mani e l’astuccio pieno di penne profumate.
E là nel tuo passato c’è sempre quella notte, notte prima degli esami.
Ma questa notte è ancora nostra.

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47 pensieri su “Notte prima degli esami

  1. Cara Jessica,
    pur essendo stata sulla stessa tua barca i miei ricordi sono, ovviamente, diversi. Ricordo le telefonate incalzanti della prof. di latino e greco che continuava a chiedeermi se volevo filosofia come seconda materia e io continuavo a dirle “No, grazie”, ma lei insisteva. Persino mia nonna, classe 1899, era stufa di quello stalking serale. Non ricordo il titolo del tema, ma la versione di latino sì: era Plinio il giovane, poche righe facili facili.
    No, io non avevo laccetti di cuoio al collo, nè panini alle 2 di mattina, perchè i feldmarescialli ce li avevo in casa e non mi lasciavano uscire!!!!! VERBOTEN!

    • Ah, questa mi mancava! Mica lo sapevo delle telefonate, ma tu pensa!
      Esatto, Plinio il giovane, che non era troppo difficile. E meno male, visto che agli esami non potevo copiare da te!
      Visto che mi hanno promossa, non devo aver fatto tanti errori, tutto sommato.
      Ehm, non so se ti ricordi ma una volta ci fu una versione di latino nella quale un tizio, non mi ricordi chi, lanciava la spada “in se”.
      Tradussi con seria convinzione: si lanciarono in sei sulla spada! Ma si può? Un spiedino 🙂 ! Ecco, appunto…pensavo ad altro!

      • Bello lo spiedino! Ma peggio ancora il greco, in cui se sbagliavi ad interpretare il contesto proseguivi imperterrito creando mostruosità letterarie in cui i più remoti significati del Rocci si attagliavano alle più assurde supposizioni e al loro contrario. Ricordo una meravigliosa traduzione, di cui non posso vantare la paternità, in cui un topo riusciva a sconfiggere le navi nemiche… ma anche io nel mio piccolo ho scoperto tesori di fantasia durante le mie traduzioni.

      • Lascia stare il greco Viviana…che incubo!
        Bastava sbagliare un accento e si finiva in dei gineprai senza soluzione.
        Eh, non male il topo che sconfigge le navi, mi sembra una vetta di creatività davvero eccezionale!

  2. Io ricordo la trasferta nella casa in campagna dell’amica del cuore per preparare le materie della maturità, per me italiano e greco… le merende a base di Nutella e gli intervalli di studio per vedere general hospital… Io a farmi spiegare chi era chi perché non lo avevo mai visto ma lei era un’appassionata e sapeva tutto.
    I giorni degli esami li ricordo poco ma ancora oggi continuo a sognare che no, la mia maturità non è valida e devo rifare tutto l’ultimo anno di liceo! Baci e buon sabato!

  3. Che meraviglia di post, quando parli dei tuoi ricordi delle tue emozioni, dai una marcia in più alla tua scrittura, e poi hai fatto affiorare ricordi dolcissimi, di colazioni granite e brioches fra libri e vocabolari….
    Non ti fare mancare Roma, non puoi, tu e la tua macchina non sai quante meraviglie scoprireste
    Un buon fine settimana
    gingi

    • Cara Gingi, è una vita che voglio visitare Roma, devo solo trovare l’occasione adatta ed anche la stagione, non certo l’estate!
      Eh, la maturità! Tutti noi abbiamo tanti ricordi di quei giorni!
      Un bacione tesoro, buon weekend!

  4. Ah quanti ricordi! La notta prima della prova scritta di italiano, la prima, andai a mangiare una pizza coi miei amici e lì il tizio del pianobar cantava proprio questa canzone…quanta malinconia!
    E menomale che quell’anno non uscì il latino in nessuna delle prove, sennò per me sarebbe stato un disastro! RIcordo che alla seconda prova – matematica – avevo il posto riservato in ultima fila per fare il compito…mentre alla terza prova gli stronzi mi fecero andare in prima fila, ma andò bene lo stesso 🙂
    Martedì inizio un altro esame, sempre di stato…fammi un in bocca al lupo cara Miss, che ne avrò bisogno!

    • Caro Massimo, questa è la canzone degli esami di maturità, anche per i più giovani come te!
      Che tensione il cambio del banco, credo che mi avrebbe messo una certa ansia.
      E questo tuo esame di martedì sono certa che andrà alla grande, hai in tasca quella laurea di gran pregio, non è mica banale come titolo di studio!
      E comunque in bocca al lupo, incrocio per te tutto l’incrociabile!

  5. Pensa che delle notti meditavo di lasciare la scuola prima degli esami. Ci pensavo così tanto che la mattina mi alzavo con dei dubbi così forti che dovevo aspettare l’appello per assicurarmi che ero ancora inscritto:)

  6. Dear Miss Fletcher,
    io ho sostenuto l’esame di Maturità un anno prima di te, nella tua stessa scuola, come ben sai.
    Il giorno dello scritto di latino s’inceppò il ciclostile e il testo ci fu dettato a voce da un professore napoletano che lo trasformò in aramaico, tanto da pronunciare l’avverbio “dum” (“mentre”) letteralmente “dumme”. E questo non fu che l’inizio…
    Agli orali ne successero anche di peggio e manco a dirlo, Fabio polemizzò di brutto con un professore venuto a sparare idiozie in Liguria: mi prendo tutta la responsabilità delle mie affermazioni.
    Non ho mai avuto paura degli esami, ma la mia Maturità è stata l’anticipo di quello che avrei visto – come purtroppo migliaia di altri studenti – all’Università e nella vita.
    Permettimi un pensiero alla prof. De Giuli, venuta a sostenerci nonostante non fosse lei il nostro membro interno. Magari lo fosse stata!
    Fabio – Zeneize since 1965. We don’t need your education.

  7. Cara Miss, che bel post che hai scritto. Quando parli del tuo passato mi piace molto. Gli esami di maturità me li ricordo come se fosse ieri ma non ricordo com’ero vestita e non avevo Anacleto purtroppo, il gufo professore. Avevo già seri problemi di latino figurati il greco, manco a pensarci. Ricordo perfettamente una discussione con il prof sulla riproduzione delle meduse invece (sulla quale avevo ragione io! Tiè, tiè, tiè). Un bacione grande!

    • Ecco, Anacleto sarebbe stato utile!
      Chissà perché ti ci vedo a litigare con il prof sulle meduse!
      A tal proposito colgo la palla al balzo, se hai voglia potresti scriverci un post, sono certa che ti verrebbe benissimo!
      Bacetto tesoro!

  8. La tua colonna sonora fu anche la mia. Solo che la maturità classica per me è stata qualche anno prima della tua. Però io ero a Roma. Giorni interi a ripassare mentre tutti andavano al mare. Io con la mia compagna di banco Donatella a studiare dalle sei di mattina a sera, sotto un’afa incredibile, ad Ostia e a Fregene… e non bastavano bibitoni di aranciata e di caffè. Poi le tue stesse materie d’esame all’orale: Greco e Filosofia, con la la certezza che se mi avessero sostituito la seconda (Filosofia appunto) il pomeriggio precedente l’orale, con Fisica… bè davvero avrei fatto scena muta, essendo piuttosto allergica a tutte le materie scientifiche.
    E’ andata. Non ricordo più la versione scritta. Troppo tempo è trascorso. So solo che a giorni i mio secondo maturando chiuderà un ciclo importantissimo, per lui e ..per me!
    Un abbraccione Miss, grazie di questo bel ricordo!
    Susanna

    • Eh, cara Susanna! Immaginavo che Venditti fosse anche nel tuo cuore da quei tempi, la sua musica ci ha accompagnato verso il futuro.
      E guarda un po’, abbiamo portato le stesse materie!
      E tu pure eri allergica a quelle scientifiche!
      Tutta la mia solidarietà al maturando, pat pat sulla spalla, andrà tutto per il meglio, già lo so!
      Un bacione amica mia!

  9. Io alcune materie proprio non le avevo studiate. Ad esempio Arte, una materia bellissima. E a farci lezione c’era anche un personaggio illustrissimo ma non basta questo per essere dei bravi insegnanti. E così feci quanto mi raccomandava sempre mia nonna:
    “Impara l’arte e mettila da parte”.
    Io la misi proprio da parte.

  10. I miei esami sono stati belli. Mi ero preparata tutto uno schemino da ripetere e spuntare gli argomenti man mano che li studiavo, ma come te il giorno prima ricordo di essere uscita a prendere un gelato, non ho toccato libro e questa è una cosa che mi ha accompagnato anche per gli esami universitari e mi è andata sempre bene, senza ansie e corse estenuanti 🙂
    Buona domenica, cara.

  11. Notte prima degli esami: partita a pallone con gli amici e ad una festa di paese…
    Il cuore in pace, quello che era fatto era fatto: ormai vivevo di tutto quello che avevo imparato durante quei cinque anni 😉

    Uno dei pochi che considerava quell’esame una formalità. Beninteso: non ho mai avuto voti ottimi, solo “buoni”, difatti l’80 su 100 rispecchiava la mia media con il “plus” dovuto, una sorta di ricompensa/buonuscita ai ragazzi che erano stati “più o meno” meritevoli e molto accondiscendenti…

    Tutto passava in secondo piano, in effetti, all’orizzonte che mi si prospettava: vacanze, mare, libertà…

    Un saluto, Jessica
    Johnatan

  12. Io sono arrivata alla maturità (geometra) talmente stufa di tutto e tutti che non ho studiato niente… sono uscita con 50/60 quando da me tutti si aspettavano un 60… non ne potevo più. Neanche i professori avevano capito quanto fossi stufa di quel mondo.

  13. anche io cantavo venditti, le sapevo tutte avevo iniziato il ginnasio a roma e avevo finito il liceo a Milano. troppo fuori posto per una diciottenne molto annoiata dai compagni di classe e da tutto. diciamo che non sono rimasta affascinata da quegli anni e sto meglio adesso che ho 25 anni di più.

  14. Pingback: Il meglio della settimana #24 | MammaMoglieDonna

  15. Il commento l’avevo già scritto era la storia di una gloriosa maturità conseguita nel 1960 ai tempi in cui non si sceglievano le materie si portavano tutte.Dopo una gran fatica e “uno studio matto e disperatissimo” ci fu un trionfo.Purtroppo quello di prima molto più esauriente è sparito.a proposito portavo un vestito a quadretti bianchi e rosa e le trecce.Erano Tempi spartani! Ma ne trassi una grande felicità.Arrivederci Miss Fletcher Nicla Roma

  16. Miss, bello e nostalgico post e belli pure i commenti… a me gli esami hanno sempre fatto trascorrere notti malamente dormite, perfino quelli del sangue perchè sono un pochino ipocondriaco…

  17. Miss,il cortile del Colombo con il buon Cristoforo meditabondo al centro!!!Quanto freddo d’inverno nell’aula della mia V ginnasio,sez.D,proprio sotto il porticato a sinistra della statua!
    Ai miei tempi(maturità 1979)Venditti ancora non aveva scritto ancora la canzone…ma l’ansia era quella.Studiavo in camera con un’amica,seminando fogli di appunti e libri dappertutto in un disordine tale che alla sera papà buonanima ci salutava con un”chi ha rivendicato l’attentato?”
    Quell’anno uscì una versione di Seneca che chi aveva il campanini carboni si trovò già tradotta(ovviamente io avevo il badellino calonghi..) e fra i temi un commento al capriccio di Goya”il sonno della ragione genera mostri”che,purtroppo,ho dovuto rimeditare in tutti questi anni.
    Ricordo ancora che il mattino della prima prova volli ritemprarmi con la colazione al bar dell’ostello della Gioventù in piazza Bandiera(caffè e creme caramel) dopo esser passata dalla Nunziata,ovviamente….Chissà se ai tuoi tempi c era ancora la mia odiatissima prof di matematica,così simile al prof.Piton di Harry Potter….(uscii con un voto ridicolo:59😂!)

      • Ho letto solo stamattina le note du fb:noi della grande D la sezione “la sezione di signori e signorine più simpatica del liceo”diceva Cavallini arrotando le r..”questo gregge di capre..”cigolava la Monti Bragadin tassistro….
        Sono contenta di questa piccola sorpresa:devi essere entrata l’anno della mia maturità

  18. Beh,miss,hai messo ad ottimo frutto gli insegnamenti del prof,uno dei migliori in tutta la mia carriera scolastica ed universitaria!

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