I bambini di Piazza della Lepre

Dedicato ai miei piccoli lettori, i bambini di Maddalena e Edoardo Schenardi

Fotografie e antiche cartoline, su di esse sono impressi istanti di vita passata, capaci di suscitare fantasiose supposizioni.
Chi sono quelle persone che si vedono camminare per le nostre strade?
E quelle madri che tengono per mano i loro figli? E i carrettieri che sostano a Caricamento?
E le donne che affollano le piazze nel giorno di mercato?
E le lavandaie che si sfiancano al lavatoio, chi sono quegli uomini e quelle donne?
Quelle vite, chissà se qualcuno in certe immagini ha riconosciuto un proprio nonno, una prozia che non aveva preso marito o qualcuno appartenente alla propria famiglia.
Così sono certe cartoline, fanno pensare.
Tra le molte, una in particolare attira da sempre la mia attenzione.
Loro sono tre, hanno davvero pochi anni.
Stanno seduti su un gradino, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia.
Il primo da sinistra doveva essere il più timido, accenna appena un sorriso imbarazzato ed ha un atteggiamento un po’ rigido.
Il ragazzino al centro sembra più grande, ha l’aria assennata e pare perfettamente a suo agio davanti alla macchina fotografica.
Il terzo, poi, è sicuramente il leader del gruppo: porta un cappellino con la visiera e ostenta una certa sicurezza, sul volto ha dipinta un’espressione da uomo vissuto.
Dietro di loro si intravede una figura maschile, un signore che esibisce due bei baffi.
Ma io osservo loro, i bambini di Piazza della Lepre.

Collezione Stefano Finauri

I bambini di Piazza della Lepre.
Che emozione quel giorno! E chissà come sono stati scelti!
Il fotografo sarà andato per i caruggi a cercare i soggetti più fotogenici per ritrarli davanti a quel portone oppure li avrà trovati lì, seduti sullo scalino?
Il fotografo, mamma, c’è il fotografo!
E tutta la gente dei caruggi affacciata alla finestra a guardare i bambini di Piazza della Lepre!
E che invidia i loro coetanei, eh sì, non è mica da tutti essere fotografati!
E che racconti, il giorno dopo a scuola!
Che esperienza memorabile, uno scatto che può segnare una vita.
La vita che poi separa le strade di chi, da piccolo, ha condiviso un gradino in una piazzetta del centro storico.
La vita che regala altri giorni, alcuni da ricordare, altri da dimenticare.
La vita che ad alcuni porta una divisa da soldato e una trincea, mentre il pensiero torna a quei pomeriggi spensierati nei vicoli, al tempo in cui non si aveva nessun altra preoccupazione se non quella di rincorrersi a perdifiato per quei caruggi che sono la tua casa.
La vita che porta lontano, verso nuove avventure, verso la costruzione di una famiglia, che ti fa divenire padre e poi nonno.
E allora ci sono i nipotini e a loro si può raccontare quella storia, quel momento che è rimasto impresso nella memoria.
Volete ascoltare la storia di quel giorno?
Vi racconto ancora una volta di quando arrivò il fotografo?
E gli amici, gli amici di un tempo.
Si saranno ritrovati da adulti?
Avranno fatto una rimpatriata in qualche friggitoria dei vicoli ricordando i bei tempi?
Oh sì, io voglio pensare che si siano davvero rincontrati!
Io non so nulla di questi tre ragazzini, davvero nulla, ho solo la loro immagine davanti agli occhi ma vorrei conoscere i loro nomi e la storia delle loro vite.
Loro non sono tre bambini qualunque, sono i bambini di Piazza della Lepre.
Sono quelli che raccontavano a tutti di quel giorno.
Sono quelli che, ai tempi della foto, si sentivano delle celebrità nella zona delle Vigne.
Sono quelli che, inconsapevolmente, sono entrati a far parte dell’iconografia della città.
Sono i bambini di Piazza della Lepre.
Seduti su un gradino, con i gomiti sulle ginocchia.

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20 pensieri su “I bambini di Piazza della Lepre

  1. Come sai vengo spesso a trovarti, ieri ho più volte ammirato Portofino, il faro, le splendide foto, non mi sento di ripetere ogni giorno complimenti che troppi potrebbero cadere in una adulazione che non appartiene alla mia indole.
    Arrivo adesso, con il bolo del latte in mano, e ti trovo questa meraviglia di post.
    I bambini e d il loro cammino, la vita, gli accadimenti e lo scorrere del tempo… questo post è di valenza universale fa pensare e mi ha emozionato.
    Grazie, e ti auguro un gioioso WE… in quei luoghi che spero mi sarà concesso vedere.
    Un sorriso

  2. Quei bambini sono passati alla storia! Adesso sono anche sulle pagine di Missfletcher 😉 che bel post, carissima, pieno di tenerezza. Anche a me è capitato spesso di chiedermi chi fossero le persone ritratte in certe immagini ingiallite. A volte però mi intristisce perché mi ricorda troppo violentemente la caducità della vita… Ameresti molto il mio stereoscopio con le cartoline d’epoca. Magari un giorno riuscirò a fartelo vedere. Bacioni e buon week end

  3. Che belle le due foto della porta. Il prima e il dopo, il passato e il presente. Quei tre bambini sono affascinanti. Mi riportano indietro nel tempo e ricordo foto che ho visto dei miei luoghi molto simili. Foto di nonni, foto di una volta. E che bella la tua descrizione, sembra proprio di esserci in quel giorno così importante in cui arriva il fotografo! Baci.

  4. Ma è la stessa la foto?non sembra…
    E poi mi sa che, della foto che hai fatto tu Miss, sei un tantino più bassa del fotografo della cartolina 🙂 infatti la tua porta sembra altissima 😀

  5. Ecco vedi, a volte per caso, durante una giornataccia con il grigio alla finestra ed un po’ di grigio anche dentro, si scopre un blog che ti fa viaggiare nella tua citta’ e riscopririla a poco a poco anche se ormai sei lontana.
    Ti posso solo ringraziare di cuore…

  6. Oh cara Miss Fletcher se adoro fantasticare partendo da un’immagine, una foto. E si susseguono le supposizioni e le ipotesi. Davvero chissà dove saranno i bimbi ritratti . Anche questa è magia…tutto è possibile.
    Un bacio Susanna

  7. Sai Miss come chiamavano a Genova i bimbi di quell’età e soprattutto di quel ceto? BATTUSO. un abbraccio da una nonna che si reca nelle scuole per far conoscere il nostro bel dialetto sempre più dimenticato ai bimbi dell’asilo!

  8. Miss, bello lo scritto, belli i tre “battusi”, bello il portale e bella pure la lepre…
    ah, le due vetrinette laterali, che oggetti contengono?

  9. Pingback: Piazza della Lepre, una coincidenza e una curiosità storica | Dear Miss Fletcher

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