La leggendaria tirchieria dei genovesi

La leggendaria tirchieria dei genovesi? Un mito da sfatare, credete a me!
E francamente non so per quale motivo giri questa fandonia sul nostro conto, niente di più falso, guardate.
I genovesi sono risparmiatori, questo sì!
Non a caso, la prima banca del mondo, il glorioso Banco di San Giorgio, nacque proprio qui, a Zena, nel lontano 1407.
Beh, che vuol dire?
Noi si andava per mare, si mercanteggiava, mica potevamo mettere i soldi nel materasso, no?
E quindi abbiamo messo in piedi una banca, mi sembra chiaro.
Da qui a dire che siamo spilorci, ce ne corre.
Ah no, noi genovesi non siamo tirchi, semmai oculati, ecco quello è il termine adatto.
E per natura pure diffidenti, certo!
Qualche banale esempio? Attingo alle memorie famigliari e vi porto all’inizio del secolo scorso, nella casa di un mio avo.
Un comò troneggia in salotto, è un pezzo senza dubbio di grande pregio.
Un giorno, purtroppo l’antenato si ammala. Caspita bisogna chiamare il medico!
Presto, presto, un lenzuolo! Prima che arrivi u mêgu bisogna affrettarsi a coprire il comò!
Non si sa mai, poi va a finire che il dottore pensa che siamo ricchi e chissà cosa ci fa pagare!
Ecco, questi sono i genovesi.
No, tirchi no, non direi.
Oculati semmai, ve lo ribadisco.
E poco amanti delle sfarzo e dell’esibizione della ricchezza, il genovese che ha i soldi tende a non mostrarli, a fare poco sfoggio del proprio benessere.
E ciò si riflette in un certo grigiore, anche nel modo di vestire, è una questione di stile.
La gonna blu, il mocassino, il cappotto cammello, una certa connaturata tendenza a voler passare inosservati, con caparbia ostinazione.
Tirchi? No, oculati.
Eventualmente attenti, se proprio vogliamo.
E riguardo a me ho le mani bucate, questo tratto della genovesità non mi ha mai sfiorato.
E poi il denaro serve per essere speso, giusto? Con parsimonia ed attenzione!
Ma noi saremmo tirchi? No davvero, credetemi.
Piuttosto c’è una saggezza di fondo, che induce certi comportamenti, non è mai bene agire da sprovveduti.
E occorre sempre tenere a mente alcuni saldi principi.
Quando siete in Via Luccoli, cercate il nr 26.
E’ questo portone.

Eh già, potrebbe essere meglio conservato, sono d’accordo!
Ma non è questo il motivo del nostro interesse, osservate bene il portale.
La scritta è consumata dal tempo pertanto l’immagine non è delle migliori.

SUMPTUS CENSUM NON SUPERET

LA SPESA NON SUPERI IL REDDITO

Una massima che non fa una piega, direi, per lo meno a Zena.

48 pensieri su “La leggendaria tirchieria dei genovesi

  1. Elena… oculati!!! pensa che qui a Celle c’è il detto che per fare un cellese ci vogliono 5 genovesi! pensa un po’ a che punto siamo, comunque non mi va di portare addosso questa falsa diceria. Siamo genovesi, un popolo schivo e diffidente… mi salvano i miei 3/4 slavi!

  2. In effetti a Genova si cerca di stare sempre “sottotono”, a non esibire. il vero genovese non “fa sciato” di ciò che ha, anzi, lo tiene ben nascosto.
    Purtroppo troppo spesso questa mentalità è stata applicata anche verso le meraviglie della nostra bella città: cosa vengono a guardare i “foresti”? Maniman si mettono in mente chissà cosa… 😉
    Poi che dire, sei stata bravissima a dipingere l’indole dei genovesi, vestiti in blu o grigio, il cappottino, la scarpa bassa (a cui sono diventata allergica 😛 ), complimenti di cuore!
    A presto!

  3. Aaaaaaaaahaaaa!!!! Giusto Miss! Oculati! Credimi, ho conosciuto abitanti di altre regioni molto più tirchi di noi! Però sai, se anche fosse…. guarda, c’è di peggio… Mi fai morir dal ridere per come lo dici, proprio questa diceria non ti và! 😀 Sei troppo forte!

  4. guarda, io conosco dei tirchi che di genovese non hanno nulla. E sono così tirchi che non ti danno corda neanche per un secondo, per non sprecarla. Sono così tirchi che sarebbero anche disposti a suicidarsi per risparmiare sui costi della vita.

  5. La sai quella barzelletta di un certo signore genovese cui muore la moglie Marta. Addolorato va al Secolo XIX per far pubblicare il necrologio. Sul modulo che l’addetto gli consegna scrive: MORTA MARTA. “Solo questo?”, osserva l’impiegato, “Guardi che fino a 5 parole il prezzo è lo stesso!”. Il vedovo riprende il foglio e completa: MORTA MARTA VENDO BICICLETTA ROSSA.

    Non è tirchieria… è intelligenza… geniale!

  6. Adoro questo post! E diciamolo una volta per tutte, i genovesi NON sono tirchi. Purtroppo però Miss, ormai questa etichetta non ce la toglie più nessuno; ce la dobbiamo tenere e sempre replicare…
    Simpaticissima la storia del comò.
    un bacione

  7. Tirchi, oculati, braccini corti… ma suvvia Miss, tutti luoghi comuni! Come dire che noi romani siamo sfaticati e sempre stanchi, i veneti polentoni…. basta con queste dicerie.
    A proposito, quando verrò lì, soprattutto per quelle belle osterie (ormai ho i tuo post memorizzati, non sfuggi eh?) logicamente tutto a carico dell’amica genovese, nevvero? Hi,hi,hi… ma dai che scherzavo!!!! 😉
    Susanna

  8. Ultimamente per i troppi impegni ho trascurato la lettura dei blog che seguo: non hai idea di che piacere mi dia adesso tornare qui e scoprire un sacco di cose interessanti e divertenti (come sempre, del resto)!!!!
    Comunque devo dire che non mi è mai capitato di conoscere genovesi tirchi…mmm però adesso che ci penso non mi sono mai trovata in condizione di dover chiedere dei soldi ad un genovese…Bene, oggi uscirò con i miei amici e vediamo se riuscirò a farmi offrire un bel gelato…!! 😉

  9. Grande e azzeccato Post….alla Metro costruenda a Roma ing. Carpani genovese doc quando alle cene Societarie tacciavano lui e i genovesi della loro proverbiale tirchieria lui con la classe che ci distingue rispondeva ” noi genovesi non siamo tirchi…siamo parsimoniosi…”…ciao Miss sempre ottimi riscontri carissima!!!

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