Goffredo Mameli, i vent’anni del fratello degli Italiani

Avere vent’anni.
Avere vent’anni e essere nati in un’epoca di furori e cambiamenti, in una città che è il cuore del nuovo pensiero, di ciò che animerà una nazione che ancora non ha veduto la luce.
Goffredo Mameli nacque a Genova il 5 Settembre 1827, suo padre Giorgio era un ufficiale cagliaritano, sua madre, Adelaide Zoagli, una nobildonna di blasonata famiglia.
Ebbero sei figli e Goffredo fu il primogenito.
Nacque nel cuore della Genova antica, al numero 30 di Via San Bernardo.

Dai registri di battesimo della Chiesa di San Donato risulta che gli vennero imposti i nomi di Giacomo, Goffredo e Raimondo.

La famiglia rimase per breve tempo in San Bernardo, per trasferirsi in Piazza San Genesio, l’attuale largo Sanguineti.

Sul palazzo a lungo creduto la casa natale di Goffredo, è riportata questa targa.

La madre Adelaide, fin da bambina, era amica di Giuseppe Mazzini così come ricorda Nicola, uno dei fratelli di Goffredo, nel discorso che pronunciò al funerale di lei.

Discorrendo di mia madre, il mio pensiero ricorre naturalmente a Giuseppe Mazzini. Essi si conobbero da giovinetti: ma, piú ancora che da questa breve dimestichezza di due fanciulli, io sono richiamato a lui da una comunanza di sentimenti e di aspirazioni, che nella mente e nel cuore di Giuseppe Mazzini divennero quella gran luce onde s’illuminò l’Italia tutta, e a mia madre insegnarono a formar l’anima di Goffredo.

Così crebbe Goffredo, in casa Mameli si respirava l’aria nuova e potente del pensiero mazziniano e l’educazione del futuro patriota venne affidata a un personaggio di grande rilievo, lo storico carbonaro Michele Giuseppe Canale, che curò la formazione di Goffredo fino al compimento dei suoi tredici anni, quando Mameli entrò nel collegio degli Scolopi, in Piazza Scuole Pie.

Goffredo studia Dante e Virgilio, Parini e Manzoni, ma anche Foscolo e Monti.
E Lamartine e Victor Hugo, Goethe e Byron, così si formerà il cantore d’Italia.
Filosofia e poesia, queste le sue attitudini.
Ma quando si è giovani si ha furore e una certa intemperanza, a volte accade, quando si è giovani.
Studente di Retorica e poi di Legge, Goffredo verrà espulso per un anno a causa di un acceso diverbio con un compagno, in seguito abbandonerà gli studi per gli eventi del tempo.

Facoltà di Legge, Via Balbi 5, lapide commemorativa per Goffredo Mameli

Scrive, è autore di un dramma dedicato a Paolo da Novi, compone poesie e versi, nelle sue rime si legge della patria e dell’amore per una fanciulla che fa sobbalzare il cuore.
E l’amore, a vent’anni, arde e brucia.
E ha il viso luminoso e bello di Geronima Ferretti, alla quale Goffredo dedica alcuni suoi componimenti.
Amore osteggiato e contrastato dai famigliari di lei, Geronima non è nel destino di Goffredo e sposerà il Marchese Giustiniani, vedovo di Nina, colei che si gettò dalla finestra per amore di Cavour.
Infelice Goffredo, ricordate i vostri vent’anni?
Rammentate il senso di smarrimento e rabbia quando l’amore era irraggiungibile?
Così fu anche per lui, anche per Goffredo Mameli.
E’ l’anno 1846, nella Genova dei patrioti e Goffredo scrive il suo primo inno, dal titolo L’alba.
Ma saranno altri versi a rendere immortale il suo nome, quelli del nostro inno nazionale, Il canto degli Italiani.
Ed è  il suo inno a rendere Goffredo Mameli il fratello degli Italiani, come si legge su una targa apposta in Via San Bernardo.

Ed è emozionante ricordare come vide la luce Fratelli d’Italia, versi di Goffredo Mameli e musica del suo amico Michele Novaro, anch’egli genovese.
Bisogna andare in un salotto torinese, nell’anno 1847.
In casa del patriota Lorenzo Valerio giunge un ospite illustre, il pittore Ulisse Borzino, che reca un foglio da consegnare a Michele Novaro.
E nel porgerglielo pronuncia queste parole : To’, te lo manda Goffredo.
Dovevate esserci in quel salotto!
Novaro legge ad alta voce i versi, piange e si commuove.
Si siede al cembalo e accenna qualche nota.
Poi si precipita a casa e senza neppure togliersi il cappello si siede al pianoforte e compone la melodia che accompagnerà le parole di Goffredo.
E diviene l’inno del popolo, racconta Anton Giulio Barrili che l’inno era un canto proibito e tale rimase sino al giorno della dichiarazione di guerra all’Austria.
E venne il 10 dicembre, anniversario dell’insurrezione di Balilla.
Dovevate esserci in Oregina e se avete vent’anni, immaginate di sfilare accanto a Mameli insieme a 35000 manifestanti, immaginate di intonare quelle parole con quel furore che solo a quell’età si conosce.
E dovevate vederlo il giovane patriota al comizio che si tenne al Teatro Diurno dell’Acquasola!
Parla a gente come lui, a persone che si riconoscono nel suo pensiero, parla con tutta la sua passione a quella platea gremita di gente che applaude e si infervora: sono i volontari  che seguiranno il  capitano Goffredo Mameli, a combattere a Milano, nel 1848, a fianco degli uomini di Nino Bixio.
A Genova, con l’aiuto di Michele Giuseppe Canale, Mameli raccoglie le sue poesie.
Là dove c’è fermento Goffredo Mameli è in prima linea, guidato dal coraggio del suo credo.
Il poeta patriota è a Roma nel ’49, quando viene proclamata la Repubbblica e così scrive un’altra importante testimone del tempo, Jessie White Mario:

Goffredo Mameli dava a Mazzini il sublime annunzio:

“Roma. Repubblica, Venite!”

Entrata di Mazzini in Roma, 1849
Immagine tratta da “Della Vita di Giuseppe Mazzini” di Jessie White Mario
Volume di mia proprietà

E’ il 9 Febbraio, a Goffredo restano ancora pochi mesi vita.
E saranno giorni e settimane spese in nome di quell’ideale, la patria.
A fianco di Bixio, nelle file dell’esercito di Garibaldi.
A Genova, dove la città insorge.
E’ il mese di aprile e la città subirà l’attacco dei bersaglieri del Generale La Marmora, un momento tragico e drammatico per Genova.
Mameli torna a Roma, dove combatte ancora contro l’esercito francese inviato a rovesciare la Repubblica Romana.
A volte non è semplice avere vent’anni.
A Villa Corsini Mameli resta ferito ad un tibia e viene condotto all’Ospedale dei Pellegrini: è il 2 giugno del ’49, pochi giorni dopo giungerà all’Ospedale il medico Agostino Bertani.
Soffre Goffredo, ma scrive alla madre che il peggio è scongiurato, la temuta amputazione dell’arto per ora è stata evitata, scrive anche a Nino Bixio, pregandolo di andare da lui.
Lo assiste Adele Brambati, nobildonna del quale Goffedo è innamorato.
Ma la cancrena avanza e non vi altro rimedio se non tagliare la gamba ferita di Mameli.
Mazzini e Saffi vanno a trovarlo, la salute di Goffredo peggiora di giorno in giorno.
Ha la febbre alta, delira, il medico Bertani annota i suoi peggioramenti fino al giorno della morte del giovane patriota.
Goffredo Mameli spira la mattina del 6 Luglio 1849, dopo oltre un mese di sofferenze.
A volte è difficile avere poco più vent’anni.
E magari, quando la fine si avvicina, ripensare a certi versi, scritti in altri momenti della vita.

Dolce cosa è l’amor: il suo dolore
All’anima dolcissimo ti viene,
Come canto di cigno che si muore.

Il corpo di Mameli venne nascosto da Agostino Bertani, che svelerà dove si trovi la salma solo in seguito alla presa di Porta Pia nel 1870.
Il patriota venne sepolto a Roma, al Cimitero del Verano.
I vent’anni di Goffredo Mameli sono ancora tra noi, in quelle parole che ad alcuni sembrano vuote, ma che sono il simbolo di una nazione che troppo spesso dimentica il significato della parola patria.
A sua memoria, le parole di un suo proclama, declamato con il furore proprio della sua giovinezza:

Perocché morendo, noi diremo al nemico; tutti i nostri fratelli sono dietro di noi, e la nostra causa vincerà perchè tutti sapranno morire come noi! E voi non ci smentirete!

Per lui le parole di sua madre, sulla tomba di lei, a Staglieno.

Per lui, per il giovane patriota, poeta, cantore dell’Unità le parole di Giuseppe Mazzini.
Parole per Goffredo Mameli, che aveva poco più di vent’anni.

Egli era come una melodia della giovinezza, come un presentimento di tempi che noi non vedremo, nei quali l’istinto del bene e del sacrifizio vivranno inconscii nell’anima umana e non saranno come la nostra virtú, frutto di lunghe battaglie durate. La sua aveva tutta quanta l’ingenua bellezza dell’innocenza.

Facoltà di Legge, Via Balbi 5, busto di Goffredo Mameli

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41 pensieri su “Goffredo Mameli, i vent’anni del fratello degli Italiani

    • Grazie, carissima.
      Ho un debole per le figure del Risorgimento, per Savi, per Mameli, per Pisacane e gli altri.
      Mi emoziona la loro passione e il loro perseguire ostinatamente certi ideali.
      Tutto ciò ha per me una grandezza indelebile.
      Un abbraccio a te!

  1. Ah Miss! Che post! Un post passionale. Mi hai fatto venire i brividi. Scusami, non ho molte parole. Cosa potrei dire? Tanto, troppo o forse è meglio nulla. Brava Miss, brava! Che tu possa amarlo o no, ho ricordato il Benigni che due anni fa, al Festival di San Remo, ha descritto quel che scalpitava in quei cuori. In quei ragazzi che come dici tu, avevano vent’anni e come mi ha fatto rimanere incollata al televisore lui, quella volta, così mi hai fatta rimanere incollata tu, a questo schermo stasera. Un bacio Miss, grazie.

    • Lo ricordo anch’io Roberto che racconta i ragazzi del nostro Risorgimento, lui ha sempre una marcia in più.
      Quella di Mameli è stata una generazione di italiani indimenticabile, ognuno di loro ha fatto un pezzo d’Italia e non sono mai onorati abbastanza.
      Sono contenta che ti sia piaciuto tesoro, grazie di cuore a te!

  2. Devi proprio scusarmi ma non riesco a scindere la figura di Mameli dall’inno nazionale 😦 forse non sono abbastanza patriottica… Ma quando racconti queste storie è sempre un piacere scoprire qualcosa di nuovo. Bacioni!

  3. Io mi chiedo dov’è finita questa gioventu’!!! Dov’è finito l’amore per la patria che animava questi ragazzi!!!! L’amore per la giustizia e per la liberta’.Posso immaginare i ragazzini di adesso che vanno a roma per combattere per la repubblica e che muoiono per la causa!!!!Pero’ con i loro fedeli cellulari,ipod,pc ecc!!!! Ragazzini che a 20 anni erano uomini fatti e finiti,magari con famiglie a carico,con idee proprie e personalita’!!!! Dove andremo a finire??? E cosa penserebbero di noi,questi nostri avi,che hanno dato la vita per la nostra liberta’? Temo che non avrebbero molta stima!!!!

    • La parola patria è caduta in disuso da tanto, troppo tempo.
      E credo anch’io che i ragazzi del Risorgimento forse non approverebbero il nostro modo di agire e di pensare, così distante e diverso dal loro.

  4. Pingback: Genova,10 Dicembre 1847: Goffredo Mameli e i giovani che cambiano il mondo « Dear Miss Fletcher

  5. Pingback: Nelle sale del Museo del Risorgimento | Dear Miss Fletcher

  6. Carissima oggi mi hai fatto proprio commuovere!!!Che onore per la nostra Città e per noi Genovesi avere avuto un figlio e un concittadino di questo stampo, grande patriota e martire che ci ha lasciato il nostro meraviglioso Inno, i luoghi di Roma che lo ricordano l’ho visitati tutti ora devo riandare al Verano a rivedere la Tomba dove giace il grande Goffredo Mameli, però il tuo racconto lasciamelo dire,è veramente commovente mentre leggevo mentalmente cantavo il suo/nostro Inno…..di meglio non potevi fare per festeggiare e ricordare il 2 Giugno……Grande!!! Grazie un caro Saluto!:)

    • Onore immenso, caro Pino, essere figli della stessa città di Goffredo Mameli, gsiamo debitori di ciò che abbiamo conquistato anche a lui che era così giovane e non ha avuto nessun timore.
      Quando andrai al Verano portargli il mio pensiero, ora qua mi sono commossa, caro, mi hai scritto parole bellissime.
      Ti abbraccio forte Pino, grazie!

  7. Tutto merito di Goffredo che ci coinvolge,come faccio a non portargli il tuo saluto!!! Al Verano che è l’antico cimitero dell capitale( è come Staglieno) ci sono i nonni e una sorellina piccola di mia moglie sepolti subito dopo la guerra…..Grazie ancora Miss un abbraccio!:)

  8. Se vieni a Roma sarei onorato a farti modestamente da cicerone-accompagnatore, mi metto a disposizione…..Cimitero monumentale del Verano è chiuso!!! Solo chi è personaggio di particolari titoli o meriti o chi ha cappelle ecc.ecc. viene sepolto altrimenti tutti a Cimitero di Prima Porta un risaluto e riabbraccio!!!

  9. Sempre,a Dio piacendo,a disposizione Miss,grazie più che altro bella uguale ma più alla mano nel muoversi con sveltezza e precisione e poi magari fosse domani….a Te e Buon serata!

  10. Miss, indubbiamente ci sono inni nazionali musicalmente più maestosi della nostra pimpante marcetta… però Il Canto degli Italiani non lo sostituirei con nessun altro, a maggior ragione, dopo aver letto questo bel post dedicato Goffredo Mameli.

  11. Pingback: “L’Italia chiamò”. Goffredo Mameli poeta e guerriero | Dear Miss Fletcher

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