Felice Orsini, storia di un italiano

Questa è la storia di un uomo il cui nome è sinonimo di rivoluzione.
Guardate il suo volto, qui.
Leggete nei suoi occhi tutto ciò che un tempo riflettevano, uno spirito ribelle e sprezzante di ogni pericolo.
Questa è la storia di italiano.
Patriota, carbonaro e mazziniano.
Le vite dei protagonisti del nostro Risorgimento sono spesso improntate sull’avventura, non fa eccezione Felice Orsini, che nacque a Meldola nel 1819.
Rivoluzione.
Se qualcuno di voi ha letto i suoi scritti, conoscerà il suo furore, chi invece  li ignora può leggere ora le sue parole.
Parla ai giovani Felice Orsini e così scrive nella introduzione alla sua autobiografia:

Che le norme direttrici di chi ha cuore italiano essere debbon la Cospirazione e l’Azione, costanti, efficaci, potenti; e non cieche o pazze o meschine, siccome furono sino ad ora, che dovete voi stessi fare la rivoluzione, non aspettare che vi venga da noi.

Rivoluzione.
Passione e furore, non sempre indirizzato al bene e tante sono le zone d’ombra che avvolgono la figura di Felice Orsini.
Un omicidio, compiuto nel 1836, quando Orsini ha appena 17 anni.
Per questo delitto rimarrà in carcere solo sei mesi, al termine dei quali entrerà nel Collegio dei Gesuiti.
Ma è troppo forte il richiamo di quella parola: rivoluzione.
Ed è così che il giovane aderisce alla Giovane Italia di Giuseppe Mazzini, lui stesso fonderà una società segreta, La Congiura Italiana dei Figli della Morte, a causa della quale verrà condannato all’egastolo e finirà in galera, per essere in seguito graziato.
Non sarà l’ultima volta che per Orsini si apriranno le porte del carcere.
Rivoluzione: molti i moti ai quali Orsini ha prestato la sua opera, a Luni e a Sarzana, ad esempio.
Compiamo un balzo nel tempo, arriviamo al Marzo 1855 quando Felice Orsini viene arrestato dai soldati austriaci per essersi introdotto clandestinamente in terra straniera.
Lo buttano di nuovo in galera, nel carcere di Mantova.
Un uomo così dietro le sbarre? Quanto resiste? Quando si arrende?
Mai, è questo il punto.
Provate a leggere la biografia che ci ha lasciato Luigi Venosta, saprete cosa accade a un uomo che non ha paura di nulla, quando lo si priva della sua libertà.
Lo vedrete nascondere i lenzuoli e gli asciugamani e segare le sbarre alla finestra con estrema cura ed attenzione.
Aveva dei complici, certo, ma i secondini erano continuamente in allarme.
Un lavoro lento, instancabile, finché giunse il giorno della grande fuga, la notte tra il 28 e il 29 di Marzo del 1856.
Dalla finestra, con fune e lenzuola.
Che clamore fece la sua fuga!
E poi via, verso Genova e quindi verso l’Inghilterra.
E poi via, lontano dagli ideali di Mazzini, Felice Orsini ha un bersaglio, uno scopo da perseguire.
Il suo nemico è Napoleone III, è lui che vuole uccidere, certo che la sua morte provocherà ciò che infiamma il suo cuore.
Quella parola, rivoluzione.
Eccolo, a Parigi, con i suoi alleati, che rispondono ai nomi di Antonio Gomez, Carlo Rudio e Giovanni Andrea Pieri, per il loro progetto utilizzeranno un’arma che passerà alla storia come Bomba Orsini, una bomba micidiale piena di chiodi e frammenti di metallo.
Parigi, la sera del 14 Gennaio 1858, davanti all’ Opéra di rue Le Peletier.
E’ una pungente sera d’inverno, un uomo si qualifica presso la polizia come Agente Speciale delle Tulileries e si ferma sulla porta del teatro, è Felice Orsini, che attende di mettere in atto il suo piano.
C’è una folla che aspetta l’arrivo dell’Imperatore, un agente riconosce Pieri che era segnalato alle forze dell’ordine.
Lo arrestano, addosso gli trovano una pistola, un coltello e una bomba.
Nessuno si accorge di nulla, tutti attendono la carrozza imperiale.
Eccolo il corteo, gli ufficiali in alta uniforme, i lancieri.
E di colpo un fragore. Poi un secondo, a breve distanza un terzo.
Le Bombe Orsini sono esplose, per gli scoppi i vetri delle case vanno in frantumi, le luci a gas che illuminavano il teatro si spengono.
I cavalli del corteo reale, terrorizzati dalle esplosioni, fuggono travolgendo la folla.
Napoleone III e la sua consorte rimangono illesi, ma a terra ci sono diversi morti e 156 feriti.
Tra questi, lo stesso Felice Orsini, che riporta una grave ferita alla testa.
Si rifugia presso la propria abitazione ma viene tratto in arresto così come i suoi complici.
Furono processati il 26 di febbraio.
Gomez venne condannato ai lavori forzati, che sconterà nel carcere della Caienna.
Orsini, Pieri e Rudio vennero condannati a morte con l’accusa di parricidio, tanto era considerato il tentato omicidio dell’imperatore.
Rudio vedrà commutata la sua pena in lavori forzati, per gli altri due sarà la morte.
Quale fine avrà Felice Orsini? La procedura prevedeva che i prigionieri venissero condotti al patibolo scalzi, con indosso una camicia e con un velo nero in testa.
Eccoli in cella, i due condannati: Pieri dimostra una certa agitazione, Orsini è taciturno, chiede un bicchiere di rum e vuol brindare alla salute del direttore della prigione.
Cosa piega un uomo del genere? Cosa lo abbatte?
Si aprono le porte del carcere, sulla Piazza della Roquette è pronta la ghigliottina.
Pieri esce dalla cella cantando Mourir pout la patrie, un celebre canto dei girondini.
Felice Orsini, che fino a quel momento non aveva pronunciato parola, una volta che fu sulla ghigliottina gridò con tutta la voce che aveva in corpo : Viva l’Italia! Viva la Francia!
Felice Orsini morì sul patibolo, all’età di 39 anni, dopo aver ammesso le sue colpe al processo che lo vedeva imputato.
A causa del suo fervore patriottico, caddero vittime innocenti.
Dal carcere scrisse una lettera a Napoleone III, Imperatore di Francia, e a proposito della propria condanna scrisse:

…io la subirò senza chiedere grazia, sì perché io non mi umilio innanzi a colui che ha spenta la libertà nascente dell’infelice mia patria.

Chiede ancora per l’Italia l’Indipendenza.
E scrive altre lettere, voglio ricordarne una, quella per le sue figlie.
Rivoluzione.
Cosa raccomanda a due future giovani donne un uomo di rivoluzione, nel 1858?

Acquistate quella maggior istruzione che potete …e rammentate che la maggior parte dei delitti e degli errori proviene dall’ignoranza, questa nemica della civiltà, del progresso, dell’onore e della libertà del popoli.

…non crediate, né lasciatevi abbagliare alle apparenze, che il mondo sulle prime sarà per offrirvi. Siate caute. Non è che apparenza, la superficie esterna che affascina; e se vi abbandonate al bagliore di tale incantesimo segue tosto il disinganno e allora troverete un vuoto immenso; vuoto che non avreste provato mai se aveste guardato il mondo quale è in realtà.

Camillo Costa – Le figlie di Felice Orsini alla tomba del padre
Opera esposta al Museo del Risorgimento – Istituto Mazziniano

Il mondo quale è in realtà.
Vedete, a volte certi personaggi sembrano così distanti da noi, offuscati dalla storia, dalla polvere dei secoli, dal progresso, dal tanto tempo trascorso che ci separa da loro.
A Felice Orsini sono dedicate strade e piazze.
Rivoluzione.
Patria.
Indipendenza.
Questa è la storia di un italiano.

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17 pensieri su “Felice Orsini, storia di un italiano

  1. Questa è la storia di un italiano… E che italiano Miss! La lettera alle sue figlie poi, lascia davvero pensare. E’ stato bello conoscere questo Orsini del quale conoscevo ben poco. Grazie Miss. Un bacione.

  2. Pingback: 5 Maggio 1860, Rose Montmasson con le Camicie Rosse | Dear Miss Fletcher

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