Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo

Avevo la mia Moleskine per annotare immagini da trasformare in parole.
Immagini e volti da raccontare, come puoi ricordarli se non prendi qualche appunto?
E così ho fatto da principio, ma poi la penna è scivolata in tasca ed è bastato lo sguardo per ricordare, per non dimenticare.
Sì, la memoria rimane, se chi ha ritratto luoghi e persone è un maestro dell’arte della fotografia.
Lui è Steve McCurry, fotografo ed inviato di guerra da ogni fronte scenario di conflitti sanguinosi.
Steve McCurry, autore di scatti indimenticabili pubblicati tra le pagine delle più note riviste, come Newsweek, Time e National Geographic, sulla cui copertina finì la sua foto più celebre.
Un volto di fanciulla.
Ha i capelli scuri, il capo velato, la pelle giovane e liscia, occhi verdi che non si scordano.
Una ragazzina afgana, divenuta simbolo del conflitto che dilaniò il suo paese e di tutte le guerre che imperversano in questo nostro martoriato pianeta.
C’è anche il suo ritratto alla mostra allestita a Palazzo Ducale di Genova dove sono esposte 200 fotografie di Steve McCurry.

Viaggio intorno all’uomo, tra volti e sguardi.
E inizia così il viaggio, con l’immagine di un neonato, originario del lontano Tibet, stretto nelle fasce coloratissime tipiche del suo paese.
Il colore, ecco cosa vi travolge negli scatti di McCurry.
Il colore dei veli, degli ornamenti e delle perline, degli abiti e degli occhi.
Accesi, vividi e vitali, nelle infinite rappresentazioni del genere umano.
Dall’Asia all’Africa, ecco un indiano con barba e capelli color arancio e un fiero ragazzo del Niger con le labbra tinte d’azzurro, come il turbante che gli copre il capo, con collane e perline e conchiglie che gli incorniciano il viso.
E rosso e ocra, marrone e cartazucchero, verde e giallo, ci sono tutte le declinazioni del colore in queste immagini.
E i colori della terra, della polvere, della fatica e della spossatezza.
Un ragazzo, anche lui afgano.
E’ sporco ed ha la pelle grigia.
Con una mano regge un martello, lo tiene appoggiato sulla spalla.
E’ un giovane uomo dei nostri tempi, eppure sembra uscito dalle pagine di un romanzo di Dickens, da qualche cupa miniera inglese.
Una ragazzina, con il capo velato da un manto color smeraldo.
Si legge un mondo nei suoi occhi, si legge mistero, forse incertezza, candore, innocenza e purezza.
Sembra una Madonna adolescente, ritratta in un quadro senza tempo.
Quelle facce.
Rughe, solchi, segni degli anni che scorrono.
E sguardi velati di tristezza, di malinconia, di stupore e di meraviglia.
Occhi aperti sul mondo, occhi che vi osservano per essere a loro volta osservati.
Guardami, guarda il mondo.
Guarda i figli della terra e la loro sfida alla vita.
Guarda le madri, gli anziani, i bambini.
Guarda i cappelli di paglia, i sandali e gli abiti che toccano per terra.
Guarda la fragilità e la tenacia, guarda la vita che cambia, nasce, cresce e invecchia.
Guarda la guerra.
Guarda i bambini con le armi in mano.
Guarda le vedove che piangono i loro mariti.
Guarda la preghiera e la speranza.
Guarda le torri del World Trade Center in fiamme.
Guarda la disperazione e la morte.
Guarda il mare travolto dal petrolio.
Guarda una mucca che pascola davanti a un carrarmato, mentre sullo sfondo divampa un incendio.
Guarda le case crollate, abbattute dalle bombe e dall’odio dell’uomo.
Guarda una madre, ritratta sotto la pioggia battente dell’India, la furia del monsone.
Lei è lì, al di là del vetro di un’auto, sotto l’acqua che bagna lei e il suo bambino.
Guarda il mondo, con gli occhi di Steve McCurry.
Guarda il sorriso di chi pare non possedere nulla eppure è capace di trasmettere gioia.
Guarda un uomo che dorme su una panca, sotto la quale si riposa il suo cane.
Guarda l’acqua, il cielo, le nuvole.
Guarda i continenti che non hai mai veduto.
Guarda il mondo.
Prendetevi il tempo che occorre per godere di questo spettacolo.
Il mondo è grande e i minuti scorreranno senza che ve ne accorgiate.
Terminato il percorso fotografico, assisterete al documentario del National Geographic che narra come McCurry ritrovò, dopo 17 anni, la ragazza afgana ritratta nella sua foto più nota.
Il documentario viene proiettato su un piano ricoperto di sabbia, a ricordo dei tanti deserti e dei luoghi lontani che McCurry ha veduto nella sua avventurosa vita.
Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo, rimarrà a Genova fino al 24 Febbraio 2013, qui trovate tutte le informazioni per visitare la mostra, è un evento da non perdere.
Qui, invece, trovate il link al sito di McCurry, dove potrete ammirare le sue opere.
Guardate il mondo, con gli occhi di Steve McCurry.

Mostra prorogata al 7 Aprile 2013

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28 pensieri su “Steve McCurry, viaggio intorno all’uomo

  1. Noi adoriamo questo mitico artista, peccato non poter vedere questa mostra sembra interessante dalle tue parole. Mi piace veramente come hai descritto le emozioni che hai provato guardando le foto e come ne hai descritto le caratteristiche di queste opere, complimenti! Mitica Moleskine 😉

  2. nei miei polverosi archivi avevo un numero della rivista, proprio con questa copertina. E si parlava appunto del ritrovamento della ragazza e dello scatto che il fotografo ha ripetuto.
    Dico avevo…perché ho fatto un po’ di pulizia.

  3. Al di là della mostra che sarà bellissima e di tutto il resto, cosa mi ha colpito molto in questo post sono state le parole. Complimenti Miss. L’iniziativa è sicuramente da non perdere. Un bacione.

  4. Quella foto è famossissima e quello sguardo non si può dimenticare. Ma questa miss dev’essere una mostra magnifica!
    Un baciotto e buon inizio di settimana
    Susanna

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