Staglieno, il silenzio e il sussurro della vita

..vi sono monumenti, tombe, figure scolpite squisitamente lavorate, tutte grazia e bellezza. Sono nuove, nivee; ogni lineamento è perfetto, ogni tratto esente da mutilazioni, imperfezioni o difetti..

Così scrisse Mark Twain, nel suo The Innocents abroad, in occasione della sua visita al Cimitero Monumentale di Staglieno.
Vi ho già portato lungo i suoi viali, qui , qui e qui troverete altre vite e altri sussurri.
La città dei morti.
La vita vibra nella città dei morti.
Ed ha parole, linguaggi, gesti che sussurrano di vite passate, di attimi perduti, resi immortali nel marmo delle sue statue.

Silence is as full of potential wisdom and wit as the unhewn marble of great sculpture.
Il silenzio è pieno di potenziale saggezza e spirito quanto il grezzo marmo di antiche sculture.

E queste sono parole di Aldous Huxley, perfette per questo luogo.
Il silenzio.

Il silenzio, vince e regna laddove la vita si nasconde nel più fitto dei suoi misteri, in quell’anelito all’infinito che ogni uomo ha nella profondità dell’animo, nell’intimo sconosciuto di ciascuno di noi.


Il silenzio e la vita, nelle sue forme e nelle diverse età.
Incontrerete la vita, nella città dei morti.
La vita ha un abitino del giorno di festa, un grembiulino e le scarpette con i lacci.
E il colletto di pizzo, certo.

La vita ha gli stivaletti e il vestito da marinaretto.

Il sonno della vita ha le palpebre chiuse e un’espressione arresa.
Il capo posato su un gonfio cuscino, una calda coperta, le mani senza più forza ormai conserte.

La vita lieta, bambina e spensierata, che cosparge di fiori il cammino ancora da percorrere.

La vita parla, in questi viali.
Racconta di ricchi commercianti e di notabili, della gente di Portoria, di Ponticello e di San Vincenzo.
Racconta di famiglie numerose, di madri che si tengono i figli attaccati alle gonne.

La vita è sospesa sull’eternità, in bilico.
Sta in punta di piedi.

Ed è mistero fitto ed oscuro, che nessuno sa svelare.

E flebile ed al contempo potente è il sussurro della vita.
Per qualcuno è il battito di ali, che ci protegge dai venti e dalle tempeste.

Quando verrete qui, guardate la vita.
Guardate le marsine, i cappelli, i bottoni, i polsi delle camicette e i nastri.
Le pieghe delle gonne e i velluti, le borsine e gli occhiali.
I colletti delle giacche e i riccioli raccolti in pettinature un tempo alla moda.

Guardate la vita e i drappeggi del mantello che la copre e tocca per terra.

Guardate i volti di angeli e di fanciulle.

Guardate la preghiera, la speranza e il pensiero volto all’altrove, a quella parte ignota rinchiusa dentro di noi.
Quanto c’è di umano in queste statue di marmo?

Già ho scritto altrove che questo è un museo a cielo aperto, sotto i porticati si susseguono capolavori di immenso valore artistico, opere di scultori come Lorenzo Orengo, Augusto Rivalta, Giulio Monteverde e Santo Varni.
A quest’ultimo artista dobbiamo la monumentale statua della Fede che si trova nel viale principale di Staglieno e molte altre opere, tra le quali questa, la tomba di sua moglie Giuditta.

Opere suggestive, piene di fascino e di mistero, come il gruppo scultoreo della Tomba Appiani, lasciatoci da Demetrio Paerno.
Moderna, attuale e indimenticabile, forse vi parrà di aver già visto questa scultura, anche se non siete mai stati a Staglieno.
Musica e arte, l’immagine di questa tomba è stata utilizzata dai Joy Division per la copertina del loro album Closer.

Il mistero della vita, le sue luci e le sue ombre.

La vita è una danza, ritmata e circolare.

Silenzio, nella citta dei morti.
Silenzio e pace.
E attesa, pacifica e paziente.

La riflessione, le mille domande senza risposta.
Quanto c’è di umano in queste statue?

Silenzio e misticismo, sotto i porticati.

E angeli, creature celesti delicate ed eteree.

Alcuni paiono riflettere sul senso di quel sussurro, il sussurro della vita.

Altri hanno dolci movenze, visi acerbi e ingenui.

Altri ancora hanno dipinta sul volto tutta la sfrontatezza dell’adolescenza.

Camminano fianco a fianco, verso l’ignoto.

Si librano nell’aria, ad ali spiegate, nella loro assoluta perfezione.
Così sono le cose oscure, armoniche e misteriose.

Il silenzio.
E il sussurro della vita, il ricordo che mormora.
Gli angeli.
Taluni si fermano, esitanti e incerti.
Si reggono l’abito con una mano e  con l’altra si avvicinano per bussare a una porta chiusa.
Una porta che nasconde tutte le cose oscure e misteriose.

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34 pensieri su “Staglieno, il silenzio e il sussurro della vita

  1. Che bel post! Staglieno merita sicuramente di essere visitato, anche se è uno dei pochi monumenti di Genova che non ho visto. Dovrei superare la mia barriera mentale che si tratta di un cimitero e visitarlo come fosse un grande monumento genovese quale è. Un giorno mi deciderò! Grazie per il bel post

      • Ci andrò, anche se non in queste giornate, perché credo sia molto frequentato adesso! Poi ti saprò dire, grazie comunque per aver stimolato il mio interesse verso questo monumento inesplorato Ciao buona giornata!

  2. Bhè, ti ho già detto mille volte cosa ne penso Miss! E’ semplicemente stupendo. E voglio vederlo, voglio vederlo assolutamente! E i tuoi post che riguardano Staglieno, sono sempre magnifici Miss! Un bacio.

  3. Grazie Miss. Staglieno è un grande patrimonio che non merita il trattamento a cui è sottoposto.
    Fai bene con la tua capacità a proporci ogni tanto una bella carellata di cultura con la C maiuscola.
    Eugenio

    • Carissimo Eugenio, grazie a te che ti curi e hai nel cuore questo splendido luogo, che dovrebbe essere certo meglio tutelato ed apprezzato.
      Aspetto sempre di visitarlo con te, io non ne conosco tutti i segreti, ma mi piacerebbe molto.
      Un abbraccio.

  4. Sono questi i giorni in cui ognuno ricorda i propri cari che sono passati. E bisogna fare i conti con la perdita di cari affetti. Il pensiero corre verso il dolore della assenza e del tipo di vita che noi stessi stiamo vivendo. Di quello che stiamo facendo e di quello che sarà in serbo per i nostri giorni futuri. E’ tempo di bilanci e queste statue ci raccontano l’angoscia di generazioni e generazioni passate, uomini come noi che hanno vissuto, hanno cercato di trovare un equilibrio fra quello che deve essere fatto oggi e la speranza di qualcosa definitivamente appagante un domani. Mi lascia sempre un po’ incantato, un po’ deluso, un po’ inquieto la visita al cimitero e esco con quel senso di irrequietezza interiore che ti fa sentire da un lato malinconico e ombroso, e dall’altro pieno di voglia di vivere tutto al massimo perchè sai che il tuo tempo non è eterno.

    • Grazie di questo bellissimo pensiero, così vero e profondo.
      Io vado volentieri al cimitero, per incontrare le vite degli altri, di coloro che non ho mai incontrato e dei quali non so nulla.
      Leggo le lapidi, osservo le statue, mi da un senso di pace ma anche di caducità, come tu dici.
      Diverso è andare a trovare i propri cari, su questo sono in difficoltà, non riesco a pensarli in quel posto.
      E’ umano, credo.
      Un abbraccio, Moka

  5. Rimango sempre rapita da questi post su Staglieno cara Miss Fletcher. E non mi lasciano un velo di tristezza o malinconia ma trovo queste tombe e queste statue davvero splendide.
    Un abbraccione
    Susanna

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