Simone Vignoso, il genovese che assediò Chio

Una mattina, al Porto Antico.
E qui c’è un rettilineo che conduce al Galata Museo del Mare.
Calata Simone Vignoso.

E chi sarà mai costui? Mi sono detta, se addirittura gli hanno dedicato una calata in darsena sarà certamente un personaggio di qualche rilievo!
Mica ti ritrovi con una strada che porta il tuo nome senza aver fatto nulla!
Che sia il caso di approfondire?
Signori, oggi vi presento Simone Vignoso, uomo di origini popolari, che si distinse per il suo valore militare e per la sua integrità morale.
Si era nel 1346 e i fuoriusciti Grimaldi da Monaco, armati di trenta galee e diecimila fanti, minacciavano Genova.
Il Doge Giovanni De Murta non era affatto tranquillo e così, con l’ausilio di finanziatori privati, allestì in men che non si dica una flotta di 29 galee per contrastare i nemici e il 22 Gennaio dello stesso anno investì Simone Vignoso del comando, consegnandogli lo stendardo con tanto di cerimonia in San Lorenzo.
Se avessi vissuto a quei tempi, potete star certi che avrei documentato l’evento con tanto di servizio fotografico, certo che sì!

E vi avrei anche mostrato l’ammiraglio Simone Vignoso che pieno di orgoglio usciva dalla cattedrale per dirigersi alla sua galea.
La flotta lasciò il porto e a quanto pare i Grimaldi, nel vedersi arrivare cotanto sfidante, batterono in ritirata verso Marsiglia e preferirono dedicarsi ad altre imprese, seguirono Filippo di Francia e molti di loro morirono nella battaglia di Crecy.
E adesso cosa ce ne facciamo della potente flotta?
E soprattutto come risarcire gli armatori che hanno fornito i denari necessari a mettere insieme tutte quelle galee?
Pertanto Simone Vignoso partì alla volta del Levante, verso Chio, in passato concessa ai genovesi Zaccaria e ritornata sotto il predominio greco.
Chio produceva molte ricchezze, come il mastice, la seta e la gomma e Simone Vignoso avrebbe certamente conquistato beni sufficienti a ripagare gli armatori.
Solo che prima di arrivare laggiù, il prode Vignoso ebbe il suo da fare.
Passando da Terracina raccolse il grido d’aiuto degli abitanti che da terra sventolavano il vessillo della Superba e, già che c’era, pensò bene di scacciare da quella città il conte di Fondi che l’aveva assediata, Terracina passò sotto la signoria di Genova, ma le forze militari di Simone intervennero anche a Gaeta e a Traieto e liberarono diverse terre.
Infine, quando giunse a Napoli, Simone ebbe anche il tempo di far impiccare un rinomato pirata genovese che all’epoca terrorizzava i mari.
Quindi si diresse verso Negroponte.
E chi trovò ad attenderlo?
Ben 26 galee dei Veneziani e dei Cavalieri di Rodi, il capitano era niente meno che Ingiberto Delfino di Vienna, il quale aveva tutte le intenzioni di occupare Chio per utilizzarla come base per le sue imprese verso Smirne.
Tuttavia non ci pensava neanche a farsi come nemico uno come Vignoso, per carità!
Come si fa in questi casi? Ma è semplice, si tenta la carta della corruzione e così il Delfino propose a Simone e ai suoi capitani un’ingente somma di denaro perché tradissero Genova in suo favore.
Secondo voi Simone come reagì? Sdegnato rifiutò la proposta e partì alla volta di Chio.
Presto, presto! Che si mandi un araldo ad avvisare quelli di Chio delle intenzioni dei veneziani!
I genovesi offrirono all’isola il loro appoggio che venne malamente rifiutato.
Insomma, avrete già capito che con Simone Vignoso non è che si potesse tanto discutere e  lui non intendeva affatto lasciare Chio nelle mani dei Veneziani.
E così  Chio fu messa sotto assedio.
A terra Simone Vignoso fece costruire un alto muro che cingeva tutta quanta la città, mentre per mare si snodava una catena di legno lunga ben 500 cubiti.
Malgrado 500 feriti tra i suoi uomini, con le sue forze militari Simone Vignoso in breve tempo conquistò Chio.
Narrano gli storici che le condizioni poste da Simone Vignoso ai vinti furono per essi vantaggiose e che lui si distinse per spirito di giustizia e magnanimità.
Si tramanda a tal proposito un episodio.
Simone Vignoso aveva dato ordine ai suoi uomini di non toccare i beni e le terre degli abitanti di Chio.
Ma quanto era rigogliosa Chio! E Francesco, il figlio di Simone, non potè resistere alla tentazione di cogliere alcuni grappoli d’uva che pendevano dalle viti, grappoli succosi ed invitanti!

E insomma, i contadini lo sorpresero e non sapendo chi lui fosse lo condussero al cospetto del padre ma questi, malgrado persino i greci lo invitassero alla pietà rimase inflessibile: diede ordine che i grappoli venissero appesi al collo del figlio e che questi fosse condotto in giro per la città mentre veniva colpito da frustate sulla schiena.
Ma le imprese di Simone Vignoso ancora non erano terminate, lo attendevano le due Focee, ovvero Foglie Vecchie e Foglie Nuove.
A proposito di tale denominazione ci racconta Amedeo Pescio che il nome Focee si pronunciava Fogie e che in seguito venne latinizzato in Foglie Vecchie e Foglie Nuove.
E se girate dalle parti di Via Gramsci guardate i caruggi che portano a Prè, due di questi vicoli sono dedicati a tali città un tempo così importanti per i genovesi.

Vinte le Focee, Simone Vignoso volse lo sguardo al mare.
Per taluni il senso di conquista non ha mai fine e lui intendeva espugnare Mitilene e Tenedo, ma i suoi uomini erano stanchi e si ammutinarono.
E così il valente condottiero volse le galee verso Chio e quindi fece ritorno a Genova dove venne accolto con tutti gli onori.
Ora occorreva risarcire gli armatori e il Vignoso chiese al Governo 7000 Lire per ogni galea.
Ma le casse erano desolatamente vuote!
Che fare?
Il Governo sottoscrisse un patto con il quale si impegnava a restituire entro vent’anni quanto dovuto agli armatori, nel frattempo si stabilì la così detta Maona di Chio, che consisteva nella concessione di in una sorta di monopolio: i guadagni e le rendite di Chio e delle Focee sarebbero andati ai creditori, mentre Genova sarebbe rimasta sovrana del potere.
Simone Vignoso tornerà a Chio, dove gli toccherà nuovamente fronteggiare i Veneziani, avrà ancora gloria ed altri splendori.
Per il timore di essere stato ingiusto e poco magnanimo, nel suo testamento lasciò la somma di 500 ducati alle ragazze povere e nubili di Chio, perché potessero avere anch’esse una dote.
Un valoroso ammiraglio che diede lustro al nome della Superba e il suo nome risplende davanti al mare di Genova.

34 pensieri su “Simone Vignoso, il genovese che assediò Chio

  1. Secondo me dovresti pensare ad un libro su Genova i suoi luoghi e i personaggi che le hanno dato lustro. Una poli-biografia che unisca aneddoti e percorsi. Come dire che sei bravissima! Bacioni

  2. Tutti tu li scovi cara investigatrice di una Miss! Sei incredibile davvero, ragazza curiosa che ci insegni sempre cose nuove.
    Vedi che succede a mangiare l’uva? 🙂
    Buona domenica (qui uggiosa) cara Miss Fletcher
    Susanna

  3. Complimenti Miss, le targhe di Genova riservano sempre grandi sorprese, e con i tuoi racconti dai un contributo notevole alla conoscenza di Genova.
    Un abbraccio Eugenio

    • Grazie, caro Eugenio, come sai detto da te mi fa davvero piacere!
      Ormai ho imparato, dietro ogni targa c’è una storia, in genere appasionante ed unica, come quella di Simone Vignoso.
      Un abbraccio a te!

  4. E’ un vero peccato che tu non abbia potuto fotografare questo splendido pezzo di storia in effetti, ma trattieni comunque tutti incollati allo schermo anche solo con le parole! Pensa cosa c’è dietro una semplice via a volte! 🙂

  5. Certo che anche di persona non doveva essere una vista tanto rassicurante. I Grimaldi secondo me sono stati i più saggi.
    E che disonore per Venezia! Cercare di corromperlo. Mah…
    Un saluto Miss.

  6. l’altro giorno sono passato in via Pré e ho visto il cartello scolorito di “Vico Foglie Vecchie”, nome che mi ha incuriosito assai. Quì ho trovato il significato di questo suggestivo nome.
    Da wikipedia leggo che con Focea i Genovesi commerciavano l’allume, che veniva utilizzato per la concia delle pelli.
    Ho letto che il “Roso”, toponimo presente nei vicoli vicini, ricordano una sostanza che veniva anch’essa utilizzata per la concia delle pelli, si tratterà della stessa sostanza?
    Devo ripescare il libro dove avevo letto questa cosa.

    • SUl roso ho letto più di una interpretazione, è la magia dei nomi delle strade della città vecchia, non finisce mai.
      Sono contenta che qui trovi modo di soddisfare tue curiosità sulla nostra Zena.
      Buona serata!

  7. Sul libro che ho letto “Via del Campo- né via né campo” dice che il roso era corteccia di quercia tritata, che veniva usata per la concia delle pelli, quindi non è l’allume.
    In effetti il nome è sibillino, potrebbe avere invece un’altra origine 🙂

  8. Miss, carattere imparziale ed inflessibile, quello di Simone Vignoso, perfino quando si è trattato di punire il figlio, per aver colto dei banali grappoli d’uva… propensione, del resto, comprensibile per uno che di cognome faceva Vignoso…

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