Storie di fantasmi per il dopocena, il fine umorismo di J. K. Jerome

It was Christmas Eve.
Era la vigilia di Natale, cosi inizia Storie di Fantasmi per il dopocena (Told after Supper) spassoso libricino pubblicato nel 1891 da Jerome Klapka Jerome, autore di Three Men on a Boat (to say nothing of the dog), del quale vi ho già parlato in questo post.
Dunque, era la vigilia di Natale.
E cosa accadde in quella notte magica?
Sapete, quella è la notte dei fantasmi.

Christmas Eve is the ghosts’ great gala night.

 Ma che dico, è la notte della parata! Certo!
E sapete, tutti gli spettri si preparano con gran cura: tirano fuori le catene cigolanti, i pugnali grondanti sangue e i lenzuoli con i quali terrorizzeranno le vittime prescelte.
Troverete in questo libretto quel raffinato humor inglese del quale Jerome è insuperato maestro.
Non si sa per quale ragione, narra lo scrittore, i fantasmi amano andarsene a spasso la notte della vigilia.

It is invariably one of the most dismal of nights to be out in—cold, muddy, and wet. And besides, at Christmas time, everybody has quite enough to put up with in the way of a houseful of living relations, without wanting the ghosts of any dead ones mooning about the place, I am sure.

E’, immancabilmente, una delle notti più tetre per uscire – fredda, fangosa e piovosa. E oltre tutto, a Natale, ognuno ha già il suo bel da fare a sopportare una casa piena di parenti, senza bisogno che ci si mettano pure gli spettri di quelli defunti a ciondolare in giro, ne sono più che certo.

Ne converrete con Jerome, io non saprei dargli torto.
E comunque eccoci qua, la sera del 24 dicembre.
Siamo in un salotto londinese.
Oh, è stata appena servita una cena deliziosa con tanto di pasticcio di vitello e di aragoste arrosto!
Gli ospiti si accomodano in salotto per godersi un buon ponce al whisky.
Oltre al narratore, sono presenti suo zio John, il curato Mr Scrubbles e alcuni altri amici.
Una partita a carte, due chiacchiere e alla fine, sapete come accade?
Ognuno narra la propria storia di fantasmi, naturalmente.
Alla maniera di Jerome, questo è chiaro.
Se avete riso fino alle lacrime con le avventure di Jerome, Harris, George e Montmorency state pur certi che non rimarrete delusi.
E io non vorrei rovinarvi la sorpresa, perché mai dovrei?
Tuttavia mi pregio di accennarvi alla vicenda del mulino, il sinistro racconto che viene narrato con dovizia di particolari da Mr Coombes.
Surrey, campagna inglese.
Lo zio di Coombes, un certo Mr Joe Parkins, ebbe la malaugurata idea di affittare un vetusto mulino.
Si diceva in giro che il posto fosse un tempo appartenuto a un vecchio tirchio, che aveva lì nascosto tutto il denaro accumulato negli anni.
Parkins non era tipo da dar retta alle chiacchiere e non se ne curò, anche se un po’ lo incuriosiva il pensiero di avere un tesoro da qualche parte.
Finché giunse una certa notte, nella quale accadde qualcosa di strano.
Din don, suonarono le campane a mezzanotte.
Joe si svegliò ed ebbe una sorpresa:

 At the foot of the bed something stood very still, wrapped in shadow.
Ai piedi del letto c’era qualcosa che stava diritto, avvolto nell’ombra.

Un fantasma in piena regola!
Parkins pensò che fosse il vecchio avaro, venuto a mostrargli il luogo che celava le sue ricchezze nascoste.
Il fantasma si fermo davanti al caminetto e poi svanì.
Il giorno dopo, in fretta e furia, Parkins fece venire i muratori che mattone dopo mattone smantellarono il camino.
E dovevate vederlo Joe, con il sacco in mano, speranzoso di riempirlo di monete d’oro!
Niente, non trovarono niente.
La notte successiva il fantasma tornò e si fermò in un punto preciso della stanza.
Ah, ecco, quello era il punto!
Via anche il pavimento!
Ma lì sotto, nessun tesoro.
E notte dopo notte lo spettro continuò ad apparire nei luoghi disparati della casa e, come avrete già capito, Parkins non si arrese.
Tetti, soffitti, finestre e muri, il mulino venne a poco a poco demolito, tanto che non ci si poteva più vivere.
E il fantasma? Così come era arrivato se ne andò, senza mai più far ritorno.
Un mistero mai svelato, anche se in paese si disse che lo spettro era forse quello di un idraulico o di un vetraio che aveva un certo interesse nel vedere quella dimora fatta a pezzi!
Fine, sottile e impareggiabile humor inglese, questo troverete nei racconti di Jerome.
Accomodatevi in quel salotto, in una gelida sera d’inverno, prendete il vostro ponce e apprestatevi ad ascoltare racconti di fantasmi che vi faranno sorridere.
E se intendete trascorrere le prossime feste di Natale a casa di qualcuno, mi raccomando, ricordate le raccomandazioni di Jerome, lui è uno che se ne intende.

The guest” always sleeps in the haunted chamber on Christmas Eve; it is his perquisite.
“L’ospite” dorme sempre nella camera infestata la Vigilia di Natale; è la sua prerogativa.

23 pensieri su “Storie di fantasmi per il dopocena, il fine umorismo di J. K. Jerome

  1. Calma, calma. Non precipitiamo le cose. Comincia solo oggi l’Avvento. Bisogna ancora prepararsi e ci sonoben quattro settimane.
    Eppoi qui in Italia la sera della vigilia non circolano lugubri fantasmi ma angeli con le migliori intenzioni che cantano e tirano su il cuore. Quest’inglesi saranno anche umoristici, ma la penuria di sole fa sentire i suoi effetti…
    Su,che nel calendario dell’Avvento ci sono ancora 23 cioccolatini da mangiare!

  2. Jerome è fantastico e le storie di fantasmi hanno sempre esercitato su di me una forte attrazione.
    Nota: da tempo non sentivo il termine perquisite [peèquizit] che viene ora sostituito dal vocabolo più moderno “perk” o direttamente da “benefit”.
    🙂 Ciao cara Fletcher!

  3. Cara Miss, non ho mai letto questo citatissimo libro! Mamma mia che mancanza, me ne rendo conto solo adesso.
    Cercherò di rimediare quanto prima. Un baciotto Susanna

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