Il Pandolce di Zena

E’ il re della nostre feste, il Pandolce genovese, che non manca mai sulle nostre tavole il giorno di Natale.
Il Pandolce ricco di uvetta e pinoli, profumato di cedro candito e di semi di finocchio, un dolce che cucinavano le nostre nonne e che riporta alla mente il Natale di altri tempi, quando l’albero veniva decorato con i mandarini.
Il pandolce che trionfa nelle vetrine di tutte le pasticcerie della Superba.
Il pandolce nelle sue due varianti e su questo i genovesi si dividono in due distinte scuole di pensiero.
Voi quale preferite? Quello alto e più morbido o quello basso e friabile?
Qualunque siano i vostri gusti, nei negozi di Zena troverete ciò che fa per voi.
Fasciato nella carta rossa il Pandolce di Cavo.

Pandolce genovese

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Alto e basso, certo, anche in questa che come ormai sapete è la mia pasticceria preferita.

Dolci - vetrina

Pasticceria Liquoreria Marescotti di Cavo

Una leggenda narra che l’origine del pandolce si debba niente meno che ad Andrea Doria, il quale stabilì una sorta di gara  tra tutti i  pasticceri della città affinché preparassero un dolce che non si deteriorasse e che potesse essere portato a bordo nei lunghi viaggi di mare.
Un pandolce sulle galee!
Il dolce della tradizione,  al tempo dei lumi a petrolio veniva portato in tavola con un rametto d’alloro conficcato in cima, come buon augurio.

Pandolce

Pasticceria Romanengo

Michelangelo Dolcino ci racconta che ai tempi, quando veniva tagliato il pandolce, la prima fetta veniva messa da parte ed era destinata al primo mendicante che avesse bussato alla porta.
La seconda, invece, veniva messa via, in quanto ritenuta la cura perfetta per le affezioni della gola, si sarebbe mangiata il 3 di febbraio, giorno di San Biagio, il patrono che ci protegge da queste malattie.
Oggi non osserviamo più questi usanze, ma il pandolce è sempre il re delle nostre tavole nei giorni di festa.
E sì, lo si trova anche nelle panetterie.
Nell’immagine sottostante  ecco tanti piccoli pandolci monoporzione in vendita da un fornaio di Sottoripa, là sotto quei portici dove si assaporano i gusti veri di Zena.

Pandolce (2)

Una fetta di pandolce, un brindisi con un vino delle nostre terre, così si festeggia nelle nostre case a Natale, a Capodanno e all’Epifania.
E le pasticcerie di Zena offrono alla vista la bontà da portare in tavola, questo si trova per le strade e per i caruggi della Superba in questi giorni di dicembre.
Vi lascio con una fotografia scattata lo scorso anno, è la vetrina di uno dei negozi più belli di Genova, i loro allestimenti sono speciali e io mi fermo sempre a guardare, mi incanto come una bambina!
A breve sarà il 25 Dicembre, le lucine dell’albero sono tutte accese, il Presepe è pronto, manca solo il piccolo Gesù.
Fuori è freddo, ieri fiocchi bianchi hanno coperto la città, adagiato su un letto di candida neve ecco il Pandolce di Zena, che sarà su tutte le nostre tavole il giorno di Natale.

Pasticceria Profumo

Pasticceria Profumo

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45 pensieri su “Il Pandolce di Zena

  1. Oibò anche io come la tua lettrice Viv proprio non riesco a mangiare canditi ed uvetta! Ma una monoporzione da sezionare accuratamente la proverei volentieri!
    Bacetti Susanna

  2. mi piacciono tutti due… da qualche parte ho letto che il bimbo piccolo di casa metteva il rametto di alloro e porgeva il panettone al più anziano affinchè lo tagliasse!
    da piccola non amavo i canditi… invecchiando li trovo deliziosi e mentre cucino spesso ne rubo i pezzetti, arancia e cedro i preferiti!
    baci e bunna dumenega!
    simonetta

  3. mia Cara! un altro salto nella mia infanzia napoletana-genovese! Mio padre continua a preparare il Pandolce qui a Napoli e ad inviarlo ai parenti a Genova: così ogni anno si c’è la Sfida!!! Ti abbraccio

  4. di base, non amo le feste comandate, e neppure quell’aria di festosità forzosa che tentano di affibbiarci, però questo tuo post che parla di cose buone, fatte con mani piene di cura, dedizione e attenzione, è riuscito a scaldare un po’ perfino un’acida bisbetica come me!

  5. Miss, basso e friabile… scoperto a Genova nel Natale 1965… per la verità una specie di Pan Dulce genovese circolava anche in Argentina, ma non basso e friabile…

  6. sì, ma privo di pinoli… ai tempi, il dolce natalizio per antonomasia era il Pan Dulce… non esistevano i panettoni tipo Motta… i miei erano soci della Famiglia Meneghina di Bs. As. e nelle riunioni natalizie tutti si dolevano di questa mancanza, a me invece il Pan Dulce argentino-zeneise piaceva e quando, a Sturla, nella naja natalizia del ’65, ho scoperto quello “basso e friabile” ne sono diventato un “aficionado”…

  7. Da stasera in casa mia parte la “48 ore del pandolce”:ingredienti pronti e pesati,mobiletto della libreria che fungerà da madia già sgomberato e pulito,crescente già impastato la prima volta perché domani mattina sia bello “scciupassô!tutti gli anni il mio rito nostalgico di Natale che riempie la casa di un profumo che neanche le madeleine di Proust….

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