Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

We could see Genoa before three; and watching it as it gradually developed its splendid amphitheatre, terrace rising above terrace, garden above garden, palace above palace, height upon height, was ample occupation for us, till we ran into the stately harbour.

Potemmo vedere Genova prima delle tre; e guardarla mentre gradualmente si sviluppava nel suo splendido anfiteatro, terrazzo sopra terrazzo, giardino sopra giardino, palazzo sopra palazzo, altura sopra altura, fu per noi una un’occupazione sufficiente, finché entrammo nel suo porto maestoso.

Parole di Charles Dickens, uno degli scrittori più significativi della sua epoca che ci ha lasciato personaggi indimenticabili, quali Oliver Twist e David Copperfield.
Parole tratte da Pictures from Italy, diario di un’esperienza dell’autore inglese che nel 1844 decise di intraprendere un viaggio in Italia, alla scoperta delle maggiori città, usanza in gran voga ai suoi tempi.
Il grand tour, così si chiamava la scoperta del vecchio continente.
E a Genova Dickens si fermò per un certo periodo, in Albaro.
Il quartiere è ai nostri giorni uno dei più eleganti ed esclusivi della città, ma ai tempi di Dickens era poco più che campagna, un sobborgo a poca distanza dalla città e dal mare.

Via Albaro

Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

La casa nella quale dapprima soggiornò lo scrittore si trova in Via San Nazaro ed è nota con il nome di Villa Bagnarello.
Un nome romantico, scrive Dickens, che però non dimentica di rimarcare che Bagnarello altri non era che un macellaio della zona.
The Villa Bagnarello or the Pink Jail, al suo arrivo lo scrittore ne ha un’impressione di immensa tristezza, parla di un piazzale pieno di erbacce e di questa casa, la prigione rosa.

Villa Bagnarello

Ma i dintorni, che splendore!

The noble bay of Genoa, with the deep blue Mediterranean, lies stretched out near at hand …
La nobile baia di Genova con il turchino Mediterraneo si stendeva lì vicino …

E poi le colline con le vette coperte dalle nuvole, i vigneti, i pergolati e i sentieri.
Andiamo con Charles Dickens, a zonzo per Genova, lui era un osservatore del mondo e delle persone che lo abitano.
Ma che strade strette in questa città, anche in Albaro, lo scrittore racconta di una signora che aveva preso casa da queste parti.
Fatto sta che il mezzo sul quale viaggiava rimase incastrato nel vicolo e non ci fu nulla da fare, non ci fu verso di riuscire ad aprire la porta e la signora, poverina, fu costretta a passare da una delle finestre, cose che capitano!
E sì, Via San Nazaro è un po’ angusta ma non esageriamo! Questi inglesi!

Via San Nazaro

Charles Dickens e i genovesi, che hanno il culto di San Giovanni Battista.
E quando c’è mare grosso, per placare la furia delle onde, portano le reliquie del Santo davanti alla tempesta perché questa si calmi.

La Mareggiata (4)

Charles Dickens e i genovesi, da queste parti molti si chiamano proprio come quel santo, Giovanni Battista.

which latter name is pronounced in the Genoese patois ‘Batcheetcha,’ like a sneeze.
che si pronuncia nel dialetto genovese “Baciccia” come uno starnuto.

E che spasso camminare tra la folla della domenica e sentire uno che chiama l’altro con questo nome a noi molto famigliare ma desueto per Dickens!
Un osservatore del mondo e del genere umano che si sofferma a contemplare i riti religiosi ed annota l’abbigliamento delle giovani donne che girano con il capo coperto dal mezzero, si incuriosisce a vedere gli uomini che si dilettano con le bocce o con la morra, si ritrova a descrivere certi gatti malandati che vivono in luoghi abbandonati.
Charles Dickens che consiglia una gita sulle alture, da dove si possono ammirare le valli del Bisagno e del Polcevera, lassù dove lo sguardo si perde a cercare il panorama.
Parla anche di una trattoria dove si mangia bene: taglierini e ravioli, salumi con i fichi, rognoni e fegati di montone.
Un osservatore sensibile e attento che cammina per la città, guarda, scruta le persone e i luoghi con desiderio di conoscenza, riuscendo a cogliere le sfumature del reale e i suoi contrasti:

There seems to be always something to find out in it. There are the most extraordinary alleys and by-ways to walk about in. You can lose your way (what a comfort that is, when you are idle!) twenty times a day, if you like; and turn up again, under the most unexpected and surprising difficulties. It abounds in the strangest contrasts; things that are picturesque, ugly, mean, magnificent, delightful, and offensive, break upon the view at every turn.

Sembra che ci sia sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Ci sono i vicoli più straordinari e vie per passeggiare. Potrete perdere la strada (che piacere quando non si ha niente da fare!) venti volte al giorno, se lo desiderate; e poi ritrovarla, in mezzo alle difficoltà più sorprendenti e inaspettate. E’ ricca dei più strani contrasti, cose che sono pittoresche, brutte, abbiette, magnifiche, incantevoli e offensive.

E poi cammina, cammina per queste strade così strette, con le facciate di ogni colore.
Lo scrittore degli slums getta il suo sguardo sui caruggi e nota il degrado, negli androni dei palazzi che certo avrebbero bisogno di migliori cure e di maggior pulizia.
Strade così anguste, che non ci passa una carrozza ed è tutto un via vai di portantine a nolo, così si spostano i ricchi della città.
E di sera si vedono i portatori di lanterne che precedono queste portantine, facendo luce nei buio dei vicoli.
E ci sono i muli con il campanello al collo.
Andate nei caruggi e immaginate di avere al vostro fianco Charles Dickens, non vi sarà difficile immaginare tutto questo.
E poi, in ogni dove ci sono botteghe, ognuna con negozianti del medesimo genere, cita Via Orefici e il Borgo dei Librai, ormai perduto.

Via Orefici

E certi palazzi nobiliari, avvolti in quella penombra, dove non li raggiunge mai la luce del sole.
E poi ancora le farmacie, dove vanno a leggere i giornali molti avventori, tra loro diversi medici che restano lì in attesa di pazienti.
E li descrive come uomini dall’aspetto serio, compresi nel loro ruolo, mentre si appoggiano al pomello del bastone da passeggio.
Genova secondo Charles Dickens, l’autore inglese ne scrisse ampiamente e mi riservo di parlarvi ancora di lui nel prossimo futuro, c’è ancora molto da narrare in proposito.
In Albaro a Villa Bagnarello è affissa una targa che ricorda il soggiorno di questo illustre ospite.
Vi rimase per tre mesi, per trasferirsi poi altrove, in un altro luogo che lo impressionò molto favorevolmente.

Charles Dickens - Targa

E ugualmente fu per certe strade della città, le più belle ed eleganti, con i loro edifici nobiliari.

Via Balbi

Via Balbi, Cartolina appartenente alla Collezione di Stefano Finauri

Strade per le quali Dickens scrisse queste parole, parole che sono anche nostre:

When shall I forget the Streets of Palaces: the Strada Nuova and the Strada Balbi! Or how the former looked one summer day, when I first saw it underneath the brightest and most intensely blue of summer skies: which its narrow perspective of immense mansions, reduced to a tapering and most precious strip of brightness, looking down upon the heavy shade below!

E potrò mai dimenticare le Strade dei Palazzi: la Strada Nuova e la Strada Balbi! O come la prima mi apparve in una giornata d’estate, quando io la vidi per la prima volta sotto il più brillante ed intenso blu dei cieli estivi: che la sua ravvicinata prospettiva di immense dimore, ridotta a una striscia sottile e preziosissima di luce, guardava giù sulla pesante ombra al di sotto!

Il cielo.
Il cielo di Strada Nuova.

Via Garibaldi

46 pensieri su “Charles Dickens, un turista inglese a zonzo per La Superba

    • Ho fatto una ricerca sul web e la versione italiana si intitola “Impressioni dall’Italia”. Però non saprei se sia di facile reperibilità, in ogni caso si potrà trovare in biblioteca, mi auguro!
      E’ sempre interessante leggere le impressioni dei viaggiatori su Genova!

  1. Oh via S.Nazzaro e d’intorni, un tuffo nella mia infanzia e ladolescenza! Andavo a scuola proprio lì….. quanti ricordi! Grazie per le belle foto e le belle parole
    M.Giulia

  2. Ma che bello e che meraviglia la foto che hai postato per ultima! Sono affascinata dalle stradine strette e da quei ritagli geometrici di cielo azzurro. Eri sdraiata per terra per farla così perfetta? 😉 baciii

    • Grazie Vivi! Riguardo a quei ritagli di cielo, tua definizione perfetta direi, ti farò presto una sorpresa.
      E no, non mi sono sdraiata per terra ho solo girato la macchina fotografica verso l’alto! Un bacione!

  3. E’ anche bello conoscere lo stupore di Dickens per una signora che non riesce a scendere dalla carrozza o per il degrado di certi palazzi o per gatti randagi e smunti. E’ più vero, più reale. Bellissimo però poi il suo commento finale. In fondo, il piglio del buon osservatore ce l’ha. Però, se mi posso permettere, sulla targa, io avrei mantenuto il nome Charles e non Carlo. Voglio dire, se io mi chiamassi Thomas e tu mi chiamassi Tommaso,…il suono cambia! Bellissimo post ricco di curiosità.

    • La targa è stata fatta nel 1894, la seconda data che vedi incisa sul marmo.
      E a quei tempi si usava tradurre i nomi, capita spesso anche in certe traduzioni di romanzi.
      A parte questo sono d’accordo, molto meglio Charles.
      E poi lui è Charles Dickens, non uno qualunque!
      Grazie Pigmy!

  4. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 09.01.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

  5. Credo che le emozioni vissute a Genova da Charles Dickens siano le stesse dei visitatori di oggi.
    Adoro Dickens e a maggior ragione perchè ha adorato la nostra città.

  6. la prigione rosa è proprio un bel nome da dare ad un edificio …. 🙂 è incredibile quanto il tuo blog sia originale sempre…mi chiedo come tu faccia certe volte, incomincio a pensare che tu sia una storica affermata su Genova e non solo!! ci nascondi identità segrete?! sembra che questi personaggi tu li abbia conosciuti di persona, forse sei immortale!! il tuo modo di trasmettere le sensazioni che la bella Genova ha lasciato in certi personaggi non ha rivali, perché il filo rosso che porti sempre è una matassa intricata che tu tieni davvero bene a bada e dunque forse sei brava a fare la maglia…..
    Sto uscendo fuori tema, ma come non poter elogiarti. Quando torneremo in Italia ovviamente faremo il giro anche della nostra patria devo assolutamente conoscerti!!!

    • Cara, ma che bel commento hai lasciato, non ho parole per ringraziarti.
      Tutto ciò che leggi lo sento molto mio ed è un grande piacere sapere che a voi arriva il mio amore per certi luoghi e per certi autori, alcuni sono come vecchi amici, ad esempio Dickens.
      Sì quando tornate dal vostro giro del mondo dobbiamo incontrarci davvero!
      Un bacione!

  7. accidenti, Dickens è un autore che mi manca (a parte il classico canto di natale) e continuo a ripromettermi di leggero. L’ultima foto rappresenta bene Genova: un croce. E forse capisci a quale supplizio alludo 🙂

  8. Ciao Geometra e Topografa dei piani alti, Bello anch’io non sapevo di Dickens a Genova ma cio’ che ai descritto di lui e delle sue idee su Genova e noi genovesi non la dimenticherò più, Grazie Miss un caro saluto!!!:)))

  9. a parte i complimenti di rito, ti voglio qui lasciare un piccolo aneddoto. Mi riferisco alla prima cartolina che hai pubblicato. Proprio nel punto in cui c’è il tram, nel 1918, il piccolo Manlio Lombardo fu investito da un’automobile. Evidentemente una delle prime che circolavano a Genova in quei tempi. Riportò la frattura del braccio destro e venne prontamente medicato presso la Farmacia Benvenuto. Tornato a scuola sentì un suo compagnetto, tale Paolo Emilio Taviani, scherzare con gli altri scolaretti sulla dabbenaggine di Lombardo. Penso che la cosa finì con una piccola zuffa tra scolaretti. Tra mio padre e il Taviani c’era già della ruggine. Tempo prima Manlio era stato morsicato da un cagnetto e il Taviani aveva scritto in un tema che l’incidente era avvenuto per poca avvedutezza del Lombardo nel trattare gli animali. Mio papà gli aveva replicato che se il cane si fosse trovato davanti il suo polpaccio rachitico, si sarebbe ben guardato dal morderlo. Cara Miss, storie di un tempo che fu. bacioni.

  10. Miss, a parte lo splendido Diario del tuo amico Charles, che hai esposto con maestria, mi vien da dire che croci rosse, verdi, bianche e azzurre abbondano in parecchie città… ma croci di un azzurro perfetto come quello dell’ultima foto, solo la Superba può vantarne… che dici, esagero?…

  11. Belliscimou Post…..O grandre Ingreise o fa’ l’ingreise dixendo de Zena e d’ingiou e cose coumme soun….voe dise belliscime pe’ i tempi d’alloua……..e ou s’ accorze che a Zena ghé de tuttou ciú che a Loundra grassie ai Baciccia e ae Main ciaou Miss un caou saluou!!!

  12. Cara Miss Fletcher,

    Che bella descrizione, e che belle fotografie!
    Una nota soltanto: il nome della villa in cui soggiornò Charles Dickens è Villa Barabino, come da targa posta sul muro d’entrata sul retro della villa, in via San Nazaro. Ci sono passata giusto ieri, anche per salutare una mia ex compagna di università, che abita proprio lì, e che già tanti anni fa mi raccontava del soggiorno dello scrittore.
    Forse il nome precedente della villa era Bagnarello, ma posso confermare che anche sul muro è posto il nome su marmo di “Villa Barabino”.

    • Grazie Paola, benvenuta qui.
      Proprio Dickens la chiama Villa Bagnarello, non dubito che ora abbia un nome diverso e non è così importante, con il tempo fatalmente le cose cambiano.
      Comunque è un privilegio passeggiare nelle stesse strade frequentate da Dickens, vero? Buona serata!

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