L’amore al tempo delle cabine

Quest’estate, nell’ameno paesino della Val Trebbia dove trascorro le vacanze, ho visto qualcosa che mi ha fatto riflettere.
Una cabina del telefono, il cartello rosso affisso sul vetro preannunciava la rimozione della cabina stessa entro il 30 ottobre 2012.
In questi casi è data facoltà all’utenza di richiedere che il telefono resti attivo, chissà se qualcuno l’avrà fatto.
Temo di no, purtroppo.
Cala un velo su un’era che in realtà è terminata molti anni addietro.

Cabina

Ma voi ve lo ricordate l’amore al tempo delle cabine?
Lo so, i più giovani non sanno neppure di cosa io stia parlando.
No, non credo fosse meglio prima, era solo diverso.
L’amore e l’amicizia al tempo delle cabine erano ritmati dal clangore dei gettoni che scendevano uno ad uno, un suono inconfondibile.
L’amore al tempo delle cabine era un po’ complicato, difficile accorciare le distanze.
Intanto bisognava procurarsi un numero cospicuo di monetine o una splendida scheda telefonica che dava un senso di maggior sicurezza.
E poi c’era da aspettare il proprio turno, nei luoghi di villeggiatura le cabine telefoniche erano regolarmente prese d’assalto.
E c’era sempre la coda, una vasta umanità si affollava lì davanti.
E non c’era neanche tutta questa riservatezza, se ci riflettete, da fuori si sentiva quasi tutto.
Ci penso adesso, allora non ci facevo affatto caso.
L’amore al tempo delle cabine era un vetro grigio che ti proteggeva a mala pena dal mondo esterno e là fuori magari c’era la casalinga impaziente o l’anziano signore che vi guardavano torvi facendovi intendere che dovevate spicciarvi.
L’amore al tempo delle cabine era certe parole che non diciamo più.
A che ora ti chiamo domani?
Fai in fretta che sto finendo i gettoni!
L’amore al tempo delle cabine era ostacolato da una lucetta rossa: quando si accendeva voleva dire che non si poteva telefonare, accidenti!
L’amore al tempo delle cabine era darsi la buonanotte alle sette di sera, non si poteva far diversamente.
Era un altro tempo, il tempo delle cartoline.
Si tornava dalle vacanze e si trovava la buca delle lettere traboccante di cartoncini rettangolari con panorami marini e montagne innevate.
E poi c’erano alcune amiche che andavano sempre nello stesso posto e tutti gli anni mandavano la stessa cartolina.
Era il tempo della carta da lettere, una missiva ci metteva qualche giorno ad arrivare.
Era l’epoca dell’aspettativa e dell’attesa, della busta che si strappa, dei francobolli ritagliati e destinati ad arricchire certe collezioni.
Il tempo delle penne profumate e delle calligrafie tondeggianti.
Che voi sappiate c’è ancora qualcuno che scrive lettere? Credo di no, si usano altri mezzi di comunicazione rapidi ed immediati.
Era tutto più lento allora.
Era un altro tempo, un tempo che esiste ormai solo nei ricordi.
A volte viene quasi da chiedersi come abbia fatto a passare così in fretta.

56 pensieri su “L’amore al tempo delle cabine

  1. Altri tempi ed altri modi di fare.
    Chi li evoca è considerato alle volte un romantico, altre vetusto.

    Certo è che vivendo con quella lentezza, si apprezzava meglio le cose che oggi sono piccole e che si danno per scontato…

  2. Oddio che nostalgia. Passare da una cabina all’altra per trovare quella meno affollata o funzionante. E quel rumore di sottovuoto che facevano le porte che si chiudevano, l’odore di gomma e il rivestimento interno con tutti quei forellini, te lo ricordi? Ah, che bel post nostalgico!!! Bacioniiiii

  3. Ti ricordi quando ci si dava gli appuntamenti e si riusciva ad incontrarsi lo stesso senza telefonarsi 1000 volte per chiedersi “io sono alla fermata dell’ autobus, ma tu dove sei? Ah, sei di fronte alla fermata? Ok, ora ti vedo!” . Incredibile vero??ah ah ah

  4. Non mi ci far pensare a quanti soldi ho speso in tessere telefoniche per parlare con il fidanzatino lontano!
    Le cabine poi mi ricordano il nonno, che ora non c’è più: quando si andava in vacanza in montagna e si doveva telefonare ai nonni, si andava all’unica cabina presente nel paesello e si faceva la fila.
    Mamma quanto sono vecchia.

  5. Mi ricordo le cabine d’estate di Pietra Ligure. Era una lotta fra avere un po’ di privacy e non crepare soffocati. Ci si chiudeva dentro per dire le frasi piu’ sdolcinate e piccantelle, e poi si incominciava a sudare come delle fontane in quel metro e mezzo di cubicolo.
    Allora si teneva aperta la porta o con la gamba o con la schiena per far entrare un po’ d’aria. Ma poi quando tu avevi un sorriso estatico sulla faccia e invece il tuo pubblico, fuori, aveva quell’espressione da ‘allora ti muovi o no, deficiente innamorato?’ , ti richiudevi dentro per parlare ancora un po’ d’amore e languore.
    Nelle cabine si è veramente sofferto quelle pene d’amore che ti facevano sudare caldo e freddo.

    • Haha Moka, hai descritto perfettamente certi momenti! La cabina diventava un forno d’estate, me lo ricordo perfettamente.
      E quelli fuori che aspettavano erano veramente fastidiosi. Malgrado ciò ripensiamo tutti con nostalgia a quei tempi, eh?
      Un bacione caro Moka!

  6. Bellissimo post! Quante ore passate nelle cabine. E che bello avere la tessera telefonica più colorata e con decorazioni più belle di quelle delle amiche! Avevo persino iniziato a collezionarle….

  7. Erano tempi di attese, piacevoli attese. Attese davanti alle cabine e attese davanti alla cassetta delle lettere. Era bello conservare i gettoni ed andare in cartoleria a scegliere la carta da lettera adatta ai destinatari. Ora si hanno più contatti ma meno batticuore ed entusiasmo.
    grazie per i ricordi che ci regali.
    bacione

  8. Miss Fletcher ci sei riuscita a farmi venire la lacrimuccia!
    Per me il ricordo della cabina insonorizzata che faceva “poff” quando si chiudeva la porta, è legata indissolubilmente alle ferie estive in montagna con la nonna, per chiamare i nostri genitori a Roma. E’ vero, c’era un odore speciale.
    I telefoni pubblici però non mi sono mai piaciuti troppo. L’idea di portare all’orecchio una cornetta un pò…così… non mi garbava.
    Ma io scrivo ancora lettere sai? E pure con la stilografica 😉
    Bacino e buonanotte Susanna

    • E lo so che tu sei la mia romantica amica tanto speciale e le lettere le scrivi ancora 🙂
      La lacrimuccia viene a pensare a quegli anni, era veramente tutto diverso e sembra accaduto ieri.
      Un bacino Susa!

  9. Mi ricordo il primo fidanzatino lontano, lui ad Aosta io a Genova e la raccolta di mometine da 200lire per poterlo chiamare dalla cabina, lontana dall’orecchio indiscreto genitoriale….che poi chissa’ che segreti dovevamo raccontarci a 12 anni……

  10. ci sono entrata poche volte nelle cabine mi davano un senso di soffocamento pero’ le trovavo utili una buona invenzione poi un giorno mi sono accorta che in giro non se ne vedeva piu’ che peccato, mi venivano a mancare! dear miss Fletcher io le lettere le scrivo ancora e molto volentieri con la penna e il foglio doverosamente a quadretti e poi aspetto con pazienza la risposta, ci rimango male quando non avviene nella lettera si parla piu di noi di ciò che pensiamo di ciò che ci accade e ‘ il modo migliore per conoscere e farsi conoscere il tutto attraverso uno scambio lento ma direi piu’ ….autentico buona notte e grazie. old time.

    • E’ vero, le lettere sono molto più personali di una mail, ad esempio. E l’idea che il mittente si metta a tavolino con carta e penna è in un certo qual modo romantica!
      Buonanotte a te cara Gabriella, grazie!

  11. Io ovviamente sono “arrivato” un pochino tardi, quando stavano già cadendo in disuso, ma le cabine hanno certamente fascino!! Peccato che, ormai, non se ne vedano molte in giro…

  12. Sì, lo ricordo quel tempo ed a raccontarlo ora ai nostri figli sembra lontanissimo. Le lettere si scrivono di nuovo, le e-mail che in fondo son sempre epistole, ma i tempi delle conversazioni chiuse in una cabina con la faccia spazientita del prossimo nella fila a pochi centimetri oltre il vetro no, quello non c’è più 🙂

  13. Eh, Miss, ero piccina ma ricordo ancora le vacanze estive in val d’Aveto quando chiamavamo papà, a Genova a lavorare, dalla cabina del paese, facendo la coda e scambiando quattro chiacchiere con le altre persone. Di alcuni si diventava amici e tutte le sere ci si raccontava la giornata.
    Un tempo ormai svanito ma che vive nel cuore.
    un abbraccio!

    • E’ vero, in fila alla cabina telefonica si facevano due parole con gli altri per ingannare il tempo.
      Chissà se quest’estate la cabina di Fontanigorda ci sarà ancora!
      Un bacetto cara, grazie di tutto 🙂

  14. Chissà perché le cose si apprezzano sempre quando non ci sono più! Quante volte sono entrata in una cabina per telefonare ed era sporca (per usare un eufemismo) o mancava la cornetta, o qualcuno aveva dato fuoco all’elenco, etc. però nessuno si preoccupava, nulla di nuovo sotto il sole, anche oggi tutto ciò che è pubblico continua a subire lo stesso tipo di trattamento!
    Grazie comunque delle belle riflessioni, anch’io provo una certa nostalgia…
    Ciao M.Giulia

  15. Ho vissuto un amore intero ai tempi delle cabine, anzi, due o tre… ehm… vabbè… ce ne sarebbero da dire di cose, ma le principali le hai già dette tu. Bellissimo post che và a scavare nella memoria e la cosa più buffa che mi sovviene è che mi ricordavo a memoria cento e più numeri del telefono! E poi uscivo di casa e in inverno quel silenzio per la strada e quel freddo che pungeva la faccia…

  16. Bellissimo, vorrei chiederti consigli per un libro che sto scrivendo sull’amore e l’amicizia nata in Val Trebbia nel 1980.
    Le tue parole sanno toccare l’anima!!!
    Grande !

  17. Pingback: alcuni aneddoti dal futuro degli altri | 31.01.13 « alcuni aneddoti dal mio futuro

  18. Non so come abbia fatto a passare cosí in fretta, ma é passato. E il ptogresso accellerato della tecnologia lo rende ancora piú lontano. Ma ricordarlo fa tenerezza e sembra che allora fosse meglio, ma forse dolo perché ero piú giovane

  19. Magari tornassero quei sentimenti ,la gente vive una frenesia che non porta a niente,tu sei una persona sensibile al passare del tempo

  20. Che bello questo post! E quanti ricordi! L’amore al tempo delle cabine migliorò un po’ quando inventarono le schede telefoniche, almeno non c’era l’ansia di mettere i gettoni. Bastava solo girarsi dall’altra parte per non vedere la faccia spazientita di chi era fuori ad aspettare. Bravissima Miss!

  21. Di lettere, è vero, non ne scrivo più. Per ora.
    Come sai ho recuperato le cartoline, invece.
    (Non penso le mail siano meno personali, hanno un ritmo diverso, ma la loro profondità dipende dagli scriventi: c’è chi sfrutta la loro comodità per entrare ancor più in initmità, chi le confonde con gli sms e viaggia di sigle e frasette sparute… diciamo che la lettera ti responsabilizzava e ‘costringeva’ a metterci impegno, ‘ché mica si voleva spremersi le meningi ed usare tanto tempo per dire solo sciocchezze, non modificabili).

    Da parte, nell’apposito raccoglitore, ho conservato la crème della mia collezione di schede telefoniche: un tempo, quando appunto c’erano le cabine, era una questione di numero, poi è diventata una questione di originalità.
    Non ero la sola del mio gruppo a ricercarle, ma sono stata l’unica la cui passione è durata tanto a lungo e che ancora le ha.
    Per me è come se la cabina della piazza del paese fosse ancora lì, è piantata solidamente nella mia memoria e non serve a niente andare a verificare che hanno tolto prima quella poi gli alberi: ci vedo male, io vedo ancora la cabina là dov’è sempre stata.

    • Hai ragione, le mail hanno proprio un ritmo diverso, hai fatto delle considerazioni molto profonde e condivisibili.
      E meraviglia la tua collezione di schede.
      E saper vedere le cose lì dove sono sempre state è proprio da persone speciali, sai 😉 ?

  22. Devo dire che nonostante io abbia 24 anni ho vissuto per poco anche io il tempo della cabine telefoniche, ero alle medie e chiamavo il ragazzo che mi piaceva dalla cabina perché mi vergognavo a farlo da casa ihihhi!!! è romantico e originale!

    Inoltre forse sono una tra le poche persone a cui ancora piace scrivere/inviare/ricevere lettere, come dici tu ha tutto un “gusto” più dolce più originale e personale! Ovviamente quando le poste non perdono ciò che ti dovrebbe arrivare 😦 e mi è capitato spesso 😦

  23. Io sono relativamente giovane, ma non mi garba la fine dell’era delle cabine telefoniche perché poggia sul presupposto che tutti abbiano un telefono cellulare e io ho la capacità di dimenticare il mio spesso e volentieri e ancora più spesso e volentieri nelle situazioni di urgenza. Negli ultimi anni mi sarò inalberata una decina di volte almeno perché non trovavo una cabian telefonica neanche a pagarla.

    E ti dico una cosa. Scrivo lettere e ricevo lettere. Molto poco ora. Ma sono certa che c’è una mia amica che lo fa ancora. Di continuo. Lei ama quel tempo lento lì. E non posso darle torto. Ogni volta era una gioia ricevere le sue lettere e sentire i profumi che portavano con sè.

    • Non hai torto, Dorotea, in realtà sarebbe giusto che ci fossero ancora, anche se ormai siamo tutti superconnessi.
      Bello che tu scriva lettere e che ci siano ancora persone che amano quel tempo lento lì, secondo me siamo in tanti ad averne nostalgia.
      Buona domenica a te!

  24. Miss, non ti nascondo che, lì per lì, il titolo di questo post mi ha fatto pensare al Kamasutra… poi ho capito che si trattava di Meucci-Bell e mi sono subito rasserenato… dunque… io detesto telefonare e non possiedo un cellulare… però non dimenticherò mai una certa cabina telefonica di trent’anni fa, il cui telefono dopo avergli abbassato la forcella reggi-cornetta decise di sganciarmi, con grande frastuono metallico, una vera e propria cascata di monete, per un ammontare che superava le 5000 lire (sarò venale?).

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