17 Marzo 1872, Genova saluta Giuseppe Mazzini

Pisa, 10 Marzo 1872.
A casa di Pellegrino Rosselli e di Janet Nathan, figlia di Sarah, nota mazziniana, c’è da tempo un uomo che si nasconde sotto falso nome.
Costui viene dalla Svizzera e si fa chiamare George Brown, è di salute precaria ed è giunto nella città toscana alla fine di febbraio, al suo capezzale arriverà il medico Agostino Bertani, ma per il paziente non c’è nulla da fare, questo sarà il suo ultimo giorno di vita.
Così muore Giuseppe Mazzini, è un evento che scuote e commuove, gli studenti dell’Università chiudono le porte dell’Ateneo in segno di rispetto e di lutto, interverranno persino le autorità ma i giovani sono inamovibili e diserteranno in massa le lezioni.

Giuseppe Mazzini

Si vuole preservare la figura sacra di Mazzini, il suo corpo verrà pietrificato a Genova e l’anno successivo verrà poi esposto al pubblico.
Ma veniamo ai ricordi di un uomo del tempo, Giorgio Asproni, autore di quel Diario Politico del quale vi ho già parlato.
Il 14 Marzo Asproni giunge a Pisa, è una giornata di pioggia battente, i mazziniani sono accorsi a onorare colui che Asproni definisce il cittadino più illustre di Italia.
Ci sono Nicola Fabrizi e Benedetto Cairoli che ha una ferita alla gamba e fatica a seguire il corteo funebre.
Ci sono Bertani, Quadrio e Campanella, come altri contemporanei Asproni nota la protervia di Sarah Nathan e di Giorgina Saffi, entrambe vorrebbero essere le sole donne ad accompagnare il feretro alla stazione.

Sarah Nathan

Immagine tratta da Della Vita di Giuseppe Mazzini di Jessie White Mario
(Volume di mia proprietà)

Per Mazzini arrivano segni di cordoglio da ogni parte, le rappresentanze consolari dei paesi del Sud America inviano corone di fiori.
Ed è il popolo a salutare questo grande italiano, gli aristocratici restano al chiuso delle loro case ma il popolo di Pisa espone le bandiere ripiegate con il crespo nero e i tappeti coi segni di lutto, così scrive Asproni.
E poi la partenza verso Genova, verso la città che diede i natali a colui che viene così onorato, Giuseppe Mazzini sarà sepolto a Staglieno vicino a quella madre che tanto aveva amato.
La nazione e la città sono in grande fermento, si temono disordini e manifestazioni, ci vorrà un lungo viaggio prima che la salma arrivi a destinazione, ad ogni stazione le si rende omaggio, così è a Lucca e a Bologna, a Parma e ad Alessandria.
E infine il feretro giunge a Genova e il 17 Marzo 1872 viene condotto al cimitero su un fastoso carro funebre disegnato appositamente da alcuni famosi artisti dell’epoca.
La città è a lutto, le navi in porto hanno la bandiera a mezz’asta, i teatri e i negozi sono chiusi in segno di cordoglio.
C’è una folla sterminata ad accogliere l’apostolo della Repubblica, le strade sono gremite di gente, i genovesi sono venuti in massa a salutare il loro celebre concittadino, ad accompagnarlo a Staglieno dove ancora riposa.
Ed è Federico Campanella a pronunciare il discorso davanti alla sua tomba.

Tomba di Mazzini

E oggi è l’anniversario di quel giorno e io vi porto lassù, dove dorme un genovese che in vita fu sempre lontano dalla sua città.
Oggi si celebra anche l’Unità d’Italia, proclamata il 17 Marzo 1861.
E’ il giorno del Tricolore e dell’Inno di Mameli, una data importante per la nostra nazione.

Tomba di Mazzini (2)

Attorno a Mazzini sono sepolti uomini e donne del nostro Risorgimento, tornerò ancora a parlarvi di questo luogo e delle persone che vi si trovano.
A breve distanza c’è proprio Federico Campanella, uomo politico e amico fraterno di Mazzini che pronunciò l’orazione funebre in quel giorno di marzo.

Federico Campanella

E qui, come già vi ho detto, riposa Maria Drago, la madre dell’esule.

Tomba di Maria Drago

E vi è una lapide a ricordo del padre di lui.

Giacomo Mazzini

Onore e gloria al figlio di Genova, Giuseppe Mazzini.

Tomba di Mazzini (3)

E le parole di un poeta in suo ricordo.

D'annunzio

Giuseppe Mazzini, il figlio di Genova, nacque in Via Lomellini, dove un tempo era la sua casa vi è il Museo del Risorgimento.
La sua tomba è circondata da bandiere, coccarde e tricolori delle associazioni operaie genovesi.

Tomba di Mazzini (13)

E allora forse non servono tanto le mie parole a ricordare un italiano così grande.
Voglio mostrarvi queste bandiere e tutto ciò che circonda l’ultimo luogo dove giunse Mazzini nella sua Genova.

Tomba di Mazzini (4)

E voglio usare altre parole, voglio unirle alle immagini dei tricolori e degli stendardi delle società mazziniane.
E ho la viva speranza che tutti voi le leggiate, sono parole importanti, sono le parole del Giuramento della Giovine Italia.
Le parole di lui che fu figlio di Genova.

Nel nome di Dio e dell’Italia,
nel nome di tutti i martiri della santa causa italiana, caduti sotto i colpi della tirannide straniera o domestica,
pei doveri che mi legano alla terra ove Dio m’ha posto e ai fratelli che Dio m’ha dati

per l’amore, innato in ogni uomo, ai luoghi dove nacque mia madre e dove vivranno i miei figli

Tomba di Mazzini (9)

per l’odio, innato in ogni uomo, al male, all’ingiustizia, all usurpazione, all’arbitrio
pel rossore ch’io sento, in faccia ai cittadini dell’altre nazioni del non aver nome né diritti di cittadino, né bandiera di nazione, né patria

Tomba di Mazzini (11)

pel fremito dell’anima mia, creata alla libertà, impotente ad esercitarla, creata all’attività nel bene e impotente a farlo nel silenzio e nell’isolamento della servitù
per la memoria dell’antica potenza
per la coscienza della presente abbiezione
per le lagrime delle madri italiane,  pei figli morti sul palco, nelle prigioni, in esilio, per la miseria dei milioni:

Tomba di Mazzini (7)

io, credente nella missione commessa da Dio all’Italia, e nel dovere che ogni uomo nato italiano ha di contribuire al suo adempimento
convinto che dove Dio ha voluto fosse nazione esistono le forze necessarie a crearla
che il popolo è depositario di quelle forze
che nel dirigerle pel popolo e col popolo sta il segreto della vittoria;

Tomba di Mazzini (10)

convinto che la virtù sta nell’azione e nel sagrificio, che la potenza sta nell’unione e nella costanza della volontà;
do il mio nome alla Giovine Italia, associazione d’uomini credenti nella stessa fede, e

giuro

di consecrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l’Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblicana.

Tomba di Mazzini (6)

Di promuovere con tutti i mezzi, di parola, di scritto, d’azione, l’educazione de’ miei fratelli italiani all’intento della Giovine Italia, all’Associazione che sola può conquistarlo, alla virtù che sola può rendere la conquista durevole;
Di non appartenere, da questo giorno in poi, ad altre associazioni;

Tomba di Mazzini (5)

Di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse, nello spirito della Giovine Italia, da chi rappresenta con me l’unione de’ miei fratelli, e di conservarne, anche a prezzo della vita, inviolati i segreti;
Di soccorrere coll’opera e col consiglio a’ miei fratelli nell’associazione,

Tomba di Mazzini (8)

ORA E SEMPRE 

Così giuro, invocando sulla mia testa l’ira di Dio, l’abbominio degli uomini e l’infamia dello spergiuro, s’io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento.

 Tomba di Giuseppe Mazzini

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39 pensieri su “17 Marzo 1872, Genova saluta Giuseppe Mazzini

    • E’ una cosa piuttosto macabra che ha colpito anche me.
      E mi ha colpito anche la coincidenza della data dell’Unità d’Italia e di questo giorno nel quale Genova salutò Mazzini.
      Un abbraccio e buona domenica a te cara Viv!

  1. Complimenti sei bravissima, c’è da dire che la pratica macabra della pietrificazione, il Prof. Paolo Gorini la fece solo ed escusivamente su Mazzini perchè lo riteneva una persona speciale, fu un grande studioso e la città di Como raccolse i suoi studi e ne fece un museo.
    Eugenio

    • Grazie Eugenio, detto da te è sempre un onore!
      E grazie di avermi detto e raccontato tante cose su Mazzini, sei sempre prezioso.
      Sì, questo fatto della pietrificazione è un po’ macabro, ma rende bene l’idea di quanto Mazzini fosse amato e idolatrato, vero?
      Un abbraccio in questa piovosa domenica!

  2. Che bello commemorare un grande italiano e genovese, cogli sempre l’attimo giusto .
    Speriamo che anche i nostri posteri abbiamo questi esempi.Ciao

  3. grazie miss Fletcher ! le parole di Mazzini che tu hai trascritto mi hanno commosso , io Mazzini lo avevo chiuso tra le pagine del libro di storia e’ stato interessante risfogliarlo e trovare quei sentimenti patrii che abbiamo seppelliti, troppo antichi troppo impolverati. Saremo capaci di ritornarci sopra e meditarli usando cuore e intelligenza e sana esperienza? ciao un abbraccio

  4. Gentile Signora buongiorno, Come vede dal nome che mi porto addosso (Rubata a Lucio Dalla) La mia famiglia deriva da quella di Maria Drago… Adolfo mi si racconta perché il grande Mazzini, ebbe un figlio appunto Adolfo, Morto giovanissimo e da allora nella famiglia Drago ad ogni generazione c’è stato un Adolfo. Io le scrivo perché la mia famiglia verso la fine dell’ottocento scappo’ da Genova per Massa Carrara, Sono venuto anche in Comune Per vedere meglio le parentele ma mi dicono che l’archivio di Genova fu allagato…

    Da generazioni si racconta che quando morì Mazzini, Un mio avo andò a Pisa da Genova e proprio in quell’occasione scoprì Massa.

    Ha qualche elemento in più lei per capire come mai poi in fretta e furia vennero a Massa?

    Mi complimento per il suo scrivere, La seguo veramente con piacere.

    Con l’occasione me più cordiali saluti.

    Adolfo Drago

    Inviato da iPhone

    • Buongiorno a te e grazie! Non saprei risponderti al momento riguardo ai discendenti e ai parenti di Mazzini, mi riprometto però di informarmi meglio, se dovessi avere qualche notizia ulteriore la troverà sotto a questo articolo, metterò un’ulteriore risposta al tuo commento.
      E’ veramente un peccato che quell’archivio si sia allagato, ma so che esistono i libri dei censimenti a Palazzo Ducale e quelli sono consultabili e sono spesso fonte di interessanti informazioni.
      Grazie delle belle parole di apprezzamento, buona giornata!

  5. Ah, Miss. Sarà una frase fatta, ma quanta passione avevano gli uomini di una volta? Loro, però, la dimostravano con i fatti.
    Lo vedi tu un Mazzini oggi in Italia?
    Basterebbe anche un po’ più di amore per quello che si fa.

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